Crostacei appartengono alla classe degli Artropodi e comprendono quasi esclusivamente animali acquatici marini, sebbene esistano specie d’acqua dolce e specie che privilegiano il terreno secco, come dei granchi terrestri.

In questa classe sono comprese tipologie che possono essere molto diverse tra loro per dimensioni e peculiarità ma la  maggior parte si caratterizza per la presenza di appendici articolate, ossia costituite da pezzi mobilmente congiunti fra loro e per il corpo rivestito da un involucro duro impregnato di sali minerali, che nei crostacei più grandi e più importanti dal punto di vista commerciale, formano una robusta corazza. Nel gambero già nella porzione del capo possono contarsi 5 paia di appendici che uniti a quelle addominali sono utili per gli spostamenti. Le appendici anteriori hanno funzioni ambulatorie, mentre quelle che si trovano nella zona dell’addome sono adatte al nuoto, eccetto le due terminali, che nelle femmine sono associate alla “coda” e costituiscono il ventaglio codale, una struttura che serve ad accudire le uova e a conservarle fino alla schiusa. Nei maschi il ventaglio codale funge da “pinna” per rendere il nuoto più rapido e meno faticoso.

La maggior parte di crostacei subisce diverse mute (cambio dell’involucro esterno rigido detta esoscheletro) prima di raggiungere la struttura definitiva.

I crostacei non sono grandi predatori, si nutrono di altri invertebrati, o comunque animali già deceduti o moribondi, possono nutrirsi però anche di materiale vegetale.

crostacei più comunemente usati nelle ricette tradizionali della cucina italiana sono:

  • Gambero
  • Astice
  • Aragosta
  • Mazzancolla
  • Granceola
  • Canocchia
  • Scampo

I crostacei sono un alimento con apporto calorico ridotto, per cui sono consigliati nei regimi dietetici, a patto che le pietanze vengano preparate senza l’aggiunta eccessiva di condimenti grassi.

Possono essere riscontrate diverse difficoltà legate al consumo dei crostacei: la prima è relativa al prezzo del prodotto che è piuttosto alto, la seconda è dovuta a fenomeni di allergia alimentare (brividi, pruriti, febbre) di certo non gravi ma comunque fastidiosi.