La cernia (Epinephelus marginatus) fa parte delle Epinephelinae, sottofamiglia delle Serranidae: detta anche cernia bruna, è un pesce teleosteo d’acqua salata.

Il suo habitat ideale sono i fondali rocciosi, dei quali colonizza grotte e fenditure, in media ad una profondità di 10-50 metri (ma può spingersi fino a 200). Vive comunemente nel Mar Mediterraneo, ma alcuni esemplari si possono trovare anche nell’Oceano Atlantico e nell’Oceano Indiano occidentale.

Dal punto di vista morfologico, è un pesce piuttosto massiccio, che può raggiungere i 150 cm di lunghezza ed i 60 kg di peso. Il corpo è di forma ovoidale: presenta un’unica pinna dorsale con 11 raggi spinosi nella prima metà, mentre la pinna caudale si caratterizza per avere margine convesso. La bocca è ampia e la mascella inferiore è sporgente rispetto a quella superiore, rivelando denti aguzzi e inclinati verso l’interno. Negli esemplari giovani la colorazione della pelle è bruno-rossiccia, con macchie irregolari più chiare e una striatura bianca sul bordo della pinna caudale; negli adulti, le macchie si attenuano e la pelle assume un colore marrone più intenso.

La cernia è un pesce longevo – può vivere anche 50 anni – ed ha la particolarità di essere un ermafrodita proterogino, che diviene maschio intorno ai dodici anni. Si riproduce nel periodo estivo: normalmente solitari e territoriali, per l’accoppiamento gli individui sessualmente maturi tendono invece a raggrupparsi in piccole aree, ad una profondità di circa 15 metri.

Ha una dieta carnivora, poiché si ciba di crostacei, molluschi e altri pesci.

La cernia è una preda particolarmente ambita dai pescatori subacquei, ma è oggi inserita tra le specie a rischio, la cui pesca è regolamentata a livello internazionale. La sua è considerata una carne pregiata ed è piuttosto saporita: viene utilizzata per preparare sughi oppure generalmente cucinata al forno, al cartoccio o in umido.