Il grongo (nome scientifico Conger conger) è un pesce di mare con scheletro osseo, appartenente alla famiglia delle Congridae.

Vive nel Mar Mediterraneo, nel Mar Nero occidentale e nell’Oceano Atlantico, ad una profondità variabile da pochi centimetri fino a 300 metri; predilige gli scogli e gli anfratti rocciosi, dai quali esce per cacciare durante la notte, ma si può trovare anche sui fondali sabbiosi o fangosi, soprattutto annidato tra i relitti. È molto comune nei mari italiani e in Sardegna è stato identificato uno dei luoghi dove si riproduce.

Per quanto riguarda la morfologia, il grongo ha l’aspetto sinuoso tipico degli Anguilliformi: il maschio non supera generalmente il metro, mentre le femmine possono essere lunghe anche più di tre metri e pesare oltre 40 kg. Il muso è allungato, con la bocca che si estende fino al centro dell’occhio e la mascella sporgente sulla mandibola; i denti sono corti, ma forti e appuntiti. La pelle è liscia e senza scaglie, grigio scuro sul dorso e più chiara sul ventre. L’apertura branchiale raggiunge nella parte inferiore il ventre. La pinna pettorale è appuntita e ha da 17 a 20 raggi; subito dietro inizia quella dorsale, che si estende per tutta la lunghezza del corpo unendosi alla pinna ventrale.

È carnivoro e si nutre di piccoli pesci, grossi crostacei e polpi.

Il periodo ideale per la pesca del grongo è l’inverno, in particolare da dicembre a febbraio. Si possono utilizzare tecniche diverse, ma spesso si predilige il surf casting (solo di notte). È una preda tenace, per questo molto apprezzata dai pescatori sportivi.

Pur non essendo considerato un pesce pregiato, ha una carne saporita, ideale soprattutto per le zuppe (come il caciucco alla livornese). Si presta, comunque, a molteplici preparazioni: in umido, alla brace, infarinato e fritto oppure servito come carpaccio una volta privato della pelle; attenzione però alle lische, di cui è ricco.