Pescapedia

Vuoi saperne di più sul mondo del mare e dei pesci? Tuffati in interessanti curiosità e stimolanti approfondimenti per conoscerne tutti i segreti.
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Il fritto misto di pesce è un’autentica delizia per il palato. Sarà per la pastella, sarà per il gusto dei prodotti ittici super genuini, ma portarlo a tavola, regala sempre grandi soddisfazioni.

In questo periodo poi, il fritto misto è un ottimo escamotage per trasmettere il buonumore in famiglia, oltre ad essere un piatto unico sempre attuale, che riscuote in ogni occasione un enorme successo.

Se però vuoi tentare una ricetta diversa dal solito, per dare colore a questo Aprile un po’ anomalo, prova quella con un mix di tronchetti di alici, sarde e triglie, già pulite e pronte per essere cucinate. Per farlo, procurati il Misto per Fritto dell'Adriatico Rivamar https://www.rivamar.it/surgelati/misto-per-fritto-dell-adriatico/ lavorato subito dopo essere stato pescato, con cura artigianale, e pronto per essere utilizzato.

Per cominciare, scongela per bene il prodotto e asciuga l’eccesso con un po’ di carta da cucina. Prendi la farina e infarina i tronchetti. Immergili poi nell’olio bollente, facendo attenzione a metterli in padella un po’ per volta. In questo modo la temperatura dell’olio non subirà troppi sbalzi, e la doratura sarà perfetta.

Se cerchi un consiglio per dare un boost alla tua ricetta o un ingrediente segreto che potrebbe entrare a far parte della tradizione culinaria di famiglia, potresti provare alcune strade diverse. C’è chi al fritto aggiunge della farina di semola oppure quella rimacinata, chi usa l’olio d’arachide, chi evita di girare e rigirare i pesci una volta immersi nell’olio per evitare di rovinare la panatura e chi sala il tutto a cottura ultimata ma non porta a tavola il limone per non compromettere la croccantezza del fritto misto.

Con il Misto per Fritto dell'Adriatico Rivamar realizzare il fritto misto perfetto, amato da tutta la famiglia, sarà semplicissimo.

Che ne pensi quindi di provare la ricetta?;)

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Si chiama Ruby Holt, ha 101, e la sua storia ha fatto sorridere milioni di persona in tutto il mondo. L'anziana signora, infatti, è nata e cresciuta in Tennesse e ha sempre coltivato il sogno di vedere, almeno una volta nella sua vita, l'oceano. Nel corso della sua lunga vita, infatti, Ruby è sempre stata troppo occupata a badare ai 4 figli, al marito e alla fattoria di famiglia, dove raccoglieva cotone, per poter lasciare il paese e visitare posti nuovi. La scorsa estate l'anziana signora ha confidato il suo desiderio al personale della struttura assistenziale in cui risiede e il centro si è subito messo in moto darle questa opportunità grazie alla collaborazione con l'organizzazione 'Wish of a Lifetime', che si occupa proprio di rendere realtà i sogni che gli anziani hanno coltivato per anni. Ruby, quindi, ha potuto mettere per la prima volta i piedi sulla sabbia e perdersi a guardare l'oceano sulla spiaggia di Orange Beach, in Alabama. L'organizzazione, infatti, le ha organizzato un soggiorno di tre giorni e tre notti in una camera sulla spiaggia al Perdido Beach Resort, affacciato sul Golfo del Messico. "Avevo tanto sentito parlare di quanto fosse bello e volevo vederlo - ha spiegato Ruby ai giornali americani - ma sino ad ora non ne avevo mai avuto l'opportunità. Non ho mai visto niente di così grande!". L’esperienza è stata toccante per la donna ma anche per chi ha assistito alla scena e ha visto il suo volto illuminarsi, mentre sorridendo confessava che “l’acqua era fredda”. È proprio vero che non è mai troppo tardi per realizzare i propri sogni... (Photocredits nypost.com)

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L’iniziativa “Azzurro come il pesce” torna ancora una volta a sbarcare a Cesenatico da venerdì 30 marzo a domenica 1 aprile. Giunto alla sua ormai 12° edizione, l’evento propone la valorizzazione del prodotto ittico locale per eccellenza, costituito prevalentemente da pesce azzurro, e della ristorazione marinara di qualità. La manifestazione si svolgerà non solo nella storica Colonia Agip ma anche nel centro storico cittadino dove verranno predisposti punti di somministrazione e sarà possibile degustare i piatti tipici della tradizione marinara locale. L’A.RI.CE. – Associazione Ristoratori di Cesenatico – ospita la Colonia Agip, sul lungomare Carducci. I suoi migliori chef prepareranno gustosi piatti utilizzando pesce azzurro freschissimo dell’Adriatico (sarde, sardine, acciughe, alici, paganelli, sgombri), cozze, vongole e canocchie, proposti al pubblico a prezzi particolarmente vantaggiosi. Molteplici saranno i punti di degustazione dei vari prodotti: nella zona del Mercato Ittico a Ponente, verrà allestita una grande tensostruttura che ospiterà “La cucina dei Pescatori”. La rappresentazione della stessa sarà a cura della Cooperativa Casa del Pescatore e Associazioni "Pescatori a Casa Vostra" e "Tra il cielo e il mare”. Un altro punto di ristoro sarà in Piazza Ciceruacchio ove troveranno spazio gli stand delle Associazioni di Volontariato AVIS e CCILS. Un’iniziativa, quella di “Azzurro come il pesce” che testimonia l’estrema volontà di tenere alta la qualità del prodotto locale e a conferma di ciò troviamo, infatti, un disciplinare estremamente dettagliato riguardante le specie ittiche che si potranno commercializzare (pesce azzurro innanzi tutto, ma anche altri prodotti, rigorosamente dell’Adriatico e di Cesenatico in particolare). Vietato sarà per gli operatori presenti proporre pesce di importazione. Una normativa questa, che trova particolare attenzione da parte di un comitato che ha il compito di controllo sulla qualità dei prodotti commercializzati. Il prodotto “principe” della tavola locale, ovvero il pesce azzurro, è da sempre ritenuto, erroneamente, un pesce povero. Sbagliato. Il pesce azzurro è estremamente ricco di qualità nutrizionali, fornite soprattutto dalle carni, che sono generalmente molto digeribili con prevalenza di grassi insaturi, in particolare del tipo omega 3. Il pesce azzurro è, inoltre, un alimento ricco di calcio: per questo viene consigliato per combattere i processi di decalcificazione ossea. Tutti gli ospiti di dell’iniziativa “Azzurro come il pesce” avranno l’opportunità di poter degustare al meglio le diverse pietanze, pensando soltanto ai benefici che porteranno alla loro salute. Per maggiori informazioni consultare emiliaromagnaturismo.it, eventiesagre.it

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Venerdì 6 marzo alle 11 su Rai 1 andrà in onda una puntata del programma A Conti Fatti in cui si parlerà di zuppa di pesce surgelata.

Rivamar, azienda ormai consolidata e di grande importanza nella commercializzazione del pesce surgelato, è stata invitata ad intervenire in diretta durante la trasmissione condotta da Elisa Isoardi. Luca Scarpa, quindi, risponderà alle domande della conduttrice raccontando i metodi di surgelazione del pesce, la tracciabilità delle materie, la sicurezza dei prodotti e, ovviamente, la loro versatilità in cucina per preparare piatti gustosi, anche senza l’utilizzo di pesce fresco. Il programma si propone per supportare e consigliare i consumatori suggerendo soluzioni ai piccoli e grandi problemi quotidiani delle famiglie, per trasformare i telespettatori in consumatori consapevoli e soddisfatti. Proprio per questo la trasmissione di avvale della presenza e degli approfondimenti di professionisti ed esperti dei vari settori, in ottica di pubblica utilità unita all’intrattenimento. L’appuntamento con Rivamar, quindi, è per venerdì 6 marzo alle ore 11 in diretta su Rai Uno!

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Si è svolto domenica a Firenze il terzo appuntamento tra le Girl Geek Dinners Toscana, vi raccontiamo com’è andato. Come speravamo la #GGDToscana3 presso il ristorante Barabagarga è stato un successo. In rete impazzano resoconti, commenti, blog post e tweet sull’andamento della serata e sulle abbuffate delle Geek Girls e dei Geek Boys, ma anche noi di Ideapesce eravamo presenti e siamo pronti a darvi la nostra versione. (altro…)

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Se si pensa al vino che invecchia, la prima cosa che viene in mente sono le botti in legno o le bottiglie che riposano dentro alle cantine, protetto dalla luce e ad una temperatura costante che consente la corretta maturazione. Eppure c'è chi è riuscito a far invecchiare il vino in un posto ben diverso, ottenendo ottimi risultati: il mare. I titolari della Tenuta del Paguro, in Romagna, hanno deciso di sfruttare il relitto di una piattaforma metanifera affondata nel settembre del 1965 e poi diventata, trent’anni dopo, un’oasi naturalistica sottomarina di specie protette. Proprio qui, a trenta metri di profondità e a una temperatura costante di 13 gradi centigradi, sono state fatte maturare esclusivissime bottiglie di Merlot, Cabernet, Sangiovese e Albana che sono stati venduti tramite asta on line in tutto il mondo. L'idea è nata nel 2010, e nel giro di questi anni il procedimento è stato brevettato e messo a punto allo scopo di produrre vino di ottima qualità che è rimasto in fondo al mare dai sei a 12 mesi. In questo periodo si è arrivati a produrre 2mila bottiglie dei quattro vini più rappresentativi della Romagna, che sono stati battezzati con i nomi dei crostacei che abitano i 200 metri di diametro dell'oasi naturalistica nel relitto del Paguro, in cui il vino è stato fatto invecchiare. Sono nati così l’astice Merlot, lo scampo Cabernet, il paguro Sangiovese e la canocchia Albana. Le bottiglie sono state calate sul fondale all’interno di grandi ceste d’acciaio, dove il moto dell'acqua le culla dolcemente riproducendo il remuage del metodo champenoise utilizzato per la produzione dello spumante. Il relitto del Paguro, quindi, si è arricchito di quattro nuove specie da proteggere, oltre a quelle dei moltissimi pesci che la abitano! (Photocredits www.romagnanoi.it)

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Siete alla ricerca di un mese tutto all’insegna del pesce azzurro? Eccovi la soluzione: Ristoro al Porto, a San Benedetto del Tronto dal 4 agosto al 2 settembre 2012! L’evento Ristoro al Porto si pone come iniziativa di valorizzazione del pesce azzurro pescato dai pescherecci locali. Un Ristorante completamente self service sotto le stelle e a ridosso del mare è quel che fa per voi. E il Menù? Eh, ce n’è di tutti i tipi! Pesce azzurro, cozze, vongole.. e il tutto a soli 13 euro, bevande incluse! La promozione del pesce azzurro da parte del territorio delle Marche si pone come mezzo attraverso il quale trasmettere il valore del pesce così chiamato “povero”, dal caratteristico colore blu-argento, che viene consigliato in tutte le diete perché ricco di omega 3 e quindi molto, ma molto, salutare e nutriente. Durante tutto il mese di Agosto, fino al 2 settembre, sarà possibile degustare ottimi piatti anche di acciughe, alici, sarde, sgombri, maccarelli e mitili,  cozze e vongole, pescato dalle Lampare e dalle Volanti della marineria sambenedettese, località balneare sul mare Adriatico in provincia di Ascoli Piceno. Lo scenario suggestivo non è il tutto: durante la manifestazione è possibile visitare il Museo del Mare dove ogni sera artisti sanbenedettesi esporranno le loro opere sulle radici marinare del luogo. Ogni Martedì ci sarà un percorso guidato "Tra i tesori del borgo antico”, gratuito per i possessori dalle Seacard, durante il quale è possibile scoprire i luoghi della cultura e della storia del'antico borgo cittadino. Che cosa state aspettando? Un Menù completamente di pesce che comprende 2 antipasti, 2 primi (sugo rosso e bianco), 2 secondi, 1 contorno, 1 frutto, 1 panino, 1 bicchiere di vino bianco e 1 bottiglia di acqua minerale 0,5 lt........a soli 13 euro! E il caffè? Il caffè è gratis. E non si tratta del solito espresso del bar ma del tipico caffè del marinaio. Basta scaricare il coupon dal sito www.ristoroalporto.it e consegnarlo al bancone! Beh, che dire.... Buon Appetito a San Benedetto del Tronto! Visita il sito per orari, dettagli e foto. Ristoro al porto è un evento organizzato dalla Cooperativa Blu Service di San Benedetto del Tronto.

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Settembre è cominciato e, con un po’ di nostalgia per il bel tempo estivo, torna la voglia di passare più tempo a casa, magari con un pranzo in compagnia. Per questo, preparare uno o più piatti a base di pesce per il pranzo della domenica potrebbe essere il giusto passe-partout.

Come prima cosa pensate al menù che vi piacerebbe realizzare. Potreste preparare anche una sola portata invece di optare per antipasti, primi e secondi. Piatti unici perfetti per questa occasione potrebbero essere la paella oppure una saporita zuppa di pesce.

Se preferite invece scegliere un menù, pensate prima di tutto al numero di persone che avete invitato a casa e decidete verso cosa orientarvi. Un diverso numero di primi o alcuni secondi arricchiti da contorni, oppure le classiche tre portate e magari un dessert abbinato potrebbero fare quindi al caso vostro.

Noi abbiamo alcuni spunti per voi e per il vostro menù. Vediamo insieme le ricette:

Per partire con un antipasto veloce, le bruschette con il Gran Antipasto di mare Rivamar potrebbero essere adatte per l’occasione. Facile ma ricco e gustoso, questo antipasto è perfetto per placare i primi accenni di fame.

Vi basterà scaldare il forno a 200°C, strofinare un po’ d’aglio sulle fette di pane e aggiungere un filo d’olio prima di informarle per farle dorare. Quando saranno croccanti potrete aggiungere il Gran Antipasto di mare Rivamar e posizionarle su un letto di foglie d’insalata per una presentazione da gran buffet.

Visto che durante questa giornata ci si può dedicare con calma alla preparazione di un buon pranzo della domenica - senza dimenticare che è pur sempre una giornata di svago e relax - la zuppa di pesce speziata potrebbe rivelarsi il giusto cavallo di battaglia. La selezione di nasello, cozze, totani, calamari, seppie e gamberetti con il perfetto twist di spezie incontrerà il favore dei vostri ospiti.

Se qualcuno dei vostri amici non gradisce al 100% i sapori più accentuati delle spezie potreste sempre proporre la versione classica della nostra zuppa di pesce

Indecisi su cosa presentare come seconda portata? Il misto scoglio con carote e maionese metterà d’accordo chiunque. Con il suo mix di colori e sapori è un piatto che porta in tavola mille tonalità, capace di chiudere il vostro pranzo al meglio e ottenere il massimo dei voti.

Se siete in cerca di altri consigli per realizzare un menù a base di pesce per il pranzo della domenica potete consultare tutte le ricette disponibili sul nostro sito qui.

Vedrete che il vostro pranzo della domenica sarà insuperabile!

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Fino a non molto tempo fa un’idea ampiamente diffusa nel mondo gastronomico era quella che il perfetto abbinamento pesce e vino si basasse sul connubio di pescato con vino bianco fermo, magari d’annata.

Questa convinzione, seppur molto diffusa, sta perdendo sempre più consensi lasciando spazio alla regola basilare di ogni abbinamento enogastronomico: “il corpo del nostro vino deve essere proporzionato alla struttura del piatto servito”! Ciò ci permette quindi di spaziare nel mondo enologico sperimentando qualsiasi tipo di vino, che sia esso spumantizzato, bianco, rosso o rosato!

Tendenzialmente consideriamo il pescato come una tipologia a sé, quando invece si suddivide in molti sottogruppi! Il nostro abbinamento dipenderà quindi non solo dalla tecnica di cottura, ma anche dalla quantità di grasso presente nel nostro pesce, o dalla sua aromaticità che verrà poi enfatizzata da marinature, spezie e da altri ingredienti.

Nei piatti in cui viene utilizzata una cottura poco invasiva, ad esempio quella al vapore in cui il gusto della materia prima viene lasciato integro, di base abbineremo dei bianchi delicati, non troppo alcolici e non troppo aciduli.

Se invece vengono utilizzate spezie e marinature, potremmo azzardare abbinamenti con vini più aromatici e con un corpo un po’ più consistente, come vini bianchi siculi, marchigiani o anche trentini.

Gli spumanti sono invece i vini più versatili: in base al metodo di produzione e al vitigno utilizzato, siamo in grado si spaziare su qualsiasi preparazione! Il finissimo perlage di un buon Metodo Classico italiano, o di uno Champagne francese, ci possono aiutare ad andare in contrasto con la dolcezza dei crostacei o con il grasso aggiunto in cottura nei piatti fritti!

L’accoppiata pesce-vino rosso invece non sempre è un matrimonio felice: il tannino si scontra con la sapidità marina, lasciando in bocca un sapore amarognolo e spigoloso. Tuttavia con pesci più sostanziosi come salmone, tonno o pesce spada, possiamo azzardare un vino rosso leggero, non troppo alcolico e magari servito fresco.

Ultima new entry accolta con grandi consensi è il rosato: energico come un bianco e profumato come un rosso giovane; in grado di sostenere pure “l’umami” giapponese che ritroviamo nel sushi. Questo vino riesce a tenere testa anche a piatti come zuppe, guazzetti e caciucchi, in cui troviamo sapori decisi derivati da lunghe cotture e dall’utilizzo di gusti forti come peperoncino e aglio.

La regola fondamentale quindi è prestare attenzione alla tipologia di pesce utilizzato e alla tecnica di cottura impiegata, tenendo presente due segreti infallibili: accostare vini eleganti e freschi con cotture delicate, proporre vini più strutturati e complessi per preparazioni più lunghe ed elaborate!

In queste occasioni l’importante è comunque divertirsi. E allora divertiamoci a trovare l’abbinamento migliore per la nostra cena a base di pesce e vino!

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Definito comunemente Acciuga, l’Engraulis encrasicolus è un pesce di piccole dimensioni della famiglia degli Engraulidae. La lunghezza può variare tra i dieci ed i quindici centimetri, il corpo si presenta lungo ed affusolato, interamente ricoperto di squame. Il colore è argenteo, con riflessi bluastri nella zona dorsale, il che le vale il diritto di essere considerato tra il pesce azzurro. Può essere facilmente confusa con altre specie della stessa famiglia, ma la si può distinguere dalla caratteristica bocca che si apre fin dietro gli occhi. In genere vive nella prossimità della costa in grossi branchi che possono anche superare il centinaio di esemplari. È molto comune in tutto il mare mediterraneo, in particolare nelle coste italiane e spagnole, dove la pesca dell’acciuga occupa una grossa fetta dell’economia ittica. Viene pescata principalmente di notte, attraverso barche dotate di potenti sorgenti luminose, in quanto alla vista della luce, tende ad avvicinarsi verso la superficie; vengono impiegate grosse reti in grado di intrappolare buona parte del branco. L’acciuga è molto usata in cucina grazie alle sue carni molto saporite e dal gusto deciso, viene consumata sia fresca che sott’olio o sotto sale. Gode inoltre di importanti qualità nutritive: è ricca di proteine e di fosforo potassio e omega3 che la rendono particolarmente indicata per chi soffre di problemi cardiaci.

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L’acqua è senza dubbio la sostanza nutritiva più importante, compone infatti il corpo umano per due terzi. L’acqua partecipa alla maggior parte delle funzioni corporee, in particolar modo alla digestione con la funzione di trasportare gli elementi nutritivi, di eliminare le tossine ed è necessaria per la regolazione della temperatura corporea.

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Le Shark Cages sono le gabbie all’ interno delle quali si rinchiudono i sub che durante l’ immersione vogliono godere della vista degli squali provando il brivido di averli molto vicini a sé. In questo modo possono studiarli da vicino ed emozionarsi nel vederli mentre nuotano attorno alle sbarre di ferro,o mentre si avvicinano aprendo le grandi fauci. Ma ora il governo australiano ha deciso di abolirle: sono state infatti dichiarate troppo pericolose. Ciò che stupisce è che il pericolo non è tanto quello incontro al quale vuole andare chi si immerge, quanto piuttosto quello che corrono i bagnanti. Per poter essere osservato, il predatore marino viene attirato con la pratica del ‘chumming’, utilizzando pesci o sangue che riesce subito a fiutare grazie alle sue abilità olfattive. In questo modo lo squalo potrebbe iniziare ad associare all’ esca la presenza dell’ uomo, diventando aggressivo e minacciando l’ incolumità dei bagnanti. Proprio in Australia gli squali bianchi, attratti con queste tecniche di adescamento, si stanno spingendo sempre più in zone balneari nelle quali non avevano mai circolato prima. Questo tipo di attività ha apportato notevoli benefici per il turismo, tuttavia sono stati molto maggiori i risvolti negativi. Ancora una volta l’ intervento dell’ uomo si è rivelato dannoso per la natura e le sue specie, arrivando a modificarne il comportamento: è per questo che il Ministro per la pesca dell’Australia Occidentale è intervenuto per bandire questo tipo di immersione. fonte immagine:http://photography.nationalgeographic.com

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L'aguglia, conosciuta anche come Belone belone, è un pesce pelagico della famiglia Belonidae, ed appartiene alla famiglia del "pesce azzurro". Si trova comunemente nel Mar Mediterraneo e nell'Atlantico orientale, nelle zone costiere intorno alle isole Canarie, Azzorre, Madera e Capo Verde, nonché nel Mar Nero e nel Mar d'Azov. L'Aguglia è un pesce pelagico che ama la compagnia e la si incontra in branchi di parecchie decine di individui. Il suo ambiente naturale è l'alto mare, ma in estate, quando depone le uova, che per mezzo di filamenti si attaccano alle alghe del fondo, si avvicina alla costa e può essere così frequentemente incontrata dai subacquei. Naturalmente, le zone dove è più facile vederla sono le secche lontano da riva e le scogliere che precipitano nel blu, basta che l'acqua sia limpida e non inquinata. Ha corpo molto allungato e compresso, la linea laterale è posta in basso, sul ventre, la pinna dorsale e la pinna anale sono situate molto indietro. Il dorso è blu scuro e sfuma nell'azzurro sui fianchi, che sono argentei; il ventre è giallastro. Le ossa della colonna vertebrale sono verdi, colore dovuto ad un pigmento biliare.Caratteristica peculiare dell'Aguglia sono le mascelle, sottili e prominenti, tanto da assomigliare a un becco; la mascella inferiore è più lunga di quella superiore e i denti sono piuttosto grossi e di forma appuntita. La sua lunghezza può superare gli 80 cm. Si ciba di piccoli pesci, prevalentemente di sardine e acciughe. Studi recenti hanno dimostrato l'esistenza di alcune sottospecie:

  • Belone belone belone (già Belone belone euxini)
  • Belone belone acus (sinonimo di Tylosurus acus)
  • Belone belone gracilis
L'aguglia è ampiamente pescata sia da pescatori sportivi (soprattutto con la tecnica della traina e dello spinning) che da professionisti con reti da circuizione e con reti a strascico. Le carni sono di buona qualità e vengono commercializzate fresche e congelate, ed è reperibile durante tutto l'anno. La freschezza è data dal colore vivo, dalle carni compatte e sode, la carne non deve rompersi.

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Ieri ha avuto inizio, al Lingotto Fiere di Torino, un evento indimenticabile per il movimento internazionale Slow Food , quest’anno infatti il Salone del Gusto e Terra Madre diventano una cosa sola. Gli ottantamila metri quadri allestiti, ospiteranno un migliaio di espositori, fino a lunedì 29 Ottobre. Le due manifestazioni si uniscono con l’obiettivo di aprire al pubblico una grande narrazione collettiva, partendo dal fatto che il mondo della gastronomia e del cibo sano non possono trascurare chi lavora ogni giorno la terra o chi trasforma la natura in cultura e sente su di se il fardello dei problemi economici, climatici, ecologici e sociali. L’evento mischia alle comunità del cibo di Terra Madre, l’enorme esperienza del Salone, fatto da presidi Slow Food, Laboratori del Gusto ma anche da produttori e cuochi, con i classici appuntamenti ed un intenso programma di conferenze. Il Salone del Gusto Terra Madre vuole dimostrare che è possibile fare qualche cosa di buono per il sistema produttivo, per l’ambiente ma anche per la nostra salute, senza rinunciare ai piaceri della tavola. Lo slogan di questa edizione è infatti “Cibi che cambiano il mondo”, che richiede un nuovo modo di pensare. Interessante anche la partecipazione da parte di blogger del mondo del food che interverranno in varie aree della ristorazione 2.0. È possibile acquistare online il biglietto in prevendita, senza nessun costo aggiuntivo, per evitare eventuali code alle casse. Il prezzo pieno è di 20 euro, ma se siete un gruppo di almeno 25 persone o avete un età compresa tra i 18 e 30 anni o siete accompagnatori di persone diversamente abili o siete possessori di un biglietto di ingresso per un evento su prenotazione avrete una riduzione di 4 euro. È previsto un ulteriore sconto per le famiglie o per chi si abbona. I ragazzi tra gli 11 e i 18 anni e gli over 65 pagheranno 12 euro. I soci Slow Food saranno agevolati e parteciperanno con 10 euro mentre i bambini sotto gli 11 anni e i diversamente abili entreranno gratuitamente. Nei Cinque giorni dell’evento le porte saranno aperte dalle 11 alle 23 ad eccezione di lunedì 29 dove i cancelli chiuderanno alle ore 20. Oltre a visitare l’area degli espositori è consigliato anche fare un’esperienza presso i Laboratori del Gusto, il Teatro del Gusto e i Master of Food, per imparare facendo. L’intero programma dell’evento è consultabile da questo link http://www.salonedelgusto.it/upl/docs/programma_salone_2012.pdf   Credits image: www.politicheagricole.it

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L’alborella (Alburnus arborella) è un piccolo pesce osseo della famiglia delle Cyprinidae. Popola corsi d’acqua e bacini lacustri; è diffusa soprattutto nel nord Italia e in particolare nella pianura Padana, mentre la sua presenza nell’Italia centro-meridionale è dovuta a recenti immissioni. È uno stretto parente dell’alburno, che popola invece le acque europee ma è assente da penisola iberica, Grecia e Italia. Vive in branchi di grandi dimensioni, prevalentemente nella zona superficiale dell’acqua, ma tende a trascorre il periodo invernale a profondità maggiori. Morfologicamente è un pesce dalla forma slanciata e compressa lateralmente, della lunghezza di 10/12 cm (può raggiungere al massimo i 15); non supera generalmente i 60 grammi di peso. Presenta una colorazione grigio-verde sul dorso, una fascia longitudinale più scura e la parte inferiore grigio chiaro, che sfuma fino quasi al bianco del ventre; le squame sono piccole, sottili e caduche. La testa è piccola e leggermente appuntita, con la bocca rivolta verso l’alto, la mascella inferiore un pochino prominente e denti minuscoli. La pinna dorsale si innesta oltre la metà del corpo e molto arretrata è anche quella anale; la coda bilobata è piuttosto sviluppata. L’alborella si nutre prevalentemente di piccole larve, insetti, microrganismi, alghe e detriti organici. Vive in media 9/10 anni e si riproduce a più riprese nel periodo da maggio / giugno ad agosto, con un picco solitamente all’inizio di luglio; nel periodo riproduttivo, le alborelle sessualmente mature assumono una colorazione più vivace, sviluppando sfumature giallo-arancio sulle pinne. Viene pescata tutto l’anno ed è impiegata anche come esca viva per la cattura dei suoi predatori (quali persico, luccio e trota). Fino a qualche tempo fa, le sue squame erano utilizzate per estrarre i cristalli di guainina, che servivano per la produzione delle perle artificiali, pratica ormai del tutto abbandonata. Nonostante le piccole dimensioni, l’alborella ha una buona resa commerciale; viene cucinata soprattutto fritta oppure conservata in carpione.

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L'alice, detta anche acciuga, è un pesce diffuso in tutto il Mediterraneo, nell'Atlantico e nel Baltico. L'acciuga ha il corpo lungo, provvisto di squame, muso breve e raggiunge in età adulta i 15-20 cm di lunghezza. Le pinne del petto sono normali. La pinna della coda è a V, e ha la particolarità di avere la mascella inferiore più corta di quella superiore. Il colore è verde azzurro, i fianchi e la pancia sono di colore argento, lungo i fianchi c'è una linea marrone. Le acciughe appartengono alla categoria del pesce azzurro con la quale condividono forma, dimensione e colore del corpo. Il dorso delle alici è infatti percorso da una striscia azzurra con sfumature verdi, le scaglie delle parti laterali e del ventre sono invece argentee. Le acciughe vivono in branchi, nutrendosi di crostacei e piccoli pesci. Le loro carni, sia fresche che conservate, sono particolarmente gustose ed indicate specialmente per la frittura. Famose sono le alici conservate sott'olio o sotto sale, così come la pasta d'acciughe utilizzata per insaporire tartine, salse e pietanze varie. Durante la primavera e l'estate le acciughe depongono le uova da cui nascono i famosi e molto ricercati bianchetti, specialità culinaria indicata specialmente per la preparazione di tartine, frittelle ed antipasti. Le acciughe si pescano da marzo a settembre con rete a strascico, da posta, o con rete da circuizione, calata superficialmente a diversa profondità fra la superficie e il fondo delle secche sabbiose. Meglio con la luna piena che le attira in superficie o attirando le acciughe con sorgenti luminose artificiali, dette lampare e con una congrua pasta di granchi come esca buttata con le mani dal secchio sulle reti. Molto utilizzate in cucina, le acciughe sono un alimento consigliabile poichè, come tutto il pesce azzurro, sono ricche di grassi omega-tre, proteine, riboflavina, niacina, calcio, ferro, fosforo e selenio.

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La Biennale Enogastronomica Fiorentina 2010 si preannuncia come un evento imperdibile per tutti gli amanti dello slow food e del cibo di alta gamma. Dopo il successo di pubblico registrato nella precedente edizione si aprirà il 6 Novembre e si prolungherà per oltre due settimane con spettacoli, degustazioni, itinerari del gusto ed eventi  finalizzati alla promozione della cucina fiorentina. La Biennale è organizzata da Confesercenti Firenze e Studio Umani e, come nel 2008, si avvarrà della direzione artistica di Leonardo Romanelli, gastronomico  noto anche al grande pubblico per avere partecipato alla “Prova del cuoco” e per essere il redattore di rubriche enogastronomiche per “La Repubblica” e “L’Espresso”. Per tutta la durata della manifestazione più di 90 ristoranti fiorentini si avvicenderanno nel riproporre i piatti tipici della gastronomia toscana, in particolare segnaliamo a tutti gli amanti del pesce “Re Baccalà e Calici di Vini” domenica 21 novembre nella suggestiva cornice del Ristorante il Cenacolo del Pescatore, a pochi passi da piazza Ognissanti. Si tratta di un pranzo interamente dedicato ad uno degli ingredienti principi della tradizione italiana, il baccalà, ovvero il merluzzo essiccato e conservato sotto sale. Di importazione norvegese questa tecnica di conservazione è stata presto assorbita dai veneziani, che tenevano contatti commerciali con il nord Europa, e poi da questi diffusa in tutta la penisola. Il consumo del baccalà da sempre molto diffuso nella cucina rurale, ha spesso scontato queste sue origini povere. In passato, infatti, erano le famiglie meno abbienti a farne un utilizzo maggiore dati i bassi costi di conservazione e l’alto contenuto nutritivo. Ultimamente, invece, la gastronomia italiana sta riscoprendo il gusto e le proprietà organolettiche contenute in questo prezioso pesce. Nell ristorante fiorentino verrà riproposto in originali rielaborazioni e sarà accompagnato da pregiati vini degli Agricoltori del Chianti Geografico.   Fonte immagine: altissimoceto.net

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In prossimità dell’uscita in Italia della rimasterizzazione in 3D del celebre cartone animato “Alla ricerca di Nemo”, è arrivata la notizia che il pesce pagliaccio, il protagonista del lungometraggio animato, potrebbe essere a rischio di estinzione. Il cambiamento climatico che minaccia la sopravvivenza della barriera corallina, sta mettendo a rischio la sopravvivenza di molte piccole specie ittiche. Shaye Wolf direttore dell’istituto di ricerca che ha presentato la petizione per tutelare il pesce pagliaccio, ha proferito queste testuali parole,  “Le temperature in aumento e la progressiva acidificazione degli oceani stanno distruggendo l'habitat del pesce pagliaccio. Se non vogliamo che sopravviva solo nei film di animazione dobbiamo assolutamente proteggerlo”. Oltre all’inquinamento che sta distruggendo i coralli e le correlate specie ittiche, il pesce pagliaccio con i suoi colori sgargianti e il carattere socievole diventa la preda preferita per i commercianti di pesci ornamentali. Il destino di questo divertente pesce è legato alla decisione del National Marine Fisheries Service, che dovrà decretare se “Nemo” avrà diritto o meno ad una particolare protezione da parte degli organismi internazionali. Speriamo che il pesce pagliaccio non venga ricordato solamente per il cartone animato della Pixar, ma che continui a nuotare tranquillamente con i molti altri abitanti del reef.

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Una nuova specie di pesce è stata scoperta nei fiumi dell’Alabama ed i ricercatori hanno deciso di chiamarlo come il rieletto presidente degli USA . L’ecologo Steve Layman e il biologo Rick Mayden hanno scelto il nome di Obama per il suo impegno a favore dell’ambiente. L’Etheostoma obama appartiene alla famiglia delle perche dorate e vive sui fondali dei torrenti dell’Alabama del nord e del Tennessee. I maschi possono misurare 5 cm di lunghezza mentre le femmine sono più minute e misurano al massimo 4,3 cm. Questo piccolo pesce è dotato di una pinna a ventaglio, ma la sua caratteristica più affascinante è il suo colore iridescente, con sfumature blu-arancioni, che lo rendono facilmente riconoscibile. Barack Obama non è l’unico presidente ad aver dato il nome ad una perca dorata. Oltre all’Etheostoma obama i ricercatori hanno recentemente scoperto altre 4 nuove specie, anche esse chiamate come presidenti (o vice), che hanno avuto dei meriti nella protezione dell’ambiente. Da ora infatti esiste un pesce con il nome di Teddy Roosevelt, Jimmy Carter, Bill Clinton e Al Gore, unico vicepresidente.   Credit image: it.notizie.yahoo.com

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Ci sono particolari pesci, che per loro sfortuna, vengono da noi snobbati perché considerati “out”. Tra queste specie se ne ritrova una particolare che è quella del «pesce spazzino»: un esemplare, che come dice lo stesso nome, si occupa delle pulizie in “casa”. La sua casa, come ben sapete, non è nient’altro che l’acquario. I pesci pulitori, così chiamati, infatti sono capaci di mangiare ogni sorta di rifiuti, dalle alghe ai residui alimentari, fino agli escrementi degli altri ospiti in vasca. Vengono anche definiti dei piccoli aspirapolvere in quanto non necessitano di particolari cibi (anche se in realtà non si comprende poi la ragione della loro morte!). Oggi i pesci pulitori in vendita nei negozi si classificano in: i «pulitori di vetro» e i «pulitori di fondo». La categoria dei primi comprende quei pesci dotati di bocca «a ventosa». Grazie a questa loro particolarità possono attaccarsi alle pietre, ai tronchi e alle foglie, contrastando col minimo sforzo le forti correnti nelle quali questi pesci vivono abitualmente. Il pesce più famoso di questa categoria è noto con il generico nome di Ancistrus. I pulitori di fondo sono invece tranquilli pesci che conducono la maggior parte della loro vita posati sul fondo perlustrandolo in lungo e in largo, proprio come degli osservatori.
In questo gruppo i più diffusi sono i Corydoras, ma il neofita preferisce l'acquisto dell'Ancistrus, perché con la sua bocca a ventosa perennemente appiccicata ai vetri regala un'immagine particolare e l'illusione che le pareti dell'acquario risplenderanno come non mai. Tutto ciò però non è così esaustivo. In realtà, come ogni animale, l'Ancistrus è un pesce che ha delle esigenze specifiche e il nutrimento di alghe può rappresentare solo una piccola parte della sua dieta; al fine di mantenere una corretta alimentazione gli stessi pesci dovrebbero assumere specifiche pastiglie per pesci da fondo, ricche tra l'altro di proteine vegetali e spirulina. Questa categoria ha bisogno però di essere “tutelata”. Sono ancora troppi i pesci che muoiono da malnutrizione con la pancia incavata. Ma nonostante questo, la leggenda metropolitana del «pesce spazzino» che si nutre di escrementi, non cessa di essere creduta!

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biondi 2Si svolgerà sabato a Ravenna l'edizione 2015 della Fiera delle Imprese Balneari, che anticipa l'apertura della stagione estiva per gli operatori del turismo della riviera romagnola. Abbiamo chiesto a Stefano Biondi, Branch Manager di Marr filiale Battistini, quali sono le principali caratteristiche di questa particolare fetta del settore ristorazione.

Che cos’è la Fiera delle Imprese Balneari? È un evento che si svolge all' interno del Pala De Andrè di Ravenna in cui i soci della Cooperativa Spiagge hanno l' occasione di incontrare i loro partners commerciali e poter così riprendere i contatti dopo la pausa invernale, per noi è anche l' occasione per proporgli novità ed informarli sull'andamento del mercato ittico in generale che è la merceologia di riferimento della loro offerta di ristorazione. 

Quali sono le caratteristiche della ristorazione per le industrie balneari? Che cosa la distingue dalla ristorazione tradizionale? È una ristorazione molto dinamica che ha bisogno di consegne celeri e prodotti di buona qualità con un valore aggiunto di servizio molto alto, come ad esempio pesce fresco già sfilettato, misti di pesce per le fritture già pulito e pronto all' uso e noi siamo pronti a soddisfare tutte le loro esigenze.

Che percentuale del volume di affari ricopre questo genere di attività? Per noi hanno un valore in costante aumento anche perché da stabilimenti balneari in tanti si sono poi trasformati in veri e propri ristoranti affinando sempre di più la loro cucina e diversificando la loro proposta. 

Quali sono i prodotti più richiesti dalle imprese balneari? Non c' è un prodotto in particolare ma è chiaro che Cozze, vongole, e tutto quello che può caratterizzare la nostra regione sono i principali prodotti. Ad esempio il fritto di pesce non può mancare, ma anche seppia, polpo e calamari sono importanti, noi offriamo fra pesce fresco e congelato circa 1000/1100 prodotti. 

Quali sono le novità che MARR presenterà a questa edizione della Fiera delle Imprese Balneari? Abbiamo cercato di valorizzare al massimo alcuni prodotti come Antipasto di mare, Misto per fritto di pesce, scoglio del marinaio, con ricette molto interessanti per la ristorazione balneare, in più avremo una proposta commerciale per tutta la stagione estiva molto interessante per gli operatori di questo settore. 

Come vedi il mondo della ristorazione nei prossimi anni e quali sono le caratteristiche che devono avere i prodotti per essere "appetibili" ai ristoratori? Nonostante la crisi, i consumi della ristorazione fuori casa sono rimasti sostanzialmente stabili. È chiaro comunque che sta pagando molto la qualità della ristorazione e noi vogliamo essere riconosciuti dal mercato come Fornitori di Qualità sia come proposta sui Prodotti ed anche come Servizio al cliente. In poche parole la nostra mission è la soddisfazione del cliente sotto ogni punto di vista! 

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  La Carpa Erbivora (Ctenopharyngodon idella), chiamata anche Amur è un pesce osseo d'acqua dolce appartenente alla famiglia dei ciprinidi, originaria dei grandi fiumi cinesi Amur e Yang-TZE. Possiede un corpo affusolato e slanciato, più simile nella forma al Cavedano che alla Carpa. La testa è piuttosto larga ed il muso è relativamente corto; la bocca è ampia, terminale e priva di barbigli. Il dorso è di colore scuro, i fianchi bruno-argentei, il ventre bianco; le pinne hanno una colorazione abbastanza variabile, con toni dal bruno all'arancione. Può raggiungere i 40 kg ed i 120 cm di lunghezza. Vive di preferenza nelle acque stagnanti o a lento corso (zona a Ciprinidi), soprattutto nei luoghi più ricchi di vegetazione. E' in grado di tollerare bene variazioni anche notevoli di temperatura, salinità ed ossigenazione, ma se i fattori ambientali non sono ottimali non è in grado di riprodursi naturalmente. Tecniche di pesca: questa specie è insidiata con tecniche molto simili a quelle usate per la carpa. Esemplari di grandi o enormi dimensioni non sono rari e per questo è un pesce apprezzato dai pescatori sportivi anche per la loro straordinaria combattività.

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Caronte è ormai tra noi da parecchi giorni e i vademecum su come resistere al caldo ormai sono ovunque. Gli esperti, infatti, non fanno altro che ricordarci di bere molta acqua e di prediligere una dieta ricca di frutta e verdura, che vanno a reintegrare le vitamine e i sali minerali che vengono persi con la sudorazione. Tra gli alimenti di cui si consiglia l'assunzione nei periodi di grande caldo c'è anche il pesce, che risulta leggero da digerire e ricco di sostanze nutritive utili per contrastare i colpi di calore. Il pesce, poi, è molto utile anche per contrastare l'insonnia notturna che spesso colpisce a causa delle alte temperature. In questo alimento, infatti, è contenuto in grandi quantità il triptofano, un aminoacido essenziale che si occupa della sintesi della serotonina. Proprio questo ormone, infatti, risulta molto importante per la salute, in quanto, tra le altre cose, favorisce il buonumore e regola il ritmo sonno veglia. Gli esperti, poi, consigliano anche di combattere il caldo semplicemente evitando di accendere fornelli in casa nelle ore più calde della giornata. Per questo motivo, ottimi alleati contro le alte temperatura sono i piatti freddi, che non necessitano di cottura o che possono essere preparati in precedenza e conservati in frigo, come le insalate di riso, farro e pasta, carpacci e tartare. Ecco alcune idee che potete preparare con il pesce che richiedono una cottura molto breve o che possono essere consumate a crudo:

Un ultimo consiglio: se volete consumare il pesce crudo, magari sotto forma di carpaccio o di tartarre, congelatelo per qualche ora prima di tagliarlo e consumarlo. In questo modo le basse temperature abbatteranno eventuali batteri che magari con il caldo possono essere dannosi per la salute.

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Dopo il successo della prima edizione i marchigiani tornano ad insegnarci come pescare e cucinare il pesce azzurro in una manifestazione decisamente imperdibile. Questa settimana segnaliamo un appuntamento assolutamente imperdibile per tutti gli amanti del pesce e della buona cucina. A San Benedetto del Tronto infatti, dal 16 al 19 giugno torna, per il secondo anno consecutivo Angiò, il festival del pesce azzurro, manifestazione dedicata alla conoscenza ed alla degustazione di alcuni dei pesci più amati dagli italiani, sia per il gusto che per le sostanze nutritive apportate. (altro…)

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L’anguilla è un pesce molto diffuso in Europa lungo i corsi d’acqua e soprattutto nel Mar Mediterraneo e Baltico. Il suo habitat naturale è rappresentato da laghi collinari e di fondovalle, stagni, fiumi di pianura e pedemontani. Rispetto alle sue abitudini è un pesce che ama stare all’oscuro, infatti durante il giorno si nasconde in tane conosciute con il nome di “forami”, buchi scavati nel fondale riconoscibili per via di forellini che si notano in quanto si vede l’acqua penetrare all’interno. La sua attività predatoria e aggressiva inizia con il calare del sole, quando la luce via via va sparendo. Questo è quanto accade nei corsi d’acqua dolce. Rispetto ai fondali marini, invece, è un pesce in pieno movimento. Si ciba prevalentemente di invertebrati di fondo, vermi, piccoli pesci e loro uova, nonché insetti.
Essa ha ottime capacità di adattamento in diversi tipi di ecosistema, e non è particolarmente sensibile a variazioni di temperatura e salinità. Una particolarità di questa specie è nota quando si parla di riproduzione: gli esemplari adulti vanno in mare aperto percorrendo quotidianamente dai 15 ai 40 chilometri, migrando fino al mar dei Sargassi. Qui avviene il ciclo riproduttivo ad una profondità compresa tra i 200 ed i 400 metri. Una volta terminato, i soggetti riproduttori muoiono. Alla schiusa delle uova, le larve danno inizio ad un percorso inverso che le condurrà alle acque originariamente abitate dai genitori. 
La pesca dell’anguilla è esercitata attraverso il metodo della pesca a fondo con il verme. Una consuetudine del passato è riconosciuta dalla pesca con il forcone, la fiocina, il tamburello e ovviamente le reti.

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Li conosciamo spesso per la loro docilità e tranquillità nei confronti dell'uomo ma i pesci possono anche essere delle armi letali! Non preoccupatevi però, vi assicuriamo che i pesci che arrivano nelle nostre tavole sono sicuri da mangiare, ma in alcuni mari esistono delle specie rare che rientrano tra gli animali più pericolosi al mondo. Quello più famoso è il pesce palla, che in alcune parti del mondo, ad esempio in Giappone, viene servito da mani sapienti nel tavole di alcuni ristoranti. Il suo veleno è letale ma se rimosso accuratamente fa della sua carne una prelibatezza per pochi temerari. I Sannakji della Corea sono dei polpi che vengono consumati crudi ma le loro ventose sono conosciute perché mantengono il potere di presa anche dopo la morte, quindi conviene masticarli bene! Anche una particolare specie di vongole, le Blood Clams che si possono trovare a Shangai, se non sbollentate correttamente possono essere portatrici di virus e batteri, che infettano circa il 15% di quelli che le mangiano. Anche i pesci fermentati, prelibatezza locale in Egitto e Groenlandia, spesso sono causa di malattie e nei casi peggiori anche di morte: lo squalo infatti nella tradizione dell'isola danese, viene lasciato 6 mesi ad essiccare, viene servito a pezzetti con pane di segale ma la sua carne resta comunque tossica perché questo esemplare elimina le scorie tossiche attraverso la pelle. Delle meduse invece conoscevamo il loro morso irritante, invece pare che l’Echizen Curage, con il suo veleno tossico, sia particolarmente pericolosa se ingurgitata. Con questo vi ricordiamo che i pesci che arrivano sulle nostre tavole sono perfettamente sani e che non creano nessun problema fisico, le loro carni comunque sono molto delicate quindi devono essere trattate con rispetto!

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L’anisakis simplex è un parassita dell’intestino che è spesso presente in molti pesci e mammiferi, tra questi:

  • tonno
  • salmone
  • sardine
  • acciughe
  • merluzzo
  • nasello
  • sgombro
Se il pesce non viene correttamente eviscerato l’anisakis può migrare dalle viscere alle carni, causando al consumo umano gravi problemi che portano alla cosidetta “parassitosi da anisakis”, nella sua forma acuta caratterizzata da dolori addominali, nausea e vomito. Le forme di parassitosi cronica possono portare ad ulcere, danni a milza, pancreas e fegato ma anche allo schock anafilattico. Molto spesso si ricorre alla chirurgia per debellare definitivamente il parassita. La soluzione? Il congelamento L’anisakis è un problema molto serio, i “rimedi della nonna” come aceto e limone in questo caso sono banditi, è bene rivolgersi alla scienza per avere le certezza del caso. Il ministero della sanità obbliga dal 1992 chi somministra pesce crudo o in salamoia all’utilizzo di pesce congelato o al congelamento preventivo (fare articolo e linkare). Non è difficile evitare l’anisakis, di certo va posta molta attenzione al pesce azzurro, oltre a questo anche nell’acquisto di pesce fresco sarebbe bene praticare il congelamento dello stesso per almeno 4 o 5 giorni ed inoltre è bene preferire pesce eviscerato a quello con le viscere. I consigli dell’esperto Il sito Maremma Oggi ha realizzato una videointervista al pro rettore dell’Università della Tuscia Giuseppe Nascetti, il contenuto è reperibile a questo indirizzo (http://www.youtube.com/watch?v=a5-zQkRrYOU). L’esperto spiega che questi parassiti vivono in tutti i mari del mondo e conferma che la recente attenzione dei media (un servizio del programma “Le Iene” http://www.video.mediaset.it/video/iene/puntata/182456/toffa-anisakis.html ha fatto molto scalpore in merito) al problema è frutto delle mutate abitudini alimentari dell’uomo che negli ultimi anni ha aumentato il consumo di pesce crudo. Link Attenzione al pesce servito durante l’aperitivo → http://archivio.panorama.it/piaceri/articolo/idA020001038366.art

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Pesce aperitivo mare. Basterebbero tre parole per descrivere l'evento realizzato sabato 18 agosto presso il bagno Isola 159 di Cervia in occasione del "non" compleanno dello stabilimento balneare, in cui Rivamar ha fornito il buffet ittico mettendo il sorriso (con l'aiuto del buon vino) ad oltre 500 persone. Ed invece no, occorre aggiungere valori come passione, amicizia, stare insieme, divertimento e tanta tanta qualità! Sono stati questi gli ingredienti che uniti ai prodotti ittici hanno reso la serata un trionfo in pompa manga. La tempura e l'insalata di mare sono state le prime protagoniste insieme al sushi e agli involtini primavera per iniziare a brindare al ritmo d'antipasto. Poi è arrivata l'espressione dell'italianità e della cultura mediterranea: la vera spaghettata con le vongole ad aumentare il clima di festa e di entusiasmo presenti al bagno Isola. Davvero tante le persone accorse a festeggiare e davvero lunghe le colonne createsi davanti allo spazio cucina, dove i cuochi del luogo (sempre con il sorriso) hanno saputo sapientemente interpretare i prodotti Rivamar per creare delle delizie culinarie che hanno stupito tutti, senza discriminare fasce di età o sesso. Un successo davvero straordinario, culmine di un continuo lavoro basato su passione ed amore per il proprio lavoro: ciò che da sempre Rivamar vuole mostrare ai propri clienti, e anche stavolta, a giudicare dai sorrisi, ce l'ha fatta! Successo a cui hanno fortemente tutti i ragazzi che compongono lo staff del bagno Isola, tutte le persone che hanno dato il loro contributo e si sono divertite assieme a noi nell'organizzare un così bell'evento. Grazie! Tutte le foto della serata le trovate su Facebook!

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Se siete sempre stati curiosi riguardo al pesce che state comprando, da oggi , grazie ad Applifish potrete fare i vostri acquisti in tutta serenità. Applifish è un’applicazione, gratuita, disponibile sia per Android che per IOS, con il quale è possibile, interrogare un database con informazioni di base su oltre 550 specie di pesci. Attraverso il proprio smartphone si potrà conoscere il nome scientifico, la dimensione e soprattutto le mappe di distribuzione dei pesci, per capire così se si sta acquistando una specie a rischio oppure no. L’app in questione è stata lanciata dalla Fao in collaborazione con gli esperti della piattaforma iMarine per la conoscenza delle risorse ittiche e della biodiversità. “L'applicazione è stata ideata nella forma di un libretto tascabile di conoscenze sull'ecosistema marino, consultabile con la semplice pressione di un tasto” sottolinea la Fao. Con Applifish i consumatori abituali potranno scegliere il pesce sapendo che non è a rischio d'estinzione, contribuendo a preservare le risorse per le generazioni future. L’app dispone anche di una versione web che contiene ulteriori informazioni scientifiche, che possono aiutare organi decisionali e produttori a prendere decisioni con cognizione di causa e contribuire a definire politiche per una gestione responsabile della pesca conservando così le risorse marine, come raccomandato dal Codice di Condotta per la Pesca Responsabile della Fao. AppliFish ha anche ricevuto un premio in occasione del decimo e-Infrastructure Concertation Meeting che si è tenuto a Bruxelles il 6-7 marzo.

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Il 19 Febbraio 2013 presso il centro congressi dell’Hotel Michelangelo di Milano, si svolgerà la seconda edizione di AquaMed. Il convegno si preannuncia ricco interventi interessanti riguardanti l’acquacoltura sostenibile, settore in evoluzione in tutto il mondo. La manifestazione, organizzata da Artenergy Publishing, sta suscitando sempre un maggiore interesse, confermandosi come punto di riferimento per un settore che si caratterizza per sostenibilità ambientale, prezzi vantaggiosi e minore consumo. La giornata è riservata agli operatori dell’industria euro-mediterranea dell’acquacoltura, una delle attività di produzione alimentare con uno dei più elevati tassi di crescita che fornisce il 46% del totale di pesce consumato. "AQUAMED 2012 è stato un qualificato momento di incontro tra domanda e offerta e, quindi, una potenziale occasione di sviluppo per l'affermazione dei prodotti dell'acquacoltura” affermò Pier Antonio Salvador, presidente di Api (Associazione Piscicoltori Italiani). L’edizione 2013 mira a compiere un ulteriore passo avanti affrontando tematiche estremamente attuali come l’evoluzione dell’acquacoltura, il consumo di pesce e la salute dell’uomo, l’innovazione tecnologica per un’acquacoltura sempre più sostenibile ed il futuro dell’acquacoltura. Per maggiori informazioni clicca qui   Credit image: www.aquamed.pro

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L'Aragosta mediterranea è un crostaceo che vive nei fondali rocciosi dai 20 m fino ai 150 m di profondità. L’habitat è rappresentato dal Mar Mediterraneo e dall’Oceano Atlantico. Morfologicamente presenta un corpo dalla forma sub-cilindrica, la cui lunghezza media raggiunge i 20-40 cm. Il suo peso è di max 8 kg. Questo pesce cambia la sua corazza durante la crescita più volte e ne ricrea sempre di nuova. Il carpace è diviso in due parti che si chiamano addome e cefalotorace; rispetto alla sua colorazione diciamo che è rosso-brunastra e viola-brunastra. Nella parte anteriore presenta due antenne più lunghe del corpo, ripiegate all'indietro, rosse e gialle. Inoltre una sua caratteristica è che sulla fronte ha due spine a forma di V. La coda invece ha la forma di un ventaglio. Cosa che la distingue dagli altri crostacei è che non ha le chele. L’aragosta è un pesce che ha vita lunga: può raggiungere fino ai 70 anni di età. La sua alimentazione è rappresentata da plancton, alghe, pesci, crostacei e a volte anche carcasse di questi.

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Clupea harengus, conosciuta comunemente come aringa, è un pesce d'acqua salata appartenente alla famiglia dei Clupeidae. Il corpo è fusiforme, lungo circa 50 cm, ricoperto da scaglie grandi, sottili e caduche, non presenti sulla testa. La bocca, posta nella parte più appuntita della testa, è munita di piccolissimi denti ed ha la mandibola prominente e più lunga della mascella. Gli occhi sono provvisti di palpebra, mentre l'opercolo branchiale è liscio, con il margine posteriore tondeggiante. La pinna dorsale si origina a metà della distanza tra l'estremità anteriore del corpo e la base della caudale.
La livrea è blu-verdastra, argentea sui fianchi e sul ventre, che è chiaro. L'aringa è un pesce di mare, comune nei mari del nord. L'aringa vive prevalentemente nei mari freddi, sulle coste dell'Europa settentrionale, dell'Islanda della Groenlandia e del nord America. Le aringhe si dedicano a migrazioni verticali, dato che la temperatura dell'acqua varia notevolmente nel corso delle stagioni, e i loro spostamenti orizzontali non sono mai superiori a pochi chilometri. La riproduzione avviene in tutto il periodo dell'anno, a seconda dei luoghi. L'aringa si nutre di diatomee, anfipodi, invertebrati, crostacei, bivalvi e soprattutto uova e larve di pesce ed è preda naturale di numerose specie animali, soprattutto mammiferi come foche e focene, uccelli, calamari, squali e razze, nonché numerose specie di pesci ossei. Carni buone molto apprezzate, soprattutto nell'Europa settentrionale. Commercializzata fresca, congelata, salata, affumicata ed è reperibile durante tutto l'anno. L'aringa è ricca di sali minerali, quali potassio, calcio e fosforo e vitamina A, ha un buon tenore in proteine e pochi grassi. In Italia l'aringa non è molto diffusa, meno conosciuta di numerose specie di pesce azzurro del Mediterraneo. E' un prodotto tipico dei Mari del Nord dove è molto richiesta ed il consumo è notevole.

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Annunciata dal decreto per lo Sviluppo approvato dal Consiglio dei Ministri, è introdotto all'interno del sistema ittico nazionale un ulteriore approfondimento sulla rintracciabilità e riconoscibilità del pesce: l'etichetta della provenienza. Fino ad ora infatti per indicare la provenienza del pesce, bastava indicare l'area di pesce identificata con un determinato codice, quale "zona FAO 37" per indicare il pesce pescato nel Mediterraneo. D'ora in avanti le cose cambiano: pare infatti che con l'approvazione del decreto suddetto, i pesci pescati, venduti e serviti al ristorante debbano avere un'etichetta che precisi "Prodotto italiano". Carlo Crocetti, presidente della Coldiretti di Latina, esprime la propria perplessità sull'argomento dicendo che finché il provvedimento non diventerà obbligatorio per tutti, non sarà garantita una trasparenza totale al consumatore e tale provvedimento resterà solo una nota positiva ma non un passo forte verso il futuro. Una focalizzazione importante dunque sul luogo d'origine dell'ittico, che però non deve far dimenticare altre importanti questioni quali la sicurezza dei trattamenti e la qualità del pesce pescato, ugualmente importanti per il benessere ed il palato del consumatore finale.

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Si chiama Pappa Fish ed è un progetto che da un anno va avanti in oltre 20 comuni delle Marche grazie ad un finanziamento del Fondo Europeo per la Pesca. L'iniziativa ha coinvolto 120 scuole, nelle cui mense sono stati inseriti a menù piatti realizzati con pesce fresco a chilometri zero.

"Mangia bene, cresci sano come un pesce" è il nome della campagna educativa alimentare promossa dalla Regione per introdurre il pesce fresco a chilometri zero nelle mense scolastiche per insegnare ai bambini il consumo di un alimento salutare e gustoso, indispensabile nella fase della crescita, che ha poco a che vedere con quello che viene venduto in bastoncini surgelati al supermercato. Allo stesso tempo, il progetto ha contribuito ad educare le nuove generazioni al consumo consapevole, al rispetto dell'ambiente e al senso di appartenenza culturale.

Il progetto Pappa Fish è stato in grado di coinvolgere 22 Comuni, 120 scuole pubbliche dell’infanzia, primarie e secondarie delle Marche con una schiera di 13.000 alunniVentuno tonnellate di pesce azzurro e molluschi sono stati cucinati per settecento giorni e distribuiti nelle mense scolastiche per un totale di otre undici mila coperti con lo scopo dimostrare che anche i bambini possono amare il pesce a tavola.  Da quando è stato introdotto il pesce fresco locale nei menù, infatti, si è potuto notare che molti più bambini chiedevano il pesce durante il pranzo e che gli avanzi a fine pasto erano inferiori del 35% rispetto a quando veniva utilizzato il pesce surgelato. Anche i bambini, infatti, sanno distinguere il pesce buono e cucinato bene! Per renderlo più appetibile ai piccoli, poi, è stato sufficiente pulirlo e sfilettarlo nel migliore dei modi e renderlo invitante nella presentazione.

Oltre alla somministrazione del pesce nelle mense, il progetto è stato composto anche da un percorso multidisciplinare che si è svolto in aula con l’affiancamento di psicologi, nutrizionisti e biologi, per costruire progetti didattici insieme agli insegnanti calibrati per ogni fascia di età e in base alle specifiche esigenze della classe.

(Photocredits www.terzobinario.it)

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Quest’ anno gli attacchi mortali da parte degli squali sono stati il doppio rispetto a due anni fa. Lo affermano i risultati emersi dalla ricerca "International Shark Attack File" condotta dall’ Università della Florida. Il problema si sarebbe aggravato sensibilmente negli ultimi anni a causa dell' aumento del turismo di massa e del riscaldamento globale. Solo negli ultimi dieci mesi sono state registrate 5 aggressioni mortali nelle zone dell’ Australia occidentale. Proprio l’ Australia è il paese che ha visto più spesso il susseguirsi di tragedie causate dagli squali nelle proprie acque, ed è qui che si sta valutando l’ ipotesi di incrementare la pesca in alcune aree al fine di diminuire il numero di morti tra surfisti e bagnanti. A riguardo vi sono opinioni contrastanti. C’ è chi sostiene che l’ incremento del numero degli attacchi derivi unicamente dal turismo e che perciò non si debba abolire alcuna legge che vieti la pesca: il numero di squali pericolosi è rimasto molto ridotto, inoltre gli squali migrano e non è possibile eliminarne solo in determinate zone. Questi pensano piuttosto che questa legislazione riguardo la pesca allo squalo debba essere resa più rigida e uniforme a livello mondiale. C’ è chi, al contrario,  non ritiene che sia giusto generalizzare la legge, che andrebbe invece adattata ad ogni mare con i rischi che presenta. In ogni caso, sono tutti d’ accordo sul fatto che lo squalo sia una specie che va protetta, limitandone la pesca e in alcuni casi vietandola. Nell’ ultimo secolo si sono ridotti notevolmente di numero, anche a causa del ciclo biologico molto lungo, della tarda maturità sessuale e del numero ridotto di uova che riescono a produrre. In alcune aree anche una pesca in quantità limitate può comprometterne la sopravvivenza: si dovrebbe perciò valutare a livello locale quali siano le aree da evitare e quali siano i punti di riproduzione.

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Ottobre è il mese autunnale per eccellenza! Tanti sono i prodotti stagionali che possiamo portare nelle nostre tavole, magari per festeggiare occasioni speciali. A fare la protagonista dei nostri piatti è la zucca: ingrediente estremamente versatile si abbina benissimo con la delicatezza del pesce. Ecco qui alcune idee per utilizzare al meglio la nostra zucca di Halloween, che si sposa alla perfezione con il pesce. Per una chicca tutta autunnale possiamo realizzare un buonissimo strudel di merluzzo, funghi e zucca. In questa rivisitazione del dolce “strudel”, farciremo, infatti, la pasta sfoglia con dei tranci di merluzzo, un po’ di funghi e la nostra coloratissima zucca. La pasta sfoglia possiamo realizzarla noi, o per comodità possiamo acquistarla già pronta al supermercato, il risultato non cambierà.  La preparazione non richiede passaggi impossibili poiché gli ingredienti andranno in cottura tutti insieme una volta arrotolati nella pasta. Ciò che dovremmo fare sarà marinare i funghi con un pò di limone, sale e pepe, affettare il trancio di merluzzo in fette fine, e spadellare per qualche minuto la zucca, in modo che si ammorbidisca. Stendiamo la pasta, disponiamo gli ingredienti, arrotoliamo, chiudiamo e inforniamo: lasciamo cuocere a 180°C e dopo 40 minuti potremmo sfornare un delizioso antipasto con cui stupire i nostri ospiti. Poiché la zucca grazie alla sua delicatezza e la sua dolcezza sta bene in qualsiasi primo piatto, potremmo dare sfogo alla nostra creatività restando sul classico. Perché non preparare, quindi, un’intramontabile risotto con zucca e gamberi, una tradizionale tagliatella con zucca e mazzancolle, o un primo a base di pasta, Misto Scoglio Rivamar e zucca?  In base ai gusti, la zucca può essere tagliata a cubi o fiammiferi, lasciata croccante, fatta ammorbidire o servita come crema per amalgamare e dare cremosità ai nostri piatti. Per scaldarsi? Le creme o le zuppe sono un’ottima idea: tenendo come base della preparazione la regina dell’autunno, possiamo sbizzarrirci aggiungendo frutti di mare, gamberi, semi e altre spezie per impreziosire il piatto. Perfetta anche per fare da contorno ai secondi, la zucca possiamo cuocerla al forno, servirla in crema e adagiare sopra il filetto di pesce preparato, oppure tagliarla a cubi e spadellarla con erbe aromatiche e spezie così da smorzarne la dolcezza. Buon divertimento e Happy Halloween!

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È usanza comune affermare che i pesci, al di fuori dei delfini, siano animali poco intelligenti. È davvero così?

I pesci sono in realtà animali dalla memoria sviluppata, qualità che gli consente di sopravvivere più a lungo nell’ambiente marino ed evitare i predatori.

Quanto emerge da una ricerca condotta dai ricercatori della MacEwan University qualche anno fa, i pesci non avrebbero una memoria labile, ma anzi sarebbero in grado di fissare ricordi nella memoria a lungo termine. Il campione di studio sono stati i ciclidi africani, che sottoposti a vari test, hanno dimostrato capacità di apprendimento ricordando dove si trovava il cibo che gli veniva somministrato dai ricercatori.

Trevor Hamilton, uno degli scienziati canadesi che ha partecipato alla ricerca, ha affermato che proprio i pesci con una memoria migliore e che ricordano dove si trova il cibo hanno avuto e continueranno ad avere – un vantaggio evolutivo.

Allo stesso modo infatti possono essere in grado di ricordare che una certa area contiene una minaccia, e così ad evitarla. Alcune specie infatti riescono meglio ad evitare la cattura rispetto ad altre. Carpe e trote iridee abboccano più facilmente i primi giorni di pesca, ma i pesci catturati e rilasciati diventano molto diffidenti nei confronti delle esche nelle sessioni di pesca successive.

La capacità di apprendimento e memorizzazione non dipende solo dalla specie del pesce, ma è influenzata anche dall’ambiente di sviluppo. Pesci cresciuti in condizioni altamente variabili, con una maggior presenza di predatori e in ambienti meno circoscritti tendono a sviluppare maggiormente la memoria.

Dei pesci rossi ad esempio si dice che abbiano una memoria a breve termine. L’esperienza di molti allevatori lo smentirebbe. I pesci rossi infatti sono in grado di ricordare cose ben più lontane del tempo: riescono infatti a memorizzare ad esempio da quale lato dell’acquario viene versato il mangime o quale sia il punto più riparato quando sottoposti ad una forte fonte luminosa come l’improvvisa accensione della luce.

Il pesce zebra è invece in grado di riconoscere gli oggetti.

Tutt’altro che sbadati, la memoria del pesce è ben sviluppata e questa qualità consente loro di sopravvivere più a lungo nel mare, evitando i predatori e trovando più facilmente il cibo con cui nutrirsi.

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Siete amanti del pesce a tal punto da cercare sempre nuove scuse per mangiarlo?

Oggi il giusto espediente ve lo diamo noi: alcune ricerche scientifiche hanno dimostrato che lo stoccafisso aiuta le performance sotto le lenzuola.
Che fosse una delizia per il nostro palato e un tocca sana per l'umore lo si sapeva da tempo, ma che potesse anche contribuire a migliorare l'intesa sessuale col proprio partner è un dato veramente inaspettato.
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Siamo rimasti piuttosto colpiti da questo video del bel programma di "La7" Missione Natura, che purtroppo non ha permesso di incorporare il contenuto. Abbiamo ovviato con un'immagine del sito Diver2003 (Credits: Claudio Ziraldo). L'incontro dell'autore con lo squalo è piuttosto impressionante, soprattutto perché non capita tutti i giorni di avvicinarsi ad un cucciolo di 5 metri. Siamo di fronte, secondo wikipedia, al più grande pesce esistente

L'aspetto è quello tipico da squalo, tuttavia presenta un corpo maggiormente largo e appiattito sul dorso, con testa smussata e grande bocca larga, ma soprattutto per le enormi dimensioni. Lungo mediamente 12-14 metri, con un peso medio di 18 tonnellate, si stima che possa raggiungere anche i 20 metri di lunghezza e pesare fino a 34 tonnellate. Le due pinne dorsali non sono molto grosse e sono inserite assai indietro, la pelle presenta piccole sporgenze a scacchiera evidenziate dalla livrea a punti bianchi su fondo blu-verdastro. Il ventre è biancastro. La coda ha i lobi simili (quantunque il superiore sia un po' più lungo). La prospettiva di vita va oltre i 60 anni di età e si suppone possa arrivare fino a 100 o più anni.
Purtroppo al nostro squalo non sempre le cose vanno cosi bene :-( , il pesce è un alimento eccezionale ma il mare va rispettato, Rivamar ha messo il rispetto al primo posto, ma forse non tutti la pensano cosi, ecco infatti la bistecca di squalo più grande al mondo:

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Oggi vogliamo occuparci di come si adattano i pesci all'ambiente in cui si trovano. Sono principalmente i pesci di acqua dolce ad adattare la loro forma e aspetto al luogo in cui vivono. A causa delle forti correnti, delle più svariate temperature dell’acqua e alla vegetazione presente nel letto dei fiumi. I pesci marini invece hanno sviluppato diverse tecniche di difesa della propria specie. I pesci di acqua dolce hanno differenti forme in base se vivono in fiumi con forti correnti che hanno un corpo affusolato, mentre quelli che vivono in acque calme hanno una forma appiattita. Alcuni pesci hanno il ventre piatto per rasentare il letto dei fiumi e non essere trasportati dalla corrente. Le specie con corpi alti e sottili vivono in mezzo alle vegetazioni dei laghi; mentre i pesci con il dorso piatto nuotano appena sotto la superficie dell’acqua. Le varie specie di pesci hanno sviluppato i più svariati metodi di autodifesa tra questi ricordiamo:

  • pinne aguzze per evitare di essere ingoiati;
  • l’emissione di veleno quando viene percepito un pericolo;
  • la produzione di elettricità per stordire i “nemici”.
Le magnifiche colorazioni dei pesci non hanno solo uno scopo estetico ma svolgono vari scopi partici. Tra questi ricordiamo:
  • mimetizzarsi, per sfuggire ai predatori;
  • di riconoscimento della specie;
  • per facilitare ai cuccioli il riconoscimento dei genitori.
Durante la fase di riproduzione alcuni pesci intensificano i propri colori per indurre paura negli altri. Alla prossima settimana con tante altre curiosità sul mondo dei pesci! Vi aspettiamo!

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Da sempre un’alimentazione sana ed equilibrata è alla base di una vita in salute. L’Organizzazione Mondiale della Sanità, infatti, ha recentemente confermato che l’alimentazione gioca un ruolo cruciale anche nella prevenzione oncologica. Oltre il 30% dei tumori è direttamente riconducibile all’alimentazione, intesa sia in termini quantitativi che qualitativi. Tutta la filiera alimentare di ciò che mangiamo riveste un ruolo fondamentale: dai pesticidi utilizzati nella coltivazione di frutta, verdura e cereali alla conservazione industriale o casalinga, fino ad arrivare alle modalità di cottura. Per una corretta prevenzione oncologica anche a tavola, gli esperti invitano a limitare i cibi ad alto contenuto calorico, ricchi di grassi saturi e idrogenati, e, inoltre, a rispettare la stagionalità degli alimenti in modo da consumare sempre prodotti di stagione e rispettare così la nostra dieta mediterranea. Da quanto emerge dalle ricerche, infatti, la dieta mediterranea comporta anche una riduzione dell'incidenza di cancro al colon, allo stomaco, al pancreas, alla mammella e all'endometrio. Inoltre, aumentare il consumo di pesce sarebbe un ottimo alleato nella salvaguardia dai tumori grazie all'abbondanza di Omega 3, acidi grassi essenziali dalle numerose proprietà benefiche e anti infiammatorie. Infine, per fare una vera prevenzione oncologica o utilizzare il cibo come componente integrante di una terapia anti-tumorale è cruciale anche la tecnica di cottura e conservazione poiché le alte temperature e la cottura alla griglia producono delle sostanze classificate come potenziali cancerogeni per l’uomo. Ecco i consigli degli esperti sui cibi da consumare in abbondanza e su quelli da limitare:

  • Favorire il consumo di pesce;
  • Consumare frutta e verdura in abbondanza;
  • Privilegiare carni magre;
  • Ridurre carne di maiale, insaccati, carni conservate e cibi in salamoia;
  • Preferire il consumo di formaggio magro e limitare il consumo di uova e latticini;
  • Utilizzare l’olio extravergine d’oliva;
  • Limitare il consumo di caffè, magari da sostituire con il tè verde;
  • Evitare le bibite gasate e zuccherate.
[PhotoCredit: centopercentofitness]

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La settimana scorsa una rappresentanza di Rivamar ha partecipato all’European SeaFood Exposition (ESE), abbiamo rivolto qualche domanda a Luca Scarpa Managing Partner dell’azienda, per capire l’atmosfera che si respirava ed avere qualche news sulle novità proposte. Ci spiega cosa rappresenta l'European SeaFood Exposition a livello Europeo e perché per Rivamar è importante parteciparci? L'European SeaFood Exposition è la più importante fiera internazionale per quanto riguarda il mercato ittico Europeo, l'importanza di tale appuntamento non deriva da un nome altisonante ma viene attestata dall'affluenza che ogni anno richiama questa manifestazione. All'ESE si ritrovano le più importanti aziende nel settore ittico, vi partecipano i più grandi produttori mondiali e tutti gli attori della GDO e del Cathering. Per Rivamar la fiera ha una grandissima importanza, abbiamo partecipato praticamente a tutte le edizioni (saltando solamente la prima), data dal fatto che riusciamo nei 3 giorni di durata a vedere tutti i nostri più importanti clienti, a presentare nuovi prodotti (quest'anno anche una nuova politica di comunicazione) ad organizzare meeting con i nostri fornitori così da creare sinergie sempre più forti basate sulla qualità e sulla disponibilità di prodotto. Chi non è del settore, infatti, non sa che la vera sfida di questi ultimi anni è proprio la reperibilità dei prodotti; Rivamar non solo garantisce la disponibilità delle proprie referenze, ma mira al miglioramento continuo basato sulla qualità delle materie prime utilizzate, ciò comporta non pochi sforzi ma ci ha premiato negli anni con una crescita costante del nostro brand diventato oggi sinonimo di sicurezza, continuità e qualità. (altro…)

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Il consumo di pesce in gravidanza e durante l'allattamento è un argomento molto dibattuto dagli esperti di nutrizione, che ne consigliano un consumo limitato per evitare di entrare a contatto con dosi elevate di mercurio. Le ultime linee guida diramate dall'FDA (Food and Drug Administration), invece, vanno in controtendenza con queste credenze arrivando anzi ad affermare che il regolare consumo di pesce durante la gravidanza contribuirebbe ad aumentare il quoziente intellettivo del nascituro. Con l'ultimo aggiornamento alle linee guida sull'alimentazione dell'FDA, infatti, si consiglia alle donne in gravidanza un consumo minimo di 220g di pesce a settimana, cioè almeno 2 o 3 porzioni. Le raccomandazioni dell'FDA, comunque, indicano di consumare pesce soprattutto salmone, gamberi, merluzzo e pesce persico, poichè sono quelli che contengono le minori quantità di mercurio e che, quindi, riducono al minimo i rischi per la salute della donna e anche del bimbo.

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Sono stati resi noti negli ultimi giorni i risultati del terzo aggiornamento annuale dell'Indice di salute degli oceani, che per la prima volta si allarga e prende in considerazione anche l'Antartide e 15 regioni oceaniche in alto mare ritenute tutte "zone critiche" per il clima e la biodiversità. Queste zone, infatti, finora non erano mai state incluse nella relazione annuale per mancanza di dati sufficienti alla valutazione. I ricercatori californiani del National Center for Ecological Analysis and Synthesis (NCEAS) dell'Università di Santa Barbara e il Conservation International (CI), infatti, sono arrivati alla conclusione che i nostri mari stanno sufficientemente bene, con Antartide e regioni degli Oceani Meridionali che svettano per biodiversità, clima salubre e produzione alimentare. Secondo la relazione gli oceani più in salute sono l'Oceano Indiano occidentale e l'Oceano Atlantico centro-orientale, mentre il fanalino di coda è l'oceano Pacifico nordoccidentale. "Durante i nostri primi due anni - dicono i ricercatori - siamo stati in grado di mostrare la salute degli oceani nel raggio di 200 miglia nautiche dalla costa. Il riempimento del resto del 'puzzle mondiale' con l'Antartide e le zone in alto mare, completano ora il quadro ed è un passo importante verso una migliore comprensione dello stato dei nostri oceani".

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Durante e dopo la gravidanza le neo-mamme possono subire dei cali di umore in funzione di ciò che stanno vivendo. Per prevenire questi disturbi, pare che l'assunzione di olio di pesce in pillole possa favorire il benessere mentale nel dopo parto, regalando alla neo-mamma serenità e l'umore giusto per iniziare questo nuovo viaggio a tre. Lo testimonia una recente ricerca dell'University of Connecticut School of Nursing (Usa), la quale ha seguito per tutta la durata della gravidanza un gruppo di 52 donne incinte, dando dalla 24esima settimana di gravidanza integratori di olio di pesce in pillole solo a metà persone del gruppo. Ne è emerso che le donne che avevano assunto l'olio di pesce dimostravano pochi sintomi di ansia e insicurezza, a livelli significativamente più bassi rispetto alle donne del secondo gruppo. Nonostante la piccola mole dell'esperimento, questo dimostra comunque un primo passo verso l'ulteriore consapevolezza che la prevenzione attraverso una dieta ricca di olio di pesce sia una soluzione ideale anche per coloro che si apprestano a diventare madri. In attesa di studi di più ampio respiro, ricordiamo che una dieta ricca di Omega-3 porta molti benefici all'organismo sia in termini di benessere fisico che psicologico.

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Per acquacoltura si intende la produzione di pesci, ma anche crostacei e molluschi, in ambienti creati artificialmente e controllati dall'uomo. Può avvenire all’ interno di peschiere, vivai o stagni a seconda del tipo di organismo marino che viene allevato. Oggi costituisce un settore economico vitale nella produzione alimentare, e il suo contributo è in continuo aumento, mentre quello della pesca di cattura è in calo da circa un decennio. E non è finita qui. Si stima che entro il 2018, aumentando del 30%, arriverà a superare la pesca tradizionale. L’ acquacoltura non contribuisce solo alla crescita economica ma è anche un forte contributo alla sicurezza alimentare a livello mondiale. In generale, il mercato ittico ha prodotto la cifra record di 128 milioni di tonnellate di pesce per il consumo umano, inoltre rappresenta una fonte di reddito per 55 milioni di persone». Questo è ciò che emerge dal rapporto "The State of World Fisheries and Aquaculture 2012" pubblicato dalla Fao. Tuttavia il settore trova ancora davanti a sé alcuni scogli da superare: una cattiva governance, conflitti sull'uso delle risorse naturali e l'impiego persistente di cattive pratiche di pesca e di acquacoltura. Si presenta inoltre il problema di tutelare i diritti dei piccoli pescatori, delle donne discriminate e della forza lavoro minorile. Ciò che la Fao si propone è di fare pressione sui governi perché si impegnino per una pesca sostenibile a livello mondiale sviluppando linee guida che contribuiscano allo sviluppo di politiche mirate a rafforzare la pesca su piccola scala. Secondo statistiche recenti, buona parte degli stock ittici di mare aperto sono sfruttati in eccesso con conseguenze negative sull’ ambiente che a sua volta riducono la produzione ittica con disagi economici e sociali. Occorre perciò avviare efficaci programmi di ricostituzione degli stock ipersfruttati. È giusto dunque che cresca il settore della pesca, assieme a quello dell’ acquacoltura, ciò però deve avvenire in modo responsabile, coinvolgendo sia la società che l’ industria. Prima di tutto la società civile, assieme alle organizzazioni non profit, dovrebbe fare pressione affinché i governi mantengano le promesse e tutte le parti vengano soddisfatte. In secondo luogo, anche l’ industria dovrebbe intervenire a proporre nuove soluzioni e fornire tecnologie e investimenti.

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Vi siete mai chiesti il perchè del detto popolare “Sano come un pesce”? Questa buffa locuzione è stata coniata nell’antichità quando i pesci erano considerati degli esseri viventi che non si ammalavano mai. Naturalmente questa credenza era sbagliata, ma grazie alla selezione naturale della specie e a molti altri fattori, raramente si poteva osservare in natura un pesce malato. La contaminazione delle acque, ad esempio, è un fenomeno abbastanza recente, cosicché nell’antichità non capitava mai di trovarsi difronte ad una moria di pesci. In aggiunta a questo, lo studio delle malattie legate al mondo ittico ha avuto uno sviluppo recente, scoprendo che in realtà i pesci si ammalano nella stessa misura degli altri animali. Ci dispiace quindi informarvi che l’antico detto “sano come un pesce” in parte si sbagliava, anche se va ricordato che la presenza di specie ittiche, in un ambiente acquatico, è un test attendibile per controllare la salubrità e la qualità dell’acqua. photo credit: Benson Kua via photopin cc

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Gli esami di maturità sono iniziati e, in questi giorni di grande concentrazione e studio, ci sono alcuni alimenti che possono venire in aiuto dei maturandi tra cui, ovviamente, il pesce

Alimentarsi bene è sempre importante, ma in particolar modo quando si è sottoposti ad uno sforzo mentale così intenso. Infatti, alcuni cibi influiscono sull’umore e favoriscono - o, viceversa, compromettono - l’attenzione. Gli esperti spiegano che una dieta poco equilibrata non influisce solo sulla salute fisica, ma può avere anche un impatto catastrofico sulla soglia di concentrazione, sulla memoria e sull’umore.

Vi sono alcuni nutrienti che non dovrebbero mai mancare nella dieta degli studenti sotto esame: sali minerali e vitamine del gruppo A, B, E e C per la memoria, zinco e selenio.

Pesci come crostacei, frutti di mare, sardine e tonno sono ricchi di selenio, un antiossidante che migliora la memoria e la concentrazione. Inoltre, in tutti i pesci e in particolare in quelli grassi come salmone,tonno, aringhe, sardine e sgombri sono presenti abbondanti quantità di Omega 3 e DHA, acidi grassi essenziali dalle numerose proprietà benefiche per il nostro organismo. Gli Omega 3 garantiscono una maggiore fluidità degli impulsi nervosi e perciò consentono la prontezza di riflessi e preservano la memoria.

I nutrizionisti consigliano, per la cena della giorno precedente l’esame, di non mangiare dopo le 20:30 per non affaticare la digestione e suggeriscono di preferire pietanze che non appesantiscono  e che facilitano il sonno. Consumare pesce accompagnato da verdure e ortaggi garantisce ai maturandi il giusto mix di vitamine e acidi grassi essenziali che permetterà loro di fare il pieno di concentrazione.

La mattina degli esami non scordate di fare una sostanziosa prima colazione in modo da evitare stanchezza e debolezza. Inoltre, non eccedete con the e caffè in quanto queste bevande se consumate in dosi eccessive provocano ansia, nervosismo e insonnia. Infine, di tanto in tanto, concedetevi qualche dolcetto di incoraggiamento per migliorare l’umore e concedervi un momento di relax…in fondo ve lo meritate!

Ora conoscete i vantaggi che un’alimentazione equilibrata e ricca di pesce può apportare al vostro studio e a noi non rimane che augurarvi in bocca al lupo! :)

[Photo Credit: En Forma 180]

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Chi di noi non ricorda con piacere una passeggiata sulla spiaggia o una nuotata al mare? Certamente siamo tutti consapevoli degli effetti benefici che l’ambiente marino ha sulla nostra mente e il nostro fisico. Ma da oggi, le buone notizie non si fermano qui: oltre a farci sentire bene, il mare ci renderà ancora più belli! È notizia di questi giorni, infatti, che una startup siciliana sta per immettere nel mercato una serie di prodotti cosmetici per la pelle del viso e del corpo che hanno come elemento base la Posidonia oceanica. Chiamata anche il “Prato di Poseidone”, è endemica nel Mar Mediterraneo, ha foglie nastriformi lunghe fino ad un metro e gli estratti naturali che si trovano al suo interno hanno proprietà antiossidanti, rivitalizzanti, elasticizzanti e tonificanti per la nostra pelle. L’idea di questo progetto è venuta alcuni mesi fa quando l’equipe di “Maressentia”, questo il nome della startup, ha stretto una partnership con i gestori dell’Area Marina protetta al largo delle isole Egadi, con lo scopo di collaborare agli studi su questo vegetale acquatico dalle caratteristiche in parte ancora sconosciute. Ma non preoccupiamoci: il patrimonio floristico dell’arcipelago siciliano non sarà minimamente intaccato dall’uomo. Non saranno prelevate dai fondali marini le foglie della pianta, ma solo quelle parti naturalmente strappate al mare dalle mareggiate verranno raccolte a riva e lasciate essiccare per poterne estrarre i principi attivi. Gli studi sugli utilizzi di queste piante sono stati svolti in diverse università italiane, le quali hanno constatato come la Posedonia abbia straordinari poteri antiossidanti, simili a quelli delle Bacche di Goji, e grande capacità di rivitalizzare la pelle. Ricche di Iodio, flavonoidi e altre importanti sostanze per la bellezza della nostra pelle entreranno in commercio a marzo in farmacie, parafarmacie e erboristerie italiane. (Photocredits cilentochannel.com)

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Il pesce, anche quello surgelato,  è sempre più spesso sulle tavole degli italiani; affinché sia sano e salutare, però, è fondamentale che sia di di ottima qualità. Come preservare al meglio le proprietà organolettiche e nutritive dei surgelati? Semplice, con la catena del freddo. Scopriamo insieme di cosa si tratta.

  • Cos'è
L’espressione catena del freddo indica il ciclo completo attraverso il quale gli alimenti surgelati vengono mantenuti ad una temperatura costante e sempre inferiore ai -18°C lungo tutto il percorso, dalla produzione alla vendita, inclusi trasporto e spostamenti. La catena del freddo consente di preservare la qualità, l’igiene e la sicurezza degli alimenti dallo stabilimento (stoccaggio e trasporto) al banco vendita. Durante tutto il ciclo, il prodotto surgelato viene monitorato con estrema attenzione a garanzia del mantenimento della temperatura prevista dalla legge.
  • La temperatura

-18°C è il  valore che accompagna, per legge, il prodotto surgelato durante tutta la sua vita commerciale. A tal fine, la temperatura deve essere mantenuta molto bassa anche nei magazzini di conservazione e nei depositi di distribuzione, nei furgoni che si occupano del trasporto e, ovviamente, nei punti vendita.

Secondo la normativa vigente inoltre, presso negozi e supermercati, i frigoriferi espositori e i banconi congelatori che contengono prodotti surgelati devono dimostrare il rispetto della temperatura con termometri esposti al pubblico.

  • Quali sono i vantaggi

I vantaggi della catena del freddo consistono nella riduzione del rischio di shock termici che potrebbero alterare le proprietà organolettiche dell’alimento e deteriorare quelle nutritive.

  • Come scongelare

È sconsigliato scongelare a temperatura ambiente gli alimenti surgelati;  i tempi richiesti da quest'attività, infatti, sono piuttosto lunghi e possono favorire lo sviluppo di microrganismi. Tra i metodi consigliati per un corretto scongelamento vi è quello in frigorifero oppure, nel caso in cui l’alimento sia già porzionato, lo si può scongelare direttamente in pentola con la cottura.

Dal 1988, Rivamar porta nelle case degli italiani prodotti di alta qualità grazie all'utilizzo di rigide e ricorrenti procedure che rispetta con particolare fermezza in modo da garantire standard superiori a quelli richiesti dalle normative. L’azienda ha voluto attestare i suoi standard igienico-qualitativi con le certificazioni internazionali BRC e IFS, indispensabili per lavorare con la grande distribuzione. Tali certificazioni forniscono una misura attraverso la quale i produttori di alimenti possono dimostrare ai propri clienti il livello di competenza nella sicurezza alimentare e nei sistemi di qualità.

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Esiste il metodo giusto per cuocere al meglio il pesce oppure sceglierne uno solo, tra piastra, forno e padella non è la via più consigliabile? Spesso ci si affida al metodo di cottura del pesce con cui ci si sente più sicuri e preparati ma ci sono diversi elementi da tener in considerazione per ottenere un risultato eccellente. Bisogna, infatti, conoscere bene la carne del pesce scelto, quali ingredienti saranno abbinati e per quanto a lungo dovrà cuocere.

Capiamo allora insieme quali accorgimenti seguire per ogni tipo di preparazione:

Per la cottura al forno le modalità più utilizzate sono due: al cartoccio o in umido. Per la prima la cottura sarà abbastanza veloce e richiederà poco tempo poiché la temperatura impostata è, solitamente, piuttosto elevata. Il pesce viene racchiuso nella carta stagnola o in quella da forno e insaporito con aromi, spezie o verdure. Questo metodo garantisce la commistione dei vari ingredienti esaltando così il sapore del pesce in maniera più decisa e nel giro di breve tempo.

Per quanto riguarda la seconda, il pesce andrà bagnato spesso con vino bianco o con il brodo, e la cottura proseguirà per un tempo più lungo del precedente all’interno di un recipiente.  La cottura in umido è un ottimo escamotage per mantenere i tranci davvero teneri e succosi.

La cottura in padella, invece, è forse la più semplice visto che tenere sotto controllo l’andamento della cottura è più immediato e meno difficoltoso. Anche in questo caso il tempo sarà abbastanza breve mentre la temperatura piuttosto elevata. Pertanto, è ottima per pesci quali merluzzo, spada, tonno, branzino, rombo, sogliola, triglia, salmone e molti altri.

Un consiglio più che buono per evitare di far attaccare alla padella il pesce, prevede la sua salatura solo a metà cottura. In aggiunta, è consigliabile ungere il fondo con un filo d’olio e adagiare i tranci dalla parte della pelle per far sì che si formi la crosta e poter proseguire poi con la cottura a fiamma bassa. Ricordate che bisogna far attenzione a girare spesso il pesce cambiando lato d’appoggio e coprire la padella con il coperchio.

Per chi decidesse invece di cuocere il pesce alla piastra la prima cosa da fare e farla riscaldare 10 minuti prima di cominciare e farle raggiungere una temperatura elevata. Qui, rispetto alle altre preparazioni, il tempo è variabile e dipende dallo spessore del trancio di pesce da cuocere. Un plus è far marinare in olio e spezie il protagonista dei vostri piatti prima di adagiarlo sulla superficie della piastra e spennellarlo durante la preparazione.

Il pesce è un alimento versatile e, come ben si sa, adatto ad un’infinità di ricette il cui risultato, tenendo a mente questi piccoli accorgimenti, sarà impeccabile.

Ora non vi resta che mettervi all’opera!

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Negli ultimi periodi, complici i moltissimi programmi di cucina che si vedono in tv e la sempre più diffusa conoscenza delle tecniche di cucina, ha preso sempre più piede anche nelle case la cottura sottovuoto. Si tratta di un metodo di cottura ormai molto utilizzato nei ristoranti, che però finora non aveva avuto grossa diffusione in ambiente domestico a causa delle particolari attrezzature di cui si necessita. Eppure la macchina per il sottovuoto ormai è molto comune da trovare anche a livello casalingo, quindi cuocere gli alimenti in questo modo è diventato molto più semplice. Si tratta, inoltre, di un tipo di cottura che permette di mantenere intatte le proprietà organolettiche e nutrizionali degli alimenti. La cottura sottovuoto è una tecnica che consente di ottenere ottimi risultati in cucina, poiché l'assenza quasi totale di aria permette un maggiore contatto tra gli alimenti e il condimento che viene utilizzato all'interno del sacchetto, e si avrà quindi una cottura più uniforme in grado di restituire pietanze morbide e succose, mai secche e piene di sapore. Cuocere sottovuoto è più semplice di quanto si possa pensare: basta chiudere gli alimenti all'interno degli appositi sacchetti con i loro aromi e con i condimenti desiderati, creare il sottovuoto con l'apposita macchina e cuocere il tutto all'interno di una pentola piena d'acqua o in un forno a vapore. La cottura, poi, avviene in tempi piuttosto brevi e a temperature basse, anche se dipende dalla dimensione degli alimenti e dalla loro tipologia. Il pesce, ad esempio, è uno degli alimenti che si prestano meglio alla cottura sottovuoto, poiché le carni, ricche di sapore e molto tenere, contengono collagene che durante la cottura si sprigionerà dando vita ad un sugo particolarmente "gelatinoso" e gustoso. Per la cottura sottovuoto del pesce, infatti, basterà aggiungere nel sacchetto insieme ai tranci, ai filetti o ai pesci interi, erbe aromatiche e qualche verdura in quantità moderata, visto che la particolare tipologia di cottura impedisce la dispersione dei liquidi e quindi permetterà agli aromi di sprigionare tutto il loro gusto e i loro profumi all'interno del sacchetto. Prima di sigillare il sacchetto, poi, aggiungete un po' di acqua e dell'olio che serviranno a riempire i vuoti d'aria che si genereranno tramite la macchina del sottovuoto. I tempi e le temperature di cottura saranno diversi a seconda che si tratti di pesci interi o filetti, tranci o medaglioni e delle loro dimensioni, ma comunque non supereranno mai i 70 gradi al cuore dell'alimento. Con la bassa temperatura, comunque, la cottura del pesce risulterà molto semplice, visto che le carni non subiscono rosolature o arrostimenti. Insomma, non correte il pericolo di bruciare tutto! Potete servire il pesce non appena ultimata la cottura al vapore, ma lo potrete anche conservare fino a 15 giorni in frigo semplicemente procedendo all'abbattimento della temperatura al termine della cottura. Basterà immergere il sacchetto ancora sottovuoto in un recipiente di acqua e ghiaccio. Fate comunque molta attenzione al materiale che utilizzate per questo tipo di cottura: gli alimenti saranno a diretto contatto con il sacchetto, quindi è indispensabile scegliere materiali adatti alla cottura degli alimenti, che siano impermeabili all'umidità, che evitino cessioni agli alimenti e che non si sciolgano durante la cottura. Ed ora... Via libera alle sperimentazioni! (Photocredits lacucinadilalla.com)

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La prevenzione dell’ictus cerebrale inizia a tavola: infatti, grazie ad un’alimentazione sana, ricca di pesce azzurro, frutta, verdura e olio extravergine d’oliva, il rischio di essere colpiti da questa malattia può essere ridotto del 20%. A ricordarcelo è l’Associazione per la Lotta all’Ictus Cerebrale A.L.I.Ce, che nel mese di Aprile sostiene una campagna di prevenzione a questa patologia cerebrovascolare con numerose iniziative di sensibilizzazione e di informazione. Gli esperti affermano che l’incidenza dell’ictus cerebrale può essere prevenuta nell’80% dei casi seguendo un adeguato stile di vita, che preveda una costante attività fisica e una sana alimentazione. Secondo gli studi condotti negli ultimi 30 anni su un campione di 400mila persone, mangiare pesce - preferibilmente quello azzurro come salmone, pesce spada, sgombro, tonno e trota - da due a quattro volte la settimana riduce il rischio di ictus. Infatti, è emerso che più si aumenta il consumo di pesce più diminuisce il rischio di ammalarsi grazie al contenuto di Omega-3. Questi acidi grassi, essenziali per il nostro organismo, sono in grado di proteggere il cervello e le pareti dei vasi sanguigni. Inoltre, gli esperti consigliano di moderare l'apporto di sale, di consumare almeno 5 porzioni al giorno tra frutta e verdura e, infine, di limitare il consumo di grassi e condimenti di origine animale, prediligendo quelli di origine vegetale come l'olio extravergine d'oliva. L'ictus cerebrale costituisce la seconda causa di morte a livello mondiale, ma con l'aiuto della dieta mediterranea possiamo cominciare a prevenirlo! [Photo credit: Work Out Italia ]

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L’autunno è iniziato e ci siamo definitivamente lasciati alle spalle il sole, la tintarella e le feste in spiaggia per ricominciare la routine lavorativa. E allora, se l’umore non è dei migliori, basta partire dalla dieta per non farci mai mancare il sorriso durante le giornate autunnali. Gli Omega 3, contenuti nel pesce azzurro come il tonno e il pesce spada ma anche nel salmone, possono diventare degli ottimi alleati nella produzione dei principi nutritivi essenziali alla stabilizzazione dell’umore. Maurizio Pompili, vice-presidente della Iasp - l'International Association for Suicide Prevention, in una recente ricerca ha evidenziato che “il cervello opera a un alto tasso metabolico e utilizza una grossa quota di energia e nutrienti. Le abitudini alimentari influiscono sul funzionamento del sistema immunitario, che incide sul rischio di depressione. Le difese antiossidanti coinvolte nelle patologie mentali utilizzano cofattori nutrienti". Abbassare il rischio di incorrere in depressioni comincia dunque da una corretta alimentazione che include pesce azzurro almeno 2 volte la settimana e preferibilmente la sera per assimilarlo più facilmente e far entrare in circolo i nutrienti più importanti. Leggero e anti-depressivo: sembra essere il cibo perfetto, ma occhio ad un eccessivo consumo. Anche valeriana e passiflora aiutano a controllare gli stati d’ansia, così come la melatonina alleata del sonno o la frutta secca ricca di magnesio e selenio per il benessere delle cellule nervose. Limitare, invece, cibi come le carni rosse, cibi fritti, cereali raffinati, dolci e bevande eccessivamente zuccherate che provocano ulteriore squilibrio nell’organismo è la scelta migliore per affrontare con il sorriso anche queste grigie giornate autunnali. Alimentazione e buonumore, ancora una volta, viaggiano insieme: gli alleati del nostro cervello devono essere Omega-3, vitamine del gruppo B, colina, ferro, zinco, magnesio, S-adenosilmetionina, vitamina D e amminoacidi. La salute è un bene prezioso, inizia subito a prendertene cura: che ricetta a base di pesce preparerai stasera?

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Le leggende sul mondo marino portano a galla sentimenti e retaggi innati negli esseri umani. Abbiamo quindi deciso di proporvi la favola Araba “I tre Pesci”. Il racconto parla di 3 pesci che vivevano nello stesso stagno: uno intelligente, uno nella media ed uno ottuso. Un giorno le loro vite vennero messe in pericolo dall’arrivo di un pescatore. Il pesce intelligente capì subito la situazione in cui erano, ricordandosi di alcune storie che aveva sentito raccontare da pesci più vecchi di lui. Decise così di attuare uno stratagemma per aver salva la vita, "Dato che ci sono pochi posti dove nascondersi in questo stagno - pensò fra sé e sé - per non farmi catturare smetterò di respirare e farò finta di essere morto". Deciso il piano il pesce saltò fuori dall’acqua finse di essere morto e venne immediatamente ributtato nello stagno dal pescatore, che non gradiva l'idea di mangiare una preda già morta. Il secondo pesce, che non era sveglio come il primo si fece spiegare il trucchetto e provò a replicarlo, ma quando balzo fuori dall’acqua si dimenticò di trattenere il respiro ed il pescatore vedendo che questo era ancora vivo lo raccolse e lo mise nel secchio. Distratto dai suoi pensieri, l’uomo però si dimenticò di chiudere il secchio e il pesce appena catturato riuscì faticosamente a scivolare fuori ed a riguadagnare lo stagno a piccoli salti. Il terzo animaletto che di sale in zucca non ne aveva, cerco di farsi spiegare dagli altri due cosa doveva fare così raccolte tutte le sue forze spicco una balzo davvero lungo fuori ed atterrò proprio accanto al pescatore. L’uomo stizzito per aver perso già due pesci, lo infilo subito nel secchio senza preoccuparsi di verificare se respirava o no e raccolse la sua rete e se ne andò. Quando poi aprì il contenitore per controllare la sua preda, si accorse che non respirava e nuovamente stizzito lo diede al suo gatto. Qual è secondo voi la morale di questa favola?

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Qual è la ricetta della felicità? Purtroppo non lo sa nessuno, ma un gruppo di ricercatori australiani è pronto a scommettere che sia a base di pesce! Quanto meno per le donne... I ricercatori del Menzies Research Institute Tasmania di Hobart, infatti, hanno condotto uno studio i cui risultati mettono in evidenza che le donne che consumano pesce ricco di omega 3 almeno due volte alla settimana riducono del 25% il rischio di soffrire di depressione. La ricerca è stata condotta su 1.400 uomini e donne dai 26 ai 36 anni che per un periodo di cinque anni  hanno tenuto un diario alimentare in cui annotavano i cibi consumati quotidianamente, mentre venivano anche registrate le ripercussioni sulla loro mente. La ricerca, pubblicata sull'American Journal of Epidemiology, ha messo in luce che per le donne partecipanti allo studio, ogni portata settimanale in più di pesce ha contribuito a ridurre del 6% i rischi di sviluppare depressione. La conclusione a cui sono giusti i ricercatori, quindi, è che gli omega 3 presenti nel pesce possano interagire con gli ormoni femminili, dando vita ad un vero e proprio mix antidepressivo. Per gli uomini, invece, non sono stati rilevati effetti positivi. Che mangiare pesce faccia bene alla salute e al fisico non è un mistero per nessuno, ma i risultati di questa nuova ricerca mettono in luce una nuova prospettiva, che lega gli Omega 3 non solo al benessere fisico ma anche a quello mentale. La felicità vien mangiando! Donne fortunate...

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Lo stoccafisso è uno degli ingredienti più celebri di alcuni dei piatti della tradizione italiana, tanto che nella penisola viene celebrato in moltissime sagre e manifestazioni. In Liguria ed in Piemonte però il pesce non viene solo servito in tavola ma è stato fantasiosamente ripensato come strumento di gioco. Il lancio dello stoccafisso è una vera e propria gara che si rinnova ogni anno durante le sagre paesane liguri e piemontesi. A Varazze, comune di circa 14000 abitanti in provincia di Savona, l’appuntamento è per il 26 e 27 Gennaio. Alla competizione si potrà partecipare a coppie e le regole sono molto semplici: si lancia il proprio pezzo di stoccafisso lungo un tragitto e si avanza in base a dove cade il pesce. Vince chi termina il percorso nel minor tempo possibile e con il minor numero di lanci. I lanciatori non sono certo dei professionisti ed il divertimento è assicurato dato che il pesce può finire ovunque. A Molare in Piemonte il lancio dello stoccafisso è ormai da anni un appuntamento imperdibile e tradizionalmente si svolge nella seconda metà di Gennaio. In questo paesino le regole della gara sono leggermente diverse da quelle di Varazze. Le squadre sono composte da 5 giocatori e vincerà quella che riuscirà a finire il percorso con il minor numero di lanci. Nonostante la gara non sia ufficiale la rivalità tra i partecipanti è comunque alta, tanto che in un’edizione degli anni 90 una squadra “dopò” il suo stoccafisso riempendolo di pietre per aumentarlo di peso e trarne i relativi vantaggi. Al di la della scarsa sportività di qualche individuo, il gioco del lancio dello stoccafisso resta una sana tradizione e diviene un momento di aggregazione e di divertimento all'aria aperta.   Credit image: www.rivamar.it

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La settimana scorsa ci siamo occupati della terra natia del baccalà e di come tradizionalmente il merluzzo venga pescato, lavorato ed essiccato per diventare lo stoccafisso che noi tutti conosciamo e troviamo nelle migliori pescherie. Questa settimana, invece, ci sembra giusto raccontare la seconda parte della storia, quella che magari riguarda più direttamente le nostre cucine, ovvero come lavorare al meglio quel pezzo di pesce duro come il legno per trasformarlo in succulente prelibatezze. Innanzitutto, quale baccalà scegliere in pescheria? Lo stoccafisso di qualità deve avere un forte odore di pesce e non deve essere inferiore ai 40 cm di lunghezza. Alcuni dicono che più grosso è e più è saporito, ma questo non è necessariamente esatto; nel nord Italia si preferisce uno stoccafisso più snello, mentre al sud viene più usato quello più pieno. Per non sbagliare meglio dunque rifarsi al luogo di origine della ricetta che vorremo preparare, ad esempio meglio un pesce più sottile per il “baccalà alla vicentina” ed uno più consistente per lo “stocco con patate”. È molto importante invece che il pesce sia ben pulito e non presenti macchie o ecchimosi dovute ad un’essicazione non corretta, queste potrebbero avere ripercussioni sul gusto. Fase importantissima è sicuramente quella dell’ammollo. Appena comprato il baccalà è molto secco e duro, infatti, durante il processo di essicazione, il pesce, ha perso circa il 70 % dell’acqua, è quindi necessario reintegrarla prima di procedere alla cottura. Questo è un processo molto lungo, affinché riacquisti appieno il sapore originario e la morbidezza delle carni lo stoccafisso deve restare in ammollo per circa due settimane, 12-14 giorni, in acqua fredda, avendo cura di cambiarla due volte al giorno a distanza di più o meno 12 ore. In genere ci si accorge quando il pesce è pronto all’uso dal suo volume, che deve essere aumentato di cinque o sei volte. Per una buona riuscita finale anche la temperatura esterna è molto importante, e si deve aggirare intorno ai 5°, meglio dunque eseguire l’ammollo in inverno ed all’esterno, anche per evitare spiacevoli inconvenienti dovuti al forte odore del pesce. Vista la tempistica di questa fase conviene mettere a bagno grandi quantità di pesce che poi potranno essere surgelate e consumate durante tutto l’anno. Una volta reintegrata l’acqua il baccalà subisce una notevole variazione di peso, che può addirittura raddoppiarsi o triplicarsi a seconda dell’acqua assorbita; è necessario quindi prestare particolare attenzione alle quantità presenti nelle ricette, se il peso si riferisce al pesce essiccato o a quello pronto all’uso. A questo punto lo stoccafisso è pronto per la cottura. Visto il suo sapore caratteristico esistono numerose ricette su come cucinare il baccalà, sia legate alla tradizione che alla cucina più innovativa, se volete alcune idee potete consultare la pagina dedicata al baccalà nel sito di Rivamar, o continuare a seguire il nostro blog dove periodicamente vengono segnalate le ricette più interessanti su questo pesce prelibato.

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Calamaro gigante, calamaro colossale o Kraken? Tre nomi per definire lo stesso animale o tre differenti mostri? Le leggende si sprecano in merito a questa creatura leggendaria e la definiscono come un mostro aggressivo dotato di becco possente, potentissime ventose e tentacoli muniti di artigli affilati. Le scoperte di qualche anno fa hanno però in parte smentito queste credenze ed hanno rivoluzionato la temibile reputazione di questo enorme mollusco. Esso infatti viene recentemente descritto come una creatura molliccia e gelatinosa e dal carattere pigro, tanto da farsi trascinare dalla corrente. Questo enorme invertebrato non è mai stato osservato in natura, ma si presume possa vivere nelle acque dell’Antartide a circa 2000 metri di profondità. Si pensa inoltre che si cibi principalmente di pesci dal peso di 5 chili e che un pasto del genere possa bastargli per 200 giorni. I ricercatori che studiarono il primo esemplare catturato di calamaro gigante (della lunghezza di 10 metri), ne analizzarono infatti il metabolismo, arrivando ad affermare che la domanda di energia del suo corpo richiede un ritmo vitale molto lento. I risultati di queste ricerche sono consultabili sul Journal of the Marine Biological Association. In conclusione si può affermare che questo “terribile mostro” è in realtà un mite mollusco che vive nell'oscurità e che non ha nessuna intenzione di attaccare le navi che solcano i mari dell’Antartide.   Credit image: greenreport.it

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Le leggende partenopee legate al mondo del mare sono moltissime, tra queste una delle più famose è quella di Niccolò Pesce anche detto “Cola Pesce”. Questo ragazzo dalle incredibili capacità natatorie, dotato forse di mani palmate, secondo il mito abitava i fondali fra Napoli e Messina. La leggenda afferma che fin da bambino Niccolò aveva una passione per il mare e vi si immergeva ogni qual volta faceva una marachella. Un giorno però la madre arrabbiata gli lanciò una maledizione “potesse diventar pesce”. Si narra che da quel momento egli riuscì a trattenersi negli abissi per ore o anche per giorni. Queste sue capacità gli permisero di trovare lavoro dal re di Napoli in persona, che incuriosito dagli abissi mandava Nicolò nei fondali per appagare le sue curiosità. Durante uno di questi suoi viaggi affermò di aver scoperto la Sicilia sorretta da tre immense colonne, di cui una tra l’altro era spezzata. Le sue perlustrazioni sembravano non avere fine, tanto che per percorrere grandi distanze si faceva ingoiare da un enorme pesce e quando aveva raggiunto la sua meta gli tagliava il ventre per uscirne. Le versioni della leggenda sono moltissime, tutte ricche di sfumature differenti, l’unico punto in comune è il fatto che Cola Pesce non riemerse più. Il mito messinese lo crede ancora vivo a sorreggere la Sicilia, di fatto sostituendo la colonna spezzata. La leggenda Napoletana invece lo vede vittima di una sfida con il re che gli aveva chiesto di riportare in superficie una palla di cannone. Un’ altra versione racconta che morì sott'acqua per vincere la gara proposta da l'imperatore Federico II, che aveva messo in palio il matrimonio con la propria figlia.

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La leggenda Giapponese, che vi proponiamo oggi parla della gratitudine dei pesci verso un ragazzo di nome Hikoichi, sguattero di cucina in un peschereccio. Il protagonista della favola trascorreva i suoi giorni nella calda cucina del peschereccio a preparare il pranzo per gli altri pescatori. Era da tutti considerato troppo sciocco per diventare un pescatore, buono solo per cucinare e servire a tavola. Hikoichi, alla fine dei pasti era solito gettare gli avanzi ai pesci, che poi chiamava a gran voce perché venissero a farsi un bel pranzetto anche loro. I pescatori nel sentirlo parlare con i pesci lo schernivano "sentite l'imbecille che parla con i pesci" . Tanto che arrivarono a dirgli "Forse un giorno i tuoi pesciolini ti risponderanno e ti diranno quanto ti sono riconoscenti!" Hikoichi però non badava a queste parole e continuava, imperterrito a dare da mangiare ai suoi amati pesci. Una notte la nave era alla fonda in una baia molto ampia, tutti i pescatori si addormentarono profondamente, stremati dalla dura giornata di lavoro. Hikoichi invece era sveglio, intento a lavare il riso per il pranzo del giorno dopo, quando all'improvviso si accorse che la nave era completamente ferma. Salì sul ponte, guardò ai lati ed il mare non c'era più, la nave si trovava arenata su di un banco di sabbia finissima, brillante come l'oro. Affascinato da questa visione decise di raccogliere un po’ di quella sabbia dorata. Riempì due secchi con la sabbia e li portò nella sua cabina. Il mattino seguente Hikoichi si svegliò e scoprì che la nave stava galleggiando placidamente sulle acque della baia. Della sabbia dorata non c'era traccia. Stupito dell’accaduto raccontò ai suoi compagni tutto ciò che aveva visto nella notte, ma nessuno gli credette, tanto che lo sbeffeggiarono duramente. Le risa dei compagni si arrestarono non appena Hikoichi mostrò loro i due secchi colmi di polvere d’oro, che aveva raccolto durante la notte. Hikoichi non si imbarcò mai più in quel peschereccio perché ormai era diventato ricco. Si comprò così una barchetta ed ogni giorno della sua vita continuò a portare da mangiare ai, suoi amati, pesci. Visse a lungo felice e nessuno lo chiamò più sciocco.

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Il segreto dell’immortalità potrebbe nascondersi tra i mari, esiste infatti una medusa in grado di rigenerarsi e di tornare al suo stato primordiale. La medusa, dal nome scientifico di Turritopsis Nutricula, raggiunge un diametro di 4-5 millimetri ed ha una cavità gastro-vascolare rosso brillante e cruciforme. Si ritiene che il suo habitat naturale siano i Caraibi, ma grazie alla sua capacità d’adattamento si è diffusa in tutto il mondo. Un team di biologi di Lecce ha infatti scoperto che la piccola medusa è l’unico animale al mondo che può tornare completamente ad uno stadio di polipo, sessualmente immaturo, attraverso un processo di transdifferenziazione. In questo modo la medusa riesce letteralmente ad invertire il suo ciclo di vita, evitando così la morte, o quanto meno ritardandola, rendendola potenzialmente immortale. Questa capacità, per ora, è stata osservata solamente in laboratorio e quindi non si conoscono bene le dinamiche che avvengono in natura, anche perché molte volte la medusa è vittima di malattie o di predatori, che gli impediscono di rigenerarsi. La ricerca è consultabile a questo link http://www.jstor.org/discover/10.2307/1543022?uid=3738296&uid=2&uid=4&sid=21101460435431

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Cosa può avere in comune una bella mortadella, rosa e con quei verdi pistacchi ed una bella trota di acqua dolce? Niente, oppure tutto, se la mortadella è di trota! È stata presentata infatti al Fish&chef la Mortadella di trota: un nuovo salume (se così si vuol chiamare) in grado di sconvolgere palati e sensi anche tra i più esperti intenditori di cucina. Si tratta di sorprendere e riportare alla riscoperta del pesce osservandolo da un'altra prospettiva, la scommessa portata avanti da Leandro Luppi, ristoratore di Malcesine di Garda. L'esperienza sensoriale al mangiare la mortadella suddetta è davvero particolare ed unica: pensate infatti di prevedere un certo gusto di un alimento percependolo con gli occhi, osservandolo, rigustando nel palato gli aromi che da sempre definiscono quel piatto, e poi di colpo scoprire un gusto totalmente diverso, inaspettato, di trota! È quel che hanno pensato i partecipanti della passata (e terza) edizione del Fish&chef, appuntamento annuale in quel di Malcesine di Garda. La vedremo sbarcare al bancone degli affettati, o al reparto ittico? Sono aperte le scommesse!

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Ci siamo già occupati della “seconda età d'oro del baccalà”, del gusto e della versatilità di questo pesce, ma tutto questo non può essere compreso appieno finché non si conosce il processo di lavorazione che trasforma il merluzzo in stoccafisso. Il merluzzo migliore proviene dalle isole Lofoten, situate nel nord-ovest della Norvegia, solo lì infatti si riscontra una serie di fattori che rendono unico il baccalà. Tutti coloro che hanno visitato queste zone sono concordi nel descriverle come terre da sogno, non solo per l’Aurora Boreale che illumina le notti invernali o il sole di mezzanotte d’estate, ma visitandole si percepisce la tradizione che vi è insita, e la cultura della popolazione che in queste terre ostiche vive ancora in completa simbiosi con la natura. Qui il baccalà è la fonte principale di sostentamento, sia in quanto piatto piatto principe di queste terre, sia perché la maggior parte delle famiglie vive della sua trasformazione ed esportazione. Le tecniche di pesca ed essicazione del merluzzo sono tramandate oralmente di padre in figlio da secoli, quelle utilizzate oggigiorno sono le stesse che hanno incantato Pietro Querini nel 1432, il marinaio veneziano naufragato nell’isola di Røst che, una volta tornato in terra natia, importò il baccalà in tutto il veneto. La lavorazione dello stoccafisso inizia a febbraio, con la pesca; tra gennaio ed aprile infatti merluzzi, dalle gelide acque del mare di Barents, si rifugiano per deporre le uova tra le coste più miti dell’arcipelago di Lofoten, riscaldate dalla Corrente del Golfo. Il processo di lavorazione inizia non appena i merluzzi sono pescati. Di notevole importanza risultano essere i tagli del ventre e della testa, in quanto un taglio corretto agevola il drenaggio, evitando residui di sangue che danneggerebbero poi la carne essiccata. Successivamente i merluzzi vengono legati a due a due per la pinna caudale, e sciacquati abbondantemente in acqua di mare e successivamente appesi nelle rastrelliere, le Fiskehjell . Il tutto deve avvenire molto velocemente, è importante infatti per un’ottima qualità del prodotto che il pesce venga appeso nel giorno stesso della sua pesca. L’essicazione dura circa tre mesi, ma il tempo necessario varia a seconda delle condizioni atmosferiche. Nelle isole Lofoten vi è tutta una serie di condizioni atmosferiche che fanno si che il merluzzo essiccato in queste terre sia il migliore di quello di tutte le altre parti del mondo. Il clima nel periodo in cui viene pescato il pesce è l’ideale per l’essicazione, le temperature infatti non sono troppo elevate e vi sono scarse precipitazioni, fattore di estrema importanza considerando che l'intero processo avviene all’aperto. In genere lo stoccafisso è pronto verso la seconda metà di giugno, quando vengono tagliati i fili che lo legano alle rastrelliere, successivamente imballato e spedito in tutto il mondo.

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La pesca a spinning viene erroneamente ritenuta una tecnica “difficile”, solo per pescatori esperti. Questo può essere vero solo a certi livelli e per tutti i tipi di pesca. Tutti si possono cimentare con questa tecnica, l’esperienza verrà fuori poi provando e riprovando, confrontandosi con pescatori più esperti, acquisendo notizie sui forum. Pescare a spinning è un’affermazione decisamente troppo generica, infatti molte sono le combinazioni attrezzatura, esca, preda e luogo di pesca che possiamo creare, si può andare dai persici reali, ai giganteschi siluri. Fatta questa premessa, secondo me, ad un pescatore che vuole approcciare il mondo dello spinning è consigliabile iniziare con un’attrezzature un po’ “generica”, che possa cioè andare bene per cavedani, aspi, persici reali, persici trota di medie dimensioni e lucci di dimensioni medio-piccole. La canna deve essere specifica per la pesca a spinning, questo non vuol dire svenarsi per acquistarne una, in commercio infatti se ne possono trovare di valide anche con 30 euro. Personalmente preferisco le canne monopezzo, però, in base ai gusti e alle esigenze di spazio, possiamo trovarne anche di telescopiche o ad innesto in due o più pezzi; per la lunghezza direi di andare sui 2,1 metri. Il mulinello deve essere di buona qualità, infatti questo tipo di pesca lo stressa ed usura molto; in vendita ne possiamo trovare di tutti i prezzi, per iniziare consiglierei di trovare un buon compromesso tra prezzo e qualità, naturalmente sempre in base alle nostre disponibilità. Visto che la canna bisogna tenerla sempre in mano consiglio mulinelli di piccole dimensioni, così da affaticarci il meno possibile, meglio se fornito di doppia bobina, così da poter disporre di fili diversi a seconda delle necessità. Passiamo ora al filo, per quanto riguarda le marche in commercio possiamo trovarne molte di buona qualità, si può scegliere tra il classico nylon, che io consiglio se si è agli inizi, o la treccia, decisamente più costosa e un po’ diversa da usare; i diametri che personalmente uso vanno dallo 0.18 allo 0.23, io però amo usare fili “fini”, per un pescatore che sta iniziando consiglierei un filo dello 0.25. Per quanto riguarda il cavetto d’acciaio, io solitamente non lo uso, però, se sapete che dove state pescando ci sono principalmente lucci, magari è consigliabile usarlo per evitare di perdere la preda. Parliamo ora delle esche da utilizzare, per iniziare punterei su esche di piccole dimensioni, in modo da poter prendere sia pesci di piccola taglia che prede più “importanti”, infatti le esche più grosse servono per fare selezione, rischiando di farci rimanere a bocca asciutta, e per uno che si sta avvicinando a questa tecnica, non è certo una cosa incoraggiante. Per partire consiglierei di acquistare qualche ondulante e rotante abbastanza leggero, ideali per cavedani ed aspi. Acquisterei poi un paio di minnow sotto i 10 cm; infine per puntare soprattutto persici trota acquisterei qualche busta di esche siliconiche: grub, cut tail o worm di dimensioni modeste (4-6 pollici), da usare con un amo anti alga e una piombatura leggera, 2-3 grammi al massimo; per quanto riguarda i colori, io preferisco quelli più naturali, però, in alcune circostanze, possono rendersi utili anche quelli più sgargianti ( giallo fluo, bianco). Una volta attrezzati, potete iniziare a pescare, scegliete canali, fiumi o laghetti ricchi di vegetazione, i predatori che stiamo cercando, infatti, sono soliti nascondersi sotto rami, tra le piante acquatiche o vicino qualsiasi ostacolo che possono trovare nel loro ambiente. Dopo aver lanciato l’esca, questa deve essere recuperata, un recupero regolare è poco naturale, per questo motivo va evitato, cercate invece di variare la velocità del recupero, potete dare alcuni colpetti con la canna, cambiare direzione e a tratti smettere di recuperare; naturalmente con l’esperienza la nostra tecnica non potrà che migliorare, risultando più efficace. Se conoscete qualcuno di più esperto di voi che pratica questa tecnica, fatevi consigliare, andate a pescare con lui, e osservatelo all’opera, guardare qualcuno più bravo di noi spesso è la cosa migliore. Per altre informazioni sulla pesca a spinning leggetevi il nostro post "Cos'è la pesca a spinning?"

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Oggi vi insegneremo le operazioni di base per per la pulizia del pesce. Nello specifico vi spiegheremo come compiere le attività di sbarbatura, squamatura, eviscerazione e lavaggio.

Sbarbatura

Con l’aiuto delle forbici dovete tagliare le pinne del pesce, cominciando da quelle pettorali per poi passare a quella dorsale e ventrale. Si consiglia di compiere questa prima operazione proteggendosi le mani con dei guanti, per evitare dolorose punture provocate dalle sostanze irritanti contenute nelle pinne di alcuni pesci, come ad esempio lo scorfano.

Squamatura

Tenete il pesce per la coda e con l’ausilio di appositi attrezzi, oppure sfruttando il dorso di un coltello o di un cucchiaio, grattate la pelle del pesce procedendo dalla coda verso la testa.

Eviscerazione

Se dovete pulire un pesce piatto, partite dall’orifizio anale posto sul ventre del pesce, praticate un taglio non troppo esteso ed eliminate i visceri dell’interno del pesce, grattando con un dito la parte sanguinolente che si trova alla base della testa. Se invece vi trovate a dover pulire un pesce a sezione ovale o tonda di grandi dimensioni, dovrete eviscerarlo attraverso l’opercolo sinistro, sollevandolo e mettendovi l’indice della mano ad uncino, in modo da afferrare e staccare gli intestini. Togliete poi eventuali residui con il manico di un cucchiaio. Se comunque non pensate di aver pulito bene il pesce sarà opportuno effettuare un taglio lungo il ventre. Quest’ultima operazione è consigliata per la trota e per il salmone, per i quali occorre poi pulire al meglio la lisca centrale dal sangue che vi rimane coagulato.

Lavaggio

Una volta compiute le precedenti operazioni il pesce è pronto per essere sciacquato sotto acqua fredda corrente. Ricordatevi di farla scorrere anche dentro la bocca ed all’interno del pesce. Mettete poi a sgocciolare l’animale asciugandolo con della carta da cucina. Se avete compiuto tutte queste operazioni con successo il vostro pesce sarà pronto per essere spellato, sfilettato e cucinato.

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Norvegia, Svezia e Finlandia hanno annunciato una serie di azioni comuni per la salvaguardia dell'Artico, un'area particolarmente importante per le sue potenzialità e per la ricchezza di risorse naturali. Grandi, infatti, sono gli interessi economici che ruotano intorno a quest'area, ma sono molti anche i pericoli a cui è costantemente sottoposta, soprattutto a livello ecologico. L'artico, infatti, è una zona molto sfruttata sotto molti punti di vista, per la pesca, per la navigazione e per l'estrazione di fonti energetiche, ma che è costantemente messa a rischio dall'eccessivo sfruttamento e dal cambiamento climatico, che mette a dura prova l'intero ecosistema locale. Proprio per evitare che tutte queste ricchezze vengano sfruttate troppo e male, le nazioni nordiche si sono affidate alla cooperazione. Al convegno 'Arctic Frontiers' in corso a Tromso (Norvegia), infatti, è stato presentato uno studio congiunto per lo sviluppo sostenibile dell'Artico che prevede un unico quadro normativo, un team congiunto di esperti e un piano a lungo termine per le infrastrutture e i trasporti, sempre tenendo conto della salvaguardia delle risorse naturali locali, dell'ecosistema marino e delle specie animali protette che occupano l'area. Dall'altra parte, però, sono moltissime le associazioni ambientaliste che chiedono lo stop di ogni tipo di sfruttamento dell'area, soprattutto a livello estrattivo, poiché considerata già troppo in pericolo a causa del riscaldamento terrestre che fa innalzare inesorabilmente la temperatura e il livello del mare. Le trivellazioni per estrarre idrocarburi e il traffico navale, poi, non fanno altro che rendere ancora più precario l'equilibrio dell'ecosistema locale. Attualmente, infatti, solo l’1,5 per cento dell’Oceano Artico è protetto, meno di ogni altra area oceanica presente sul nostro Pianeta.

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Dal 22 al 24 settembre avrà luogo a Barcellona la più grande fiera ittica del mondo con particolare riguardo ai prodotti marittimi del Mar Mediterraneo, cioè la Seafood Expo Southern Europe 2014. La fiera fa parte di catena di eventi ben più grande; questi rappresentano tutti gli incontri:

  • Seafood Expo North America
  • Seafood Processing North America
  • Seafood Expo Global
  • Seafood Processing Global
  • Seafood Expo Asia
  • Seafood Expo Southern Europe
In quei tre giorni si riuniranno più di 25 000 acquirenti, venditori e rappresentanti del settore figurando, dunque, la più grande opportunità di promuovere prodotti, processi, equipaggiamenti e servizi aziendali ai più grandi compratori di tutto il mondo. Vi saranno aziende di innumerevoli settori diversi tra cui:
  • compagnie aeree
  • compagnie di crociera
  • catene Fast Food
  • ospedali
  • hotel
  • ipermercati e supermercati
  • resort
  • ristoranti
  • commercianti all’ingrosso
  • importatori
  • esportatori
  • industrie
  • società di catering
Per l’occasione saranno organizzati una serie di programmi tra cui lezioni su come selezionare, gestire, e preparare una grande varietà di specie di pesce, dimostrazioni culinarie tenute da chef rinomati, sessioni educative su temi attuali che riguardano il mercato del Mar Mediterraneo ed infine programmi di matchmaking nel mondo degli affari. Tra le principali nazioni partecipanti vi sono: Algeria, Argentina, Bielorussia, Belgio, Bulgaria, Cile, Croazia, Grecia, Francia, Irlanda, Italia, Malta, Mauritania, Monaco, Marocco, Paesi Bassi, Norvegia, Peru, Portogallo, Russia, Spagna, Tunisia, Gran Bretagna ed infine Stati Uniti d’America. Dunque, per chi lavora in tutti quei settori che riguardano i frutti di mare, quest'occasione rappresenta un'opportunità a cui non è concesso mancare: potrebbe significare un ottimo investimento per l'azienda e far maturare interessanti collaborazioni se non addirittura clienti da tutto il mondo. Per tutte le informazioni scaricate la brochure a questo link  

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Quella di Favignana, nelle isole Egadi, è una delle più grandi tonnare di tutto il Mediterraneo: 32 mila metri quadrati (di cui i 3/4 coperti) che rappresentano un importante tassello della storia e delle tradizioni isolane, nonché una delle eccellenze dell’economia siciliana tra l’Ottocento ed il Novecento. Conosciuta come “Ex Stabilimento Florio” – è stata presa in gestione dalla famiglia Florio nel 1841 – a metà dell’Ottocento aveva una capacità produttiva di oltre 10.000 tonni l’anno e sin d’allora è stata una fucina di innovazioni nella cattura e lavorazione del pesce. A Favignana i Florio hanno introdotto la conservazione del tonno sott’olio, affiancandola a quella tradizionale sotto sale; sono anche stati tra i primi ad utilizzare delle particolari scatolette di latta con apertura a chiave, presentate all’Esposizione Universale del 1891-92. La pesca del tonno è una vera e propria arte, che ha il suo culmine nella mattanza. Si inizia nel mese di aprile, periodo in cui i tonnaroti mettono in mare le reti: queste possono raggiungere un’estensione anche di 4/5 km e vanno a formare delle camere nelle quali i tonni sono spinti ad addentrarsi. Essendo intercettati alla fine del loro percorso migratorio, i tonni pescati sono tendenzialmente i più grossi. In maggio, le barche – agli ordini del rais – accerchiano le reti e dopo qualche giorno si dà il via alla mattanza vera e propria. A terra, invece, si procede con lo stoccaggio e la lavorazione delle carni. I prodotti della tonnara sono diversi: i più noti sono probabilmente la ventresca e la bottarga, ma vi si ricava anche buzzonaglia, scapece, lattume, musciame, tarantello, ficazza, polmonello e cuore. Oggi questo tipo di pesca è in disuso, soppiantato dalla pesca industriale, ma anche per via di fattori ambientali quali il crescente inquinamento dei nostri mari e la diminuzione della popolazione dei tonni (motivo per il quale le campagne di pesca dei tonni sono fortemente regolamentate). La tonnara di Favignana ha cessato ufficialmente la propria attività commerciale nel 2007, ma già dal 1991 è stata acquisita dalla Regione Sicilia, che ha avviato il progetto di riqualificazione del sito, culminato il 13 agosto con la riapertura del polo museale. Grazie ad un finanziamento di 180 mila euro, è stato possibile ripristinare la sicurezza della tonnara e consentire di nuovo – dopo dieci mesi di stop – l’accesso al pubblico, per ammirare questo luogo convertito a museo di archeologia industriale: in soli due giorni si sono registrate 1.135 presenze, un vero e proprio record e un segnale positivo sia per il turismo sia per la comunità locale. I visitatori possono ammirare le attrezzature, le ancore e le barche della mattanza ancora custodite nella tonnara e attraverso installazioni multimediali ripercorrere la storia di questo stabilimento, che per generazioni ha dato di che vivere agli abitanti di Favignana: sono i protagonisti stessi, attraverso 18 maxi-schermi, a raccontare l’epopea della cattura e della lavorazione dei tonni, mentre un documentario in bianco e nero dell’Istituto Luce, risalente agli anni Venti, ci riporta indietro nel tempo accompagnati dalle cialome, le cantilene dei pescatori. Nel 2014 è prevista all’interno della tonnara l’apertura del Museo della battaglia delle Egadi (risalente al 241 a.C.), mentre diversi spazi dello stabilimento potranno essere utilizzati per eventi etno-culturali, allo scopo di destagionalizzare i flussi turistici e offrire lungo tutto l’anno attività d’interesse collettivo. photo credit: Civa61 / CC BY-SA 3.0

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Uno studio realizzato dall’Organizzazione non governativa internazionale Oceana ha messo in evidenza una realtà che risulta più diffusa di quanto si creda: una pietanza di mare su tre, servita nei ristoranti di Bruxelles, non è quella indicata nel menu. La frode, però, sarebbe diffusa anche nella distribuzione al pubblico, sia nei mercati che nei supermercati, soprattutto per tonno, merluzzo e branzino. 

Esiste un metodo per avere la certezza di ciò che si ha nel piatto? L’Unione Europea ha indicato come soluzione al problema la tracciabilità!

La tracciabilità consiste nella possibilità di ricostruire e seguire il percorso di un alimento o di una sostanza utilizzata nella produzione alimentare attraverso tutte le fasi, dalla produzione/raccolta fino alla distribuzione. Il Parlamento Europeo sta votando proprio in questi giorni un documento che tuteli, attraverso verifiche e codici, chi lavora onestamente. Per portare il meglio sulle tavole dei consumatori è necessario dare tutte le informazioni per capire cosa si acquista e per creare le condizioni di una scelta consapevole. È importante che per ogni prodotto o ingrediente siano esplicitate tutte le indicazioni: dalla zona di cattura, al nome, fino al fornitore e al numero di lotto.

L’etichetta è il risultato finale del processo, oltre agli ingredienti e agli allergeni, riportata: la data di scadenza, il lotto, le modalità di conservazione ed uso, la provenienza e l’informazione nutrizionale (sarà obbligatoria da dicembre 2016).

Spesso le frodi non sono causate da errori, ma da vere e proprie azioni volontarie; ciò emerge chiaramente osservando che non sono quasi mai i pescatori a sbagliare, ma chi si occupa delle fasi successive.

Quali sono le infrazioni più diffuse?

  • il pesce pescato in una zona inquinata può riportare nell’etichetta un’altra zona di provenienza, ritenuta meno rischiosa.
  • un pesce poco pregiato, quindi più economico, può essere venduto come varietà tra le più ricercate e, dunque, solo i palati più attenti sono in grado di avvertirne la differenza
  • infine, il pesce può essere adulterato per mantenere le caratteristiche originali di freschezza: l’acqua ossigenata permette di mantenere le carni bianche (metodo illegale), mentre con il monossido di carbonio si evita l’ossidazione per mantenere i colori più vivi.

Buone notizie, però, per il pesce che arriva sulle nostre tavole; infatti, l’Italia è ritenuto uno tra i Paesi più virtuosi grazie alla presenza di realtà direttamente legate alla filiera.

Noi di Rivamar siamo fermamente convinti che il rispetto delle regole di sicurezza sia fondamentale, tanto da garantire in molte occasioni standard superiori a quelli richiesti dalle normative. Garantiamo una maniacalità verso la qualità, un’ossessione che contribuisce a mantenere i massimi livelli di sicurezza ed igiene, dalla selezione alla preparazione e confezionamento del prodotto.

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Il primo giorno di aprile è tradizionalmente il “giorno degli scherzi”, celebrato soprattutto in Europa ma diffuso in tutto il mondo. Nell'antichità la maggior parte delle culture in questo periodo festeggiavano riti o feste di “rinascita” per simboleggiare la fine della stagione invernale e l’inizio della stagione primaverile, feste a cui il “giorno degli scherzi” sembra collegato. Grazie ad uno studio degli inglesi, si ritrovano nell'enciclopedia Britannica alcune possibili origini di questa tradizione: in principio vengono ricondotte al popolo romano e a quello indiano. Nella capitale romana la fine di marzo era il periodo delle feste di Hilaria – in onore della dea Cibele, la “grande madre”, dea della terra –. Questi riti avevano il loro massimo nel giorno del 25 marzo, giorno in cui si ricordava la resurrezione del dio Attis. Nella cultura indiana, invece, alla fine del mese di marzo si celebrava la festa di Holi, ricordata come la festa dei colori. In entrambi i popoli si riconoscevano tali date come il passaggio dall’inverno alla primavera, che veniva esaltata come una rinascita. Sempre secondo ricerche condotte in Britannia, ed evidenziate appunto nella stessa Enciclopedia, il rito contemporaneo dello scherzo del primo aprile avrebbe origine in Francia nella seconda metà del Cinquecento. La storia ci riporta a quando con l’editto di Roussillion (1564) prima, e poi l’applicazione del calendario gregoriano (1582), vennero spostate le celebrazioni per l’inizio dell’anno dal 25 marzo del calendario giuliano al 1 gennaio. Sebbene questo cambio di calendario fosse stato adottato da poco, negli anni successivi c'era chi si ostinava a festeggiare comunque l'inizio dell'anno all’ultima settimana di marzo. Questi erano così considerati degli stupidi e quindi oggetto di scherzi. Ma il primo aprile come “giorno degli scherzi” sembra avere un collegamento con il primo giorno dell’anno anche da molto prima del XVI secolo: in Iran, il primo giorno del nuovo anno cade sempre l’1 o il 2 aprile, e farsi scherzi durante questa festa è una tradizione che sembra attestata già diversi secoli prima di Cristo. Non dimentichiamo poi i festeggiamenti degli antichi romani che erano collegati al culto del Sole, i Saturnalia. Durante questo rito era tradizione che gli schiavi si sedessero a tavola per essere serviti dai padroni, in un’atmosfera di festa in cui anche il gioco d’azzardo era eccezionalmente permesso. Anche nella tradizione inglese il 1 aprile e' riconosciuto come il “giorno delle prese in giro” o “degli sciocchi” (April Fools’ day). In particolare, in Scozia, il primo aprile si chiama il Gowkie Day, alludendo alla stupidità, ma anche alla licenziosità sessuale. Le culture meditteranee come quella italiana e quella francese chiamano questa tradizione “pesce d’aprile” – “poisson d’avril”. In questo giorno vengono realizzati gli scherzi più disparati, dal classico pesciolino di carta attaccato sulla schiena a veri e propri scherzi fatti in tv. Comunemente si ipotizza un legame tra la stupidità di chi viene preso di mira e la facilità con cui si fanno prendere alcuni pesci. Per alcuni, invece, questo accostamento tra gli scherzi del primo aprile e i pesci deriverebbe dall’uscita del Sole dalla costellazione dei Pesci, che avviene alla fine di marzo. Nella cultura spagnola e sudamericana il giorno tradizionalmente destinato agli scherzi è il 28 dicembre, festività cristiana dei Santi Innocenti.

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Un video che ha fatto il giro della rete! Secondo voi è finzione o realtà? http://www.youtube.com/watch?v=Qp1nrhJAX3I

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Parte oggi la prima delle tre inziative di IdeaPesce realizzate grazie alla collaborazione con Ricette 2.0. Ai primi 5 lettori che manderanno una email con la loro ricetta di pesce preferita per le Feste Natalizie riceveranno in regalo una copia di "Ricette 2.0. - Dai blog alla tua tavola". Vi ricordiamo che per ogni copia del libro sarà donato 1€ alla Fondazione Banco Alimentare Onlus. Partecipare è davvero semplice! Scegliete la vostra ricetta di pesce preferita, scrivetecela via email assieme al motivo per il quale questa ricetta è così speciale per voi! Se allegate una foto sarà ancora più bello. Avete tempo fino al 20 dicembre. La mail alla quale inviarci tutto è ideapesce@gmail.com. Ricordatevi di firmarmi! Con Rivamar il Natale arriva prima!!!

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La lampuga (Coryphaena hippurus), conosciuta comunemente come lampuga o corifena cavallina, è un pesce pelagico appartenente alla famiglia Coryphaenidae. Vive in acque tropicali e subtropicali di Atlantico, Pacifico e Indiano. È presente anche nel Mar Mediterraneo. Appare sulle coste soltanto al tempo della deposizione delle uova, in autunno. Morfologicamente presenta un corpo lungo, compresso ai fianchi, con profilo frontale arrotondato e sporgente. La pinna dorsale è lunga, alta all'inizio, diminuisce in altezza verso la fine. Le pettorali sono lunghe e appuntite, così come le ventrali. L'anale è poco sviluppata in altezza, ma copre 1/3 del ventre del pesce. La coda è fortemente forcuta. Esternamente il pesce è grigio azzurro, tendente al blu sul dorso e al giallo su fianchi e ventre. Una particolarità sta nel fatto che il suo colore varia a seconda della luce: magnifico azzurro o porporino, con riflessi metallici di ogni sorta, o giallo-oro. Raggiunge una lunghezza massima di circa 2 metri ed un peso di circa 20 Kg. Nei nostri mari il peso medio delle catture varia da 3-4 etti ai 5 Kg. Solitamente viene pescata nel periodo da agosto a novembre con reti da posta in superficie o con reti da circuizione. La lampuga é un ottimo pesce dalle carni molto saporite, adatte per essere consumate al forno, in umido e alla griglia.

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L’inizio dell’anno è da sempre tempo di pronostici e di hit parade su cosa abbia fatto tendenza durante l’anno appena terminato. Ebbene noi vi proponiamo la nostra. L’argomento non poteva che essere il pesce, o meglio, i modi di cucinare il pesce, perché alla faccia di diete e propositi da inizio anno nuovo il pesce è buono e fa bene anche alla linea. Ecco le dieci ricette più consultate nel nostro sito nel 2010:

  1. Baccalà fritto alla romana
  2. Baccalà alla siciliana
  3. Baccalà con patate ed olive
  4. Stoccafisso alla genovese
  5. Merluzzo saporito
  6. Risotto giallo con baccalà
  7. Fritto misto in tempura con verdure
  8. Cous cuos ai frutti di mare
  9. Baccalà in cassuola
  10. Fritto misto con cruditè di verdure
(altro…)

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Cinque salse per accompagnare il pesce, ricette facili e veloci per dare una nota di sapore in più ai vostri piatti estivi!

Il pesce è spesso un ingrediente dal sapore neutro, che ha bisogno di salse, spezie e altri condimenti per essere esaltato al meglio. Rendere il pesce ancora più invitante e goloso sarà davvero semplice con una di questa cinque salse, ottime per qualsiasi tipo di cottura ma ancor di più con quella alla griglia. Ecco quindi una lista delle migliori salse per accompagnare il pesce per le vostre cene estive!

Salsa allo zafferano per pesce bollito o arrosto

Sciogliete una bustina di zafferano in un paio di cucchiai del liquido che rilascia il pesce in cottura e amalgamatelo a 4 cucchiai di maionese. Insaporite con qualche goccia di Tabasco e mescolate il tutto ben bene. Lasciate riposare per 10 minuti, regolate di sale e profumate con qualche filo di erba cipollina tagliata finemente: infine condite il vostro pesce bollito o arrosto. 

Salsa alle erbe per pesce lessato o grigliato

Per questa salina avrete bisogno di numerose erbette: mezzo cucchiaio di basilico tritato, mezzo cucchiaio di prezzemolo tritato, un paio di foglie di menta o mentuccia tritate, del timo e della maggiorana tritati. Mescolate bene insieme tutte queste erbette, aggiungete una crosta di pane ridotta in polvere abbastanza grossolanamente, aggiungete uno spicchio d’aglio e condite con dell’olio extravergine d'oliva. Sciogliete del sale e aggiungete qualche cucchiaio di succo di limone. La salsa alle erbe è perfetta per pesci lessati e grigliati.

Salsa al romarino per pesce al forno

Riscaldate in una padella, a fiamma dolce, 4 cucchiai di olio extra vergine d’oliva con uno spicchio d’aglio che rimuoverete non appena inizierà a dorare. Prendete qualche ramoscello di rosmarino, tritatelo finissimo e versatene un cucchiaio in padella. Lasciate insaporire un minuto, aggiungete un cucchiaino di aceto balsamico, qualche goccia di Tabasco e salate a piacere. Mescolate e togliete dal fuoco e versatelo sul vostro pesce cotto al forno. 

Salsa agli agrumi per il pesce crudo o alla griglia

Una salsa molto versatile pronta in pochi passaggi. Spremete il succo di un’arancia e di un limone, mescolate con del pepe e un pizzico di sale. Unite del sedano tritato e della cipolla e mescolate il tutto. Se dovete condire del pesce crudo aggiungete della maionese fatta in casa, la renderà più corposa e raffinata.

Salsa alla senape

La senape è uno dei migliori condimenti sia per il pesce che per la carne. Realizzate questa salsa mescolando qualche cucchiaio di senape a dell’olio d’oliva, dei capperi frullati, dell’aceto bianco e dello scalogno tritato e bollito. Aggiungete del prezzemolo e versate sopra al vostro pesce questa gustosissima salsa che si abbina perfettamente a qualsiasi tipo di cottura. 

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La scorsa volta abbiamo detto che la principale differenza tra il carpfishing e la pesca alla carpa tradizionale, sta nell’utilizzo delle boiles, che vengono poi innescate sull’ “hair rig”. Oggi entreremo maggiormente nello specifico di questo tipo di esca. Le boiles sono delle esche di forma sferica del diametro di circa 2 cm (si possono trovare sia di diametro maggiore che minore, in base alle esigenze di pesca), composte principalmente da una miscela di farine ed aromi. La loro forma e la loro durezza fa in modo che questo tipo di esca possa essere mangiato soltanto dalle nostre prede, rendendo impossibile l’abbocco da parte dei piccoli pesci che abitano i luoghi di pesca. Le boiles vengono usate anche nella pasturazione, per abituare le carpe all’esca che useremo durante l’azione di pesca. Le boiles possono essere acquistate nei negozi specializzati, oppure possono essere realizzate anche a casa, esistono infinite combinazioni di farine e aromi per la creazione delle boiles, solo tramite l’esperienza si può giungere al mix ideale per una determinata situazione di pesca secondo le nostre esigenze e gusti personali; non esistono, infatti, le boiles perfette in assoluto, ma solo quelle giuste per noi.

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Arriva nello scaffale Rivamar un nuovo prodotto dedicato alla ristorazione: le Canocchie dell'Adriatico, conosciute anche come Panocchie, sono crostacei che possono raggiungere la dimensione massima di circa 20 centimetri. Si tratta di un pesce molto gustoso e allo stesso tempo povero di calorie che viene pescato con reti a strascico nel Mediterraneo, in particolar modo dell'Adriatico. Le Canocchie Rivamar sono un prodotto italiano al 100% che arriva freschissimo in azienda, dove viene immediatamente precotto per poi essere surgelato rispettando la catena del freddo. Grazie alla tecnologia utilizzata e all'esperienza acquisita da Rivamar nella lavorazione del pesce, le canocchie mantengono tutto il gusto del fresco pur garantendo la comodità di un prodotto surgelato che può essere preparato in pochissimi minuti. Si tratta di un prodotto di alta gamma, pensato appositamente per usi professionali, che può essere impiegato sia per la preparazione di primi, sia per la preparazione di secondi piatti. Le canocchie sono ottime per preparare la zuppa di pesce o cotte in un sugo di pomodoro con cui condire la pasta, ma anche servita come secondo, cotta in acqua bollente per un paio di minuti e semplicemente condita con olio, limone e prezzemolo, come nella video ricetta che vi proponiamo di seguito. L'unica cosa che sembra difficile da fare nella preparazione delle canocchie è pulirle, ma basta un po' di manualità per riuscire a farlo in modo perfetto. https://www.youtube.com/watch?v=Ygh5_M0PZZs  

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L’abbinamento cozze e chirurgia vi sembra strano? Ed invece è proprio così, che le cozze facessero bene alla salute è cosa ormai risaputa, ma adesso a quanto pare verranno utilizzate anche in chirurgia. Uno studio del professor Ka Yee Lee dell’Università di Chicago ha condotto una ricerca sui filamenti proteici presenti nelle cozze che ha portato a risultati che hanno se non proprio dell’incredibile di sicuro dell’immaginabile. Quei filamenti fastidiosi infatti che vengono eliminati per primi nella pulitura delle cozze possono avere interessanti applicazioni in ambito medico. Se opportunamente trattati, e miscelati a polimeri e sali minerali a basso pH, danno luogo ad una soluzione gelatinosa, dal colore verdognolo. Al composto ottenuto poi viene aggiunto dell’idrossido di sodio che rende il materiale fortemente adesivo ed insolubile. Queste proprietà lo rendono particolarmente indicato per l’impiego come collante in mezzi subacquei o nella pratica chirurgica. Molto sorprendenti sono stati infatti i risultati ottenuti provando ad applicarlo su protesi mediche: il materiale sembra aderire perfettamente al’arto artificiale, donando una maggiore fluidità nei movimenti al paziente. Pensateci la prossima volta che vi ritroverete a pulire le cozze!

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L'estate sta finendo, ma le temperature sono ancora sufficientemente miti e le giornate sufficientemente lunghe da far venire voglia di serata in compagnia, magari all'aria aperta. Così ecco che, spesso, all'ultimo minuto scatta la cena tra amici. Così, stasera, abbiamo pensato proprio di darvi qualche idea per realizzare un aperitivo di pesce da preparare in poco tempo senza rinunciare all'effetto wow! Il salmone ed il tonno, in questi casi, si rivelano alleati preziosissimi per preparare crostini, vol au vent e tartine. Ma se avete voglia, potete anche provare a preparare delle mini polpettine e dei piccolissimi hamburger che saranno sicuramente graditissimi. Con il salmone, poi, potete provare a realizzare anche dei velocissimi rotolini di piadina o i classici cornetti salati. Con il merluzzo, invece, potrete provare a realizzare dei gustosissimi Bolinho de Bachalau, uno dei piatti più diffusi in Portogallo, mentre con gli intramontabili gamberetti potrete preparare varie versioni del classico cocktail o degli sfiziosi stuzzichini misti. Il successo è assicurato anche con i bignè di granchio e formaggio, che sono facili da preparare e che si possono mangiare senza sporcarsi. Se avete della pasta sfoglia in frigo, poi, la torta salata con porri e capesante sarà la ricetta giusta con cui stupire tutti. Le code di gambero, invece, potranno essere facilmente preparate in vari modi: sarà sufficiente cuocerle al vapore e servirle in tavola con varie salse di accompagnamento, come quella all'avocado o una semplice salsa di yogurt. Anche il riso e il cous cous saranno ottimi alleati nella preparazione del perfetto aperitivo di pesce: basterà munirsi di bicchierini e piccoli cucchiaini per servire dei buonissimi finger food di mare. E per finire, vi consigliamo di spendere magari qualche minuto in più nella preparazione e di azzardare con le frittelle di pesce e le alici in carrozza. Siamo sicuri che ai vostri ospiti piaceranno moltissimo!

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Pasqua è la festività associata alla primavera, all'arrivo della bella stagione e alle giornate all'aria aperta. È anche per questo che Pasquetta è considerata l'occasione perfetta per la prima scampagnata dell'anno, per una gita fuori porta o per un pic nic all'aria aperta. In questo caso l'organizzazione è tutto: panini, torte salate, piadine, tramezzini saranno alla base della perfetto pranzo sul prato. Un'ottima idea da portare nel cestino del pranzo sono sicuramente i cornetti salati con il samone, che possono comunque essere preparati in moltissime varianti, magari con del tonno o con il pesce spada, ma anche la piadina arrotolata e tagliata a rondelle può prestarsi a varie interpretazioni. Qui noi ve la proponiamo ancora a base di salmone. Le torte salate, poi, sono una vera garanzia! Si possono preparare il giorno prima e conservarle al fresco, per poi portarle nel cesto del pranzo già tagliate in quadretti o in spicchi riposti all'interno di contenitori di plastica. Se avete ancora zucca in casa, ad esempio, potete utilizzarla per preparare questa gustosissima torta salata in cui viene abbinata al merluzzo, oppure un'altra variante molto buona è quella della torta salata con porri e capesante. Si possono preparare senza problemi in anticipo anche le polpette di merluzzo, che possono essere preparate sia con i broccoli, sia con le zucchine. E un'altra garanzia sono le insalate di riso, magari preparate in versione sfiziosa e diversa dal solito con il riso venere al posto di quello classico, che tiene anche meglio la cottura e risulta sempre "al dente". Noi l'abbiamo proposto sia con i broccoli e i frutti di mare, sia con il salmone e lo zenzero. Un'ultima idea che piacerà un sacco a tutti? Il cous cous con le cozze e le verdure! Allora siete pronti per la gita fuori porta di Pasquetta? Piatti e bicchieri di plastica, contenitori con il pranzo, qualche bibita e il gioco è fatto! Buona scampagnata a tutti!

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Il parlamento Europeo in data 6 Febbraio 2013, ha approvato la riforma che permette di adottare le nuove politiche per la pesca sostenibile. Un risultato storico che fa esultare le associazioni ambientalistiche impegnate ormai da tempo per la sensibilizzazione dei consumatori messi di fronte alla preoccupante situazione delle risorse ittiche dei mari. Per decenni la Commissione Pesca al Parlamento Europeo non era riuscita ad evitare la pesca intensiva nelle acque europee, denominata anche overfishing. Questa immobilità ha portato ad un preoccupante declino degli stock ittici, mettendo a repentaglio sia l’ecosistema che l’economia. Questo sfruttamento eccessivo ha fatto in modo che il settore ittico subisse un calo produttivo, con un tasso di perdita occupazionale che varia dal 4 al 5% annuo. Nel 2002 gli stati dell’Unione Europea si erano già impegnati per ricostruire gli stock ittici a livelli di sostenibilità, ottenendo però scarsi risultati, tanto che attualmente il 63% degli stock dell’atlantico e l’82% di quelli del Mediterraneo sono soggetti all’overfishing. Grazie alla nuova riforma l’Europa farà guerra aperta al fenomeno del rigetto in mare, che comporta uno spreco di 1,7 milioni di tonnellate di pesci. Questo grazie all'introduzione del principio per cui non sarà possibile pescare più pesce di quanto lo stock sia capace di riprodurre, ma anche grazie alla creazione di riserve di ricostituzione degli stock. Sarà inoltre sostenuta la diversificazione delle attività integrative alla pesca e la possibilità di avere più risorse ittiche (queste scelte porteranno un incremento occupazionale). La riforma prevede poi un processo di regionalizzazione che porterà alla creazione di nuovi consigli consultivi, a partire da quello sull’acquacoltura. Verranno inoltre premiati tutti i pescatori che adottino pratiche di pesca sostenibili sia dal punto di vista ambientale che sociale, concedendogli un accesso prioritario alle risorse. Il Parlamento Europeo ha inviato quindi un messaggio molto chiaro ai Governi, che dovranno prendere in considerazione l’obiettivo di fermare la pesca eccessiva nell’ UE.

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L'artista inglese Jason De Caires Taylor l'ha fatto di nuovo: con l'enorme scultura posizionata nei pressi delle Bahamas, sono oltre 400 le sue opere disseminate in fondo ai mari per favorire la biodiversità. 'Ocean Atlas', con i suoi 5,5 metri di altezza e le sue 60 tonnellate di peso, è la più grande scultura sottomarina del mondo. Installata al largo di Nassau, raffigura una ragazza che sembra tenere il peso del mare sulle spalle. per la sua realizzazione, l'artista si è ispirato al mito greco del Titano Atlante che, per punizione divina, è costretto a sostenere il mondo sulle spalle. L'opera è realizzata con uno speciale "cemento marino" a pH neutro molto resistente che non richiede rinforzi in metallo, che si possano corrodere sott'acqua nel corso del tempo. Come tutte le sculture di Taylor, lo scopo non è soltanto quello di sorprendere lo sguardo degli amanti di immersioni, ma anche favorire la proliferazione di specie acquatiche tramite la creazione di vere e proprie barriere coralline artificiali. In questo caso, in particolare, l'artista ha voluto fornire un nuovo appiglio in cui potessero ancorarsi i coralli embrionali alla deriva. Il corallo, infatti, non potrebbero proliferare in acque dal fondale sabbioso, avendo necessità di un ambiente roccioso a cui attaccarsi. Ecco, quindi, che le sculture di Jason De Caires Taylor vengono in aiuto dell'ecosistema marino fornendo a queste specie un ambiente ideale in cui attecchire. Nei fondali del Messico esiste anche un enorme Maggiolone in pietra che sembra essere particolarmente amata da piccoli pesci, spugne ed alghe: "il mio lavoro - ha spiegato l'artista - ha lo scopo di dimostrare come le persone, e in particolare le nuove generazioni, siano in grado di supportare i nostri mari ed impedirne il loro collasso". (Photocredits forbes.com)  

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Pescatori e allevatori di vongole veraci nel Delta del Po sono 1500. Quasi il 50% sono donne. Una giornata in laguna Barbamarco, in quel di Pila, accompagnati magari da qualcuno “della zona”. Nuove scoperte. Quasi la metà degli allevatori di vongole sono donne. Ebbene si. Ormai il mondo sta cambiando. Scherzando qualche uomo dice “hanno voluto la parità dei diritti.... ed ecco anche la parità dei doveri”. Ma non è da tutti i giorni vedere una donna che sale in barca ancora in profonda notte alla ricerca di vongole veraci. MA allora, qual’è la “giornata tipo” di queste donne? La vita delle donne dedite alla venericoltura, un termine che richiama il nome della dea della bellezza, è del tutto diversa da quella delle donne che si occupano di un qualsiasi altro lavoro. Ancor prima dell’alba, al sorgere del sole, un gruppo di donne dedite alla raccolta delle vongole veraci si avvia ad iniziare la giornata. Somigliano ad un piccolo esercito di pescatrici, che tutti i giorni solca le lagune di Barbamarco, o del Canarin a Polesine Camerini, o la Sacca di Scardovari, sempre in territorio di Porto Tolle, per seminare, coltivare e raccogliere le vongole veraci, una delle eccellenze ittiche bassopolesane. Pronte con gli stivaloni verdi, indossano cerate, passamontagna e poi via in laguna per tirare fuori dall’acqua l’oro del Delta, cozze e vongole che hanno fatto fiorire una nuova economia della pesca e hanno dato un futuro a praticamente tutte le famiglie che abitano a Porto Tolle, Porto Viro, Rosolina. Il mattino iniziano la loro giornata in barca con i mariti e i famigliari, ma poi eccole rientrare in porto. Tornano sulla terraferma per dedicarsi ai lavori domestici o anche alle occupazioni burocratiche di segreteria e amministrazione delle cooperative di acquacoltura. Ed ecco allora che se nel Polesine si dice “Vongola è femmina”, un motivo c’è.   Fonte: Il resto del Carlino

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Vi siete mai chiesti come sia preparare una cena per 20 persone avendo a disposizione un ristorante? Il ristorante Ai Navigli di Padova offre l’opportunità di diventare cuochi e gestori provetti a tutti gli appassionati e dilettanti allo sbaraglio. Grazie al format “Tuo per un giorno” il cliente si trasforma nel gestore del locale e soprattutto della cucina per una serata e per un tavolo di amici di almeno 20 persone, con una spesa media di 30 euro a testa. Il menù sarà concordato prima con lo chef del luogo e ideatore dell’iniziativa Massimo Biale. Una volta scelta la data il neo chef riceverà un grembiule personalizzato e potrà iniziare a pianificare l’evento. L’ottima iniziativa di Biale, sulla scia del boom delle cucine in televisione (Masterchef tra tutti), ma soprattutto del settore food in rete, mira a coinvolgere il consumatore con un simpatico scambio di ruolo, offrendo un’esperienza autentica a chiunque volesse mettersi ai fornelli. Per chi lo desidera è possibile poi venire immortalato nei vari momenti della serata e partecipare ad un contest creato ad hoc su YouTube. Spesso al ristorante può capitare che le portate siano in ritardo, oppure arrivino fredde o peggio ancora siano diverse da quelle ordinate. Problemi comuni per chi lavora a stretto contatto con la cucina, tipici di un’attività di questi tipo, che si affiancano alla delicata gestione dei tavoli e della clientela, diventata sempre più esigente e scrupolosa. Oneri ed onori che per una serata saranno i vostri, sarete in grado di gestirli?

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Una recente ricerca effettuata dalla University of Western Australia ha rivoluzionato l’idea che i pesci cartilaginei avessero un cervello empiricamente semplice, mettendo in luce invece, con dati alla mano, come esso sia molto simile a quello degli esseri umani. Dagli studi emerge che i pesci cartilaginei possiedono una batteria di sistemi sensoriali altamente sviluppati, con una complessa gamma di comportamenti innati e con un cervello dai meccanismi complessi, che a differenza di altri sistemi di vertebrati, continua a crescere per tutta la vita. Lo squalo bianco in particolare ha un cervello che presenta alcune caratteristiche in comune con gli esseri umani, specie la capacità visiva, infatti grandi parti sono associate alla percezione visiva. Questo implica che il pesce, che è il responsabile della maggior parte degli attacchi mortali in Australia, risulta essere molto più ricettivo ai repellenti visivi che ora come ora non sono utilizzati quanto quelli che agiscono emettendo onde elettromagnetiche. Una semplice apparecchiatura ad impatto visuale, posizionata su dei galleggianti o sulle tavole da surf potrebbe quindi essere efficace per evitare di essere attaccati da uno squalo. Questo tipo di accorgimenti potrebbero diventare davvero utili dato che, solamente in Australia, nell'ultimo anno sono morte 5 persone a causa degli squali e le autorità locali hanno appena annunciato un piano di 5,4 milioni di euro per risolvere questo problema.

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I pesci arcieri appartengono alla famiglia Toxotidae e prendono il nome dall'ingegnosa tecnica usata per cacciare. Questi animali sono di piccole dimensioni ma rappresentano un incubo per gli insetti che vivono nelle loro vicinanze. Presentano un corpo allungato e schiacciato ai lati, con una grande bocca rivolta verso l’alto. La pinna dorsale è posta molto indietro, in prossimità di quella caudale ed è preceduta da 3-5 raggi robusti. Può raggiungere una dimensione massima di 40 cm. La colorazione dipende molto dalla sottospecie e dal luogo in cui si trova, ed è quasi sempre chiara con qualche macchia scura che sale dal ventre verso il dorso. Solitamente vivono sia nelle acque salate che in quelle dolci e salmastre, in un area estesa fra il Sud-est asiatico e l’Australia. Non si sa bene ancor oggi come questi pesci si riproducano ma si ipotizza che ci sia una deposizione delle uova , nei pressi delle zone coralline e che i piccoli si riuniscano in banchi per restare in vita. Sono degli ingordi predatori e si sfamano esclusivamente con cibo vivo o comunque fresco. Il nome di Pesce arciere deriva dalla capacità che hanno questi di spruzzare dalla bocca un forte getto d'acqua, che usano per colpire gli insetti che rimangono inconsciamente su foglie o rami vicini alla superficie dell'acqua.

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Perché andare a comprare il viagra quando potete risparmiare e mangiare dello stoccafisso? Avete capito bene, stando alle ultime ricerche in campo lo stoccafisso avrebbe proprietà afrodisiache molto simili a quelle del viagra. Guardate questo video con attenzione :-)

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Lo Squalo Balena, il pesce più grande del mondo, regala uno spettacolo affascinante in Indonesia arrivando a pochi metri dalla superficie dell' acqua per rubare il cibo dalle reti dei pescatori.   fonte: http://video.repubblica.it/natura/lo-squalo-balena-ruba-i-pesci-dalla-rete/100925/99304

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Un pesce simile ad un grande serpente si avvivina a voi? Attenzione, è lo squalo frilled! Lo squalo frilled è un pesce davvero bizzarro il cui nome si definisce Chlamydoselachus anguineus. Appartiene ad una specie rara che si trova nelle acque dell’ Atlantico e del Pacifico. Ama nuotare nelle vicinanze del fondo senza venire alla luce spesse. È stato catturato in acque profonde intorno ai 1500 mt, ma in Giappone è più comune trovarlo a profondità di 50-200 m.  Sembra un pesce abbastanza primitivo a tal punto che è stato definito un "fossile vivente". Rispetto alle sue dimensione vediamo che può raggiungere una lunghezza di 2m ed ha un colore marrone scuro, un corpo con movimenti che ricordano l'anguilla ed il suo nome deriva dalle frange delle fessure branchiali, di cui ci sono sei coppie con la riunione prima coppia attraverso la gola. Particolare è il modo con il quale cattura la sua preda; si muove come fosse un serpente, piegando il corpo e balzando in avanti. Grazie alle lunghe mascelle estremamente flessibili egli può ingoiare prede di grandi dimensioni, mentre le numerose file di piccoli denti aghiformi evitano la fuga. Quando si parla di riproduzione del pesce frilled sottolineiamo che è una specie vivipara: gli embrioni sono in capsule costituite da uova, con una specie di tuorlo che le avvolge. Il periodo di gestazione è lungo circa tre anni e mezzo e per ogni schiusa nascono tra 2 e 15 piccoli. Un pesce davvero curioso che merita qualche attenzione!   Fonte immagine: i2.squidoocdn.com

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Se si pensa ad uno squalo si immagina subito un pesce grande ed estremamente pericoloso, ma non sempre questo corrisponde alla realtà. Lo squalo lanterna nano, scientificamente chiamato Etmopterus perryi, è infatti l’eccezione che conferma la regola. L’animale può raggiungere al massimo i 20 centimetri di lunghezza, ed è probabilmente la più piccola specie di squalo attualmente conosciuta. Vive nelle profondità marittime e presenta un corpo snello pieno di strisce, segni e puntini, con alcune aree illuminate ed altre oscure. È dotato di grandi occhi, che gli permettono di vedere nell'oscurità e di pinne relativamente ampie. Il nome deriva dalla presenza dei fotofori, cioè punti luminosi, disposti attorno alla bocca e lungo i fianchi. Essi hanno la funzione di far avvicinare piccole prede, attirate da queste deboli lucine in un’oscurità quasi completa. La bioluminescenza gli è quindi fondamentale per nutrirsi e sopravvivere a profondità che vanno dai 250 ai 450 metri circa. Voi lo conoscevate?   Credit image: www.nationalgeographic.it

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Una storia incredibile sta sconvolgendo da tempo i visitatori dell’acquario di Birmingham. Non era mai successo di vedere uno squalo vegetariano. Di mangiare altri pesci proprio non ne vuole sapere il singolare squalo di nome Florence, che ad un succulento polipo preferisce un gambo d’insalata. L’animale che attualmente risiede all’acquario di Birmingham, ha iniziato la sua particolare dieta quando nella vasca era stata lanciata della verdura destinata ad una tartaruga del National Sea Life Centre. Il pescecane però forse imitando il comportamento dell’altro animale, assaggiò gli ortaggi e se ne innamorò a tal punto da rifiutare il cibo che in precedenza mangiava. Non si riesce bene a spiegare come questo sia possibile, ma forse lo strano comportamento è provocato dal fatto che il pesce, quando era libero, abbocco ad un amo che gli si conficcò nella mascella superiore. Per questo motivo l’animale fu catturato dall’autorità costiera e portato al centro marino più vicino, per ricevere le cure adeguate. Il personale dell’aquario è ora preoccupato dalla salute dell’animale che per sopravvivere necessita di carne. Da tempo il responsabile della sua alimentazione per risolvere questo problema inserisce dei piccoli pezzi di pesce all’interno di speciali involtini di sedano, senza però particolare successo.

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Le Isole Lofoten, in Norvegia, sono riconosciute da sempre come la patria dello Stoccafisso, ma da qualche giorno anche l'Unione Europea ha riconosciuto ufficialmente la stretta correlazione tra il prodotto e il posto in cui viene realizzato. Lo stoccafisso delle Lofoten, infatti ha ottenuto il marchio DOP. “E’ un riconoscimento davvero importante - ha detto Merete N. Kristiansen, Direttore Italia delNorwegian Seafood Council, ente fondato dal Ministero della Pesca per tutelare e promuovere i prodotti ittici norvegesi nel mondo - che certifica il forte legame tra l’alta qualità del prodotto e la sua origine geografica. Perché solo qui, l’incontro delle acque gelide del mare di Barents con quelle miti della Corrente del Golfo, producono le condizioni climatiche ideali per la sua produzione. L’assegnazione del DOP premia, inoltre, il continuo impegno nel promuovere l’importanza dell’origine di questo prodotto nel mondo e in particolare in Italia, paese chiave per l’importazione e il consumo di stoccafisso”. Lo stoccafisso, infatti, lega l'Italia e la Norvegia in traffici commerciali che perdurano da secoli, al punto che nel 2013 la nostra nazione ha importato circa 2700 tonnellate di pesce dalle Lofoten. Uno dei maggiori attori nel mercato dello stoccafisso è proprio Rivamar, che da sola acquista oltre il 10% di tutto il prodotto, per poi commercializzarlo in tutta Italia. Ogni regione, infatti, ha le sue specialità locali a base di stoccafisso. Si pensi, ad esempio, al famosissimo baccalà alla vicentina. (Photocredits www.viaggiareincamper.org)  

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Iniziamo con questo articolo uno speciale sullo stoccafisso, una mini serie sulla storia e sulle fasi della lavorazione di questo pesce così apprezzato nel mercato italiano. Chiamato anche pesce bastone (stokkfish), lo stoccafisso è il merluzzo artico norvegese essiccato secondo uno dei metodi più antichi di conservazione del pesce. Ricerche e reperti storici confermano che lo stoccafisso veniva esportato dalla Norvegia prima dell’epoca dei vichinghi, rappresentando una delle principali scorte di viveri a bordo delle navi che solcavano il mare, utilizzato, inoltre, come merce di scambio nei vari porti. Grazie alla sua lunga conservazione anche in condizioni di stoccaggio difficili e al suo alto contenuto proteico, lo stoccafisso si è diffuso in molti mercati, soprattutto in quello italiano (oltre due terzi sul totale esportato arriva in Italia). La sua carne particolarmente saporita, salata è ricca di Omega3, proteine e sali minerari, lo rende un pesce gustoso ma al contempo salutare. La sua evoluzione abbraccia la ristorazione tradizionale, anche se da qualche anno è stato riscoperto come piatto innovativo con nuove ricette proposte da famosi chef nei migliori ristoranti. Alla prossima puntata per altre interessanti informazioni ... Continuate a seguirci

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Ci eravamo già occupati in passato di pesci volanti che proprio non ne vogliono sapere di stare confinati nei mari o nei fiumi, oggi vi proponiamo una specie ancora più curiosa: un pesce aereo, capace di sopravvivere anche alcuni mesi fuori dall’acqua. Vi state chiedendo come sia possibile una cosa del genere? Tutto merito dell’evoluzione della specie come risponderebbe Darwin. Questo pesce unico al mondo infatti, si è adattato a vivere nelle paludi della coste orientali dell’America, un territorio difficile, dominato dalle mangrovie, dove l’acqua può ritirarsi anche per una paio di mesi all’anno. (altro…)

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In questo periodo di smartworking e quotidianità stravolta, ansia e stress possono prendere il sopravvento. Per ritrovare la serenità e mantenere l’equilibrio, ci sono cibi come il pesce, ricco di omega 3, che possono venire in nostro soccorso. Eccoti allora qualche consiglio alimentare per il buonumore e la tranquillità tra le mura domestiche.

Comprovate ricerche scientifiche ricollegano alla depressione e all’umore negativo i bassi livelli di omega 3, insieme a più alti e non corretti valori di omega 6. Portare a tavola piatti di pesce, favorisce quindi l’apporto di omega 3 al nostro organismo, consentendoci di ritrovare il sorriso.

Le carni di pesce più “grasse” sono infatti ottimi biomarcatori dello stress. Sardine, tonno e salmone sono tra i nostri primi “alleati ittici” poiché ci aiutano a combattere anche le infiammazioni, dovute a stress, contenendo per di più tante buone vitamine.

Sul nostro sito www.rivamar.it puoi trovare tantissime ricette a base di pesce: scoprile per cucinare in compagnia della famiglia e trascorrere parte della giornata in cucina. In fondo anche le attività come cucinare e preparare gustosi manicaretti o qualche dolce, sono nostre ottime alleate!

Quali altri cibi abbinare per combattere il cattivo umore?

Ricorda che una dieta bilanciata è sempre la soluzione più adeguata e che un buon mix delle diverse categorie di alimenti è l’ideale. Perciò:

  • Consuma cibi contenenti selenio, minerale dalle proprietà antiossidanti e presente nei legumi, nei semi, nelle noci, nelle carni magre, nel latte e derivati, e ovviamente nei frutti di mare.
  • O ancora, porta a tavola la vitamina D! Per farlo, mangia il rosso d’uovo, i formaggi e i pesci grassi.
  • E se a preoccuparti è la bilancia, prediligi frutta e verdura al posto di altri spuntini.
  • Fai il pieno di vitamina B12 presente per lo più nel pollo, nel salmone, nei broccoli, nei fagioli, nel manzo e nel fegato. Ti darà tantissima energia!

E non dimenticare che oltre ai piatti a base di pesce sono consigliate anche altre attività quali la lettura, lo yoga, lo sport e sì, lo concediamo, anche la tv! ;)

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Il Palombo è un pesce il cui nome scientifico è Mustelus mustelus. Appartiene alla Famiglia delle Triakidae, ordine dei Squaliformes. Il palombo vive sulla piattaforma continentale dell'Oceano Atlantico orientale, al largo delle Isole Britanniche e della Francia fino al Sud Africa, compreso il Mar Mediterraneo, Madera e le Isole Canarie, a una profondità compresa tra i -5 e i -625 metri. Morfologicamente si presenta essere una specie con corpo particolarmente snello, appiattito ed affusolato. La sua testa è piatta e ha il muso corto. Gli occhi del palombo sono ovali e privi di membrana. Bocca arcuata con mascelle provviste di piccolissimi denti appuntiti. La pelle è ricoperta di scaglie piccolissime e sembra liscia. La colorazione è uniforme grigia o grigio-bruna sul dorso e bianca sul ventre. La sua lunghezza è superiore ai due metri. Il palombo si nutre principalmente di cefalopodi, crostacei e aringhe. Una delle sue caratteristiche sta nel fatto che è un pesce privo di lische. La sua carne ha poco sapore di pesce, proprio per questo motivo viene chiamato "vitello di mare".

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La passera di mare è un pesce di fondo che appartiene alla famiglia dei Pleuronettidi. E’ l’unico della sua specie a spingersi anche nelle acque dolci, in quanto i suoi organi sono specializzati per adattarsi al diverso contenuto salino delle acque marine e dolci. La passera di mare vive sia in acque costiere sia in tratti fluviali terminali, dalla Scandinavia artica, attraverso l’Europa, fino al Nordafrica. Vive anche nel mar Baltico e nel mar Nero. A seconda dell’habitat, essa adatta disegni e colorazione dell’epidermide e, grazie alla contrazione o espansione automatica delle speciali cellule colorate, essa si confonde perfettamente con il fondo. Morfologicamente questo pesce si presenta con corpo appiattito e con entrambi gli occhi posizionati sulla parte rivolta verso l’alto, mentre la bocca appare ruotata verso il lato oculare a causa di questo spostamento degli occhi. Le pinne dorsali, anali e pettorali sono dotate di file continue di corte spine. Il fianco ventrale, però, non è dotato delle sue speciali cellule colorate, perciò quando è infossato nel fondo, l’acqua pompata dalle branchie inferiori viene espulsa attraverso le apertura branchiali superiori. Può raggiungere i 3 kg di peso e una lunghezza di 51 cm, anche se mediamente la passera di mare è lunga 30 cm. La sua vita raggiunge al massimo 20 anni. La sua alimentazione è composta da tutti gli animaletti che pullulano sui fondali ricchi di detriti, sia di acque marine sia di acque dolci.

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La pastorizzazione è un trattamento termico atto ad aumentare il tempo di conservazione di alcuni alimenti. Sfruttando l'azione battericida del calore, questo riesce a disattivare gli enzimi e a distruggere gran parte dei microrganismi presenti nell'alimento, anche se alcune forme riescono comunque a sopravvivere. Di solito questo processo viene seguito da un atto di raffreddamento. Questo, accoppiato a procedure corrette di confezionamento, fa in modo che si riducano i rischi di ricontaminazione aumentando i tempi di conservazione rispetto al prodotto fresco. Rispetto al tempo di pastorizzazione diremo che tanto più elevata è la temperatura raggiunta e tanto più breve è il tempo necessario. La pastorizzazione si differenzia dalla sterilizzazione in quanto con la pastorizzazione si riescono a distruggere quasi tutte le forme vegetative (disinfezione), mentre la sterilizzazione elimina anche quelle più resistenti, dette sporigene.

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La Patella è un mollusco che appartiene alla classe dei Gasteropodi, famiglia Patellidae. In tutto il mondo esistono più di duecento specie di patella, le più note sono la Patella Coerulea, la più diffusa nel Mar Mediterraneo, la Patella Aspera, presente nel versante orientale dell’oceano Atlantico e la Patella vulgata la più diffusa in assoluto. Esistono poi altre specie che prendono il nome dal colore del guscio, in quanto tende ad adattarsi al fondale roccioso in cui è situata. È caratterizzata da una conchiglia sottile, che in molti casi si erige a formare una specie di cono a base ovale, la forma però può variare molto a seconda della zona in cui si trova, in quanto è essenziale per la sopravvivenza dell’animale la completa adesione con la roccia. Le se carni sono molto gustose, ma abbastanza dure, non vengono quindi usate nella cucina tradizionale, questa sua caratteristica però viene molto apprezzata nella pesca, in dove viene usata come esca, in quanto la durezza delle sue carni ha una maggiore resistenza agli attacchi delle prede. Per preparare l’innesto di solito vengono utilizzati due o più molluschi contemporaneamente, cucendoli insieme, per una maggiore resistenza è consigliato lasciare le viscere all’interno.

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Le Patelle sono un genere di molluschi gasteropodi della famiglia Patellidae. Sono molluschi dotati di una conchiglia conica, sottile, dal contorno grossolanamente ovale, che si adatta alla superficie alla quale l'animale aderisce. Esistono in tutti i mari del mondo circa 200 specie distinte di patelle, ma nel Mediterraneo ne sono presenti solo alcune.
 La più comune è la Patella coerulea con una conchiglia a cono, base molto larga e vertice aguzzo, che negli esemplari più grandi può apparire arrotondato a causa dell'erosione dovuta al moto ondoso. Le patelle non sono molluschi molto richiesti nella nostra gastronomia, né rappresentano un prodotto commerciale: non si trovano infatti sui banchi del mercato.
 È questo il motivo per cui le patelle abbondano lungo i nostri litorali senza che la loro densità accenni a diminuire. Le carni sono buone e gustose anche se un po’ dure.

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Dal primo gennaio 2012 è entrato in vigore il nuovo sistema previsto dalle normative europee per contrastare la pesca illegale che prevede l’istituzione di una Licenza a punti per i pescatori . Questo nuovo sistema, similare a quello della patente a punti per gli automobilisti, prevede che ogni volta che un soggetto commetta un’infrazione vengano assegnati dei punti e non tolti, fino al raggiungimento del numero massimo che coincide con la perdita della licenza. Raggiunta quota 18 punti la licenza viene sospesa per 2 mesi, mentre se si raggiunge quota 90 la patente verrà ritirata con la successiva cancellazione del peschereccio dall’archivio licenze. L’unica maniera per migliorare la propria situazione cancellando i punti accumulati è non commette infrazioni per tre anni. Come ricorda Federcoopesca-Confcooperative gli oltre 13 mila pescherecci della flotta italiana dovranno rispettare rigorosamente queste norme per non incappare in una delle dodici infrazioni previste per il nuovo sistema. Ecco alcune norme e alcune sanzioni connesse:

  • divieto di pescare esemplari sottotaglia: 5 punti;
  • mancato rispetto della distanza minima dalla costa: 6 punti;
  • divieto di utilizzare di reti o attrezzi non regolamentari (4 punti).
"Si tratta di regole davvero stringenti - commenta Federcoopesca - che, in aggiunta alle sanzioni penali e amministrative già previste dal sistema nazionale e comunitario, rischiano di veder dimezzata in poco tempo la flotta peschereccia italiana". Questa normativa attua un disegno comunitario sul territorio italiano, limitando l’abuso delle risorse ittiche, questo meccanismo imporrà una maggiore consapevolezza per pescatori e per tutta la filiera del mercato del pesce, salvaguardando la fauna marina e in particolare le specie protette. D’altro canto come osserva Federcooperative potrebbe causare la perdita del lavoro per molti pescatori e una flessione nel mercato ittico causata dall’aumento dei prezzi dettati dalla scarsità dell’offerta.

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Per tutti gli amanti della pesca nasce Shimano Fish Network, nuova piattaforma digitale di Shimano Italy Fishing da oggi presente anche su Facebook. Questo è uno spazio dedicato ai pescatori di tutti i tipi e di qualsiasi livello, che entrano a far parte di una community dove si confrontano e condividono, in forma multimediale, esperienze, catture e insegnamenti con quanti vivono la stessa passione. La piattaforma prevede anche la possibilità di dialogare e interagire direttamente con Shimano, partecipando attivamente allo sviluppo di nuove idee, a eventi, anteprime e presentazioni esclusive. Dal 18 aprile prenderà vita la sezione community con un contest per scegliere il protagonista del prossimo catalogo Shimano Europa. A maggio partirà la sezione consigli e trucchi, un vero e proprio magazine riservato agli esperti e influencer del settore che porteranno le loro esperienze e testimonianze relative a tutte le tipologie di pesca...chiaramente i contenuti saranno condivisibili, aperti a commenti, suggerimenti e critiche: questo vuole essere un luogo di confronto con gli esperti aperto a tutti i pescatori, indipendentemente dal loro livello e dalla loro esperienza. Se siete degli appassionati della pesca, non vi resta che far visita a shimanofishnetwork.it...se e vi iscrivete prima del 22/04 un omaggio per voi!

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Abbiamo già visto come gli italiani ricerchino e apprezzino il pesce di qualità sulle proprie tavole. Ma il quadro che emerge dalla recente ricerca di Federcoopesca evidenzia quanti quest’anno prepareranno un menu a base di pesce per il cenone della Vigilia. 

Un anno all’insegna della tradizione che vedrà protagoniste principalmente cozze, vongole e salmone nei menu di 3 italiani su 4. Questi crostacei danno spazio a numerose ricette, da grandi classici come spaghetti allo scoglio, o anche da sole spadellate. Un cenone “light” che vede sostituiti piatti a base di carne o grandi primi, sempre a base di carne, con ricette a ridotto contenuto calorico che anche dopo un lauto pasto non provocheranno la tipica sensazione di pesantezza.

Ciò che si sta verificando è una vera e propria inversione di marcia: fino a qualche anno fa gli italiani approfittavano delle feste per preparare ricchi banchetti ma ad oggi scelgono prodotti sempre più ricchi di sali minerali, calcio e ferro. Le loro proprietà nutritive che si vanno maggiormente ricercando sono quelle in grado di garantire al nostro organismo un pieno di vitalità e salute.

A confermarlo è proprio Federcoopesca “Per l’80% degli italiani la tendenza è quella di puntare sulla qualità ed evitare inutili sprechi alimentari. Secondo le stime Federcoopesca-Confcooperative, tra Natale e San Silvestro, si spenderanno in prodotti ittici oltre 550 milioni di euro.”

Crudo, marinato o al forno, saranno menu a base di pesce i veri protagonisti di questo Natale che da Nord a Sud lo vedrà proposto nelle più tradizionali ricette tipiche di ciascuna regione, che sapranno ravvivare e rallegrare le tavole di molti italiani, per un pasto gustoso ma salutare.

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Le vacanze si avvicinano e vi state già immaginando in spiaggia comodamente sdraiati a respirare l’inconfondibile e rigenerante profumo del mare? È l’odore caratteristico dell’estate, ma vi siete mai chiesti da dove proviene? Facciamo chiarezza!

Il profumo del mare è il risultato della combinazione di salato e frizzante con un retrogusto di pesce, zolfo e alghe. Un mix di fragranze generato dall’interazione di almeno tre differenti tipi di molecole presenti nell’acqua: solfuro dimetile, dictioptereni e bromofenoli.

Il solfuro dimetile è responsabile del tipico odore di salsedine delle distese marine e deriva dall’azione di alcune alghe e fitoplancton, ossia l’insieme di piccoli organismi vegetali acquatici facenti parte del plancton. Il fitoplancton produce un precursore del solfuro dimettile per proteggersi dai raggi solari e quando muore rilascia questa sostanza che viene trasformata in dimetil solfuro quando viene digerita dai batteri.

Questo composto sulfureo favorisce la formazione di nubi e perciò favorisce l’azione benefica di schermatura dell’atmosfera nei confronti delle radiazioni solari. 

I dictioptereni sono composti volatili costituiti dai feromoni sessuali di alcune specie di alghe. Le parti femminili rilasciano queste sostanze nell’acqua per attrarre le controparti maschili. Proviene proprio dai dictioptereni l’inconfondibile odore di alga secca che talvolta avvertiamo in alcuni tratti di costa. 

Infine, i bromofenoli sono composti chimici che in elevate concentrazioni producono il pungente aroma di iodio e conferiscono il caratteristico profumo di mare ai pesci che mangiamo. A produrre i bromofenoli sono creature che abitano i fondali come vermi marini, alghe e altri organismi.

Ecco dunque spiegata la quintessenza di questo inconfondibile profumo: da oggi respirarlo avrà tutto un altro sapore! ;)

[Photo Credit: Omni Dreams]

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Vi proponiamo un quesito che da tempo divide l’opinione statunitense, ma non solo: nel sushi va aggiunta la salsa di soia? In quali quantità? Il quesito non è banale come sembra, anzi ha diviso l’opinione pubblica in due scuole di pensiero: da una parte abbiamo chi alla salsa di soia nel sushi non rinuncerebbe mai, dall’altra invece ci sono i puristi che invece la sconsigliano assolutamente. Vediamo le ragioni degli uni e degli altri. Iniziamo dai puristi. Rientrano in questa categoria soprattutto gli chef che dopo aver messo tanta cura nella scelta nelle materie prime e soprattutto del pesce, vedono i loro sforzi diventare vani sotto una colata di salsa di soia ed una montagna di wasabi. I grandi cuochi di sushi infatti si svegliano all’alba per andare al mercato del pesce ed accaparrarsi il pescato migliore, molti di loro instaurano un vero e proprio rapporto di fiducia con il pescivendolo, tanto che ognuno ha il suo personale. Vi è poi la cura nel taglio e nella lavorazione del pesce, la preparazione del sushi richiede una dedizione ed una valenza quasi religiosa, quindi intingere il tutto nella salsa di soia sarebbe una forma di inciviltà ed una mancanza d rispetto. La scuola pro salsa di soia si difende dicendo che intingendo il sushi nell’amato condimento non si modifica il sapore del pesce, che resta intatto in tutta la sua freschezza, in quanto il riso assorbe la salsa, traendone beneficio in sapore. Nessuna offesa al cuoco quindi ma solo un modo per arricchire il sapore del riso, senza contare che wasabi e salsa di soia sono previsti nella ricetta tradizionale. I ristoratori nel dubbio servono il sushi nella versione più pura, affiancando wasabi e salsa di soia a parte, di modo che ognuno abbia la facoltà di condirlo come meglio preferisce. Voi che ne pensate?

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Cubomedusapesce pietra e pesce scorpione vi dicono nulla? Sono solo alcuni dei pesci a cui fare attenzione durante le vacanze estive.

Complice il surriscaldamento globale che porta nei nostri mari specie tipiche di regioni più calde, che un tempo invece sarebbero morte nei nostri porti a causa delle condizioni climatiche non adatte.

A studiare il fenomeno è il professor Adriano Madonna, biologo marino presso il laborato di edendocrinologia comparata dell’Università Federico II di Napoli; in un'intervista al Messaggero ha rivelato i nuovi avvistamenti: «Di Pesci Palla, per esempio, sono stati pescati nel Golfo di Gaeta e in quello di Napoli. La particolarità di questo pesce sta nella sua tossicità - continua Madonna - Se non lo si riconoscesse e venisse scambiato per uno scorfano finendo in una zuppa, le sue tossine sarebbero letali per chi la dovesse mangiare. Calpestare un Pesce Scorpione e un Pesce Pietra è ben diverso che calpestare una trascina. Sono dotati di aculei che iniettano tossine letali, quindi molto pericolose. Entrambi sono stati avvistati per lo più lungo le coste africane e al massimo a Lampedusa»

Tra i pesci a cui fare attenzione c’è anche la cubomedusa, specie che si è stabilizzata nei nostri mari già da qualche anno ma si trova al largo dalle coste e quindi non presenterebbe una minaccia diretta a chi fa il bagno in riva al mare. Le tossine che produce però possono provocare anche un forte shock anafilattico a chi venisse colpito, ed è per questo che il professor Madonna e la sua equipe li sta studiano non solo per monitorarne gli spostamenti ma anche eventuali mutamenti nel dna. Non è da escludere infatti che questi pesci per adattarsi ai nuovi ambienti in cui vivono stiano modificando parte della loro componente genetica.

Non è un allarme, ma un avviso a pescatori e bagnanti: la situazione del mare cambia velocemente di anno e in anno, e le precauzioni – anche in vacanza – non devono mai essere troppe quando si tratta di salute!

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Per questo tipo di pesca si utilizzano canne fisse, senza anelli né mulinello, leggerissime e maneggevoli. La lunga lenza, legata direttamente al vettino, termina con un finale sottile al quale è agganciato l’amo. La tecnica è semplicissima e consiste nel proiettare l’esca, generalmente grilli, cavallette, inetti vari, come se si maneggiasse una frusta e “battendo” l’acqua, là dove i cavedani o altri pesci sono a galla in attesa che qualche saporito boccone cada dal cielo.

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La pesca a fondo praticata con canne di varia lunghezza secondo le zone, con mulinello e/o con lenze di diametro variabile dallo 0,25 allo 0,40 o più. Si utilizzano zavorre (piombi di vario genere) da 5-10 fino ad oltre 50-100 grammi disposti sulla lenza ad 30-60 cm dall’esca, che terminali. Ami dal n. 1-2 al 7-10 con esche varie: lombrichi, sanguisughe, larve, polenta, sostanze animali e vegetali di vario genere. La tecnica è la più semplice: si lancia, si lascia posare l’esca sul fondo e si attende che il pesce la trovi. Tali attese di solito variano da pochi minuti nel caso di pesca al pesce gatto o ai ciprinidi minori in acque ben popolate, ad alcune settimane se si insidiano carpe e tiniche.

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Per questa tipologia di pesca si adoperano canne di varia lunghezza, sia di tipo fisso che con anelli e mulinello. La lenza priva di galleggiante, porta unicamente un po’ di piombo e un amo-terminale. L’esca principale è il lombrico, ma di variazioni “personali” ce ne possono essere a non finire. Si fa scendere il boccone sul fondo, quasi sempre nelle buche, nelle acque correnti in genere, e si sta sul chi vive attendendo il tocco del pesce, pronti a ferrare.

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Il siluro è un pesce che molto spesso ritroviamo nelle nostre acque, è abituato a vivere in fiumi e laghi e si definisce pesce predatore. La pesca al siluro è molto praticata, ci sono molto pescatori che sono fortemente appassionati e attenti a questo tipo di pesca. Ma dove si pratica la pesca al siluro? Il siluro ama stare in fiumi e laghi, ma specialmente in zone dove non ci sia molta corrente e profondità. L’habitat preferito dal siluro è rappresentato da luoghi con tronchi sommersi e buche profonde, zone fangose ove a questa specie di pesce piace nascondersi. Il siluro non si muove molto durante la giornata; cerca le sue prede dal tramonto al  nascere del sole, tutta la notte. Ecco che in questi momenti i pescatori dovranno essere ben attenti alla cattura. Durante l’anno il periodo ottimo per la pesca al siluro è quello che va dalla primavera (Marzo) all’ autunno (Novembre). Durante l’inverno il siluro si muove molto poco, le acque si raffreddano fortemente e per questo la pesca diventa più difficile. L'attrezzatura per la pesca al siluro Il siluro è un predatore molto grande e, infatti, per la pesca è necessaria un’attrezzatura ben definita perchè la portata in termini di peso non è affatto poca. La canna per la pesca al siluro deve essere da fondo e deve avere la possibilitá di lanciare minimo 200 grammi e deve essere non piú lunga di 3 metri. Come vedremo nelle prossime “puntate” la pesca al siluro può essere praticata con diverse tecniche, che richiedono attrezzature distinte. Nalla pesca al siluro a spinning si consiglia una canna da spinning molto potente e robusta con una azione minima di 100 gr.Per quanto riguarda il mulinello deve essere capiente e robusto la bobina deve avere una capienza per lo meno di 150 metri di 0,40. A breve un articolo vi segnalerà quali sono le migliori tecniche e suggerimenti per la pesca al siluro, quindi.. Be tuned!   Fonte immagine: 2.bp.blogspot.com

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La pesca alla "passata" diffusissima in tutta Italia viene esercitata con canne di lunghezza variabile tra i 3 e 10 metri, con o senza mulinello. Il diametro del filo può variare, secondo i casi, dallo 0,20 allo 0,14 con finale allo 0,08. La lenza porta un galleggiante con una piombatura variabilissima secondo le zone, i pesci che si vogliono insidiare e le preferenze personali. Alla fine vi è un amo che può variare dal numero 18-20 al numero 6-10. Si lancia l’esca nella corrente e la si fa passare per un lungo tratto di corso. Le esche utilizzabili sono almeno alcune decine e cambiano da pesce a pesce.

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Nella pesca alla traina c'è un obiettivo ben preciso che è quello di far sembrare l'esca ai pesci come un elemento naturale che si trova in particolare difficoltà in mare. La pesca alla traina puó essere di tre tipologie: 1) Pesca alla traina piccola 2) Pesca alla traina media 3) Pesca alla traina grande. La pesca alla traina piccola viene effettuata sotto costa, in un raggio di tre miglia, come stabilito dalla legge. La tecnica di questo tipo di pesca consiste nel tenere una lenza a mano o su delle canne fissate nel porto della barca. Le lenze non devono superare lo 0,2 ed è preferibile siano di origine naturale. I tipi di pesci che risultano prede in nella traina sono aguglie, cernie, dentici, mormore, occhiate, perchie, sciarrani, spigole e tracine. La pesca alla traina media risulta essere piú difficile della precedente. La distanza alla quale è praticata è stabilita da 3 a 6 miglia dalla costa. Vengono utilizzate delle canne robusta fissate sempre ai bordi dell'imbarcazione, e le lenze sono superiori allo 0,4. In questa tipologia di pesca vengono catturati pesci abbastanza grandi pertanto sono necessari strumenti adatti. Le prede sono gli sgombridi, ma possono avvenire sorprese inaspettate. Come metodo di pesca alla traina grande tutte le indicazione presenti sopra devono essere adattate al fatto che verranno pescati dei pesci molto grandi. Sono richieste, allora, imbarcazioni e attrezzature costose e specialisti in pesca.

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IdeaPesce oggi è lieta di presentarvi alcune nozioni sulla Pesca alla Trota. Questo pesce è dotato di forte spirito di adattamento per questo, una volta introdotto in un laghetto, riesce a sopravvivere molto bene, non a caso siamo in acque dolci. Solitamente la pesca alla trota avviene in Inverno, quando per le basse temperature la trota tende a salire verso la superficie dell’acqua. Evidenziamo quindi quali siamo gli strumenti e le tecniche per praticare un’efficiente pesca alla trota.  Strumenti Per la pesca alla trota vengono utilizzate canne corte, in carbonio e molto flessibile. Importante è che abbiano girelle doppie o triple per attorcigliare il filo e che permettano alla trota di muoversi stimolando l’istinto predatorio. L’amo che verrà posto sulla canna dev’essere ben scelto, come il galleggiante. Nel porre il galleggiante bisogna fare attenzione che il suo peso non sia superiore a quello dell’esca, dell’amo e del piombino. Tecniche Le tecniche per la pesca alla trota sono sintetizzate in: Pesca con galleggiante, Pesca a striscio, Pesca a fondo. Pesca con galleggiante Questo tipo di tecnica è molto facile e per questo spesso utilizzata. Per la montatura si deve seguire un iter che va dal fissaggio del galleggiante sulla lenza (galleggiante da 1 a 4 grammi), all’apposizione del piombo scorrevole. Poi alla lenza viene legata una girella tripla a cui va legato il terminale composto da uno spezzone di filo (può andare dai 30 cm al metro di lunghezza) di uno spessore inferiore a quello della lenza madre (in genere si oscilla tra lo 0,18 e lo 0,10). Alla fine del filo è posto un amo. La pesca alla trota con galleggiante avviene lanciando l’esca e poi o si aspetta immobili, o la si fa muovere pian piano traendo così la trota in inganno. Pesca a striscio La pesca a striscio è una delle tecniche di pesca alla trota più difficile da praticare. La montatura richiede di far passare il filo (lenza madre) attraverso un qualsiasi piombo da striscio (bombarde, vetrini, olivette) del peso desiderato in base al periodo dell'anno ed alla distanza alla quale si intende lanciare l'esca. Al piombo, che non è fisso, si lega una girella tripla che permette alla trota un movimento rotatorio come dicevamo in precedenza. All'altra estremità della girella si lega un terminale e ad esso un amo. L'azione di pesca è consiste nel lanciare e recuperare continuamente la lenza. Pesca a fondo La pesca a fondo è una tecnica della pesca alla trota molto semplice. La lenza passa attraverso un piombo scorrevole e lo si blocca con un successivo pallino di piombo. Poi si lega il terminale alla lenza madre e successivamente l'amo. L'azione di pesca consiste nel lanciare la lenza in acqua, attendere che l'esca arrivi sul fondo e tendere leggermente il filo. L'avvenuta abboccata sara' visibile in quanto il cimino della canna si piegherà violentemente. Fonte immagine: giulianovanews.it

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si tratta di un sistema che vanta antiche tradizioni e che è specifico per i predatori in genere. Si usano canne con anelli e porta mulinello, lunghe da 4 a 6 metri circa, mulinelli robusti con filo dallo 0,30 allo 0,50, piombi e galleggianti di vario tipo. Come esca si dà la preferenza a pesci vivi di piccole o medie dimensioni che vengono fatti girare nelle teoriche postazioni d’aguato dei predatori. Le catture principali riguardano lucci, persici e trota, saltuariamente abboccano anche anguille o cavedani.

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Chi pensa che la pesca non abbia nulla a che fare con la tecnologia si sbaglia: non solo la ricerca nel settore è in continua evoluzione per studiare materiali e tecniche sempre più all’avanguardia, ma si stanno sviluppando anche veri e propri strumenti digitali che hanno l’obiettivo di agevolare e migliorare l’esperienza di pesca. E’ il caso di Deeper, uno smart sonar messo a punto dall’americana Friday Lab e presentato sulla piattaforma di crowdfunding Indiegogo. Deeper è il frutto di un anno di sviluppo: un piccolo strumento da collegare alla canna da pesca, che agisce come un sonar e permette di inviare dati ad un’applicazione installata su smartphone o tablet (poiché l’app funziona su sistemi sia iOS che Android, è compatibile con la maggior parte degli smartphone attualmente in circolazione), per individuare la posizione dei pesci in acqua e rilevare parametri quali temperatura dell’acqua e profondità del fondale. Come funziona? Deeper è in grado di emettere onde sonore per individuare i pesci in acqua e di trasmettere le informazioni al telefono o tablet, via bluetooth, fino a 50 metri di distanza. Il design è stato studiato per essere gradevole, compatto ed ergonomico, senza però rinunciare alla robustezza: una sorta di sfera, del diametro di sei centimetri, naturalmente resistente all’acqua e dotata di un sistema antiurto; alimentato a batteria, Deeper ha un consumo energetico contenuto ed un’autonomia fino a 6 ore. Viene agganciato alla canna da pesca e può essere posizionato in tre modi differenti per adattarsi alle diverse esigenze e a tutti gli stili di pesca. Stando alle news di Friday Lab, il prodotto è pronto per il lancio sul mercato e può essere pre-ordinato al prezzo di 149$ (l’applicazione, invece, è scaricabile gratuitamente). Forse si perderà un po’ della poesia legata all’immaginario del pescatore solitario, in trepidante attesa del momento in cui il pesce abbocca all’amo, ma senz’altro si guadagna in efficienza. E tramite Deeper si possono condividere i propri successi su Facebook e Twitter: in fondo, anche la pesca può diventare social! Per approfondimenti: Indiegogo e Friday Lab photo credit: Friday Lab

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Si definisce pesca sostenibile l'attività di pesca svolta nel rispetto delle normative per la protezione delle specie. I criteri che identificano un’attività di pesca come sostenibile sono stati redatti in conformità alle linee guida precisate dalla FAO, e sono:

  • il divieto di pesca di specie marine sovrasfruttate;
  • l’obbligo di non impattare il suolo marino;
  • l’impegno di diminuire le immissioni di gas serra del 20% ogni anno;
  • il divieto assoluto di allevare pesci con ormoni o OGM.
Oltre a tenere conto delle “prese accidentali”, ovvero della pesca collaterale di specie non destinate alla produzione e quindi uccise inutilmente. Esistono numerosi marchi che certificano la qualità della pesca ed il rispetto dell’ambiente, il più noto è Friend of the Sea, associazione con sede a Milano, che si occupa di migliorare la sostenibilità ambientale e sociale dell’attività di pesca, sia in mare aperto che in allevamento.

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Con l’inizio dell’estate si moltiplicano le manifestazioni dedicate alla pesca: eventi, sagre e degustazioni che hanno in primo luogo lo scopo di far avvicinare il pubblico a questo mondo, ma sempre di più hanno anche l’obiettivo di promuovere una pesca sostenibile ed un consumo più in linea con la tradizione del territorio. Le iniziative locali sono in effetti piccoli tasselli di un progetto di più ampia portata che le istituzioni si stanno impegnando ad attuare a livello nazionale, allo scopo di favorire una maggior tutela e valorizzazione delle attività ittiche. É di pochi giorni fa la notizia del varo del Programma nazionale triennale della pesca e dell’acquacoltura 2013-2015 – il decreto è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il 18 giugno – che il governo ha studiato per garantire da un lato la salvaguardia dell’ecosistema marino e della biodiversità, dall’altro per favorire la competitività dell’Italia nel settore, al fine di preservare la tradizione economica e culturale della pesca nostrana, messa a rischio dalla concorrenza extra-europea e dalla crisi economica. Creare reddito e occupazione, ma anche incentivare il ricambio generazionale: questi i punti chiave evidenziati dal Ministro delle Politiche Agricole, Nunzia De Girolamo, nel corso dell'audizione congiunta con le commissioni Agricoltura e Politiche Europee di Camera e Senato sulla riforma europea della pesca tenutasi a palazzo Madama la scorsa settimana. Per i giovani sono previste agevolazioni, tra cui un contributo fino a 50.000 euro per l’acquisto di nuove imbarcazioni.

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Il mondo della pesca spiegato ai bambini, ma, prima ancora di questo, un corso per imparare a scoprire e rispettare un ecosistema. É quanto ha fatto Egirent, la società che gestisce la pesca e la navigazione del lago di Pusiano. Pusiano è un piccolo paese della Brianza annidato ai piedi delle montagne tra le province di Como e Lecco e lo specchio d’acqua omonimo è uno dei laghi storici della pesca in Italia, nonché considerato una sorta di “Mecca” del carpista. Grazie alla recente partnership con il gruppo Shimano, ospita dal 2013 competizioni di livello internazionale. Il progetto di Egirent è un “Corso base di introduzione alla pesca per bambini dell’asilo” che si è svolto in due fasi: la prima, nei mesi invernali, aveva come obiettivo quello di raccontare i segreti del lago ad un pubblico di oltre 100 bambini, alunni di una scuola dell’infanzia locale; la seconda, invece, ha visto i giovani pescatori in erba cimentarsi in due lezioni di pesca didattica in riva al lago. A che scopo? Integrare la classica attività formativa scolastica con iniziative sul territorio permette ai bambini di scoprire i luoghi in cui vivono attraverso attività altamente esperienziali e quindi coinvolgenti. Complice il bel tempo, le mattinate del 26 e del 27 giugno sono dunque state una full immersion nel mondo del lago e della pesca: ecologia e biologia delle acque, ma anche approfondimenti sulle specie ittiche tipiche del bacino lacustre e un’introduzione sulle tecniche di pesca e la regolamentazione di questa attività. Il progetto apre la strada ad ulteriori iniziative per la valorizzazione del territorio, nonché è un esempio per le comunità lacustri che vogliono avvicinare i più giovani al mondo della pesca in maniera consapevole e responsabile.

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Cina, paese lontano e per i più ancora sconosciuto! Ci racconta la sua avventura di qualche giorno Luca Scarpa, CEO di Rivamar, in ritorno da un’esperienza nel lontano Oriente: pescare in Cina, buona lettura! "Data la mia insonnia dovuta al fuso orario ho deciso di raccontarvi il mio viaggio nello stato di Bruce Lee. Mio nonno diceva che bisogna andare a pescare dove c'è il pesce e, dato che la Cina ha il maggior numero di licenze di pesca al mondo, ecco a voi il motivo del mio viaggio. La Cina è un paese vastissimo e ricco di contraddizioni, negli ultimi anni l'economia è esplosa, sono nate diverse aziende ittiche che esportano in tutto il mondo (Giappone, America, Europa), possono vantare certificazioni riconosciute a livello internazionale. Ho visto realtà capaci di lavorare molto bene, rispetto della catena del freddo e controllo di qualità. La loro potenzialità di crescita è ancora altissima, a tal punto che stanno cambiando gli equilibri di mercato. Popolazione ufficiale: un miliardo e mezzo circa di persone stanno evolvendo da paese produttore a paese produttore/consumatore, se queste persone dovessero iniziare a richiedere prodotti consumati in Italia, farebbero aumentare la domanda a livello globale modificando gli equilibri e facendo schizzare alle stelle i prezzi. Sarebbe doveroso spendere qualche parola sui pranzi e le cene ma vi assicuro che non è sempre semplice sapere cosa ci sia nel tavolo centrale, d'altra parte non sono mancati i brindisi, troverete sotto qualche simpatica foto. Brindo a voi: CAMPE' !!" E noi ringraziamo del racconto, siamo riusciti ad immaginarci un pezzo di Cina, senza neanche pagare il prezzo del biglietto! [gallery link="file" columns="6"]

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La pesca è una passione per molti: chi proprio non può stare senza, oggi la può praticare anche in modo virtuale, grazie ad un nuovo gioco lanciato sul mercato, dopo quasi due anni e mezzo di sviluppo, dall’azienda olandese GamoVation. Si chiama “Fish Always Online”, o Fishao, e tecnicamente si tratta di un social game multiplayer nel quale i partecipanti si cimentano con la pesca, confrontandosi e sfidandosi con gli altri giocatori. Vi si accede tramite Facebook oppure via browser su Fishao.com: si costruisce il proprio avatar e si inizia ad esplorare le aree di pesca – 10 diverse, ispirate al mondo reale, sbloccabili man mano – pronti a catturare le 150 specie che le popolano; le dinamiche di gioco cercano di riprodurre il più fedelmente possibile quelle reali, per cui i giocatori possono scegliere il tipo di canna e persino di esca e si devono cimentare con condizioni di pesca diverse, di giorno e di notte. Con Fishao la pesca diventa un’attività social a tutto campo: i giocatori partecipano a mini-sfide collaborative o competono in veri e propri tornei di pesca online in real time e possono scambiarsi consigli e trucchi del mestiere grazie alla chat in-game; in sostanza, condividere anche nel mondo virtuale la propria passione per la pesca. E per chi non volesse interagire con gli altri player? In questo caso Fishao permette di impostare degli obiettivi giornalieri, per cercare di catturare quante più specie possibile e riempire il proprio Fishdex. Per raggiungere più velocemente i diversi traguardi, è possibile acquistare Fishcoin, energia ed altri tool. Grazie all’accesso via Facebook, il gioco è in grado di profilare in maniera dettagliata i giocatori, offrendo un’esperienza di gioco – e di pesca – davvero unica. Inoltre, gli sviluppatori hanno già previsto ulteriori evoluzioni: recentemente, ad esempio, hanno introdotto la possibilità di vendere il proprio pescato al mercato, negoziando con gli acquirenti per strappare il miglior prezzo. Per un “assaggio” di Fishao, il trailer è disponibile su Youtube.

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Pesa 617 chilogrammi ed è stato pescato martedì scorso nei pressi di Tongjiang, una cittadina cinese al confine con la Russia, il pesce d'acqua dolce più grande del mondo! Si tratta di un esemplare di Kaluga, una razza che vanta di identificare alcuni tra i pesci d'acqua dolce più grandi del mondo, con un peso massimo di circa 1000 kg e 5,6 m di lunghezza. Il pescatore che è riuscito nell'impresa si chiama Chen Lin e una volta riuscito ad estrarre l'enorme pesce dall'acqua ha dichiarato di non averne mai visti di così grandi, e che era stata una grande soddisfazione per lui riuscire a compiere un'impresa di tale portata. Data la rarità di pesci di questa razza per via di un'estinzione sempre più vicina, il pesce è stato rigettato nelle acque del fiume Heilongjiang, dove si spera possa vivere ancora a lungo! Una bella esperienza però per i pescatori cinesi che sono riusciti a pescare il pesce d'acqua dolce più grande del mondo!

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Il granchio blu, conosciuto anche come granchio reale, è una specie che vive lungo le coste dell'intero continente americano, dalla Nuova Scozia fino all'Argentina. Immaginare lo stupore di un pescatore di Chioggia che si è trovato tra le mani un esemplare di questo crostaceo, quindi, non è certo difficile. La pesca eccezionale è avvenuta in piena Laguna Veneta, a Pellestrina, dove anche l'anno scorso era stato avvistato un esemplare simile. Secondo la banca dati dell'Università di Padova, infatti, l'ultimo avvistamento nelle nostre zone risale al 5 luglio 2013. Si tratta, quindi, del secondo caso in Laguna. Il granchio blu reale è considerato una vera e propria prelibatezza dal punto di vista gastronomico, soprattutto se pescato nella baia di Chesapeake, tra il Maryland e la Virginia. I crostacei di questa specie presentano una forma ellittica, con il corpo più largo che lungo, e che può misurare fino a 10 cm di lunghezza e 20 di larghezza.

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Il turismo ittico è regolamentato in Italia sin dal 1999, grazie ad un decreto ministeriale che autorizza il trasporto di turisti a bordo di imbarcazioni da pesca, per far vivere loro un’esperienza ricreativa e formativa legata al mondo della pesca professionale. E’ negli ultimi anni, tuttavia, che il fenomeno ha preso decisamente piede, coinvolgendo da nord a sud sempre più località marittime e integrando ai servizi offerti a bordo anche attività di ospitalità e ristorazione a terra. Tecnicamente, con pescaturismo si intendono le attività svolte sulle imbarcazioni, mentre il turismo ittico indica in senso più ampio anche i servizi a terra e le attività “accessorie”. Qualcuno ha definito il pescaturismo uno dei trend del 2013: da strumento nato per diffondere la cultura, i mestieri e le tradizioni del mare, si è in effetti affermato come formula turistica genuina, che permette ad appassionati o semplici curiosi di godere di un’esperienza unica insieme ai pescatori, condividendo emozioni e racconti legati alla vita in mare e gustando il pesce appena pescato, cucinato direttamente a bordo. L’offerta del turismo ittico è assai variegata: spazia da escursioni di poche ore per mare (ma anche fiume o lago) alla scoperta del mondo ittico, a battute di pesca guidate da professionisti con degustazione finale, ad immersioni alla scoperta dei fondali, fino a proposte che combinano servizi di ristorazione ed ospitalità nei borghi marinari. Il denominatore comune? Vivere una vacanza diversa, con una formula decisamente low-cost, scoprendo (o riscoprendo) la pesca, il mare e l’ambiente costiero, all’insegna della sostenibilità. Dove si pratica? Da nord a sud, il turismo ittico ed il pescaturismo in particolare sono in forte crescita. Si possono praticare durante tutto l’anno – a patto che le condizioni del mare lo consentano – e in alcuni casi è possibile vivere delle affascinanti e suggestive esperienze anche in notturna. Non ci sono limiti di età (i minori di 14 anni devono però essere accompagnati da un adulto) né particolari requisiti di base: amore per il mare e desiderio di scoperta sono le uniche condizioni per chi voglia cimentarvisi. Lega Pesca stima che in Italia ci siano 700 pescherecci che praticano il pescaturismo, coinvolgendo un bacino d’utenza di 500 mila turisti e generando un giro d’affari pari a circa 35 milioni di euro. Un dato sicuramente confortante e un’occasione di rilancio per l’imprenditoria giovanile, dal momento che il 52% degli addetti ha meno di 35 anni.

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Si dice spesso che il cibo migliore è quello di stagione, perché è più fresco e perché permette di risparmiare. Ma non sono soltanto frutta e verdura ad essere legate alla stagionalità. Anche il pesce, infatti, va scelto con un occhio di riguardo al periodo dell’anno in cui ci si trova, onde evitare di comprare pesce importato o non fresco. Qual è il pesce di settembre, che possiamo portare in tavola in modo sicuro? Questo periodo offre la possibilità di degustare pescato freschissimo, come il cefalo, il dentice, l’orata, il pesce spada, la sogliola o la triglia. Tutti tipi di pesce ottimi da preparare in forno, magari al cartoccio o nella classica versione mediterranea, con pomodorini e olive. A settembre, poi, sono di stagione anche molti molluschi e crostacei. Siamo in tempo, quindi, per gustarci deliziose paste con cozze e vongole, così come con i gamberi e con l’astice. E poi perché rinunciare alla calamarata? Anche i calamari, infatti, sono tra i tipi di pesce che possiamo trovare freschi al mercato in questo periodo. Tra il pesce azzurro, poi, possiamo acquistare le acciughe, il merluzzo e lo sgombro, che consentiranno anche un notevole risparmio sulla spesa, visto che si tratta di tipologie di pesce notoriamente meno pregiate e quindi vendute a costi più contenuti. Insomma, l’estate è ormai finita ma non per questo dobbiamo rinunciare al pesce fresco: basta fare un po’ di attenzione dal pescivendolo per acquistare pesce appena pescato. (Photocredits eatandrelish.com)

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Quando uscite a cena è uno dei piatti che più desiderate, ma anche uno di quelli che più temete alla cassa. Il piacere che il pesce al forno vi regala è però unico e appagante. A dispetto di quello che può sembrare e che molti pensano, non è così complicato da cucinare, a patto di eseguire scrupolosamente ogni passaggio e non incappare negli errori dai quali vogliamo mettervi in guardia. Ecco quelli più comuni, che da oggi potrete evitare.

Pulizia del pesce

Per cominciare eliminate le pinne, poi raschiate le squame con il dorso di un coltello non troppo affilato o con l’apposito squamapesce, seguendo il verso dalla coda alla testa e avendo cura di non imprimere troppa forza, per non rovinare la pelle del pesce. Vi ricordiamo: non squamate il pesce se volete cucinarlo al sale o alla griglia. Nel primo caso infatti le squame proteggeranno il pesce dalla troppa sapidità, nel secondo dall’eccessivo calore. 

Passate ora alla rimozione delle interiora. Per farlo consigliamo di afferrare il pesce dalle branchie, strappando le interiora con un gesto fermo e deciso. In questo modo riuscirete a toglierle senza troppa fatica. Se invece pensate di non avere abbastanza dimestichezza, aprite il ventre, divaricatelo e svuotatelo con le dita, staccando le interiora dove si attaccano alla testa, ma stando attenti a non rovinarla, o il pesce assumerà un aspetto sgradevole. Sia in un caso che nell’altro, aiutatevi con delle forbici per rimuovere ciò che sarà rimasto, poi sciacquate abbondantemente sotto acqua corrente.

Condimenti

Generalmente il pesce non ha bisogno di troppi condimenti, a maggior ragione se è fresco e quindi già puro e perfetto. Quindi non esagerate: saranno sufficienti un cucchiaio d’olio, un po’ di prezzemolo, qualche erba aromatica se è di vostro gradimento, e una fetta di limone nel ventre. Se vi piace accompagnare il pesce a delle salse, concedetevi pure di farlo, ma separandole dal resto del pesce. Un errore molto comune è infatti quello di condire eccessivamente il pesce, soffocandolo spesso con sughi, a volte anche preparati in maniera sbagliata.

La cottura

Una delle cotture che ci sentiamo di consigliare è quella al forno. Scaldatelo a 180-200°C, e lasciatevi il pesce circa 25-30 minuti per ogni chilo di peso (aumentate il tempo di almeno un terzo se lo cuocete al sale). Ancora meglio se utilizzerete del sale, che assorbirà l’umidità in eccesso. Se volete un contorno, accompagnate il pesce con un letto di patate, che a loro volta assorbiranno i liquidi e si insaporiranno.

Rosso maculato

Cuocere a dovere il pesce richiede molta pratica. Se si stacca facilmente dalla lisca, allora avete fatto centro: la cottura è perfetta. Ciò che dovete assolutamente evitare è di portare in tavola un pesce che abbia tracce di sangue lungo la lisca centrale. Per evitare che questo accada, le prime volte praticate una piccola incisione, sollevate leggermente un lembo e scrutate la polpa, verificando che la carne sia opaca e completamente bianca. 

Il sugo naturale

Alcuni pesci, in modo particolare l’orata, perdono un prezioso succo durante la cottura. Non buttatelo, ma conservatelo, e usatelo per impiattare e arricchire il vostro pesce.

Bastano pochi semplici consigli per rendere il vostro pesce al forno il vostro piatto migliore!

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Vengono definite pesci azzurri alcune specie di pesci caratterizzati da colorazione dorsale tendente al blu (in qualche caso verde) e argentea nella parte ventrale. La denominazione di "pesce azzurro" è utilizzata commercialmente per indicare alcune varietà di pesci, generalmente di piccola pezzatura, di varia forma e sfumature di colorazione, il cui costo è generalmente ridotto per la grande quantità pescata nei nostri mari. Tra le varietà di pesce azzurro presenti sul mercato, i più diffusi sono:

Il pesce azzurro è molto apprezzato in cucina per le qualità nutrizionali delle carni che sono generalmente molto digeribili con prevalenza di grassi insaturi, in particolare del tipo omega 3. Essendo, inoltre, un alimento ricco di calcio è consigliato per combattere i processi di decalcificazione ossea.

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Oggi Ideapesce in collaborazione con Ideavino.net, blog che tratta di tutto il mondo del vino, vi parlerà di un abbianamento molto particolare e ricercato: Pesce azzurro e Buon Vino. Ringraziamo Sonia Biasin, sommelier ed editor in Ideavino che ci ha dedicato questi consigli e suggerimenti! Chi ha provato l’esperienza di tuffarsi nei fondali dei nostri bellissimi mari ha avuto modo di capire il perché del nome "pesce azzurro": banchi di pesce luccicanti, che si muovono lentamente a caccia di cibo ma che spariscono improvvisamente se avvertono pericolo. Hanno tutti quel caratteristico colore argenteo le cui scaglie ventrali e laterali con i raggi del sole riflettono i colori del cielo. I nostri mari ne abbondano, e per questo il loro prezzo rimane molto competitivo. Acciughe, alici, sardine, aringhe, sgombri, aguglie, sugarelli sono i più comuni. Ottimo dal punto di vista nutrizionale, il pesce azzurro presenta interessanti caratteristiche: ha carni generalmente molto digeribili con prevalenza di grassi insaturi, ha una buona quantità di proteine, una buona concentrazione di calcio e di omega 3 (che combatte il colesterolo cattivo ed è presente in una forma completamente assimilabile dall'organismo), di selenio, di fosforo, iodio e di vitamine B ed E. Acciughe e sarde sono facilmente reperibili nei mercati ittici, si puliscono facilmente e in poco tempo. Per prima cosa, solo per le sarde, occorre togliere le squame, raschiando leggermente la pelle con un coltello; quindi si stacca la testa prendendola con due dita, tirandola in avanti usciranno anche le interiora. Infilando il pollice nell'apertura del ventre, lo si fa scorrere verso la coda aprendo completamente il pesce. Una volta puliti, si lavano rapidamente sotto l’acqua corrente e, se devono attendere per la cottura, devono essere riposti in frigorifero con un panno umido perché facilmente deperibili. Carni sode e tenere che in cotture semplici e senza aromi particolari chiedono in abbinamento vini bianchi, con una buona acidità e di buon corpo. Una scelta interessante potrebbe essere il “Soave Classico Monte Mayor” dell’azienda agricola Le Albare di Montecchia di Crosara (Vr). Garganega in purezza, ottenuto con la tecnica della Doppia Maturazione Ragionata che consiste nel provocare due livelli di sovramaturazione delle uve attraverso il taglio del tralcio della vite, eseguito in modo da lasciare metà dei grappoli a surmaturare in pianta e l’altra metà “recisa” ad iniziare un naturale processo di appassimento. Il risultato è un vino corposo che mantiene una buona acidità ma al tempo stesso anche gli aromi e i profumi della vendemmia tardiva. Un vino dalle caratteristiche originali, di color giallo paglierino, limpido e luminoso. Al naso i profumi sono intensi e complessi, di frutta tropicale matura e di fiori come la camomilla e la ginestra, con una mineralità ben presente, caratteristica del terreno basaltico di origine vulcanica da cui provengono i vigneti. Al gusto, l’alcol e la componente glicerica sono ben in equilibrio con le mineralità che lo rendono fresco e secco. Il finale è lungo e pulito, con una leggerissima nota amara che equilibra le sensazioni iniziali di surmaturazione. Un abbinamento tutto italiano che saprà gratificare i palati di tutti i buongustai.

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Che la dieta possa avere un ruolo centrale nella prevenzione di determinate patologie non è certo una novità, ma dal Congresso "Approccio non convenzionale alla malattia di Alzheimer: dalla ricerca alla cura" promosso dal Policlinico Gemelli di Roma e svoltosi nei giorni scorsi all’Università Cattolica del Sacro Cuore, arriva il piatto a base di pesce azzurro che aiuta a prevenire questa grave malattia degenerativa. I ricercatori, infatti, hanno dimostrato che l'invecchiamento cerebrale dipende anche dagli elevati livelli di "rame libero" nell'organismo e che può essere rallentato con l'assunzione di determinati cibi che riducono l'assimilazione di questa sostanza. La collaborazione tra i ricercatori ed il celebre cuoco tedesco pluristellato Heinz Beck ha portato alla creazione del perfetto piatto anti Alzheimer, a base di pesce azzurro, aceto e melograno. Secondo Giacinto Miggiano, direttore dell'unità di Dietetica del policlinico Gemelli, la ricciola marinata all'aceto balsamico bianco con neve di melograno è "un piatto dalle qualità organolettiche e nutrizionali particolari, ad elevato contenuto di acidi grassi omega 3, di vitamine B1 e B6, altre vitamine (B12), e a ridotto contenuto di rame, indicato nelle persone con malattia neurodegenerativa, che tiene conto delle indicazioni supportate da studi scientifici eseguiti anche su campioni numerosi di popolazione". Per prevenire l'insorgenza dell'Alzheimer, comunque, gli studiosi consigliano una dieta ricca di verdure e frutta fresca, l'introduzione una dose adeguata quotidiana di vitamina E (presente in semi, spinaci e altri vegetali a foglia larga) e vitamina B12 (efficace anche nella forma di integratore), mentre viene sconsigliata l'assunzione dei grassi saturi contenuti nella carne. Praticare due ore di sport alla settimana, poi, sarà la ciliegina sulla torta che vi aiuterà a stare alla larga dall'invecchiamento cerebrale e dalle malattie degenerative. (Photocredits rivieraoggi.it)

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La sardina, l’acciuga o l’alice , lo sgombro, l’anguilla, cosa hanno in comune? Possono essere definiti “pesce azzurro”, cioè varietà di pesci di forme e dimensioni differenti, anche se generalmente di piccola taglia, il cui costo è ridotto grazie alla loro abbondanza nei nostri mari. Questo non vuol dire che il “pesce azzurro” sia meno buono o possa essere dannoso alla salute, anzi può essere consigliato anche dal medico per le sue ottime qualità nutrizionali. Il pesce azzurro infatti è ricco di calcio (350 mg di calcio per 100 g di alimento) ed è consigliato per combattere la decalcificazione delle ossa, inoltre la sua carne è facilmente digeribile e con prevalenza di grassi insaturi, omega 3, quindi utile per lo sviluppo cerebrale e per prevenire il colesterolo alto. Questo tipo di pesce può essere di grande effetto in tavola, infatti si presta ad una moltitudine di ricette originali ed invitanti, dalle più semplici e veloci come le polpette di merluzzo da preparare ai bambini o quando si è di fretta, a quelle più raffinate come le sardine ripiene, che in tavola fanno un bel vedere quando si vuol preparare una cena di classe ma sempre senza rinunciare al gusto. Questo pesce oltre ad essere di grande effetto in tavola, lo è anche nel portafoglio di chi lo compra, che in un momento di crisi come quello che stiamo vivendo può far risparmiare senza rinunciare alla qualità, che non è un dettaglio da trascurare. Pesce azzurro può essere descritto come: salutare, economico, buono e di grande effetto. Più di un motivo quindi per portarlo nelle nostre tavole.

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I pesci balestra (Balistidae) sono un gruppo di pesci dell'ordine dei Tetraodontiformes. Il nome “balestra” deriva dal latino balista, balestra. C’è una relazione tra il nome e la forma delle pinne, simile all'arco della balestra e al "grilletto" della prima pinna dorsale. I pesci balestra sono particolarmente diffusi nella fascia tropicale compresa tra l'oceano Pacifico e l'oceano Indiano, ma spesso vengono ritrovati anche nel Mediterraneo. Morfologicamente i pesci balestra hanno forma ovoidale, con la testa schiacciata ai lati lunga oltre 1/3 dell'intero corpo. Questo pesce si sposta lentamente fra gli scogli a fior d'acqua e le foreste di corallo, triturando anche le prede più dure con le sue robuste mascelle. Le pinne pettorali sono piccole ma robuste, manca la coppia delle ventrali, la dorsale e l'anale sono poste specularmente e indietreggiate, vicine alla coda. Sul dorso è presente inoltre una pinna particolare, formata da 3 raggi spinosi, il primo dei quali è erettile e munito di una sorta di blocco di sicurezza. Questo permette ai pesci balestra di sfuggire ai predatori, resistendo incastrati tra le rocce in caso di pericolo oppure diventando troppo grossi in bocca per venire ingoiati. Le dimensioni di questa specie di pesci varia da 30 a 75 cm. Nel periodo riproduttivo i maschi dei pesci balestra permettono alle femmine di entrare nei loro vasti territori: durante l'accoppiamento la femmina depone le uova in una buca sul fondo, nascosto tra le rocce. Molte specie montano la guardia alle uova e presentano cure parentali. Le dimensioni di questa specie di pesci varia da 30 a 75 cm. I pesci balestra hanno una caratteristica particolare: quando vengono tolti dall'acqua lanciano una specie di grugnito caratteristico, vagamente simile a quello di un maiale.

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Il pesce barracuda, noto come Sphyraena barracuda, è un pesce d'acqua salata della famiglia degli Sphyraenidae. Il suo habitat è rappresentato dalle acque tropicali e subtropicali di tutti gli oceani. Gli esemplari giovani vivono lungo le coste mentre gli adulti si dirigono più verso il largo. Morfologicamente il pesce barracuda ha corpo fusiforme, molto allungato, e con dorso e ventre orizzontali.La testa è affusolata e ha due potenti mascelle al cui interno si trovano denti aguzzi. Le sue pinne sono corte e a punta, la coda è larga e fortemente forcuta. La livrea è di colore argento, con molte strisce scure verticali lungo i fianchi, e pinne brune. Le dimensioni di questo pesce possono arrivare a misurare i 2 metri di lunghezza. L’alimentazione del pesce barracuda è rappresentata da pesci e calamari. E’ un pesce commestibile, ma solitamente viene pescato dalle popolazioni che abitano nelle zone costiere a puro scopo di sussistenza.

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Il pesce blob prende il nome da Psychrolutes marcidus. E’ un pesce appartenente alla famiglia Psychrolutidae che vive a una profondità compresa tra i 600 e i 1.200 metri. Il suo habitat è identificato dalle acque dell’Oceano Pacifico sudoccidentale, o, per meglio dire, dalle acque costiere australiane meridionali. Morfologicamente presenta un corpo flaccido, poco compresso ai fianchi, con testa e occhi grandi. Le sue dimensioni arrivano a misurare anche i 30 cm di larghezza. Il pesce blob ha delle pinne molto grandi e il colore grigio-rosato con macchie brune. La bocca e le labbra sono bianco-rosate. Questo pesce non è commestibile in quanto la maggiorparte della sua consistenza è massa gelatinosa di densità leggermente inferiore a quella dell'acqua. Proprio per questo motivo galleggia facilmente senza sprecare energie nuotando. E’ un pesce per l’appunto sprovvisto di muscoli! Si nutre di qualsiasi cosa di commestibile gli passi davanti. Non ha una dieta distinta. E’ conosciuto come uno dei pesci più strani del pianeta ma, a causa della pesca praticata a strascico, questi esemplari sono in via d’estinzione.

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Il pesce castagna o Brama raii è un pesce tipico del nord dell’Atlantico o del nord dell’oceano Pacifico. Il suo corpo è a forma romboidale, la bocca è sporgente e tagliata verso il basso. Possiede un unica pinna dorsale, simile a quella anale che però si presenta più corta e meno alta. Le pettorali sono molto sviluppate, mentre le ventrali appaiono molto ridotte e sono ritraibili. La pinna caudale è forcuta. La colorazione si può generalizzare ad argentea con riflessi più scuri nella parte dorsale. E' un vorace predatore di piccoli pelagici e viene catturato quasi sempre con palangari di fondo. Vive fino circa 400 metri di profondità. Le sue carni vengono molto apprezzate all’estero, ma in Italia è poco conosciuto, tranne che nei banchi sicilani dove lo si può trovare con facilità sotto il nome di Pesce Luna. Fonte: www.ipascatori.com

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Il pesce congelato è un prodotto che è stato sottoposto al procedimento di congelazione. Con la tecnica di congelazione si porta l’alimenti a temperature molto basse con la conseguente solidificazione dell’acqua presente all’interno dell’alimento. La congelazione non compromette le qualità organolettiche o nutritive del pesce in quanto blocca i processi degenerativi e quindi il deperimento del prodotto. Il pesce congelato, una volta scongelato, deve essere consumato entro 2 giorni e non può più essere sottoposto al procedimento di congelazione. Prima di congelare il pesce bisogna pulirlo con cura e confezionarlo negli appositi sacchetti dove è consigliabile riportare la data di congelamento.

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In estate il pesce crudo è tra i protagonisti indiscussi delle nostre tavole: che si tratti di sushi o sashimi o di un nostrano crudo all’italiana, è importante che vengano rispettate alcune semplici regole, per garantire che il pesce sia privo di rischi e non rovinarsi il piacere.

I casi di salmonellosi e listeriosi legati al consumo di pesce crudo sono, infatti, pericolosamente in crescita, con conseguenze che spaziano dai problemi gastrointestinali all'epatite A.

Prima di tutto, attenzione alla qualità della materia prima: è sempre consigliabile rivolgersi ad un fornitore di fiducia (parliamo, in questo caso, del consumo casalingo) e comunque verificare la modalità di conservazione del prodotto. La legge prevede l’obbligo di congelamento a temperature non superiori a -20°C e per 24 ore del pesce prima di poter essere distribuito e messo in vendita, per prevenire il rischio di trasmissione di parassiti come l’Anisakis.

Inutile dire che il pesce Made in Italy sia decisamente da preferire: minore è il tempo che trascorre dal mare alla tavola e inferiore sarà anche la probabilità di sviluppare batteri nocivi. In generale, tutte le variazioni di temperatura incidono negativamente sulla freschezza, per questo occorre prestare la massima attenzione affinché il pesce non subisca shock termici nei diversi passaggi.

Anche nel frigorifero di casa, il pesce deve essere accuratamente protetto, per scongiurare l’ossidazione del prodotto. Inoltre, nella preparazione è bene evitare di lavorarlo eccessivamente, per non alterarne l’equilibrio.

In fondo, un buon pesce ha bisogno davvero di poco per essere valorizzato in tavola.

(Photocredits www.milanotoday.it)

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Il pesce viene quasi sempre associato all'estate, al caldo, al bel tempo e ai piatti dai sapori freschi in tavola, ma l'autunno non è da meno in quanto a sentori da abbinare al pescato di stagione. Zucca, funghi, verze, melograni, castagne, uva e mele si abbinano benissimo a alalunga, spigola, triglia, rombo chiodato, gallinella, lampuga che si trovano freschi sui banchi in questo periodo o all'immancabile baccalà. Il connubio tra vegetali e pesce di stagione, poi, ci consente di portare in tavola piatti salutari e ricchi di sostanze nutritive che possono aiutarci a rafforzare l'organismo in vista dell'arrivo del freddo. Il melograno, ad esempio, è ottimo per preparare il pesce al cartoccio, mentre le mele possono diventare un letto di fettine sottili su cui adagiare il pesce da cuocere in forno. Anche l'uva si presta bene ad essere aggiunta nei cartocci di cottura del pesce al forno, ma è ottima anche per preparare salse su cui servire il pesce, mentre le castagne sono ottime per dare un sapore deciso ai filetti cotti in modo leggero. Basta lessarle in abbondante acqua salata e passarle al mixer aggiungendo un po' di brodo di pesce e un filo di olio extra vergine di oliva. Con la verza si possono preparare dei deliziosi involtini ripieni di pesce, mentre la zucca si presta benissimo sia alla classica vellutata con baccalà, sia per preparare gustosi sughi con cui condire la pasta o da usare per riempire una gustosa torta salata. I funghi, poi, sono uno degli ingredienti che vengono più spesso abbinati al pesce, per dare ai piatti quel tipico contrasto "mari e monti" che tanto piace. Se ci mettete anche il piacere di ricominciare ad accendere il forno in casa e di sentire il profumo del cibo riempire la cucina, vi renderete presto conto che l'arrivo della stagione fredda non è poi così male... Soprattutto in cucina!  

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Quando si tratta di comprare un prodotto ittico, spesso vieni messo davanti alla scelta tra pesce d’acqua dolce o pesce di acqua salata, ma ti sei mai chiesto quali siano effettivamente le differenze? Perché il pesce di acqua salata è tendenzialmente più saporito di quello di acqua dolce? A differenza di quanto si possa pensare, questa spiegazione non va cercata nella diversa quantità di sale disciolta nell’acqua, poiché dipende da un processo fisico chiamato osmosi. Questa legge si basa sulla regola del bilanciamento e sostiene che se due liquidi contengono concentrazioni diverse di sostanze, questi tenderanno a mescolarsi fino a che non si arriverà a una situazione di uniformità tra i due. I pesci di mare quindi, vivendo in un liquido con un’alta concentrazione sia di sale che di sostanze nutritive, avranno un diverso bilanciamento osmotico rispetto a un pesce di acqua dolce, arrivando ad avere una quantità maggiore di sostanze disciolte all’interno del proprio corpo, chiamate amminoacidi. Questi amminoacidi tendono ad accumularsi nelle cellule e a esaltare così il gusto del pesce di acqua salata. I pesci di acqua dolce invece, non hanno bisogno di bilanciare la pressione osmotica con l’ambiente esterno che li circonda, e quindi avranno un gusto più delicato. Questi amminoacidi sono anche la causa dell’odore del pesce: infatti il pesce d’acqua salata, se non propriamente fresco, tenderà a odorare e puzzare prima di quando possa succedere a un pesce d’acqua dolce. Organoletticamente parlando cosa differenzia queste due tipologie di pescato? I valori nutritivi sono del tutto simili, ciò che cambia è riscontrabile a livello gustativo: tendenzialmente le carni del pesce di acqua dolce hanno un aroma meno intenso e meno “salato” rispetto a quello di mare. Pesci come orata, merluzzo e rana pescatrice avranno un gusto più simile al mare poiché la loro alimentazione si basa su plancton e alghe, a differenza delle carni di salmone o di trota, le quali risulteranno più dolci.

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Il Pesce d’Aprile si sta avvicinando e come tutti sanno sarà una giornata all’insegna di scherzi e burle di ogni tipo. Vi siete mai chiesti quali siano le origini di questa tradizione? Oggi risponderemo ai vostri interrogativi. In realtà il motivo della nascita di questa usanza, non è chiaro, o almeno non sembra essere uno solamente, sono state infatti avanzate diverse interpretazioni. L’ipotesi più accreditata, afferma che la tradizione risale ad un periodo precedente al 154 A.C., quando il primo Aprile era l’inizio dell’anno. Più tardi, il cristianesimo, o meglio la chiesa ha spostato l’inizio dell’anno il primo di gennaio, portando via tutte le feste di origine pagana. La vecchia tradizione continuò comunque a sopravvivere tra i pagani che per questo venivano derisi e scherniti. Alcuni storici fanno nascere invece la tradizione del Pesce d’Aprile in Egitto, da una sfida tra Cleopatra e Marco Antonio. La regina Egizia pare avesse proposto una gara di pesca ad Antonio che tentò in questa occasione di imbrogliare, facendo legare al suo amo un grosso pesce per aggiudicarsi la vittoria. Cleopatra però non si lasciò burlare e scoperto l’inganno, ordinò di far abboccare un finto pesce con pelle di coccodrillo. L’ultima ipotesi affrontata fa nascere il Pesce d’Aprile in Francia alla corte di Carlo IX, che in seguito al cambiamento del calendario, il quale spostava l’inizio dell’anno dal 1° di Aprile al 1° Gennaio, avviò l’usanza di consegnare dei pacchi regalo vuoti il primo giorno d’aprile. Tale scherzetto fu così chiamato “poisson d’Avril” cioè Pesce d’Aprile. Fateci sapere se conoscete qualche altra leggenda sulla nascita della tradizione del Pesce d’Aprile.

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Come ogni periodo dell’anno, anche a giugno troviamo il pesce di stagione. Così come per i prodotti della terra, anche il mare ha un suo ciclo riproduttivo e quindi una sua stagionalità. Più economico, perché i costi di importazione vengono minimizzati, e più sostenibile per l’ambiente in quanto non si va a comprometterne il suo equilibrio naturale. 

Scegliere di consumare il pesce di stagione a giungo consente inoltre di variare i sapori nella propria dieta, scoprendo così numerose specie che solitamente non vengono acquistare ma che in realtà sono gustose e vengono frequentemente pescate nei nostri mari.

Con l’estate alle porte è opportuno assicurarsi un’alimentazione più leggera per non affaticarsi, e tra il pesce di stagione a giugno vi sono specie che favoriscono l’abbronzatura! Infatti i pesci ad alto contenuto di Omega 3 e Omega 6 svolgono un’azione antinfiammatoria, aiutando a mantenere elastica la pelle e svolgendo un’importante ruolo per gli amanti della tintarella: aiutano a raggiungere un’abbronzatura intensa! Forniscono inoltre un apporto di collagene ed elastina tale da intervenire sui danni provocati dai raggi solari, proteggendo la pelle da scottature e invecchiamento!

Il pesce di stagione a giugno è quindi un vero toccasana per prepararsi alle vacanze estive! Tra le specie più comuni troviamo pesci come cefalo, dentice, nasello, orata, pesce spada, sardina, tonno, gamberetto rosa, granchio, rana pescatrice, scampo e sgombro; ci sono però anche specie meno acquistate, che bene si prestano in cucina in numerose ricette: sogliola, razza, ricciola, sarago e totano.

Non vi resta che sperimentare ricette nuove con il pesce di stagione a giugno, di cui le coste del Mediterraneo sono ricche, nel pieno rispetto sia dell’ambiente che del vostro organismo, e con un’occhio di riguardo all’abbronzatura!

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Escono di scena seppia, scorfano e rospo ma restano granchi, gamberetti e totani. Maggio è un mese in cui si trovano pesci solitamente poco conosciuti e acquistati rispetto a quelli di stagione ad aprile, ma che sotto il profilo nutrizionale sono tra i più ricchi e gustosi. Sul banco del vostro pescivendolo potrete trovare ad esempio una busbana, un merluzzo giallo dalla carne soda e saporita, la cepola dal colore aranciato e che viene prevalentemente cucinato fritto, o la ricciola che bene si adatta ad una cottura al forno o sulla griglia, arricchita da spezie. 

Tra le specie più diffuse, nel pesce di stagione a maggio, troviamo invece il pesce spada, la razza o il totano, da non confondere con i calamari, che sono di dimensioni più grandi, ma presentano pinne corte. Attenzione perciò alle dimensioni del pesce di stagione a maggio: i gamberetti dovranno essere di almeno di 2 cm, gli scampi di almeno 11 cm, mentre la sogliola non dovrà essere più piccola di 20 cm. Verificare anche questo aspetto del pesce che acquistate vi garantirà una qualità ancora più alta per avere la certezza di cucinare solo ingredienti di prima scelta.

Le ricette poi da realizzare con queste specie di pesce, facili da reperire e versatili, sono davvero molte. Per un primo piatto ricco di sapore in questo mese che anticipa l’estate, preparate le linguine alle seppie con verdure: idea leggera e delicata che vi richiederà davvero poco tempo di realizzazione. Come secondo piatto, invece, gli involtini di pesce spada panati al pistacchio saranno il connubio perfetto tra croccante fuori e morbido dentro. Anche le seppie con i piselli, servite ben calde nelle sere più fresche di maggio, sono un piatto tipico della tradizione culinaria italiana che non tramonta mai.

Concedetevi dei piatti di pesce genuino e di qualità, rispettandone la stagionalità e quindi il ciclo riproduttivo: non avrete solo pesce fresco, ma compirete anche una scelta sostenibile ed economica, capace di rispettare l’ambiente e tutto l’ecosistema marino.

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Il penultimo mese dell’anno porta con sé i primi freddi e le prime intense piogge stagionali. Come difendersi da questo mese così buio e insidioso? Ma soprattutto, qual è il pesce ideale da comprare dal pescivendolo a Novembre? La salute del nostro corpo parte da una corretta alimentazione e una corretta alimentazione parte dalle materie prime, ossia acquistando prodotti di qualità e prestando attenzione alle provenienze.

Di certo Novembre è la stagione del branzino: sebbene sia un pesce che si può trovare comunemente tutto l’anno, i più grossi tendono ad avvicinarsi alle coste proprio con l’arrivo del freddo e l’inizio del periodo riproduttivo. I branzini selvatici infatti sono una specie altamente pregiata, molto di più di quelli che provengono dagli allevamenti, proprio perché conservano tutte quelle proprietà nutritive naturali che non ne alterano il sapore. Sebbene il gusto del branzino, e anche la sua denominazione, varino di zona in zona, (infatti si chiama “branzino” se pescano nella zona dell’Adriatico e in Liguria, mentre prende il nome di “spigola” se pescato nelle zone meridionali), resta il pesce più consigliato in questo periodo dell’anno.

A Novembre possiamo trovare facilmente anche le vongole, che registrano la massima crescita proprio in questo mese. Sebbene trovarle pescate sia oggigiorno sempre più difficile, la differenza con quelle da allevamento è praticamente nulla. In questo periodo, così come nei mesi primaverili, troviamo anche l’ombrina, il moscardino e la mazzancolla. Quest’ultimo è un crostaceo particolarmente indicato in quanto, oltre ad essere propriamente nostrano (è tipico sia del Mar Adriatico che del Mar Mediterraneo) è molto versatile in cucina; il suo sapore delicato viene spesso sfruttato per antipasti e sughi, ma anche secondi che essi siano fritti o grigliati. 

Queste sono le principali specie di pesce che possiamo a trovare nei banchi del pescivendolo a Novembre, ma vanno ricordati numerose altre specie quali calamari, cefali, dentice, nasello, orata, sardine, seppie, sogliole e triglie che si prestano ad essere utilizzati in molte ricette o come singoli protagonisti della portata principale accompagnati da un delizioso contorno, rigorosamente di stagione!

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Non solo vino bianco, tra le bevande ideali da accompagnare al pesce troviamo anche la birra! Grazie alle diverse lavorazioni e al numero di luppoli contenuti al suo interno possiamo assaporare aromi e consistenze diverse che si sposano elegantemente assieme alla delicatezza del pesce. Per ottenere un perfetto abbinamento tra la birra e il pesce bisogna però conoscere le caratteristiche di entrambe le pietanze, per combinare i sapori di ciascuno ed ottenere un risultato eccellente al palato. Così come per l’uva del vino, anche malto e luppolo utilizzato nella produzione della birra influiscono moltissimo nel risultato finale. 

Gli ultimi anni hanno visto protagoniste le birre artigianali di piccole case produttrici, che si sono fatte spazio tra quelle delle grandi case produttrici. Le prime differenze si possono riscontrare già a partire dal processo di fermentazione. La tipologia delle Lager ad esempio è una birra bionda dal colore oro, mediamente amara e con una bassa gradazione alcolica. Le Lager sono ideali per ricette leggere dai sapori delicati come branzino al forno, merluzzo o anche zuppe di pesce.

Le Pils invece sono birre tipicamente a bassa fermentazione e perciò si sposano perfettamente con piatti più grassi come le fritture di pesce, o comunque pesci con una carne più corposa essendo ben luppolate e amarognole. 

Le Ale presentano sfumature dolciastre, più fruttate e fresche al palato, adatte a piatti come guazzetti di calamari, pesce con contorno di patate ma anche molluschi e crostacei: pesci che hanno bisogno di un accompagnamento dalle note dolci per essere apprezzati al meglio.

Infine tra gli abbinamenti tra birra e pesce c’è il grandissimo mondo delle Bock, birre scure e intense, molto maltate e alcoliche, perfette con piatti molto saporiti e decisi. Questa birra non altera il sapore della polpa del pesce ma lo esalta come nel caso di baccalà alla vicentina e alla livornese, seppie in umido e i crostacei.

Se siete sempre stati abituati a bere una dissetante birra ghiacciata con pizza o carne sperimentate questi abbinamenti con il pesce per scoprire gusti nuovi e innamorarvi di sapori diversi e che potrebbero stupirvi fin dal primo assaggio!

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Se si pensa agli abbinamenti tra pesce e bevande, la prima cosa che viene in mente è sicuramente un buon calice di vino bianco. Molto meno spesso si pensa al vino rosso, figuriamoci alla birra. E invece quest'ultimo si rivela sempre di più un abbinamento tutto da sperimentare. Come insegnano i paesi nordici, l'accostamento tra birre stout e ostriche sono tutt'altro che rari, mentre la tradizione belga insegna che le cozze, una vera e propria istituzione locale, possono essere abbinate perfettamente alla birra, in base alla complessità e alla struttura del piatto. Un altro esempio classico è quello che propone di accompagnare il sushi o in generale il pesce crudo con la blanche, oppure nel nord dell’Europa la birra viene servita anche con crostacei e frutti di mare. Nella moltitudine di birre ormai disponibili sul mercato non c'è dubbio che le birre artigianali siano quelle che uniscono caratteristiche organolettiche e qualità gustative in modo migliore. Tra queste la birra umbra Alpan è una di quelle che meglio si abbinano con i piatti di pesce. Il birrificio produce sia birra bionda che birra rossa, nelle due tipologie Mania e Thesan. La Mania è una birra ad alta fermentazione dal colore dorato, realizzata con luppoli americani che donano delicate note fruttate e agrumate. Questa tipologia di birra potrebbe ben abbinarsi a piatti di pesce dal sapore delicato e fresco, ad esempio ai crostacei o a un'insalata di frutti di mare e patate. La Thesan, invece, è una birra ad alta fermentazione dal colore ambrato con riflessi rossi. Le sue note olfattive resinose di aghi di pino, date dal luppolo Chinook, accompagnate da quelle agrumate e tropicali conferite dai luppoli neozelandesi si uniscono alle note maltate al palato che vengono smorzate da un finale piacevolmente amaro e persistente. Queste caratteristiche la rendono adatta a piatti dal gusto più forte e deciso e a preparazioni più complesse, come le zuppe di pesce o la frittura mista. Come in tutte le cose, però, il gusto personale è quello che guida maggiormente gli abbinamenti tra cibo e bevande. L'abbinamento pesce e birra, non fa certo eccezione. E, come in tutte le cose, un pizzico di voglia di sperimentare abbinamenti nuovi non guasta mai.

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Per una legge non scritta nel mondo culinario, l’abbinamento tra pesce e formaggio fa storcere il naso a moltissime persone. Con l’arrivo della cucina moderna, che ha portato fantasia e nuovi abbinamenti, è tuttavia aumentata la possibilità di ottenere piatti originali e davvero gustosi. Scopriamo quindi in quali preparazioni possiamo accostare pesce e formaggio, per ottenere un risultato con cui lasciare di stucco i nostri ospiti.

Per quanto riguarda i primi piatti, un'idea originale potrebbero essere servire i paccheri ripieni di stoccafisso e patate su fonduta di formaggio, una variante raffinata per questa pasta tipica della tradizione napoletana. Questo piatto è in grado di combinare perfettamente due ingredienti dal sapore contrastante, come il pesce e il formaggio. La ricetta è molto semplice: una volta cotti, vi consigliamo di disporre i paccheri in piedi su una delicata e leggera fonduta di formaggio. L’Asiago, per esempio, si adatta perfettamente a questo uso. L’effetto scenico è assicurato!

Sempre rimanendo in tema di primi piatti, una valida alternativa ai paccheri ripieni di stoccafisso è una ricetta che accosta ricotta, mozzarella di bufala campana e seppie per un farcitura perfetta per condire gli gnocchi fatti in casa. Il risultato sarà un piatto tanto gustoso quanto delicato.

Se siete rimasti soddisfatti delle nostre precedenti proposte, addentratevi nella preparazione dei secondi piatti. Tra le varie proposte originali e gustose, si possono individuare sia ricette più sofisticate e difficili da realizzare, che semplici insalatone con tonno, radicchio e formaggio a cubetti.

Il tonno risulta, infatti, essere una specie di pesce molto versatile in cucina: all'interno di un'insalatona, alla griglia o in padella. Con tutte le diverse modalità di cottura utilizzate, il tonno può però essere facilmente abbinato al formaggio. Prendiamo ad esempio delle deliziose polpette di formaggio fresco e pesce: nella realizzazione di queste polpette, il tonno e il formaggio avranno lo stesso dosaggio; la morbidezza della polpetta varierà inoltre a seconda dell'aggiunta di patate lesse, panna da cucina e una piccola dose di parmigiano.

Infine, un'alternativa da portare in tavola per rendere omaggio a questo originale connubio di sapori è il filetto di rombo impanato con timo e grana. Questo piatto dai profumi mediterranei sarà una piacevole sorpresa per il palato: un connubio che vi farà assaporare tutta l’intensità di questi ingredienti. La delicatezza del rombo donerà armonia al sapore del piatto che risulterà perfettamente equilibrato.

Non soffermiamoci dunque troppo su falsi miti e tradizioni: pesce e formaggio si prestano bene ad essere consumati anche insieme, così come il pesce e il vino rosso, il pesce e la birra e infine il pesce e la polenta.

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Manca meno di una settimana alla festa degli innamorati e il romanticismo si fa già sentire nell’aria. Anche quest’anno le vetrine si colorano di rosso e le fiorerie si riempiono di rose ma se vi assilla il dubbio su come festeggiare al meglio insieme alla vostra dolce metà qui troverete diversi consigli per il menù perfetto!

Mettete da parte i soliti mazzi di fiori e le tradizionali scatole di cioccolatini e cimentatevi in cucina per realizzare un menù a base di pesce che stupirà sia il vostro partner sia voi stessi.

Per San Valentino, la festa dell’amore per eccellenza, vi proponiamo un ricco ventaglio di ricette a base di pesce e peperoncino, l’afrodisiaco per antonomasia. Oltre ad avere funzioni benefiche sull’organismo il peperoncino è, infatti, un ottimo cardio-protettivo e ottimo alleato per contrastare il colesterolo. Funge anche da vasodilatatore accendendo il desiderio, senza contare che può conferire carattere al vostro piatto, esaltando i sapori.

Come antipasto vi proponiamo un sauté di cozze e vongole, un piatto veloce da realizzare, gustoso ma leggero, a base di molluschi, aglio, olio e peperoncino.

Prendete il vostro partner per la gola, poi, con un primo piatto sfizioso: paccheri con cozze, melanzane e bufala. Non dimenticate il prezzemolo tritato, che dona freschezza e colore al piatto, e ovviamente il tocco di piccante, tema del vostro menù.

Concludete con un secondo frizzante a base di canocchie con melanzane, pomodorini e olive che non vi ruberà più di 20 minuti per la preparazione e in cui non deve ovviamente mancare una spolverata di peperoncino macinato.

Se non amate questa spezia o non potete mangiarla, non disperate, poiché è facilmente rimpiazzabile con dello zenzero: radice altrettanto piccante e dalle note pungenti ma meno forte del peperoncino. Il suo sapore inusuale conferirà, infatti, un twist esotico al piatto. Per di più, è uno dei digestivi maggiormente utilizzati: lasciandolo bollire per qualche minuto in un pentolino con dell’acqua e del limone potrete ottenere un’ottima tisana da bere dopo cena, al posto del sorbetto.

Se invece non potete rinunciare al dolce, divertitevi realizzando una mousse al cioccolato e coinvolgete il vostro partner nella preparazione per creare un’atmosfera romantica.

Usate il cioccolato che più vi piace: al latte, fondente…o, perché no, al peperoncino!

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La polenta è da sempre considerata “il pane dei poveri”, un alimento che bene si abbina a numerosi altri piatti. In pochi forse hanno provato a sperimentare l’abbinamento di pesce e polenta.

Si perché se in Veneto questa accoppiata è da sempre risultata vincente, in altre regioni italiane forse può sembrare più stravagante. Gli italiani sono abituati a consumarla soprattutto assieme a carni rosse o spezzatino in umido. Vi stupirà perciò saper che la versatilità della polenta ben si sposa a numerose specie di pesce.

La polenta ha origini antiche e se nei primi tempi veniva prodotta con diverse tipologie di granaglie ad oggi si usa essenzialmente il mais, cereale da polenta per definizione. Ma come si prepara la polenta? Gli ingredienti come abbiamo detto sono pochi: basta infatti portare ad ebollizione una pentola piena d’acqua e infine versare a pioggia la farina gialla, mescolando, per circa 30 minuti, finché non si sarà addensata. Un abbinamento tutto da riscoprire quello tra pesce e polenta: ecco qui 5 idee per reinventare questo sostituito del pane nelle vostre ricette! 

Polenta con polpo in umido 

Per realizzare questo piatto caldo, tipicamente invernale, vi basterà rosolare il polpo con aglio, scalogno e sfumare con del vino bianco per una decina di minuti. Dopodiché aggiungete della passata di pomodoro e tanta acqua per ricoprire il pesce facendo cuocere a fuoco lento per mezz’ora. Nel frattempo preparate la polenta e servite il tutto ancora caldo. 

Polenta con misto mare bianco 

La realizzazione di questa ricetta non vi occuperà più di mezzora per la cottura degli ingredienti. Vi basterà infatti utilizzare dei gamberetti, vongole, cozze o calamari, o in alternativa il l’insalata di mare Rivamar, soffritta per una decina di minuti con dell’aglio. Con una porzione di polenta il risultato sarà eccellente. 

Sandwich di polenta fritta con salmone 

Questo finger food accattivante è sia un ottimo antipasto sia un’ottima idea da presentare ad un buffet. Dopo che avrete cucinato la vostra polenta, mettetela in uno stampo da plumcake e lasciatela riposare per un paio d’ore a temperatura ambiente. Dopodiché toglietela dall’impasto e tagliatela a fettina sottili dello spessore di circa 5 millimetri e grigliatela sul piastra. Una volta dorata  spalmateci della crescenza e ricoprite con un sottile strato di salmone, infine tagliate i vostri sandwich a triangolini, sentirete che bontà!

Spezzatino di pesce spada con polenta

Vi basterà tagliare a cubetti di circa 3 cm il pesce spada e farlo rosolare con olio, aglio, cipolla, qualche oliva e del pomodoro. Potrete mettere la polenta anche nell’impasto di un tortino per rendere più raffinato il vostro piatto.

Baccalà e polenta

Un abbinamento che fa da sempre innamorare chi va al Nord Est è il baccalà con polenta. Che sia alla vincentina, o alla veneziana quest’accoppiata è sicuramente la più conosciuta e apprezzata!

[Photo credit: Flickr]

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Lo sapevi che il pesce è un ottimo alleato per mantenere giovane la pelle? In effetti lo stretto legame tra salute della pelle e alimentazione non dovrebbe stupire poi molto, visto quanto può cambiare il viso anche solo aumentando la dose giornaliera di acqua, ma spesso non si pensa a quanto i prodotti del mare possano essere utili a mantenersi giovani e di bell'aspetto. A sostenere questa tesi è anche la dottoressa Pucci Romano, specialista in Dermatologia che ha definito la cucina mediterranea come un vero e proprio "elisir di lunga vita": "La nostra posizione geografica ci espone al mare per tre quarti, questo significa grande abbondanza di pesce azzurro, un vero concentrato di omega 3 che proteggono il cuore ma non solo. Una dieta ricca di pesce significa una pelle più giovane così come testimoniato anche dalle popolazioni orientali che hanno nel pesce il loro ingrediente base. Secondo la dottoressa Romano, "il link tra pelle e alimentazione è quello meno indagato e spesso usiamo il cibo come medicina per migliorare i parametri ematochimici e limitare il rischio di alcune patologie, mentre dobbiamo iniziare a pensare alle centinaia di molecole degli alimenti come a preziose alleate della bellezza. Molecole che moltiplicano esponenzialmente le proprie qualità quando agiscono insieme esercitando una funzione plastica e favorendo il rinnovamento cellulare." Tra gli altri alimenti che hanno un ruolo primario nel mantenere giovane la pelle, non vanno dimenticati l'olio e il vino. Nel primo caso, infatti, si tratta di una fonte di acidi grassi preziosissimi, mentre il vino, specialmente il rosso, è un concentrato di polifenoli e resveratrolo dalla spiccata azione antiossidante e anti-aging. La salute inizia dalla tavola. Anche quella della pelle.    

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Che vino proponete ai vostri ospiti quando li invitate a casa vostra per una cena di pesce? Alla maggior parte di voi, sicuramente, verrà da pensare che l’abbinamento perfetto è con vino bianco fresco e frizzante o con un prosecco per valorizzare la leggerezza del pesce. Non sempre però la scelta del vino bianco può essere l’unica soluzione, anche il vino rosso infatti si abbina molto bene alle vostre ricette a base di pesce. Nella scelta però dovrete tener conto di alcuni fattori come la cottura, il condimento, il contorno e ancora prima la specie di pesce che andrete a preparare.

Per esaltare il gusto del pesce con un vino rosso, le specie più indicate sono i pesci grassi come tonno o pesce spada che sono perfetti abbinati ad un rosso giovane, da gustare cioè all’inizio del primo anno successivo alla vendemmia. Il suo profumo per esaltare a pieno le qualità del pesce dovrà essere fruttato e ricordare la fragola, il lampone o fiori come rosa e viola.

Anche le zuppe di pesce sono ottime accompagnate da un rosso, un piatto rustico con cui degustare un Chianti o un Montecarlo Rosso che bene si abbinano anche ad altri sapori decisi come le triglie alla livornese o i moscardini in umido. Ancora una volta la cottura ha un ruolo fondamentale nella scelta del vino: fra i pesci d’acqua dolce il rosso è consigliato se la cottura è in umido, mentre se fatto arrosto meglio un bianco.

Un vino rosso corposo invece è indicato per piatti con crostacei abbondantemente conditi con aglio, peperoncino o anche il tonno grigliato la cui cottura esalta maggiormente il sapore della carne grassa. Crostacei, molluschi, insalate di mare, fritti e antipasti di pesce infatti si sposano felicemente con un vino bianco di medio corpo o frizzante.

In linea generale abbinare pesce e vino rosso può essere una scelta vincente per tutti quei pesci che hanno una cottura che va ad esaltare le proprietà delle sua carni come al forno, al sale, grigliato o in crosta. Provate ad accompagnare la vostra prossima cena di pesce con un buon vino rosso fruttato: stupirete i vostri ospiti e conquisterete i loro palati!

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Il pesce fantasma, il cui nome specifico è Kriptopterus minor, appartiene alla famiglia delle Siluridae. I luoghi di provenienza si identificano essere la Thailandia, la Malaysia, l’India e l’Indonesia. La caratteristica del pesce fantasma, come dice il nome stesso, è la trasparenza del corpo. E’ così possibile osservarne lo scheletro e il sacco che contiene gli organi. Morfologicamente il suo corpo è schiacciato sui fianchi e diventa sempre più fino in corrispondenza della coda. Ha la testa piccola e la bocca è protesa verso il basso. La pinna anale è decisamente lunga e le pinne ventrali sono appena abbozzate. Il pesce fantasma raggiunge una lunghezza massima di 10 cm. Rispetto alle loro abitudini vediamo che i pesci fantasma si radunano in branchi compatti; sono sedentari e si muovono lentamente. Spesso sostano per lungo tempo nelle acque libere.

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I Pesci farfalla sono pesci ossei marini che appartengono all'ordine dei Perciformes. Presenti nell'Oceano Atlantico, Indiano e Pacifico vivono specialmente di giorno e prediligono i bassi fondali. La notte questi pesci si nascondono fra le madrepore e possono assumere dei colori diversi. La loro caratteristica, da cui prendono il nome, è la presenza di una livrea di diversi colori, con bande orizzontali, verticali o diagonali, molto simili a quelle delle farfalle. La bocca è generalmente protesa in avanti. La pinna dorsale dei pesci farfalla è unica e composta da 6 a 16 spine. La pinna anale, invece, è composta da 3 spine e la pinna caudale può avere forma rotonda o troncata. Rispetto alle sue dimensioni sono comprese tra 12 e 22 cm. L’alimentazione del pesce farfalla si compone di coralli, microfauna recifale, uova di pesci e piccoli invertebrati.

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In occasione dell’Overshoot day, lo scorso 29 luglio, Coldiretti Impresapesca ha avviato il fermo pesca 2019, necessario per risparmiare le risorse del mare, un po’ in anticipo rispetto agli altri anni, con durata più breve ma con effetto “continuativo”, data la previsione di ulteriori giorni di blocco entro dicembre 2019 (da 7 a 17 giorni) a seconda dalla zona di pesca. 

Lo stop ai pescherecci avviene in zone diverse e in momenti differenti, in modo da permettere al pesce Made in Italy di poter essere acquistato e servito comunque, evitando di ritrovarsi nel piatto grigliate e fritture, soprattutto al ristorante, provenienti dall’estero o congelate. 

Restano sempre attivi gli allevamenti nazionali e la seppur limitata produzione locale, dovuta alle barche delle piccola pesca, che potranno ugualmente operare.

Come regolarsi quindi con l’acquisto di pesce nei prossimi mesi e come verificarne la freschezza al banco? 

Il consiglio di Coldiretti Impresapesca è di verificare l’etichetta, che per legge deve prevedere l’area di pesca (Gsa). Le provenienze italiane sono quelle dalle Gsa 9 (Mar Ligure e Tirreno), 10 (Tirreno centro meridionale), 11 (mari di Sardegna), 16 (coste meridionali della Sicilia), 17 (Adriatico settentrionale), 18 (Adriatico meridionale), 19 (Jonio occidentale), oltre che dalle attigue 7 (Golfo del Leon), 8 (Corsica) e 15 (Malta). 

In previsione c'è l'estensione dell’obbligo dell’indicazione di origine anche ai menu dei ristoranti con una vera e propria ‘carta del pesce’. "Solo così si potrà garantire trasparenza dell’informazione ai consumatori dal mare alla tavola" ha dichiarato il presidente della Coldiretti Ettore Prandini, sottolineando che: “passi in avanti sono stati fatti sull’etichettatura nei banchi di vendita, ma devono ora essere accompagnati anche dall’indicazione della data in cui il prodotto è stato pescato”.

Insomma, conoscere la stagionalità del pesce è importante, ma ancora di più lo è verificare l’etichetta di provenienza ed accertarsi sempre della freschezza del pescato chiedendo al proprio venditore di fiducia.  

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Il Pesce gatto (comunemente conosciuto con questo nome) viene identificato con la denominazione Ameiurus melas. E’ un pesce d'acqua dolce e appartiene alla famiglia Ictaluridae. Morfologicamente il pesce gatto nero ha corpo massiccio e robusto, fusiforme, cilindrico anteriormente, compresso nella porzione posteriore. La pelle appare nuda senza squame ed è ricoperto di muco protettivo. La testa è grande e depressa, con occhi piccoli, rotondi e lievemente sporgenti. La bocca si apre in posizione inferiore, ed è molto grande. La mascella inferiore è nettamente più corta di quella dal superiore. Attorno alla bocca sono presenti quattro paia di barbigli. Sono presenti nella bocca piccoli e numerosi denti conici in entrambe le mascelle. La linea laterale ha andamento quasi rettilineo, soltanto all'estremità anteriore s’incurva leggermente verso l'alto. C’è una pinna dorsale e anche una pinna adiposa. Il colore del pesce gatto è grigio o grigio azzurro con riflessi argentei sul dorso, leggermente sfumato verso il ventre bianco. I giovani presentano lungo i fianchi molte piccole macchie rotonde, che tendono a sbiadire fino a scomparire del tutto negli esemplari adulti. Il maschio dalla femmina non si diversificano. Il pesce gatto punteggiato raggiunge la lunghezza di 120 cm e il peso di 25 kg. Il pesce gatto trova habitat naturale nelle zone occidentali degli Stati Uniti d'America dai Grandi Laghi al Messico settentrionale da cui è stato introdotto in Italia ed in gran parte dell'Europa nei primi del 900. Vive nei corsi d’acqua come 
fiumi a lento corso, i laghi e gli stagni.
È un pesce di straordinaria resistenza, in grado di sopravvivere in ambienti fortemente inquinati, poco ossigenati e persino per qualche ora fuori dall'acqua. Questa specie si nutre di elementi vegetali, animali acquatici, come insetti e loro larve, crostacei, molluschi, anellidi, uova di pesci e avannotti e detrito organico. Nelle nostre acque la dieta del pesce gatto nero comprende prevalentemente avannotti ed uova, causando danni alle popolazioni ittiche autoctone, specialmente durante il periodo riproduttivo. Il pesce gatto nero raggiunge la maturità sessuale a due anni d’età. Il periodo riproduttivo va tarda primavera all’estate estate. Il nido viene preparato dalla femmina pulendo un tratto di fondo fangoso dai detriti. Il corteggiamento avviene con strofinio reciproco dei barbigli. Entrambi i genitori difendono ed ossigenano le uova fino alla schiusa. Ad una temperatura dell’acqua superiore ai 20 °C, le larve nascono dopo 8 - 10 giorni. Dopo il riassorbimento del sacco vitellino, gli avannotti vivono assieme per alcune settimane, e sono sorvegliati dal maschio fino alla taglia di 2-3 cm. La pesca avviene soprattutto di notte con la tecnica della pesca a fondo impiegando esche animali di qualsiasi tipo.

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Proprio come frutta e verdura, anche il pesce ha una sua stagionalità. Sebbene le varie specie si trovino comunemente sul banco della pescheria tutto l’anno, è importante non dimenticare come ogni pesce possa potenzialmente affrontare un lungo viaggio prima di arrivare sui vostri piatti. Per questo è importante non solo conoscerne la provenienza, ma è essenziale sapere quali specie sono più adatte da consumarsi in inverno

Il mito che il pesce vada mangiato solo d’estate è da sfatare, in inverno infatti troviamo alcune tra le specie più ricche e prelibate che i nostri mari possano offrirci. Gustarsi un buon piatto di pesce in inverno è un ottimo rimedio contro il freddo: una buona zuppa calda ai frutti di mare è un ottimo rimedio per scaldare il corpo dopo aver sofferto le gelide temperature esterne. Non solo pesce cotto al forno o alla piastra quindi, questa stagione è anche un ottimo momento per mangiare pesce crudo: a discapito dei falsi miti, consumare un piatto di cruditè è molto più sicuro e salutare di un pesce che ha dovuto affrontare un lungo viaggio al caldo torrido dell’estate. Le basse temperature dell’acqua e dell’aria esterna infatti tendono a conservare maggiormente le proprietà organolettiche del pesce appena pescato. 

Le varietà disponibili di pesce in inverno sono molto ricche: dai rombi alle canocchie, sogliole, branzini o mazzancolle, gallinelle, triglie, merluzzi o rane pescatrici. Senza dimenticare il pesce azzurro, il tonno e gli scampi che oltre ad essere molto versatili e gustosi in cucina, sono ricchi di omega 3 e proteine, principi nutritivi essenziali per il nostro corpo. Soprattutto in inverno è importante far assumere al fisico tutti i componenti essenziali per difendersi - e sconfiggere - virus e batteri influenzali. 

Consumare pesce in inverno fa bene dunque nell’ottica di una dieta anti-freddo e nel pieno rispetto della stagionalità di ciascuna specie. Perchè? Per avere pesce più fresco sulle vostre tavole, ricco di sapore e che ha mantenuto tutte le proprietà nutritive ed organolettiche grazie alle temperature favorevoli di acqua e aria.

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L’arrivo del 2013 tanto atteso potrebbe essere momento adatto per riscoprire i molti pesci che popolano i nostri mari. Parliamo dei pesci dimenticati come per esempio il pesce Lampuga, Spatola, Aguglia, Sugarello, Leccia Stellata… tutte specie che ritroviamo nel Mediterraneo, ma che la globalizzazione dei sapori rischia di sostituire concentrando l’attenzione dei consumatori verso specie particolarmente sfruttate, come l’aragosta. L’Accademia italiana della Cucina è intervenuta dando libero spazio alla fantasia e portando in tavola piatti unici che si differenziano da quelli che abitualmente troviamo in queste occasioni. E’ tempo di valorizzare le nostre tavole andando a recuperare qualche specie ittica italiana. Sono infatti circa 200 le specie che vivono nel Mediterraneo, ma solo il 10% arriva con una certa regolarità sui banchi delle pescherie. Così facendo i cittadini non riescono mai ad acquistare quel che in realtà vorrebbero poichè si trovano di fronte ad una possibilità d’acquisto ridotta, frutto di dispendiose importazioni di prodotti ittici dall’estero, che nel 2011 hanno raggiunto le 950.000 tonnellate. Come suggerisce Petroni, presidente del Centro Studi dell’Accademia italiana della cucina, questo circolo vizioso che è venuto a crearsi e che si identifica come “globalizzazione dei consumi” fissa l'attenzione commerciale sempre sulle stesse specie rischiando di oscurare un pezzo della storia gastronomica dell'Accademia italiana della Cucina. Se non sapete cosa preparare per il vostro menù di Capodanno, allora, non esitate: scegliete i pesci dimenticati! Fonte immagine: lucianopignataro.it

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Il Pesce luna, definito in inglese con il termine Sunfish, è il più grande tra i pesci ossei. Il suo habitat è rappresentato dal mare aperto, ma questo pesce ama vivere anche lungo le acque costiere, in acque tropicali, temperate e fredde. Morfologicamente il pesce luna si presenta con una forma allungata, molto compressa ai fianchi. Se guardiamo alla pinna caudale vediamo che è formata da un'escrescenza carnosa e ha poca mobilità. La pinna dorsale, invece, è piccola e a forma di ventaglio. Il pesce luna ha denti piccoli che si fondono tra loro e formano una sorta di becco. La sua pelle può raggiungere uno spessore pari a 15 cm. Rispetto alla sua lunghezza vedremo che è al massimo di tre metri per un'altezza di altrettanti tre metri ed un peso di oltre due tonnellate. Una caratteristica di questo pesce riguarda la sua longevità: può superare ampiamente i cento anni di età. Studiando il suo comportamento vedremo che spesso viene confuso con uno squalo: quando, infatti, nuota in superficie si nota la presenza soltanto di una pinna.

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Il pesce mandarino è uno dei più belli e colorati animali che vivono nei mari della terra. Il nome comune del Mandarinfish deriva dalla sua colorazione molto vivace, che evoca le vesti di un imperiale cinese (mandarino). Il pesce appartiene alla famiglia dei Callionymidae e vive principalmente in lagune costiere e nelle barriere coralline del Pacifico orientale. Le sue misure sono ridotte, esso presenta infatti un corpo allungato e cilindriforme lungo circa 6 centimetri. La sua testa ha una forma tondeggiante con occhi abbastanza sporgenti. È dotato di due pinne dorsali di cui una a ventaglio, mentre quelle ventrali, pettorali e quella caudale ed anale sono arrotondate e molto robuste. La sua colorazione caratteristica lo rende unico e gli ha fatto ricevere la fama di “pesce più bello del mondo” . Esso presenta infatti una splendida livrea, il colore di fondo varia dal verde all'arancione vivo ed il corpo, pinne comprese, presenta delle linee curve di un azzurro intenso, come se fosse stato disegnato da un pittore. Le sue ridotte dimensioni, il suo atteggiamento mite e gli splendidi colori lo hanno fatto diventare uno dei pesci più popolari e ricercati per allestire le vasche degli acquari marini tropicali.   Credit image: www.greenandblueaquarium.eu

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Il Pesce Palla appartiene alla famiglia dei Tetraodontiti. Questo termine deriva dalla tradizione greca e sta ad indicare una caratteristica di cui sono in possesso gli appartenenti a quest'ordine: i Tetraodontiti hanno un becco che è composto dalla fusione di quattro placche dentarie. Grazie a questa particolarità riesce a mangiare anche le conchiglie. Le specie di pesce palla esistenti sono molteplici e arrivano fino a quota 185; vivono principalmente in acque dolci o salmastri, e sono presenti soprattutto in mari tropicali. A volte può capitare di trovarlo con stupore anche nei nostri mari, come accaduto nello Stretto di Messina lo scorso inverno. Rispetto alla riproduzione di questo pesce vediamo che il maschio e la femmina si corteggiano prima dell'accoppiamento vero e proprio. Dopo di che rilasciano rispettivamente spermatozoi e uova vicini, in una zona sicura. Il maschio cura per i successivi 6-8 giorni i piccoli, cioè fino alla schiusa. Quando nascono i piccoli vengono accuratamente protetti dal padre che li porta in una buca finchè non saranno in grado di avventurarsi in mare aperto. Il peso di questa specie può raggiungere i 6,5 kg, per gli 80 cm di lunghezza. Il pesce palla è una specie molto strana e che attua una strategia di difesa ogni qualvolta si trovi in difficoltà: comincia a gonfiarsi a di aria o acqua e diventa proprio come una palla, come dice il nome. Questo, infatti, caratterizza proprio la sua morfologia, l’esser quasi come una palla. In questo modo riesce a generare spavento nell’aggressore e a difendersi. Prima che però si sgonfi passano alcune ore. Il pesce palla è noto, oltre per le caratteristiche citate in precedenza, anche perchè è definito essere uno dei pesci più velenosi; nelle loro viscere sono presenti tetrodotossina, una neurotossina 1200 volte più letale del cianuro che prende il nome proprio dalla famiglia di cui questi pesci fanno parte; agisce bloccando il sistema nervoso e a tutt'oggi non ne esiste alcun tipo di antidoto. Per uccidere una persona ne basta appena un mg. Come fare a capire quando si è in difficoltà? Quando si ingerisce questo pesce si percepisce il primo sintomo in un periodo che va dai 25 min. - 3 ore dopo. Si sentono labbra e lingue intorpidite. Dopo di che si manifesta in noi una fase di vomito, e incontinenza, si può anche giungere alla paralisi grave. La vittima riesce a rimanere cosciente ma non può muoversi. Detto questo però dobbiamo affermare che le carni del pesce palla sono davvero gustose, saporite e delicate. Lo chef sarà in grado di togliere quella tossina a far provare così il brivido di aver mangiato un “pesce velenoso”.

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Un pesce palla nello stretto di Messina? Sembrerà strano ma è così! Martedì 12 marzo la Guardia Costiera di Messina ha comunicato che nei giorni scorsi alcuni pescatori locali durante una battuta di pesca nelle acque dello Stretto di Messina, hanno catturato un esemplare di 'pesce palla argenteo' . estremamente velenoso se mangiato. Ma chi è il pesce palla? Il pesce appartiene alla famiglia dei"Pesce Palla" la sua pelle, il fegato e gli organi riproduttivi contengono una sostanza altamente tossica (la tetradotossina), che se ingerita determina l'arresto degli impulsi nervosi, conducendo anche a paralisi totale, blocco della respirazione e in alcuni casi a morte per soffocamento. Una sua particolarità sta nel rigonfiamento del suo stomaco. Il responsabile di questo atto è un diverticolo, una sorta di sacchetto a fondo chiuso situato nello stomaco. Quando si trovano in una situazione di pericolo, questi pesci trasformano la bocca in un’efficace pompa: inghiottono acqua e la spingono sotto pressione nel diverticolo vincendo la resistenza opposta da potenti muscoli che funzionano da valvola. Da qui si ha il rigonfiamento del diverticolo il quale va ad occupare tutti gli spazi interni fino all’altezza delle pinne pettorali. Nel momento in cui, poi, la situazione si tranquillizza il pesce espelle l’acqua dalla bocca e dalle aperture branchiale; la dose di stress subita può essere però causa di gravi problemi. Oltre che di acqua, i pesci “a tutto tondo” possono gonfiarsi anche di aria; questo capita quando sono estratti rapidamente dall’acqua o se sono sorpresi dalla bassa marea. Ma perché tanta sorpresa nel ritrovarlo nelle acque del Mediterraneo? Beh la specie dei Tetraodontidi, alla quale appartiene il pesce palla, è diffusa soprattutto nelle fasce tropicali ed equatoriali degli oceani Atlantico e Pacifico. La sua presenza nei nostri mari fa nascere un certo sentimento di curiosità in noi.. Ma ecco finalmente il video, gustatevelo! http://www.youtube.com/watch?v=o55HdCwr-VQ

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Il pesce pappagallo appartiene alla Famiglia dei Scaridi, all’ordine dei Perciformi e alla classe dei Attinopterigi. Il pesce pappagallo trova habitat in tutto l’Oceano Atlantico, dall’India alla Florida ed è la vera attrazione delle barriere coralline. Molto spesso, infatti, i turisti amano fotografare questo pesce davvero bizzarro ma che ha una funzione particolare che è quella di dispersione della sabbia dei coralli. Dal punto di vista morfologico il pesce pappagallo presenta una bocca molto strana che ricorda appunto il pappagallo (da cui il nome). Possiede una singola e lunga pinna dorsale, mentre quella caudale è troncata e presenta una evidente banda rossa. La distinzione tra maschio e femmina avviene in maniera molto facile in quanto il maschio ha una livrea verde e blu con le scaglie con riflessi gialli e una evidente linea gialla che va dalla bocca agli occhi. La femmina, invece, ha un colore più cupo che si aggira sul marrone-blu scuro, colori spenti. Il pesce pappagallo ha un’abitudine che è quella di vivere insieme ad altri simili in gruppetti; in ogni gruppetto, però, c’è solo un maschio, contornato da femmine. Questo pesce vive soprattutto di giorno, dove passa il suo tempo vicino ai coralli. La notte preferisce rimanere in disparte non non muoversi molto. La riproduzione del pesce pappagallo sembra che avvenga durante tutto l’anno, parte del giorno preferita è il mattino. Il maschio, appunto l’unico in un gruppetto di 3-4 esemplari, feconda le uova appartenenti a diverse femmine. Si nutre di alghe e piccoli invertebrati che raschia dalle rocce dei coralli.

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San Valentino è senza dubbio la serata più romantica dell'anno, ma festeggiare con una cena fuori a base di pesce può non essere una cosa altrettanto abbordabile dal punto di vista economico. Perché non approfittarne, invece, per organizzare una cena a lume di candela nell'intimità della propria casa? Vi suggeriamo alcune ricette di sicuro effetto e facili da preparare che vi verranno in soccorso per regalare una serata perfetta alla vostra dolce metà. Il modo perfetto per iniziare una romantica cena a due di San Valentino è preparare un antipasto a base di ostriche, universalmente riconosciute come piatto particolarmente afrodisiaco e, quindi, ideale per la ricorrenza. Se non volete servirle crude, come da tradizione, potete provare la ricetta delle ostriche gratinate al forno. Valide alternative per aprire la cena sono anche le bruschette con cozze speziate o le capesante all'arancia. Passando ai primi piatti, il risotto è sempre una garanzia. Quello con il radicchio e le canocchie, ad esempio, è una buonissima idea da realizzare con un ortaggio che si può trovare freschissimo di stagione in questo periodo. Se invece preferite puntare sulla pasta, potete provare la ricetta delle linguine con i pomodorini e la polpa di granchio o la pasta con i broccoli e le vongole. Per il secondo, invece, potete decidere di preparare qualcosa al momento oppure di preferire una ricetta al forno, quindi realizzabile anche nel pomeriggio per poi essere scaldata prima di essere portata in tavola. Nel primo caso è perfetto il tonno con salsa di lamponi, ma anche i filetti di merluzzo con arancia e menta,  mentre nel secondo caso potete preparare il merluzzo gratinato con i funghi. La conclusione della cena potrà essere affidata ad un goloso dolce al cioccolato, magari da preparare in un unico piatto ma in porzione doppia, per essere consumato insieme, oppure le classiche fragole con champagne.

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Pare sia ancora una volta grazie agli acidi grassi Omega3 che le parole pesce e salute si rincontrano per rinnovare le proprie promesse ed il loro rapporto che nasce nella notte dei tempi. "Mangia il pesce che fa bene" è la frase che da sempre sentiamo ripeterci da genitori, dietologi e dottori, e fin qui, nulla di nuovo. La novità che invece arriva negli studi di tutto il mondo è che mangiare pesce in gravidanza aiuta il cervello del nascituro. Pare infatti che sia questo il risultato di una ricerca dell’Università di Granada pubblicato sul Journal of Clinical Nutrition e condotto sui campioni di sangue prelevati da oltre 2mila donne alla ventesima settimana di gestazione e dal cordone ombelicale dei feti. Stando a quanto evidenziato dalla ricerca, pare infatti che gli acidi grassi Omega3 e Omega6 siano di forte beneficio nei nascituri: i figli delle donne che in gravidanza avevano assunto più pesce, sono stati coloro che hanno dimostrato punteggi più alti nei test di intelligenza verbale, abilità motorie sottili e del comportamento sociale. Una dieta ricca di Omega3 dunque, e quindi composta da pesce azzurro (salmone, acciuga, trota, arringa, sgombro e crostacei) per almeno tre o quattro volte la settimana, avrebbe dunque forti effetti benefici sul nascituro e sul suo QI! Quindi la prossima volta che andate a trovare qualche amica gestante, invece del solito mazzo di fiori, portatele un bel filetto di salmone, o una semplice scatoletta di sgombro, accompagnati da questa news, sarete ospiti sempre graditi.

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Il pesce persico appartiene alla famiglia dei Percidae, genere Perca e specie Perca fluviatilis. E‘ bene distringuere fin da subito che esistono due tipi di pesci persico: il persico sole e il persico trota. Quel’è la differenza? Il primo si riconosce facilmente per il corpo molto alto, compresso, dotato di un'unica pinna dorsale, per la bocca piccola e i colori vivaci. Il persico trota invece è più lungo rispetto al primo.

I pesci persici vivono in Europa centro-settentrionale; in Italia spesso si trova in ambienti lacustri e fluviali dell'Italia del Centro e del Nord. Non è amante delle correnti forti, anzi, preferisce correnti deboli. 
Dal punto di vista morfologico vediamo che il persico presenta un dorso arcuato e corpo di forma ovale, piuttosto compresso ai lati, e caratterizzato da una gibbosità dietro la testa, che si accentua negli individui più vecchi. Rispetto alle dimensioni che caratterizzano questo pesce, vediamo che la lunghezza media si aggira intorno ai 30 cm, per un peso che arriva fino ai 200-250 g. Nel corpo si nota la presenza di una doppia pinna dorsale delle quali la prima è munita di spine. Testa e bocca sono di abbastanza piccole. La livrea prevede dorso verdastro percorso da fasce di tonalità scura, pinne ventrali, anale e caudale di colore aranciato, pinne pettorali gialle sfumate verso il grigio e ventre bianco. 

La riproduzione del pesce persico è avviene solitamente nel periodo primaverile, o meglio in aprile/maggio (a seconda delle temperature esterne). Le uova hanno un diametro di 2-2,5 mm e sono protette all'interno di lunghi nastri di muco che le femmine distendono tra i rami delle piante acquatiche; proprio per questo motivo sono preferiti fondali bassi e con molta vegetazione. La schiusa delle uova avviene solitamente dopo 2-3 settimane. La nutrizione del pesce persico è alquanto particolare: egli si nutre di invertebrati nel primo periodo, e poi diventa, invece, predatore di altri pesci.

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Pesce pescato o di allevamento? Un dubbio che affligge molte persone davanti ad un ricco banco di pesce. Scopriamo di più su come riconoscerli!

Sul proprio banco ogni pescivendolo deve esporre la cosiddetta etichetta parlante, un'etichetta che informi il cliente sulla provenienza  del pesce che sta andando ad acquistare, con anche denominazione della specie, zona e metodo di produzione: tra le varie informazioni troviamo anche se si tratta di pesce pescato o di allevamento.

Gli esperti del settore sostengono tuttavia che vi siano delle differenze visibili anche ad occhio nudo che possono guidare gli acquirenti a capire da sé se si tratti di pesce pescato o di allevamento. Prima fra tutti è proprio la dimensione: se sul banco del vostro pescivendolo troverete tutti pesci delle stesse dimensioni difficilmente questi saranno esemplari cresciuti liberi di muoversi in mare. I pescati inoltre avranno una carne più tonica rispetto a quello d’allevamento, abituato ad una vita sedentaria, la cui carne tende a mantenersi compatta anche in cottura.

Un altro indizio per capire subito se quello che vi trovate davanti è pesce pescato o di allevamento è la stagionalità: il mare, come la terra, ha il suo ciclo vitale da rispettare e la disponibilità di pesci varia di mese in mese. Il pesce d’allevamento invece non conosce stagionalità, fattore che lo fa costare di meno perchè disponibile in qualsiasi occasione dell'anno.

Generalmente, le specie più comuni che si possono trovare solo in alcuni periodi dell’anno saranno quindi:

  • Primavera: sogliola, orata, spigola, sardina
  • Estate: spigola, gallinella, rombo, triglia
  • Autunno: gallinella, sgombro, pagello
  • Inverno: triglia, pagello, sgombro, vongole, polpo e seppia

Molto spesso – soprattutto in base all’annata – alcuni pesci possono estendere il loro ciclo di vita e trovarsi anche al limite di una stagione nuova. Generalmente, invece, i pesci più allevati sono: carpa, salmone, branzino, orata, ombrina, ricciola, anguilla, trota, tonno, storione e muggine. Tra i crostacei più allevati invece troviamo gamberi e mazzancolle; per quanto riguarda i molluschi invece cozze, vongole e ostriche.

Meglio quindi prediligere pesce pescato, anche surgelato, che mantiene a lungo, ed invariato, tutto il sapore e le proprietà nutritive nel tempo come fosse appena pescato!

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Dopo l'isteria collettiva scatenata dall'incidente nuclerare di Fukushima, Le Iene non potevano non intervenire sull'argomento e, come sono solite fare, hanno voluto controllare di persona se le nostre "paure radioattive" sono fondate. Armate di uno rilevatore di raggi gamma, utile a scovare eventuali tracce di radioattività, hanno "controllato" i prodotti ittici che transitano al mercato del pesce di Milano e che poi finiscono sulle tavole di 15 milioni di persone. C'è da sottolineare che l'import alimentare proveniente dal Giappone rappresenta solo lo 0,03% dell'import alimentare complessivo, una quota quindi davvero bassa che tuttavia non va sottovalutata e merita la giusta dose di attenzione. Al mercato del pesce di Milano, i prodotti in arrivo vengono scrupolosamente controllati per riscontrare la presenza di sostanze radioattive; queste ispezioni sono ancora la reminescenza dell'incidente nucleare di 25 anni fa a Chernobyl. La Iena ha verificato personalmente, con lo strumento in dotazione, il livello di radioattività su diversi carichi di pesce, partendo proprio dall'unico pesce indopacifico importato dall'australia: la ricciola. Non è stata rilevata alcuna traccia radioattiva. Il medesimo esito si è avuto per:

In sostanza, tutti i prodotti esaminati non contenevano sostanze radioattive. Il responsabile del mercato ittico milanese ha inoltre tranquillizzato i telespettatori anche per quanto riguarda il Sushi, specificando che quello consumato in Italia proviene dal mediterraneo e dall'oceano atlantico. Quindi, amanti del Sushi e del pesce in generale, state tranquilli e mangiatene a volontà. Il pesce fa bene alla salute e alla mente, noi di Rivamar non facciamo che ricordarvelo!!! Se volete saperne di più sul mondo del Sushi e su tutto ciò che riguarda il pesce leggete la nostra Pescapedia. Il video dell'inchiesta TRINCIA: Radioattività dal Giappone delle Iene lo trovate a questo link

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Con il riscaldamento globale, l'inquinamento e le altre mutazioni che stanno interessando il nostro pianeta, è sempre più difficile riuscire a guidare diversi banchi di pesci verso le mete più adatte al loro sviluppo e crescita. Da questa premessa nasce quindi il bisogno che ha portato ad una rivoluzionaria scoperta biotecnologica realizzata dai ricercatori dell'Istituto per l'Ambiente Marino Costiero del Consiglio nazionale delle ricerche di Oristano, Iamc-Cnr, in collaborazione con l'Istituto politecnico della New York University, Nyu-Poly: il pesce robot! Si tratta di un androide studiato e costruito per fare da guida ai propri simili naturali mediante il movimento della coda, adattandosi alle tipologie di pesce ed utilizzabile con ogni tipo di temperatura. Sedici centimetri di innovazione tecnologica permetterebbero quindi di far interagire il pesce artificiale con i cugini naturali, e viceversa, rendendo sorprendente il modo di influenzare la rotta di questi ultimi. Il meccanismo è abbastanza semplice ed intuitivo: utilizzando tecniche innovative di velocimetria di immagine di particelle digitali, i ricercatori hanno dimostrato come il movimento biomimetico del robot produce un sistema di turbolenze tali da invogliare gli altri pesci a posizionarsi nella sua scia e a seguirlo verso le direzioni pensate dall'uomo che ha progettato il percorso. Un sistema rivoluzionario per salvare molte specie di pesci che rischierebbero altrimenti l'estinzione, curandosi però, di stare attenti alle diverse reti di pescatori o delle multinazionali di pesca: un pesce robot andrebbe a cozzare con uno spaghetto allo scoglio!

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Il pesce sciabola o spatola (Lepidopus caudatus) fa parte della famiglia delle Trichiuridae. E’ un pesce d’acqua salata, diffuso praticamente ovunque – dal mar Mediterraneo occidentale, all’Atlantico orientale, alla zona indo-pacifica. Vive nelle acque costiere, ad una profondità di solito compresa tra i 100 ed i 400 metri, e predilige i fondali fangosi. La morfologia di questo pesce è la sua caratteristica distintiva: il corpo è nastriforme, allungato e compresso ai fianchi; il muso è anch’esso allungato, con mascelle potenti e denti aguzzi. La pelle è priva di scaglie e argentea, più scura sul capo e sul dorso; al contatto, lascia un alone di colore. Le pinne sono quasi trasparenti, tendenti al giallo: quella dorsale è molto evidente, in quanto inizia subito dopo la testa e si estende fino a poco prima della caudale, con raggi simili ad aculei che si assottigliano man mano; le pinne pettorali sono di forma trapezoidale, mentre la coda è piccola e bilobata; le pinne ventrali sono praticamente inesistenti. Può raggiungere dimensioni notevoli, da cinquanta centimetri fino a due metri di lunghezza, e un peso di 9 kg; le femmine sono più grandi e più longeve rispetto ai maschi. Il pesce sciabola è carnivoro e si nutre soprattutto di crostacei, calamari e pesci. A sua volta, è predato da otarie, squali, razze e altri pesci. Si riproduce più volte nel corso dell’anno, a seconda della zona in cui vive; è comunque nella stagione più calda che avviene la deposizione delle uova. Viene pescato comunemente nel Mediterraneo, con reti a strascico e tremagli oppure palangari. Un tempo risorsa ittica fondamentale, ad esempio per i pescatori siciliani, oggi è un pesce molto meno considerato. La sua carne è bianca con sfumature rosate, soda e quasi priva di lische. E’ un pesce magro, molto digeribile e ricco di Omega 3, dal sapore delicato e quasi neutro. Viene cucinato generalmente impanato e fritto oppure alla sorrentina (con pomodorini, olive e capperi).

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Il Silurus glanis conosciuto anche come Siluro d’Europa, Siluro del Danubio, Balena della Mosella è caratterizzato principalmente per il corpo cilindrico che tende ad assottigliarsi e comprimersi verso la coda, con occhi piccoli e grande bocca provvista di 3 paia di barbigli, uno sulla mascella e due sulla mandibola. La pinna caudale è a delta, corta e tozza, mentre le pettorali sottili, così come la dorsale e le ventrali. La pinna anale invece è molto lunga. Possiede livrea chiara sul ventre, bruna su fianchi e dorso, variegata marrone e bianco. È privo di squame e totalmente coperto di muco. Raggiunge una dimensione massima di 280cm circa. E' originario della parte  inferiore del bacino del Danubio ed i suoi affluenti ed è presente in Europa orientale, Europa centrale, Scandinavia meridionale, Asia Minore. In Italia è ormai molto diffuso su tutto il territorio, gli esemplari di dimensioni maggiori si trovano però nei due principali fiumi del nostro paese, Adige e Po. Il suo habitat ideale è costituito da grandi fiumi, ma anche paludi, stagni, laghi, bracci morti e canali di bonifica. Abita le zone più profonde, anche se non è difficile trovarlo in acque decisamente più basse, soprattutto durante la caccia che avviene durante la notte in quanto il giorno ama nascondersi tra rami e fanghiglia, riposando durante la maggior parte della giornata. Tecniche di pesca: pescando a spinning i risultati migliori si ottengono nei fiumi e nei canali pescando il più possibile radente il fondo e recuperando molto lentamente ed in modo irregolare grossi rotanti , tandem e robusti ondulanti da 15-20 gr. e più. Anche con i minnow affondanti di generose dimensioni ( 13 cm e oltre ) sono state realizzate diverse catture. Siluri possono poi essere catturati usando il “vivo”, attaccando cioè ad un grosso amo scardole, anguille, carassi o bremes ancora vive. L'attrezzatura deve essere molto robusta. Occorre una canna decisamente potente sui 3 metri armata con un mulinello in grado di contenere almeno 200 m. di filo dello 0,40-0,50. È consigliabile l'uso del cavetto d'acciaio. Se si ha la fortuna di vederlo occorre cogliere al volo l'occasione lanciando l'esca nella zona dell'avvistamento. Le dimensioni del siluro allamato non sono facili da valutare perché il pesce tende a seguire la lenza che lo trascina verso riva. Solo quando si accorge che il pescatore vuole portarlo fuori dal suo elemento riparte con potenza permettendo una stima reale della sua mole.

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I cambiamenti climatici che ultimamente stanno imperversando nel nostro territorio impongono a tutti una maggiore criticità ed autocoscienza nei confronti della salute del nostro pianeta. Solo attraverso una presa di posizione globale infatti riusciremo ad evitare ulteriori danni e vivere in un mondo più vivibile. Numerose sono le normative sulla pesca ecosostenibile, e sempre maggiori sono le aziende che si impegnano a rispettarle, ma per quanto possa sembrare strano anche noi possiamo fare qualcosa per aiutare, migliorando le nostre abitudini culinarie. Mangiare il pesce fa bene e non bisogna rinunciarci, ma non bisogna limitarci alle solite specie, il mare offre una grande varietà di prodotti. Secondo una recente ricerca i consumi degli italiani si limitano a merluzzo e ad un numero ristretto di altre specie, mentre sono poco consumate o addirittura sconosciute specie come le sardine, i sugarelli, la palamita, la notella, il pesce stella o il pesce serra. Pesci locali, protagonisti della tradizione culinaria ma non più delle nostre tavole. Un consumo responsabile impone di variare le specie, in modo da non influire sull’estinzione delle stesse, il salmone ad esempio, una delle specie maggiormente apprezzate attualmente è in una condizione molto critica, e presto potrebbe essere a rischio di estinzione. Proprio per promuoverne e valorizzarne il consumo,Legambiente, Lega Pesca, Acquario di Genova e Coop Liguria hanno realizzato il progetto europeo Fish Scale, con il contributo della Commissione Europea (fondi Life). La campagna vuole sensibilizzare cittadini, ristoratori, chef e turisti, "educandoli al gusto" e guidandoli nell'apprezzamento di varietà ittiche normalmente trascurate. Immediata la risposta degli operatori del settore: il ristorante romano "Antica Biblioteca Valle", ad esempio, ogni martedì dedicherà una serata speciale al pesce ritrovato, con menu 'sostenibili'. Lo scopo è anche quello di salvaguardare la biodiversità marina: ben il 35% delle risorse ittiche è attualmente sovra pescato; delle oltre 700 specie marine commestibili solo il 10% è commercializzato, a causa di abitudini alimentari e culturali ormai consolidate.

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Il pesce spada è l'unica specie della famiglia degli Xiphiidae; è una specie pelagica che compie grandi migrazioni in mare aperto ed è diffuso in tutti i mari temperato-caldi, in tutto il Mediterraneo, l'Adriatico e il Mar Nero. In Italia il pesce spada è diffuso in Sicilia, in Calabria e nello Stretto di Messina, zone che costituiscono anche le principali aree di riproduzione. Questi pesci raggiungono grosse dimensioni, con una lunghezza massima di oltre 4,5 m e un peso che supera abbondantemente i 400 kg, tuttavia nei nostri mari raggiunge al massimo i 3 m di lunghezza (esclusa la spada) e un peso di 350 Kg, mediamente gli esemplari catturati vanno da 120 a 180 cm. Il prolungamento della mascella superiore che dà il nome al pesce spada è lunga circa 1/3 della lunghezza totale del pesce. Ha bordi taglienti e viene usata come ama di difesa, nonché come mezzo per procacciarsi il cibo. Il pesce spada è grigio-ardesia o bruno-violaceo sul dorso, i fianchi sono argentati con riflessi bronzei, il ventre è bianco sporco. Caratteristica è la pinna caudale a mezzaluna, molto robusta ed adatta al nuoto veloce. Il pesce spada compie grandi migrazioni e si avvicina alla costa durante il periodo riproduttivo, che nel Mediterraneo ha luogo in estate. Si nutre principalmente di sgombri, barracuda, pesci volanti, clupeidi e molluschi cefalopodi. I pesci spada sono annoverati tra gli animali a sangue caldo (cosa rara per i pesci), poiché è stato provato che la temperatura interna sia mediamente di 10-15 °C superiore all'acqua che lo circonda. La pesca del pesce spada è praticata in diversi modi: con la fiocina o arpione (su apposite imbarcazioni dette "feluche"), con i palangari derivanti, con reti a circuizione. Abbocca anche a lenze trainate, per questo è preda ambita dai pescatori sportivi. Il periodo di pesca va da maggio a ottobre, quando il pesce spada si avvicina alla costa. In questo periodo il pesce spada si trova più facilmente sui mercati e la qualità è in genere migliore. Il pesce spada è considerato un pesce mediamente grasso (contiene in media il 4% di grasso), il filetto, alla pari di quello del tonno, è molto magro mentre le parti grasse si concentrano nella pancia: il pesce spada, dunque, non può essere considerato una buona fonte di omega 3 a meno di non scegliere le parti grasse, peraltro difficili da reperire. Viene commercializzato soprattutto fresco, venduto a tranci; la carne è bianca, soda e dal sapore delicato, priva di lische e spine.

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Il pesce surgelato è un prodotto che è stato sottoposto al procedimento di surgelazione che avviene solo a livello industriale in quanto necessita di sofisticate apparecchiature. La surgelazione si ottiene portando l’alimento, grazie all’esposizione ad aria -30°, ad una temperatura inferiore ai 18 gradi sotto lo zero, in tempi rapidissimi. La velocità del processo è importante e fondamentale per evitare che la bontà del prodotto venga alterata dalla presenza di microorganismi potenzialmente nocivi per la salute del consumatore. L’azione dei microorganismi viene infatti bloccata dalla trasformazione dell'acqua in cristalli di ghiaccio microscopici. Una volta terminato il processi di surgelazione l'alimento, in questo caso il pesce, viene conservato ad una temperatura che non supera mai i -18°. Il valore nutritivo contenuto naturalmente nel pesce non viene perso durante la fase di surgelazione in quanto tale operazione contente di bloccare i processi degenerativi e quindi il deperimento del prodotto.

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Il pesce tigre è una specie molto particolare che trova habitat in Africa, in modo particolare nel sistema del fiume Congo. Il suo nome scientifico è "Hydrocynus Golia". Morfologicamente presenta 32 denti poderosi ed affilatissimi ed è considerato l'equivalente africano del piranha sudamericano. Le sue dimensioni sono di 2 metri di lunghezza per un peso pari a 50 kg. La caratteristica che rende questo pesce tigre ancora più leggendario in Africa è il fatto che si tratta di un cacciatore aggressivo. Esso rappresenta un serio pericolo per gli esseri umani in quanto con la sua dentatura e con la sua aggressività può infliggere dei colpi fatali. Ha corpo muscoloso che gli permette di muoversi velocemente. E’, infatti, un predatore aggressivo dotato di un sacco pieno di gas nel suo corpo che viene utilizzato come un ricevitore audio. Questo trasmette le vibrazioni dall'acqua, consentendo di individuare tutti gli animali nelle vicinanze ed attivarsi di conseguenza. Si muove in gruppo di 4-5 esemplari e attacca perfino cani randagi che si avviginano troppo al bordo del fiume.

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Il pesce trombetta è un pesce di mare della famiglia delle Centriscidae. Il suo habitat è rappresentato dall'Oceano Atlantico Orientale, tra il golfo di Guascogna ed il Sudafrica. Questa specie si trova anche nel Mar Mediterraneo e nell'Atlantico orientale, nuota nei fondali tra i 50 e 500 m di profondità e ama nascondersi tra fondi fangosi. Morfologicamente il pesce trombetta ha un corpo che lo caratterizza poichè presenta un lungo "muso" tubolare (proprio come dice il nome). Questo pesce ha un corpo di proporzioni normali, non filiforme, compresso lateralmente e senza squame. Visibili sono invece le placce ossee cutanee presenti con funzione protettiva. Gli occhi sono abbastanza grandi; ha due pinne dorsali, la prima porta una lunga e robusta spina dentellata, la seconda è assai piccola. L'anale è piccola e così le ventrali mentre le pinne pettorali sono un po' più grandi. Il pesce trombetta ha un colore che si avvicina molto all’argento e in alcune zone ha sfumature rosee. La sua dimensione non supera la ventina di cm. Rispetto alla sua alimentazione, si nutre di invertebrati piccolissimi che cattura sul fondo. La riproduzione del pesce trombetta avviene nel periodo invernale, le uova sono pelagiche e riunite in masse gelatinose.

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Il pesce vampiro, che prende il nome appunto dalla dentatura, si trova nei fiumi in Sud America con molta corrente, specie il Rio delle Amazzoni. L’acqua nella quale il pesce vive deve sottostare a delle condizioni particolari, ovvero deve avere una temperatura di 26-28 gradi centigradi. Il pesce vampiro ha bisogno di molto ossigeno nell'acqua e un’acqua molto calda può farlo venire meno. Morfologicamente il pesce vampiro è di color argento. Le dimensioni possono raggiungere anche i 24 inches. In passato era molto temuto dai nativi poiché si credeva fosse attirato dal sangue e dall'urina. Inoltre si pensava che potesse nuotare all'interno degli orifizi umani, ma ne sono stati trovati soltanto all'interno del canale vaginale, da cui è stato necessario rimuoverlo chirurgicamente.

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Il pesce Istiophorus platypterus è meglio noto con il nome di pesce vela o istioforo. Il suo habitat è rappresentato dall’Oceano Indiano e Pacifico, dove è piuttosto frequente trovarlo in mare aperto a latitudini tropicali. Dal punto di vista morfologico il pesce vela si presenta simile al pesce spada, rispetto al quale però si differenzia per comportamento: è meno aggressivo. Il corpo è allungato e compresso ai fianchi. Si nota la presenza di una lunga pinna dorsale che può misurare fino a 1,5 metri ed alla quale questa specie deve il nome. Il pesce vela sebbene tende a nuotare a velocità basse, raggiunge nello scatto la velocità di 90 km/h. La colorazione è bruna o nera e ha testa e fianchi grigiastri. Il ventre è chiaro, bianco argenteo. Si nutre principalmente di pesci pelagici che cattura accerchiando i banchi e spingendoli verso la superficie, per poi mangiare i pesci uno ad uno, spesso stordendoli grazie alla "spada".

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Anche quest’anno in India, migliaia di persone, affette d’asma o da altri disturbi respiratori, hanno affollato la cittadina di Hyderabad, per sottoporsi alla cura del pesce vivo. Questa singolare terapia, non è riconosciuta dalla medicina nazionale e non ha nessuna base scientifica. Nonostante questo ogni anno a Giugno, migliaia di Indiani si mettono in fila, sopportando un caldo inaudito, per mangiare dei pesciolini vivi con un mix segreto di spezie, distribuiti dai 200 membri della famiglia Goud, che da più di 160 anni compie questa pratica. L’evento è sostenuto dal Governo Indiano, che fornisce i mezzi di trasporto idonei e la cura viene distribuita gratuitamente. L’iniziativa è contestata dalle organizzazioni dei diritti umani, che mettono in discussione il modo in cui i bambini vengono costretti a mangiare il pesce vivo. Credit image: www.repubblica.it

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Sabato scorso abbiamo partecipato con piacere ad un pranzo che ha visto coinvolti esponenti della politica locale e del mondo cooperativo, oltre alla presenza della grande distribuzione e di professionisti. Location dell'evento è stata la splendida Tenuta Garusola, che, dovete concedercelo, in questa calda giornata autunnale ha dato veramente il meglio di sé, permettendoci di immergerci in una atmosfera da sogno bucolico tra ettari ed ettari di vigne dorate. L'organizzazione dell'evento è stata a cura di Sante Baldini, Presidente della Cooperativa Giulio Bellini, leader nel settore della produzione di farine, cous cous, kamut e vini. Il tema principale dell'evento quindi è stata la produzione di alimenti buoni, sani e sicuri, nonché il controllo delle fasi lavorative e lo scrupolo artigianale ed il controllo della filiera produttiva, per garantire al consumatore del terzo millennio prodotti di qualità garantiti e certificati. Il menù, sapientemente curato dallo chef Andy Luotto, che ha simpaticamente intrattenuto i commensali presentando le vicissitudini dei piatti e le disavventure che possono capitare in cucina, ha visto protagonisti alcuni dei prodotti di punta di Rivamar, come i gamberi ed il gran antipasto di mare, le cannocchie ed il filetto di merluzzo. Il tutto sapientemente abbinato ai vini della Tenuta che hanno giustamente equilibrato il tono agrumato, forse un po' troppo intenso, dei piatti. Per chi volesse gustarsi i baffi vi lasciamo il menù della giornata. Alla prossima!

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Che il pesce sia un alimento sano e indispensabile in una corretta alimentazione è ormai cosa piuttosto nota, ma è sempre più chiaro anche che le risorse ittiche stanno diventando scarse e si rischia di andare verso una situazione in cui il pesce disponibile non è sufficiente per soddisfare le esigenze di tutti. Gli Stati Uniti, ad esempio, consumano 7,5 milioni di tonnellate di prodotti ittici all’anno, il Giappone, che ha un terzo della popolazione degli USA, ne consuma 7,3 mentre la Cina, arriva addirittura ad un consumo di 50 milioni di tonnellate all’anno. In questo scenario, quindi, è facile immaginare che in futuro, quando le risorse saranno sempre più scarse, non saranno certo i Paesi più piccoli con i livelli di consumo più basso ad avere la possibilità di accedere all’acquisto del pesce. Anche da queste riflessioni è nata l’idea di organizzare il convegno “Cibo e Salute, Cibo e Sostenibilità” che si è svolto su iniziativa di Rivamar e FreddoFrio nei giorni scorsi ad Expo, presenti con i propri prodotti e nuove idee nel Future Food District. I prodotti ittici, infatti, rappresentano il 17% del consumo globale di proteine ed è un trend in continua crescita, tanto che il consumo di pesce è passato dai 9,9 kg pro capite degli anni ’60 ai 19 kg a testa del 2012. Anche su questi dati ha posto l’accento il fondatore di Rivamar, Gianni Scarpa, nell’accogliere gli ospiti e spiegare i motivi che hanno spinto l’azienda ad organizzare l’evento. La giornata è stata aperta dal professor Francesco di Mario, Gastroenterologo dell’
Università degli studi di Parma, che ha messo in evidenza i risvolti positivi dell’integrazione del pesce nella dieta mediterranea. Si tratta, infatti, della migliore proteina animale che si possa inserire nella propria alimentazione, come viene evidenziato anche dalla classica piramide alimentare, poiché vari studi hanno messo in luce che il consumo di pesce influisce in maniera sostanziale sulle malattie metaboliche e sui tumori. La parola è poi passata a Graziano Francescon di Bofrost Italia, che ha posto l’accento sull’importanza di conservare correttamente gli alimenti, e il pesce in particolare, perché non ce ne facciamo nulla di prodotti buoni e di grande qualità se poi deperiscono nel trasporto perdendo proprio quelle proprietà che li rendono indispensabili in un’alimentazione equilibrata. Ecco perché mantenere la catena del freddo è indispensabile per salvaguardare le qualità del buon pesce. A conclusione della mattinata, è intervenuto anche Marco Guerrieri di Coop Italia, che ha sviscerato i dati sulle abitudini di consumo degli italiani. Ne emerge il dipinto di una società sempre più attenta alla buona alimentazione e alla riduzione degli sprechi (negli ultimi anni in Italia lo spreco alimentare si è ridotto del 15%!), in cui il consumo di carne rossa è sempre più basso mentre a crescere sono proteine animali più accessibili e ritenute più sane, come la carne bianca, le uova e, appunto, i prodotti ittici. Rispetto all'Europa, però, gli italiani consumano ancora poco pesce, perché lo ritengono difficile da preparare e poco adatto alla frenetica vita di tutti i giorni. Anche per questo è importante che le aziende, sia quelle che forniscono i prodotti, sia quelle che li vendono, siano attente alle esigenze del mercato e pronte a realizzare prodotti buoni, di qualità, ma anche facili e veloci da preparare in casa. Rivamar e FreddoFrio, infatti, si confermano in anticipo sulle tendenze del mercato anche in questo senso, proprio perché non hanno mai smesso di fare ricerca sul prodotto per poter dare ai propri clienti prodotti ittici buoni e facili da preparare anche per chi in cucina non è certo preparatissimo ma ci tiene a portare in tavola piatti sani e di grande qualità. Da questo evento, senza dubbio, Rivamar e FreddoFrio raccolgono ancora una volta stimoli importanti per continuare su questa strada, con la voglia di crescere e di migliorarsi ogni giorno per accrescere sempre di più la soddisfazione dei propri clienti. Che siano della ristorazione, distribuzione organizzata o del porta a porta. Per saperne di più, scarica le slide dell’evento a questo link, mentre le foto sono disponibili sulla nostra pagina facebook. “Le nostre aziende hanno intrapreso un percorso di ricerca e sviluppo con la creazione di nuovi prodotti di facile preparazione e conservazione. Questo non è un sogno. La sfida può e deve diventare realtà, il traguardo lo possiamo raggiungere insieme. Grazie ai vostri suggerimenti e lavorando ancora con più entusiasmo, cercando di condurre il gioco. Dobbiamo essere protagonisti e non comparse per lasciare il segno. Buon viaggio ragazzi, ricordiamoci di andare lontano.”

Gianni Scarpa

 

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Che il pesce sia uno degli alimenti più importanti da inserire all'interno di una corretta alimentazione è una cosa ormai risaputa, come risaputo è il fatto che il patrimonio ittico degli oceani sia sempre più in pericolo a causa dei cambiamenti climatici e della pesca intensiva che non tiene conto della sostenibilità ambientale. Proprio per questo motivo Rivamar ha scelto di sfruttare la propria presenza all'Expo per indagare il rapporto tra pesce, salute e pesca con un convegno dal titolo "Cibo e Salute, Cibo e Sostenibilità - Il mondo del pesce visto da GDO, Caterin, Horeca e Porta a Porta. Scenari attuali e prospettive future" che si svolgerà martedì 29 settembre all'interno della sala convegni del Future Food District di Coop, dove i prodotti Rivamar e FreddoFrio sono esposti fin dall'inizio dell'Expo che si sta svolgendo a Milano. L'evento inizierà con l'introduzione di Luca Scarpa, a cui seguiranno gli interventi di Gianni Scarpa, fondatore di Rivamar e FreddoFrio, del docente universitario e gastroenterologo Francesco Di Mario, Graziano Francescon di Bofrost, Marco Guerrieri di Coop Italia e Luca Lombardi di Marr, che porteranno preziosi contributi dalle principali realtà del panorama nazionale per dare vita ad un importante momento di dialogo costruttivo sul futuro del settore e della pesca internazionale. La giornata inizierà alle 10 con il ritrovo presso il Future Food District per una visita al Supermercato del Futuro, successivamente si passerà nella sala convegni dove si svolgerà il dibattito. Al termine degli interventi ci si sposterà sulla terrazza del padiglione, dove si svolgerà un rinfresco a base di prodotti Rivamar, FreddoFrio e Coop. Per sapere come andrà la giornata, potrete seguire live l'evento sui nostri canali social, dove pubblicheremo immagini e frammenti degli interventi dei relatori.

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Ogni anno sono numerose le quantità di cibo che non vengono consumate per motivi che variano di famiglia in famiglia. Secondo uno studio, però, il pesce è risultato il cibo meno sprecato in Italia

Nonostante le diverse abitudini di ciascun nucleo familiare, si possono trovare delle tendenze di consumo che accomunano tutti: gli italiani sono grandi consumatori di frutta e verdura, principalmente mele, carote, lattuga e zucchine; per quanto riguarda l’universo dei cereali e dei prodotti da forno spicca un elevato gradimento per il pane e la pasta, re e regina della dieta mediterranea. Paradossalmente, però, osservando i recenti dati emanati dalla Federcoopesca in occasione della Giornata Mondiale dell’Alimentazione affiora un quadro piuttosto curioso dal punto di vista degli sprechi alimentari.

Quanto emerge infatti è una particolare attenzione degli italiani riguardo al consumo del pesce: che sia azzurro, di piccola, media o grande taglia, per 4 persone su 5 raramente il pesce finisce in pattumiera. Sebbene scaduto da qualche giorno, gli intervistati hanno ammesso di mangiarlo una volta comprato anche se a ridosso del suo massimo periodo di freschezza. Tra i più gettati invece troviamo proprio la verdura e il pane, considerati beni che deperendo facilmente si prestano più difficilmente ad essere consumati.

Ad incidere in questo tipo di decisioni sta indubbiamente il costo minore che hanno pane e verdura rispetto al pesce, che vengono così acquistati in quantità maggiori rispetto ad una reale necessità e perciò vengono dimenticati in frigo o dispensa non venendo più utilizzati.

Le strategie adottate al fine di evitare inutili sprechi sono le più disparate:

  • il 37% sceglie di acquistare solo piccole quantità di cibo, o quelle strettamente necessarie ai pasti;
  • il 16% congela i prodotti in scadenza;
  • l’11% si cimenta in ricetta creative con gli avanzi;
  • il 6% acquista prodotti a lunga scadenza.

Sebbene il pesce sia il cibo meno sprecato dagli italiani vi è però la necessità di mangiarlo più frequentemente in quanto l’Italia presenta una forte disparità di consumo: infatti, la maggior parte degli italiani lo consuma da una a due volte la settimana e più si va verso l’interno del Paese più difficilmente lo si trova sulle tavole degli italiani.

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Gli alimenti anticancro esistono davvero? È veramente possibile sconfiggere un tumore nutrendosi in maniera appropriata e salutare?

Il Professor Veronesi ha lavorato tutta la vita all’analisi e alla cura del cancro e l’eredità che ha lasciato oggi ai medici ha un valore inestimabile. Combattere questa malattia è tutt’ora molto complicato sebbene le conoscenze della medicina siano notevolmente avanzate. I numeri del cancro infatti restano elevati: circa 1.000 nuovi casi vengono diagnosticati ogni giorno e quasi il 5% della popolazione convive con una precedente diagnosi di tumore. 

Alcuni fattori di rischio sono certamente fuori dalla nostra portata, ma i medici concordano sul fatto che uno stile di vita sano contribuisca in modo significativo alla prevenzione dei carcinomi. Quali, dunque, gli alimenti che possono aiutarci?

Cosa evitare

Quando si parla di cibi salutari che aiutano la prevenzione dei tumori di sicuro il mondo delle carni rosse e degli insaccati non viene menzionato. Questi ultimi infatti sono particolarmente legati al “rischio di tumori dell’intestino e dello stomaco. Ai salumi spesso vengono aggiunte sostanze conservanti come additivi che si chiamano nitriti. I nitriti all'interno del nostro organismo formano nitrosammine, che sono state riconosciuti dalla ricerca come dei potenti cancerogeni. Il Fondo mondiale per la ricerca sul cancro (WCRF) raccomanda di ridurre il consumo di carni rosse e non superare mai i 500 grammi a settimana e raccomanda di evitare il consumo di carni conservate”, parole di Anna Villarini, biologa e nutrizionista dell’Istituto Nazionale di tumori di Milano. 

La dieta anticancro

Se le cellule tumorali si formano dagli scarti di “combustione” del processo di ossidazione cui passa il cibo di cui ci nutriamo è fondamentale introdurre all’interno dell’organismo sostanze antiossidanti che contrastino il formarsi di queste cellule. La dieta anticancro, che anche il Prof. Veronesi ha spesso citato, è composta di pochi cibi essenziali; tra questi il pesce è decisamente uno degli alleati principali. Gli Omega 3 contenuti in alta percentuale nel pesce azzurro e nel salmone aiuterebbero, infatti, a proteggere la membrana delle cellule dai danni esterni. Inoltre, sempre gli Omega 3 aiuterebbero a inibire il processo della formazione di vasi sanguigni che portano nutrimento a un tumore già instaurato. A questa alimentazione anticancro, ovviamente, vanno associate abbondanti quantità di frutta, verdura e cereali integrali.

Grande importanza assumono anche i tempi di cottura dei cibi: se troppo cotti o cotti alla brace, la carne ma anche il pesce possono liberare il benzopirene, una nota sostanza cancerogena che favorirebbe la produzione di tumori e malattie come il cancro. 

Alleato essenziale nella dieta anticancro è dunque il pesce, consigliate sono tutte le specie con alto contenuto di Omega 3 che proteggono l’organismo dalle sostanze dannose esterne che il nostro corpo introduce anche inconsapevolmente. 

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Lo sapevate che esistono delle similitudini tra i pesci e gli esseri umani? Eccone alcuni esempi:

  • hanno uno scheletro che sostiene i vari muscoli;
  • hanno un cuore che spinge il sangue in tutto il corpo;
  • hanno i cinque sensi come l’uomo.
Le similitudini finisco quì e le maggiori differenze riguardano l’apparato locomotore. I pesci per muoversi usano la spinta data dalla base della coda e le pinne come stabilizzatore. Le narici nei pesci servono solo per annusare e non per respirare. Le scaglie servono per proteggere i tessuti molli e riducono l’attrito. La forma della bocca serve per identificare la specie dei pesci. I pesci poi hanno sviluppato funzioni specifiche per poter sopravvivere in acqua: le branchie al posto dei polmoni, la vescica natatoria per l’idrostatica, l’organo della linea laterale che capta i cambiamenti dell’ambiente.

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L’ultima novità dal Giappone? I pesci estetisti! Non ci credete? Guardate il video. Le nuove star dei centri estetici statunitensi si chiamano “garra rufa” e sono dei piccoli pesci della famiglia delle carpe. La loro peculiarità sarebbe quella di avventarsi sulla pelle morta, eliminando pellicine e callosità e rendendo in pochi minuti la pelle delle mani e dei piedi perfettamente liscia e levigata. A quanto pare il loro intervento sarebbe ancora più provvidenziale di quello dell’estetista, in quanto scovano anche le imperfezioni invisibili ad occhio nudo. (altro…)

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Alcuni studiosi dell’Università di Bristol hanno scoperto che certi pesci hanno sviluppato delle particolari caratteristiche che gli permettono di risultare invisibili ai predatori. Prima di questa recente scoperta si pensava che la pelle dei pesci, contenente più starti riflettenti di cristalli di guanina, polarizzasse la luce riflessa. Ora invece si è provato che certi pesci, soprattutto un pesce argentato cugino della sardina, possiedono delle proprietà ottiche opposte, che gli permettono di non polarizzare la luce riflessa pur mantenendo elevata la riflettenza. Si pensa che questi abbiano sviluppato tale caratteristica per sfuggire ai predatori, risultandogli invisibili. L’effetto ottico a specchio è così realistico che i ricercatori, per riprendere il pesce sott'acqua, hanno dovuto utilizzare delle particolari lenti e filtri fotografici. Questo nuovo stadio evolutivo dei pesci potrà avere delle implicazioni utili anche per la tecnologia. Da anni infatti l’industria dei supporti ottici o dei LED, sta cercando di far fronte al problema della riflessione, che potrebbe essere risolto prendendo spunto da questi ingegnosi pesciolini.

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Coca a fiumi e poi, attraverso lo sciacquone del water, ben distribuita nei corsi d’acqua fino al mare. Per non dire delle dosi sempre più massicce di farmaci e additivi che gli esseri umani ingurgitano pensando di tornare in salute o di migliorare le proprie prestazioni. Le tracce di ormoni e antibiotici espulsi dal nostro organismo sotto varie forme finiscono anch’esse in acqua, finendo per turbare ulteriormente equilibri già drammaticamente messi alla prova dall’inquinamento. A farne le spese in questo momento sono i gobioni della Dore, che imbottiti di anticoncezionali hanno perso la loro identità sessuale. A valle del villaggio di Vertolaye (Francia), che ospita uno stabilimento della Sanofi, il 60 per cento degli esemplari è ermafrodito e presenta livelli fuori norma di una proteina che si chiama vitellogenina. A monte dell’impianto invece i ricercatori dell’Istituto nazionale francese per i rischi industriali e ambientali hanno osservato solo il 5 per cento di esemplari con i tratti sessuali sia maschili che femminili. Ad essere daneggiati da questo massiccio inquinamento oltre ai pesci francesi sono anche i pesci italiani in particolar modo i pesci del Po, che sono particolarmente esposti ai cataboliti della cocaina. Secondo l’Istituto Scientifico Mario Negri, che ha analizzato il caso, ne scorrono nel Po quasi 4 chili al giorno. Ma non va dimenticato che anche le anfetamine, l’ecstasy, la morfina, l’eroina e la cannabis entrano nel micidiale cockatil. Questi pesci inebriati di droghe però non rappresentano un problema sociale grave come quello di alcuni batteri resistenti agli antibiotici. Infatti, a valle di un impianto farmaceutico in India, ad esempio, un’equipe dell’università di Goteborg ha trovato una grande percentuale di batteri resistenti agli antibiotici. I microrganismi che sopravvivono nel brodo di coltura in cui sono presenti tutti questi farmaci acquisiscono infatti una pericolosissima resistenza. E rischiano prima o poi di tornare a minacciare le nostre vite. Questo problema è dovuto principalmente agli scarchi industriali non controllati più che all’uso di droghe da parte degli umani che poi vanno a finire nei fiumi una volta espulse dall’organismo.

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Avvistati e pescati a Salerno pesci strani, che sembrano sbucare direttamente da un racconto di Verne, ma quali sono le cause di questo fenomeno? Dobbiamo preoccuparci? Negli ultimi mesi al mercato ittico di Salerno, e non solo, se ne vedono veramente di tutti i colori nel vero senso della parola! Sono stati pescati infatti strani pesci colorati, con organi fosforescenti a vista, con una cresta rossa lungo tutto il corpo e altre creature stranissime, che sembrano uscite da un racconto di Verne: dalla seppia-polpo che avvolge le prede nel suo mantello allo squalo con sette branchie invece di cinque, ce n’è veramente per tutti i gusti. Ma a cosa sono dovute queste strane creature? (altro…)

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Qual è il sogno di ogni pescatore? Semplice: trovare dei pesci che “si pescano” da soli, saltando direttamente nella barca senza nessuno sforzo. A quanto pare in un angolo di America questo è possibile. Su YouTube si può trovare questo video a dir poco incredibile, che sembra sconvolgere tutte le regole della scienza e del buon senso. sembra infatti che sul fiume Wabash in Indiana vi siano dei pesci volanti che saltano di propria volontà dentro le barche dei pescatori. Si tratta di una grossa specie di Carpa Argentata che durante il periodo della riproduzione, nella tarda primavera, risale il fiume per deporre le uova pelagiche. Lo strano fenomeno sta allarmando gli ambientalisti statunitensi: le carpe argentate non sono autoctone della zona, ma importate dall’Asia, con pesanti ricadute all’intero ecosistema. Oltre a mettere a rischio la propria esistenza poi rappresentano un pericolo anche per gli sfortunati pescatori che in questo periodo dell’anno si trovano a passare per il tratto del fiume, si tratta infatti di pesci tutt’altro che minuti, che possono raggiungere anche i dieci chili, e già più di qualche pescatore si è ritrovato con braccia o naso rotti per essere stato colpito dai pesci volanti. Altri prendono il fenomeno più alla leggera lanciando il Carp Hunting, ovvero un nuovo sport a metà tra la caccia e la pesca. In pratica gli aspiranti pescacciatori anziché servirsi di canna e mulinello preferiscono utilizzare arco e frecce o addirittura fucile per colpire la loro preda, in una sorta di tiro al piattello dove invece di mirare al piatto si punta al pesce. Voi che ne pensate? Si tratta solo della sdrammatizzazione di un fenomeno serio e che può portare gravi danni a persone ed ecosistema oppure ci troviamo i fronte alla nascita di un nuovo sport?

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La nostra stupenda Italia vanta una tradizione culinaria senza eguali nel mondo, figlia non solamente del sole che riscalda quasi tutta la nazione, ma anche delle tante popolazioni che sono passate e che hanno arricchito le tradizioni d’ogni regione. Il sud ed il centro della nazione presentano piatti di pesce che spesso da soli valgono una vacanza in queste splendide località. Per chi pensa ancora che la Sicilia sia difficile da raggiungere, consigliamo di dare un’occhiata ad esempio ai voli Roma Palermo che spesso venduti a prezzi convenienti. Il capoluogo della regione vanta specialità conosciutissime in tutto il mondo, in cui spicca la famosa Pasta con le Sarde, fantastico accoppiamento di sapori e colori della terra e del mare, di aromi e profumi mediterranei. A conferire un tocco arabo a questa specialità c’è l’aggiunta di zafferano, uva passa e pinoli. Altro piatto da non perdere è il Baccalà alla Siciliana, spesso preparato durante il periodo natalizio e che viene consumato spesso assieme allo sfincione e alla sfince. Anche le Linguine con Bottarga rappresentano una specialità unica. Queste vengono realizzate con uova di tonno rosso salate ed essiccate, che vengono poi grattuggiate o affettate direttamente sulla pasta. Si tratta anche in questo caso di un piatto di derivazione araba, visto che il termine bottarga deriva dall’arabo butārikh (uova di pesce salate). Napoli è raggiungibile comodamente da diverse parti, tra cui i voli da Milano a Napoli. La metropoli partenopena è conosciuta per la pizza e per i suoi dolci, ma i piatti di pesce qui presenti sono altrettanto gustosi e apprezzati e tra questi spicca la famosa Impepata di cozze, realizzata con abbondante pepe nero. Altra specialità da non perdere è costituita dalle Alici con origano, realizzata abbinando ingredienti locali come l’olio extravergine, le alici, l'aglio e l’aceto. Anche Napoli come Palermo, presenta la sua specialità a base di baccalà, che qui viene tagliato a pezzi, infarinato e fritto in olio bollente, aggiungendo poi a fine frittura e ponendolo nel forno assieme a pomodori freschi, prezzemolo tritato, olive di Gaeta e capperi. La Zuppa di pesce alla napoletana è un altro piatto tipico locale e va preparato impiegando solamente  prodotti freschi e mai surgelati, utilizzando specie presenti in quel periodo.

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È interessante notare come alcuni piatti considerati in passato esclusivi sono ora alla portata di tutti, ed allo stesso modo, piatti ora esclusivi un tempo erano considerati di poco conto. Certe tradizioni ed abitudini restano invariate nel corso del tempo, ed addirittura nel corso dei secoli, altre invece sono destinate a cambiare radicalmente nel giro di pochi anni. Questo discorso vale anche per le ricette di pesce, che per quanto restino sostanzialmente le stesse, adesso vengono consumate in modo diverso rispetto a come accadeva quaranta o cinquanta anni fa. (altro…)

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I pesci pipistrello, come i pesci fantasma sono pesci marini che appartengono alla Famiglia degli Ephippidae, la quale comprende 7 generi e 20 specie, che si trovano nell'Oceano Atlantico, Indiano e Pacifico. Morfologicamente il corpo dei pesci pipistrello si presenta piatto dai lati. Gli esemplari adulti sono di color argento e di forma piuttosto squadrata: proprio per questo motivo vengono chiamati anche Pesci paletta. In età giovane, invece, i pesci pipistrello possono essere molto diversi, per colore e forma. I pesci pipistrello hanno una lunghezza di circa 12-15cm. Si nutrono soprattutto di plancton, alghe, piccoli pesci, meduse, vermi e altri piccoli invertebrati. Caratterialmente sono molto tranquilli ma amano stare da soli poichè possono avere problemi con altri pesci, in quanto sono nuotatori lenti e altri pesci spesso tendono ad attaccare le loro pinne.

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Il Piranha è un pesce d’acqua dolce che vive nei fiumi e nelle lagune del Sudamerica. Appartiene alla famiglia dei Serrasalminae. Normalmente ha una lunghezza che varia dai 15 ai 25 cm, anche se sono stati scoperti esemplari che raggiungevano i 40 cm di lunghezza. E’ un pesce principalmente carnivoro e decisamente vorace, dotato di denti molto affilati in grado di tranciare un amo. Recenti ricerche pubblicate nel 2005, effettuate durante le piene del lago Viana hanno dimostrato come queste specie mangino sostanze vegetali in alcune fasi del loro ciclo vitale. Ciò dimostra come essi non siano pesci strettamente carnivori. I piranha si trovano di norma nel Rio delle Amazzoni e nei fiumi della Guyana (dove viene chiamato Pirai) e del Paraguay. Tuttavia sono diffusi anche in tutti i sistemi lacustri dal bacino amazzonico, dell'Orinoco e del Rio della Plata. La caratteristica più distintiva della specie è senza dubbio la bocca, simile ad una tagliola. La mascella inferiore, molto pronunciata, è armata con una fila di grandi denti triangolari, molto affilati, i cui margini coincidono perfettamente con quelli dei denti nella mascella superiore, più piccoli ma ugualmente affilati. Questa struttura, assieme ai potenti muscoli delle mascelle, rende la bocca del piranha uno strumento oltremodo efficiente, in grado di tranciare di netto e con un solo morso un boccone di carne dalla preda. Fonte: Wikipedia

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Cenone, pranzi in famiglia, pandori, panettoni, torroni, infinite giornate a tavola... Non ci vuole molto a capire come le Feste possano essere deleterie per la dieta. A gennaio, quindi, uno dei buoni propositi più diffusi è sempre quello di mangiare sano per smaltire le calorie in eccesso assunte durante il periodo natalizio. Il pesce è sicuramente uno degli alleati più fidati per chi vuole rimettersi in riga dopo l'Epifania, perché è più leggero della carne, ha meno calorie e gli Omega 3 che contiene aiutano a bruciare i grassi cattivi nel sangue. Bastano pochi accorgimenti, quindi, per rimettersi in forma. Ecco quali cibi mangiare e quali abitudini favorire:

  • Ovviamente un buon consiglio è quello di riprendere l'attività fisica, tornare in palestra o anche solo fare qualche lunga passeggiata per bruciare le calorie in eccesso accumulate durante le vacanze;
  • Preferite il pesce alla carne, inserendolo nel vostro menù due o tre volte a settimana. Preferite le cotture al vapore e alla griglia, oppure al forno senza esagerare con i condimenti;
  • Concedetevi qualche giornata disintossicante, con pasti a base di zuppe, minestre e passate di verdura. In pochi giorni riuscirete a smaltire le tossine che vi portate dietro dai giorni di stravizi;
  • Evitate i dolci e inserite tra le vostre abitudini qualche spuntino quotidiano a base di frutta secca, anch'essa ricca di Omega 3;
  • Preferite i cereali integrali al pane e alla pasta raffinati:
  • Bevete molta acqua, anche sotto forme di the e tisane. Ottimi in questi casi sono il the verde e il the nero, che aiutano a drenare i liquidi in eccesso.
Tornare in forma dopo le feste, quindi, non è impossibile. E non dovrete certo rinunciare al gusto! (Photocredits lacucinadilalla.com)

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La platessa è un pesce d’acqua salata che appartiene alla famiglia dei Pleuronectidae, molto conosciuta nei paesi nordici. Il suo habitat è rappresentato dai mari dell’ Olanda e del Belgio, del Mare del Nord meridionale e centrale, e del Golfo di Helgoland. La si trova anche nel Mediterraneo, lungo le coste della Spagna e del Marocco. 

 Morfologicamente ha un corpo piatto, di forma romboidale e molto schiacciato ai fianchi. Caratteristica della platessa è il fatto di avere entrambi gli occhi sul lato destro. Da questa parte la colorazione è olivastra con macchie arancioni. Dall’altro lato, invece, presenta una colorazione biancastra a volte macchiata di nero e una pinna pettorale di piccole dimensioni. Rispetto alle sue dimensioni può raggiungere i 100 cm di lunghezza. La sua alimentazione è formata da molluschi, crostacei e stelle marine. Ricordiamo che la platessa è un ottimo pesce, ricco di potassio, selenio, sodio e fosforo. Molte sono anche le proteine che contiene, pochi invece i grassi.

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Il polpo è un mollusco cefalopode appartenente agli ottopodi, possiede cioè otto tentacoli muniti di ventose, nel maschio uno dei tentacoli funge da organo riproduttore; è un animale molto noto per le sue capacità mimetiche, infatti possiede delle particolari cellule nell’epidermide (cromatofori) che gli permettono di cambiare colorazione in base al substrato nel quale si trova. Il corpo è a forma di sacco, ventralmente si dipartono i tentacoli che contornano la bocca, dietro la bocca si trova un particolare organo, il sifone, dal quale l’animale fa fuoriuscire l’acqua che viene pompata all’interno del mantello per la respirazione, in caso di necessità è anche in grado di sparare fuori molto violentemente l’acqua dal sifone permettendogli così di compiere rapidi scatti e sfuggire da eventuali predatori; un’altra sua strategia difensiva consiste inoltre nello spruzzare una nuvola di inchiostro nero contro il predatore intorbidendo l’acqua e permettendogli in questo modo di allontanarsi indisturbato. Fra le specie più diffuse si possono trovare il polpo (Octopus vulgaris) vive nei fondali dell’Oceano Atlantico e nel Mar Mediterraneo, il polpo indopacifico (Octopus membranaceus) diffuso nell’Oceano Pacifico e Indiano. Il polpo (Octopus vulgaris)  vive in mari caldi e temperati, è presente in tutto il Mediterraneo ed è in grado di adattarsi alle più diverse condizioni, possiamo trovarlo in prossimità della costa o al largo fino a 200 metri di profondità, si adatta perfettamente a fondali rocciosi, sabbiosi oppure alle praterie di posidonia. Nel mediterraneo possiamo trovare due specie di polpi, uno di scoglio e uno di sabbia, il primo però è sicuramente più prelibato e gustoso, ed è possibile distinguerlo da quello di sabbia grazie alla doppia fila di ventose sui tentacoli; i polpi si nutrono di crostacei e molluschi che catturano con i propri tentacoli. Il polpo in Italia acquista varie denominazioni regionali:

  • Fulbo (Abruzzo)
  • Purpu verace (Calabria)
  • Purpo ‘e scoglio (Campania)
  • Folpo (nord-est)
  • Purpu (Sicilia)
  • Porpo di scoglio (Lazio e Toscana)
I polpi possono raggiungere in alcuni casi considerevoli dimensioni, ne sono stati catturati infatti esemplari anche di 1.5-2 metri di lunghezza e 20 kg di peso; in commercio in genere li troviamo del peso massimo di un chilo, vengono venduti sia freschi che surgelati. Dal punto di vista nutrizionale, il polpo è un alimento poco calorico e povero di grassi, contiene invece buone quantità di minerali; 100 g di prodotto contengono:
  • 82 calorie
  • 10.6 gr di proteine
  • 1 gr di grassi
  • 1.4 gr di carboidrati
  • 144 mg di calcio
  • 189 mg di fosforo
  • 93 mg di potassio
  • 5.6 mg di ferro
  • 5.1 mg di zinco
  • 1 mg di rame
  • 0.09 µg di vitamina A
  • 0.15 µg di vitamina B1
Fonti: http://it.wikipedia.org www.mareinitaly.it www.lafreschezzadelmare.com www.vivereilmare.it www.albanesi.it

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Il potassio è il principale catione dei liquidi intracellulari. Il suo ruolo è fondamentale nel potenziale di membrana, nell'equilibrio acido/base e nella pressione osmotica; è determinante nel metabolismo degli zuccheri e degli enzimi della glicolisi, necessari per la sintesi di atipi. E' essenziale per l'equilibrio dell'acqua nell'organismo, per la contrazione muscolare, per la bilancia acido alcalina, per la trasmissione nervosa, per il metabolismo energetico, per il metabolismo delle proteine e degli zuccheri, per la salute del cuore e dei vasi sanguigni; svolge un’ azione fondamentale nella sintesi delle proteine, e nella conversione dello zucchero in glicogeno, attiva moltissimi enzimi, in particolare quelli connessi con la produzione di energia, stimola la secrezione di insulina. E' quindi un minerale essenziale che costituisce il 5% del contenuto totale di minerali dell'organismo, ed è concentrato soprattutto nel fluido intracellulare. Con il sodio, aiuta a regolare l'equilibrio idrico interno dell'organismo, cioè la distribuzione dei liquidi su entrambe le pareti delle cellule. E' quindi fondamentale per una crescita sana, e per mantenere il giusto grado di alcalinità dei fluidi dell'organismo; regola il pH del sangue, la pressione ed il battito cardiaco. Inoltre, stimolando i reni a produrre urina, svolge un'azione diuretica e favorisce l'eliminazione dei liquidi accumulati, soprattutto quando c'è un eccesso di sale nella dieta responsabile di gonfiori e ritenzione idrica. E' quindi essenziale anche per l'equilibrio dell'acqua nell'organismo. Più del 90% del Potassio alimentare è assorbito nell'intestino tenue. Gli effetti tossici del potassio consistono in debolezza muscolare, ulcere, bassa pressione arteriosa, e in casi gravi a coma e arresto cardiaco; i pazienti con ulcera e insufficienza renale non devono assumere supplementi di potassio. Alte dosi di potassio possono incrementare l'eliminazione di sodio e di conseguenza ridurre il volume del sangue e della pressione arteriosa. La dose tossica è sopra i 18 gr al giorno. I sintomi di carenza di potassio includono astenia, vomito, bassa pressione arteriosa. Una carenza di potassio può essere causata da perdite eccessive per via gastroenterica, come vomito prolungato e diarrea cronica, o per via urinaria, conseguente all'uso di diuretici e a nefropatie. Il deficit determina stanchezza muscolare, sonnolenza, anoressia, nausea, apprensione, disattenzione fino ad arrivare ad aritmie cardiache. Una intossicazione acuta di Potassio, determinata da una somministrazione eccessiva per via parenterale o enterale, può causare arresto cardiaco. Il fabbisogno ottimale di Potassio è di 6 g al giorno. La dieta attuale usando cibi cotti o lavorati è molto povera di potassio; una dieta povera di frutta e verdura ne riducono l'introduzione. Il potassio è contenuto in molti alimenti, le principali fonti di potassio sono:

  • Frutta e verdura fresca
  • Pesce
  • Legumi
  • Cereali
  • Carni non lavorate
  • Frutta secca
Fonti: http://it.wikipedia.org www.anagen.net www.mednat.org

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Il Pagrus Pagrus è chiamato in Italia con il termine Praio, presente soprattutto nel Mediterraneo Centrale e Occidentale. Vive nelle zone litorali e molto sotto, quasi sul livello marino dove si trovano alghe e sabbia. E’ presente spesso anche in fondali di corallino e conchigliette misto a roccia. E’ difficile trovarlo in prossimità di una profondità inferiore ai 20-30 metri. Morfologicamente ha delle caratteristiche particolari; è molto grande , raggiunge anche i 75 cm. E’ un pesce dal corpo ovale, compresso sui fianchi, che assomiglia sia al dentice che all’orata. Il corpo è ricoperto di grosse scaglie (55-60 lungo la linea laterale), che ricoprono anche gote ed opercolo. La testa del pesce praio è grossa e robusta. La bocca contiene una dentatura caratteristica che lo distingue sia dal dentice che dall’orata. Il corpo presenta una colorazione rosso-violacea sul dorso e giallo-oro ventralmente e lateralmente. Dal punto di vista riproduttivo, il pesce praio femmina predilige la bella stagione per covare le uova, uova che sono pelagiche. La pesca di questo pesce è esercitata con il metodo dello strascico, con i palangari di fondo, con le reti da posta. Dal punto di vista culinario il praio è un ottimo pesce di qualità, con carni bianche, sode e saporite. Ottime alla brace e al cartoccio.

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Ferragosto è ormai alle porte e se non sapete ancora cosa portare in tavola vi diamo qualche suggerimento. In questi mesi la redazione di IdeaPesce vi ha proposto numerose ricette a base di pesce. Ecco le più cliccate:

Insomma ce n'è per tutti i gusti. Voi quale scegliereste per il vostro menù di ferragosto? Come è nostra abitudine fare vi ricordiamo che il pesce è un alimento sano, facilmente digeribile e che non ha nulla da invidiare alla carne :-) Attendiamo i vostri pareri!

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Attorno ai 6 mesi del neonato, solitamente con l’avvio dello svezzamento, ha inizio per i neo-genitori uno dei periodi più impegnativi in cucina.

La parola d’ordine é sperimentazione ma per sperimentare in modo sereno sono necessarie tranquillità e fiducia da parte dei genitori, che in prims devono essere sicuri del prodotto acquistato e poi avere qualche nozione sulla corretta modalità di cottura e somministrazione al bambino. 

Le intolleranze sono dietro l’angolo, in particolare quando il piatto in questione è a base di pesce!

Il pesce è ricco di sali minerali preziosi per la crescita, come il ferro, il fosforo, il calcio, lo zinco e, in particolare, lo iodio. È anche una buona fonte di vitamine (A, D, PP, B1, B2 e B9, o acido folico) e apporta acidi grassi polinsaturi (Omega-3), importanti per lo sviluppo del sistema nervoso centrale e per la protezione della retina. I grassi del pesce, inoltre, aiutano a mantenere pulite le arterie, proteggendo da malattie cardiovascolari. 

Per queste ragioni, abituare il bambino a mangiare pesce fin da piccolo ha un efficace valore preventivo.

Secondo i pediatri e l’Organizzazione Mondiale della Sanità, è possibile iniziare a far assaggiare il pesce dopo i 6 mesi di età, fino ad arrivare a proporlo almeno 2-3 volte alla settimana. Ma come per tutto ciò che è nuovo e sconosciuto i bambini potranno opporre resistenze e allora l'alleato principale dei genitori sarà: la fantasia!

Spesso i neo genitori tendono ad inserire poco il pesce nella dieta del proprio bambino perché difficile da preparare e cucinare. In commercio però si trovano prodotti già pulitipronti all’uso e surgelati, che conservano inalterate tutte le caratteristiche nutritive del pesce fresco. Si possono proporre quindi tanto pesce fresco, da scegliere con cura, quanto surgelato, verificando che sia rispettata la catena del freddo

Se acquistato fresco il pesce va ben pulito e preparato, privandolo delle lische e facendo moltissima attenzione a togliere tutte le spine.

Il pesce può inizialmente essere aggiunto alle pappe e poi essere servito da solo. Sarebbe ideale cotto al vapore con un filo d’olio ma la semplicità di questo piatto spesso non è sufficiente a stimolare l’appetito dei bambini. 

Ecco quindi alcuni consigli per cucinarlo in modo più invitante, creando forme diverse da quelle in cui solitamente si presentano: 

  • Fate delle polpettine di merluzzo (per esempio, o di altro pesce azzurro), usando solo il tuorlo dell’uovo, del prezzemolo e del pan grattato. Cucinatele al forno;
  • Create degli hamburger di pesce ( a scelta tra sogliola, merluzzo o branzino…) mixando il pesce con delle patate lesse schiacciate e formando poi la classica forma dell'hamburger. Cuocete in padella con un filo d’olio e servite con del pane;
  • Utilizzando le formine dei biscotti sagomate la cernia lessa o qualsiasi altro pesce dalle carni consistenti, il divertimento è assicurato!
  • Preparate dei sughi per condire la loro pastina: con un po’ di pomodoro e un filo d'olio il pesce sarà ancora più prelibato!

Se i bambini sono abbastanza grandi provate a coinvolgerli nella preparazione di questi piatti pieni di fantasia, sarà più facile far loro apprezzare le vostre proposte a base di pesce!

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Con il terzo mese dell’anno spesso si comincia a pensare a come mettersi o mantenersi in forma e la soluzione che sembra più rapida è quella della dieta ferrea. In realtà non serve rinunciare al buon cibo basta solo scegliere i giusti alimenti, come il pesce.

Capiamo allora insieme come fare per orientarsi verso una dieta sana, senza perderci in bontà.

Il consiglio giusto da seguire è ovviamente quello di variare le preparazioni e i cibi consumati durante i pasti ma se sei un amante dei piatti a base di pesce non potrai certo rinunciare a ricette leggere ma sfiziose come le seguenti.

Se, inoltre, i tuoi pranzi sono spesso veloci a causa della scarsità di tempo, ti consigliamo di preparare una pasta veloce da insaporire con gamberi e asparagi, questi ultimi raccolti proprio in questo periodo. Perché non provare quindi a rivisitare la ricetta disponibile qui con la pasta integrale?

O ancora, potresti optare per delle linguine insaporite con vongole, pomodorini e zenzero: questi molluschi contengono un’elevata quantità di sali minerali, importanti per l’organismo, come potassio, fosforo e ferro, oltre a diverse vitamine, mentre lo zenzero ha importanti proprietà digestive e antinfiammatorie. Se non sei un amante dei gusti pungenti e piccanti potresti scegliere di sostituire lo zenzero con i pinoli.

Come secondi invece prediligi le carni bianche di pesce come quelle del merluzzo e per un twist di gusto, cuocilo insieme al lime, come abbiamo fatto noi.

Inoltre, insieme a merluzzo, alici e molti altri, anche i crostacei e i molluschi rientrano in realtà nella categoria dei cibi consigliabili per una dieta sana, e preparare pietanze con cozze, vongole, polpo  ecc si rivelerà certamente un’ottima scelta sia per i valori energetici che di proteine e vitamine. In particolare, i crostacei sono cibi a ridotto contenuto calorico e se parliamo di colesterolo è bene tenere a mente che la quantità maggiore è solamente nella testa, parte che solitamente non viene mangiata.

Non ci sono più scuse per non trattarsi bene e prediligere una dieta equilibrata senza troppe rinunce!

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Circa sei milioni di italiani soffrono di disturbi legati alla tiroide, ma il pesce si rivela essere un ottimo alleato anche per combattere questo tipo di disturbi. Negli ultimi anni è stato registrato un aumenti di queste problematiche, trend previsto in aumento anche nei prossimi anni. Le principali cause dell'aumento di questo genere di malattie sono da ricercarsi nell'inquinamento atmosferico ma anche a situazioni di carenza di iodio che caratterizzano molte zone italiane. Secondo la società italiana di endocrinologia le donne vengono colpite dalle 5 alle 8 volte più degli uomini da disturbi legati alla tiroide. I sintomi possono essere i più diversi: caduta dei capelli, fragilità delle unghie, aumento del peso corporeo non giustificato dalla quantità di cibo ingerito nel caso di uno scarso funzionamento della ghiandola (ipotiroidismo). Mentre nel caso di un eccesso di attivita (ipertiroidismo) possiamo avere tachicardia, sudorazione, tremori muscolari, gozzo. Negli anziani questo genere di problema può risultare particolarmente pericoloso in quanto porta ad un aumento del rischio di avere problemi cardiaci, osteoporosi, fratture e decadimento delle capacità cognitive. Con tali dati in preoccupante aumento risulta fondamentale la prevenzione: un corretto stile di vita e controlli periodici sono sicuramente un buon punto di partenza. Un ottimo modo per evitare tali problemi è il consumo quotidiano di iodio: massimo 5 grammi di sale iodato al giorno, ma ancora meglio un frequente consumo di pesci, crostacei, molluschi e frutti di mare che forniscono in modo naturale iodio oltre ad apportare numerosi altri nutrienti utili a mantenere in salute il nostro organismo.

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Ottime notizie per gli amanti delle cozze: oltre ad essere gustosi, questi famosi molluschi possiedono anche numerose proprietà nutritive, importantissime per il nostro corpo. Ecco una piccola lista delle proprietà benefiche delle cozze

Ingrediente versatile, le cozze sono fresche e leggere e si trovano comunemente in numerose ricette estive, siano esse antipasti o primi piatti. Da un punto di vista nutrizionale invece sono ottimi antiossidanti, fonte preziosa di proteine e vitamine C e B che aiutano a combattere la stanchezza e aumentano le difese immunitarie. La vitamina B inoltre svolge un’azione metabolica su proteine e grassi: se si considera dunque anche il bassissimo apporto calorico, questi molluschi rappresentano un piccolo tesoro di salute senza dover rinunciare al sapore. 

Tra le altre proprietà benefiche delle cozze troviamo un alto tasso di potassio, sostanze antiossidanti e fosforo, validi alleati contro gli sbalzi d’umore, che stimolano al tempo stesso la memoria, contrastando la depressione e contribuendo con un generale effetto positivo al benessere tutto l’organismo.  

Quando decidete di acquistare le cozze da utilizzare nelle vostre ricette è importante prestiate attenzione al luogo di provenienza, alla loro grandezza e stagionalità. Per avere la certezza di un ingrediente di prima qualità, l’ideale sarebbe consumare le cozze tra la primavera e l’estate, tenendo a mente che anche il loro sapore cambia in base alla zona di pesca: vicino alle foci fluviali crescono più velocemente e tendono ad essere più grandi, mentre quelle pescate in mare aperto sono più piccole ed hanno un sapore più delicato e gradevole. Inoltre quando acquistate le cozze fatte attenzione a controllare che le valve siano brillanti e ben chiuse per evitare di incorrere in spiacevoli inconvenienti. 

 Le proprietà benefiche delle cozze sono davvero numerose: con l’arrivo dell’estate utilizzale più spesso come ingrediente nei tuoi piatti, per aiutare il tuo corpo a sentirsi meglio ed essere ancora più in salute!

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Le proteine sono composti organici complessi e sono i costituenti fondamentali di tutte le cellule vegetali e animali. Questi aminoacidi essenziali possono essere suddivise in base alla loro funzione, per cui abbiamo:

  • proteine di trasporto: in questa categoria si trovano le proteine del sangue che trasportano ferro e i lipidi e l’emoglobina che trasporta l’ossigeno.
  • proteine strutturali: sono le componenti delle strutture permanenti dell’organismo, inoltre, svolgono funzione di manutenzione e riparazione dello stesso.
  • enzimi: hanno il compito di accelerare la velocità di specifiche reazioni chimiche che avvengono nel nostro corpo.
  • immunoglobuline: creano anticorpi utili a combattere eventuali infezioni.
Il pesce costituisce la proteina di origine animale più idonea per l’alimentazione, in quanto oltre ad essere più digeribile di quella proveniente dalla carne, contiene acidi grassi essenziali chiamati omega 3, nella forma più assimilabile di EPA e DHA.

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Il prossimo anno sarà ricco di novità, molte delle quali verranno presentate a Marca by BolognaFiere, la seconda fiera in Europa del settore MDD, il 15 e 16 gennaio 2020.

Marca è l’unica manifestazione italiana interamente dedicata alla marca commerciale dove, ormai da 16 edizioni, si riunisce la business community del settore, per sfruttare al massimo le opportunità di incontri con buyer e manager provenienti dalle principali catene internazionali.

Alla sua prossima edizione Marca ospiterà oltre 750 aziende, che esporranno i prodotti dell’eccellenza italiana a Marca del Distributore, suddivise in 3 categorie: FOOD, NON-FOOD e PACKAGING (MARCA TECH).

L’appuntamento, organizzato da BolognaFiere in collaborazione con l’Associazione della Distribuzione Moderna (ADM), ci vedrà protagonisti anche quest’anno, con i nostri piatti pronti, creati con materie prime di qualità e ricchi dell’autentico sapore del mare. Con la nostra partecipazione coglieremo l’occasione per comunicare ai buyer e ai rappresentanti della GDO che la nostra azienda garantisce altissimi standard qualitativi, grazie al connubio consolidato tra tradizione e innovazione.

Saremo presenti inoltre per capire i nuovi trend e come sta cambiando il nostro mercato, grazie ai convegni dedicati alle analisi di scenario e agli approfondimenti, sempre organizzati da BolognaFiere e dall’Associazione Distribuzione Moderna.

Se siete interessati a partecipare potete iscrivervi qui e per avere più informazioni, anche relative a come raggiungere la fiera, vi invitiamo a visitare il sito ufficiale di Marca 2020.

Vi aspettiamo numerosi, come sempre al Padiglione 26, corsia C, stand 6! A presto!!

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Il regaleco, definito anche re di aringhe, è un pesce molto grande che appartiene alla famiglia dei Lampridiformi. L’habitat del regaleco è rappresentato dai mari tropicali e temperati. Spesso è stato individuato nell’Oceano Pacifico e nell’Oceano Indiano, oltre che nel Mar Mediterraneo. Dal punto di vista morfologico questo pesce si presenta con corpo allungato e nastriforme, piuttosto fragile. Il colore del pesce regaleco è argento; inoltre, il corpo è striato da barre oblique scure. La testa è corta e di colore azzurro. Ha una pinna dorsale che percorre tutto il corpo di colore rosso. La caratteristica principale del regaleco sta nelle sue dimensioni: può raggiungere una lunghezza di ben 11 metri, per un peso di diversi quintali. Proprio per questo motivo questo pesce è definito il pesce osseo più lungo al mondo.

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All'interno della classe Echinoidea del grande Phylum degli Echinodermata ritroviamo i ricci di mare, vasto gruppo di animali esclusivamente bentonici (vale a dire che vivono a contatto con il fondo marino o comunque fissati ad un substrato solido) e deuterostomi (la bocca non si è formata durante il processo di differenziazione cellulare ma successivamente). Sono dotati di un esoscheletro ricoperto da aculei, utilizzati per piccoli movimenti e la bocca, chiamata lanterna di Aristotele, si trova nella parte inferiore del corpo. Le gonadi, volgarmente definite uova, sono commestibili e molto ricercate specialmente nel periodo invernale. Particolarmente pregiate per il sapore e compattezza quelle di rosso corallo acceso.

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La ricciola è un pesce azzurro presente nel Mar Mediterraneo, oltre che negli oceani Atlantico e Pacifico, che può raggiungere dimensioni elevate (fino ai 2 metri di lunghezza), dalle carni pregiate e gustose, caratterizzato da una livrea di colorazione argentea-azzurra.

Appartenente alla famiglia delle carangidi, ha carni sode e tenere, che lo rendono perfetto per le preparazioni a crudo, grazie anche alla presenza di pochissime lische. Nelle ricette con la ricciola è sempre consigliato impiegare pochi ingredienti in modo da non coprirne il sapore delicato: se preparata a crudo è perfetta per tartare condite solo con una spruzzata di limone.

Uno dei modi per apprezzare al massimo il gusto della ricciola è cucinarla in padella: questo tipo di cottura vi permette anche di non impiegare troppo tempo ai fornelli perché le parti più impegnative sono la pulizia del pesce e l’eventuale marinatura.

Per questo motivo proponiamo in questo articolo 3 varianti di condimento della ricciola in padella: a voi scegliere quella che vi ispira di più e cimentarvi nella sua realizzazione!

Eccole qui sotto, dalla più semplice alla più complessa.

1.Filetti di ricciola in padella

Ingredienti per 2 persone:

  • 1 ricciola di dimensioni medie
  • 1 limone
  • olio extravergine di Oliva
  • erbe aromatiche: origano, aneto, timo
  • sale q.b.

Procedimento:

Dopo aver pulito la ricciola e averla ridotta in filetti, mettetela a marinare per 30 minuti in una ciotola con succo di limone, un pizzico di sale, 3 cucchiai di olio extravergine d'oliva e il misto di erbe aromatiche. Una volta trascorso il tempo della marinatura scaldate una padella con un filo d'olio d’oliva e aggiungete i filetti di ricciola, scottandoli da entrambi i lati a fiamma viva, per circa 10 minuti.

Preparate a parte il contorno: patate e zucchine saltate o della semplice insalata verde saranno perfette per accompagnare la ricciola che avete appena preparato!

2.Tranci di ricciola con pomodorini, olive e capperi

Ingredienti per 2 persone:

  • 2 tranci di ricciola
  • 1 spicchio d’aglio
  • 1 bicchiere di vino bianco secco
  • 15 capperi sotto sale
  • 10 pomodori datterini
  • 15 olive
  • prezzemolo q.b.
  • olio extravergine di oliva

Procedimento:

Lavate i tranci di ricciola sotto l’acqua corrente e asciugateli bene con la carta assorbente.

Preparate il trito di pomodorini tagliati grossolanamente, olive e capperi sotto sale (dissalati prima in acqua).

In una padella mettete un filo d’olio d’oliva, lo spicchio di aglio, il peperoncino e i tranci di ricciola. Fate rosolare e sfumate con mezzo bicchiere di vino bianco. Unite il condimento con pomodorini, olive e capperi e mescolate tutti gli ingredienti delicatamente. Fate cuocere per 15 minuti e assaggiate in modo da aggiustare di sale secondo i vostri gusti.

Il vostro piatto è pronto: da servire caldo!

3.Fette di ricciola in padella al limone

Ingredienti per due persone:

  • 2 fette da 200 gr/cad
  • 1 limone
  • 1 spicchio d’aglio
  • 1 rametto di menta fresca
  • 1 ciuffetto di prezzemolo
  • 1 cucchiaio di pan grattato
  • farina di tipo 00
  • olio extravergine di oliva
  • sale q.b.

Procedimento:

Lavate le fette di ricciola, asciugatele e passatele in un piatto con la farina e un pizzico di sale. Infarinate le fette sui due lati e mettetele in una padella con un filo d'olio d’oliva.

Nel frattempo preparate il composto al limone: spremete prima il succo e tenetelo da parte. Togliete tutta la buccia con un coltello e riducetela in pezzettini. Mettete nel frullatore l'aglio sbucciato, un cucchiaio d'olio, il pangrattato, le foglie di menta e il prezzemolo. Tritate per un minuto poi unite la buccia di limone in pezzetti. Spargete sopra la ricciola la salsa al limone, l'olio e il succo tenuto da parte e accendete il fuoco: lasciate rosolare le fette per 10 minuti, 5 per lato, cospargendovi sopra il fondo di cottura.

A questo punto potete portare in tavola direttamente la padella, in modo da non scomporre le fette e il condimento al limone.

E che altro aggiungere se non…Buon appetito!!

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Si preannuncia anche quest’anno come un appuntamento imperdibile per ristoratori e buongustai di tutta Italia “Sapore, Tasting Experience”, un’occasione unica per scoprire, ed assaggiare, tutte le novità Food & Beverage. L’appuntamento è da sabato 19 a martedì 22 febbraio, nel padiglione Rimini Fiera, che per l’occasione sarà diviso in cinque sezioni, rispettivamente Food, Beverage, Birra, Divino Luonge, SeaFood & Processing. La prima dedicata al cibo, in tutte le varianti, locali, regionali, internazionali, per cattering o pasti importanti. Saranno presentate tutte le novità dei maggiori marchi della distribuzione italiana per il consumo extradomestico. Da segnalare in particolare il segmento frigo, dedicato ai cibi surgelati, sempre più importanti, vista la loro crescente qualità e ricercatezza. (altro…)

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Se l’elisir di eterna giovinezza sembra non esistere, è stata però recentemente messa a punto la dieta della longevità che assicura a chi la segue un aspetto più giovanile e una notevole riduzione del rischio di contrarre malattie cardiovascolari e tumori.

Esiste davvero una dieta che sia in grado di ringiovanire e rinvigorire il corpo? Recenti studi effettuati nel campo dell’alimentazione hanno messo in luce la stretta correlazione che l’invecchiamento ha con essa: non si parla solo di ridurre la massa grassa o di “sentirsi meglio” mangiando determinate categorie alimentari, ma di una vera e propria rivoluzione a livello fisico.

Quali sono gli alimenti concessi e quali i proibiti secondo questa dieta della longevità? In testa a tutto c’è la verdura, tanta verdura! Dovrebbe avvicinarsi il più possibile a un’alimentazione 100% vegetale ma con l’aggiunta del consumo di abbondanti quantità di pesce, evitando però quelli ad alta percentuale di mercurio: il tonno rosso sembrerebbe essere l’apice dei prodotti a rischio, mentre tra i pesci da privilegiare ci sarebbero sardine, orata, merluzzo, rombo, sogliola, platessa e alici, tonno pinna gialla, spada. Ad ogni modo una rassicurazione va fatta, anche se i pesci contengono delle quantità di mercurio sono in misura davvero bassa e non presentano imminenti e gravi minacce per la salute.

La dieta della longevità vuole quindi essere un mix tra la dieta vegetariana e pescetariana in cui a un buon apporto di verdure vanno aggiunti circa 0,7 grammi di proteine per chilo di peso corporeo (ad esempio per una persona del peso di 50 kg potrebbero bastare 40 gr al giorno). Inoltre, il numero consigliato di pasti sarebbe di due con l’aggiunta di un solo spuntino per non affaticare il corpo ma anzi assicurargli solo i principi nutritivi di cui ha bisogno. 

Via libera allora al pesce e alle verdure: sostituire la carne con proteine vegetali è il primo passo per rinvigorire il proprio corpo ma anche per abituare a un’educazione alimentare migliore tutta la famiglia. Ringiovanendo il sistema immunitario, questa dieta sembra essere l’ideale anche per i giovani in quanto assumendo i principi nutritivi provenienti da pesce e verdura viene potenziata la rigenerazione neurale migliorando le facoltà di apprendimento e memoria. Moderate quantità di carne rossa e bianca, però, restano fondamentali per assicurare le proteine necessarie per mantenere ossa e tessuti sani soprattutto in fase di crescita. 

In seguito a un primo ciclo di test risultati positivi, si attendono altre conferme con esperimenti in corso su altri 70 pazienti. La dieta per assicurarsi una vita più lunga e più sana sembra non essere più un traguardo irraggiungibile e si aspettano ulteriori passi in avanti.

Iniziate anche voi la dieta della longevità cominciando con pranzi a base di salmone cotto con verdure fresche e di stagione o cene a base di sfizioso pesce azzurro!

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Rivamar ci tiene a ricordare a tutti i lettori di IdeaPesce che sta partecipando a “Poloexpo, insieme a te in cucina”. Questo è un evento ideato ed organizzato da Polo S.P.A. e dedicato a tutti gli operatori del settore della ristorazione come momento di incontro, aggiornamento professionale e confronto di idee. A tale manifestazione sono presenti circa cinquanta fornitori food che presentano i loro prodotti nei vari stand messi a loro disposizione. Per tale evento sono previsti anche seminari di formazione. La manifestazione ha preso il via domenica 11 settembre e nei prossimi giorni si svolgerà con il seguente programma:

  • Dimostrazione di intaglio di vegetali (lunedì 12 settembre)
  • Seminario: “imparare a fare i conti nella gestione della ristorazione” (lunedì 12 settembre)
  • Seminario: “ il nostro miglior servizio…su un piatto d’argento” (lunedì 12 settembre)
  • Seminario: “ il marketing olfattivo nella ristorazione: opportunità e vantaggi” (lunedì 12 settembre)
  • Dimostrazione di culture di ghiaccio (martedì 13 settembre)
  • Degustazioni tutti i giorni dalle 11
  • Show cooking “idee e consigli per creare antipasti-pizza, pizze stagionali, pizze dessert” tutti i giorni alle ore 15
  • Cena in terrazza gratuita su prenotazione tutte le sere alle 20

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Una kermesse internazionale dedicata ai prodotti a marca del distributore: Marca 2018, forte del successo delle precedenti edizioni, torna a Bologna Fiere il 17 e il 18 gennaio. Due giorni interamente dedicati a workshop, business e dibattiti tra esperti e leader del settore con l’intento di sviluppare nuove relazioni tra professionisti, GDO e DO. Anche Rivamar rinnova la propria partecipazione a questo evento tanto atteso, portando all’attenzione del pubblico i propri prodotti migliori, che ne confermano la posizione tra le eccellenze venete del settore. In questa edizione di Marca saremo felici di presentarvi alcune novità relative ai nostri prodotti, realizzati con materie prime derivanti direttamente dall’Adriatico. Pescati, lavorati e immediatamente surgelati, i nostri prodotti vengono sottoposti a rigidi controlli per garantire gli elevati standard qualitativi raggiunti. Tante, inoltre, le nuove ricette che uniscono tradizione e innovazione in cucina e prestano particolare attenzione ad ingredienti come i cereali biologici e i super food. Saranno poi presentate nuove idee relative a packaging innovativi, studiati per conservare al meglio tutte le caratteristiche dei prodotti ittici. Un ampio ventaglio di proposte per far fronte ad ogni richiesta. Marca 2018 sarà, inoltre, un’occasione per conoscere i nuovi trend ed entrare in contatto con espositori qualificati che illustreranno l’evoluzione dei consumi e i comportamenti d’acquisto dei consumatori. Un modo, quindi, per formare ed informare i professionisti e per creare un mercato sempre al passo con le più svariate esigenze nell’ambito dell’alimentazione. Per maggiori informazioni sull'evento puoi consultare il sito ufficiale di Marca. Vi aspettiamo il 17 e 18 gennaio a Marca Bologna presso il Padiglione 26, Stand C6. Non mancate!

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Anche quest’anno Rivamar parteciperà a Marca per l’edizione 2019. Una fiera famosa a livello internazionale che avrà luogo a Bologna e il cui successo con il passare degli anni sta sempre più aumentando. A livello europeo, questo è infatti il secondo evento più importante per il settore MDD, ovvero “Marca del Distributore”. Giunta alla quindicesima edizione, Marca 2019 si terrà il 16 e il 17 gennaio: due giorni intensi di workshop, convegni e dibattiti volti a creare nuove connessioni tra la rete GDO e le aziende produttrici. Questa edizione sarà incentrata soprattutto sul “packaging” che con l’evento “MARCA TECH” porrà l’attenzione sull’impegno delle innovazioni tecnologiche del settore. Sono previsti seminari e incontri in cui i produttori e i manager responsabili dell’acquisto del materiale potranno confrontarsi e scambiarsi nuove idee. Con la partecipazione a questo evento importantissimo, vogliamo porci come portavoce delle eccellenze del nostro territorio, presentando i prodotti migliori della nostra azienda. Tante saranno le novità che presenteremo in questa occasione, basate esclusivamente sulla materia prima di qualità che il nostro Mare ha da offrire. Il nostro obbiettivo sarà quello di comunicare ai rappresentanti del settore della GDO che la nostra azienda da sempre lavora per garantire altissimi standard qualitativi, rimanendo legata alla tradizione, puntando comunque a una continua innovazione. Un connubio che ci permette di essere tra i leader di questo settore. Tanti saranno i nuovi prodotti che porteremo con noi come i precotti e i “pronto cuoci”. Prodotti, quindi, già pronti da cuocere, perfetti da portare a tavola per chi ha poco tempo a disposizione, ma non vuole rinunciare al gusto genuino del pesce. Come sempre questa fiera sarà un’occasione per rafforzare il dialogo con i nostri clienti, creare contatti per nuovi rapporti di collaborazione, ma soprattutto capire l’andamento del mercato e i nuovi trend imposti anche dai consumatori stessi. Se volete partecipare anche voi, andate direttamente sul sito ufficiale di MARCA 2019 e iscrivetevi! Come ogni anno, vi aspettiamo al Padiglione 26, Corsia C, Stand 6. Non mancate!  

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Dopo il successo riscontrato negli ultimi due anni, anche nel 2018, Rivamar sarà presente con il suo stand alla Seafood Expo Global, la più grande manifestazione al mondo del settore ittico. Negli ultimi anni sono in continua crescita le aziende che partecipano a questa fiera, giunta alla 26esima edizione. Dal 24 al 26 aprile Bruxelles si trasformerà dunque nella principale città al mondo per il commercio di pesce, ospitando le migliori aziende del settore su oltre quarantamila metri quadrati di superficie. L’edizione di quest’anno vedrà il coinvolgimento di oltre 1800 aziende provenienti da oltre 140 paesi diversi. I concetti chiave dell’edizione del 2018 saranno la tracciabilità del prodotto e la sostenibilità del processo produttivo: verrà promosso quindi il consumo responsabile di specie di pesce tipiche delle coste italiane, come le cozze, i gamberi, le vongole, il calamaro, il tonno rosso, la spigola e moltissime altre. Noi di Rivamar saremo presenti al Seafood Expo Global per promuovere la vasta gamma di prodotti di pesce congelato e surgelato di alta qualità e per ottenere punti di contatto per la vendita dei nostri prodotti in tutto il mondo. In questo periodo, in cui lo stile di vita delle persone segue molto la direzione del “mangiar sano”, l’azienda raccoglie la sfida e propone un’originale ricetta composta da un mix di qualità, tecnologia, sicurezza e tanta passione. Da sempre siamo al servizio dei più grandi player italiani nel campo della ristorazione, fornendo attraverso i nostri prodotti il giusto equilibrio tra il pesce pescato e il processo di congelamento e portando nelle tavole dei nostri clienti il sapore del mare e del pesce appena pescato. Dal 24 al 26 aprile potrete trovarci al padiglione 6 stand n. 866. Per tutte le altre informazioni relative agli eventi collaterali, alla lista degli espositori e gli approfondimenti al sito, potete consultare il sito ufficiale di Seafood Expo Global 2018. Vi aspettiamo numerosi per scoprire insieme tutte le novità di Rivamar!

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Anche quest'anno Rivamar parteciperà da protagonista al Seafood Expo Global e sarà presente dal 07 al 09 maggio con tutti i prodotti e tante novità all’interno del padiglione 6, stand numero 866. Ospitata dalla meravigliosa città belga di Bruxelles, questa fiera è, oggigiorno, la più importante manifestazione annuale all’interno del settore ittico e farne parte ci rende davvero orgogliosi, così come siamo orgogliosi di poter presentare solo il meglio dei prodotti ittici, grazie alla passione che mettiamo costantemente nella lavorazione della materia prima. In questa edizione di Seafood Expo Global porteremo un nuovo progetto: Rivamar presenterà infatti Realmar, nuova realtà produttiva focalizzata sui prodotti freschi di alta qualità. Il concetto alla base è molto semplice, dare al consumatore finale la possibilità di poter servire ottimi piatti a base di pesci, molluschi e crostacei in pochissimi istanti. I prodotti infatti sono già precotti, porzionati e tagliati. Con Realmar ci concentreremo, poi, nella preparazione di ricette già pronte, filetti di altissima qualità con la garanzia dell'origine Italiana. Oltre a Rivamar, Realmar si è arricchita anche di un altro partner di prim'ordine: Gruppo Del Pesce, da anni ormai leader nell'allevamento di Orate e Branzini che rispettano la filiera Italiana. Con una nuova gamma di prodotti ricettati dedicati sia al settore della ristorazione che a quello della grande distribuzione, abbiamo ampliato la scelta con gustosissime ricette pronte per essere cotte e portate a tavola. Se volete scoprire tutte le novità, quindi, non potete mancare l’occasione di farci visita presso il padiglione 6, stand 866, lo stesso in cui troverete esposta l’intera gamma Rivamar. Qui avremo inoltre la possibilità di confrontarci, scambiare idee e consigli e farvi conoscere dal vivo la qualità di ciò che lavoriamo ogni giorno. Nel frattempo non perdete i nostri aggiornamenti sui canali social, vi aspettiamo al Seafood Expo Global 2019!

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Il 27 Ottobre si è tenuta a Roma la prima Convention di Assoittica Italia riguardante l’attuale andamento del settore ittico italiano.  Assoittica Italia - Associazione Nazionale delle aziende ittiche - è stata istituita il 28 maggio 1986 e riunisce tutte le aziende che fanno parte di questo settore. Il suo compito è quello di analizzare e valutare tutte le disposizioni emanate dell’Unione Europea in materia di sicurezza alimentare, trasformazione e commercio del prodotto ittico, tenendo aggiornati gli associati sulle nuove normative promulgate e sulle varie iniziative per valorizzare questo settore. Tantissime sono le attività di questa associazione, come favorire l’interazione e la solidarietà tra le aziende che ne fanno parte, fornire consulenza, studiare e promuovere l’incremento della commercializzazione del prodotto ittico e proteggere la qualità contro ogni frode o atto illecito. Dopo il confronto con le altre realtà europee, Assoittica Italia ha proposto questo nuovo evento per permettere alle circa 100 aziende associate di ritrovarsi in un momento di confronto e scambio di idee. La giornata del 27 Ottobre è stata suddivisa in una prima parte di interventi tenuti da personalità importanti del settore, quali onorevoli del comparto alimentare e sanitario, l’Ispettorato Centrale della Tutela della Qualità e della Repressione Frodi per discutere sulla tutela del consumatore e la Squadra NAS - Nucleo Antisofisticazioni e Sanità dell’Arma dei Carabinieri. Nella seconda parte della giornata, invece, dopo una degustazione di finger food a base di prodotti delle aziende affiliate, si è lasciato spazio al libero confronto e dibattito tra le varie figure presenti al convegno e agli operatori del comparto ittico.  Ciò che è emerso da questo convegno è che il settore ittico sta avendo una crescita sempre maggiore nel reparto alimentare in quanto, ad oggi, quasi il 10% della spesa delle famiglie italiane per i generi alimentari è destinato al consumo di pesce.  Altro aspetto importante a cui è stata rivolta la nostra attenzione è il tema riguardante l’innovazione della filiera, la quale dovrà essere pronta a rispondere alle nuove esigenze dei consumatori e dovrà consentire la commercializzazione di un prodotto che mantenga la sua totale freschezza. Bisognerà quindi puntare sulla costante innovazione, resa possibile anche da fondi statali e da una crescita del processo tecnologico che favorirebbe una maggiore professionalizzazione delle figure operanti in questo settore. Anche la comunicazione sarà un aspetto importantissimo di questo processo di crescita: servirà ad informare nella maniera più trasparente possibile un consumatore che si presenta sempre più preparato ed esigente. Questa prima Convention organizzata da Assoittica Italia, ha registrato un numero di partecipanti  superiore a ciò che ci si aspettava, e la presenza di tutti i principali stakeholder del settore ha confermato che la strada intrapresa è quella più giusta e che il sostegno è molto. Tanto che pure la Prof.ssa Maria Luisa Cortesi, Presidente di Assoittica Italia, spera nell’organizzazione di molti altri momenti di confronto in grado di favorire l’attenzione verso il futuro del settore ittico italiano. Noi di Rivamar vogliamo fare un ringraziamento per l'invito e per la partecipazione di tutti, ed in particolar modo al Dott. Giuseppe Palma che in questi anni ha fatto crescere l'associazione portando professionalità e dedizione.

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Siamo andati direttamente alle Isole Lofoten, nella terra natia dello stoccafisso per controllare il prodotto e continuare a garantire la qualità che ci contraddistingue sul mercato. Siete curiosi?? Vi abbiamo preparato un simpatico collage con le fasi salienti del viaggio

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Hai intenzione di fare un giro a Expo 2015, a Milano? Per tutta la durata della fiera saremo presenti al Future Food District, il supermercato del futuro in cui Coop ha scelto di esporre i nostri prodotti a marchio FreddoFrio e Rivamar, essendo tra i più innovativi del nostro settore.
Nel mese di maggio, potrai trovare: VONGOLE VERACI
Vongole Veraci 400 gr FOTO LUCA Grazie a FreddoFrio potrai portare sulla tua tavola le migliori vongole dell’Adriatico in una comoda confezione, veloci e facili da preparare. Le vongole arrivano da noi ancora vive e vitali, avendo già subito il processo di depurazione. Dopo una procedura di scarto del prodotto non idoneo, vengono immediatamente confezionate e pastorizzate, eliminando così il rischio di microrganismi. Le puoi conservare in frigorifero fino a due settimane e, quando decidi di consumarle, non ti resta che attendere 3-4 minuti di cottura in microonde o padella.
Uniche perché... Il liquido che intravedi nella confezione è quello naturale delle vongole! Il tuo piatto avrà quindi lo stesso sapore di quando usi il prodotto fresco, col vantaggio che con FreddoFrio non devi fare altro se non gustarlo. Provale con... Se l’intenzione è quella di preparare un bel piatto di spaghetti alle vongole, ti consigliamo di portare in tavola un elegante vino bianco della Costiera Amalfitana: il Fiorduva. FreddoFrio: qualità unita al servizio   GRAN ANTIPASTO AL VAPORE

Gran Antipasto Vapore 300g FOTO LUCA

Un accostamento perfetto di gustoso polpo, pregiate mazzancolle e tenera seppia: tutti già tagliati e cotti, pronti per aggiungere un tocco di classe alla tua cucina. Rivamar cuoce e pastorizza il Gran Antipasto, in modo da garantirti una conservazione in frigorifero di almeno due settimane, mantenendo il gusto tipico del fresco. Il Gran Antipasto di Mare è un prodotto dal sapore unico, ma semplicissimo da preparare. A te non rimane che versare il contenuto della busta in acqua bollente per 1 minuto! Unico perché... il mix l’abbiamo già cotto noi per te, per cui non avrai il tipico calo di peso che subisce un prodotto cucinato a casa! E poi...cos’altro ti regala così tanto gusto in un solo minuto di preparazione? Il consiglio... Prova ad abbinare al piatto un vino bianco dal delicato profumo fruttato, che ci offre la terra siciliana: l’ Alcamo Catarratto D.O.C.

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Il 20 marzo presso il ristorante Barbagarga di Firenze si terrà un evento da non perdere, le GGDToscana si incontreranno infatti per uno dei loro rituali appuntamenti di networking e per un sano aperitivo in compagnia, ecco a voi la GirlGeekDinnersToscana#3. Rivamar ha l’onore di contribuire a questo appuntamento con una fornitura di sfiziosa Tempura e succulenta Insalata di Mare. Le Girl Geek Dinners sono appassionate di hi-tech, web, gadget e nuovi media, ed organizzano cene ed aperitivi in tutta la Toscana per favorire l’incontro tra donne che condividono le loro stesse passioni. Questa interessante iniziativa nasce da un’idea di Sarah Blow, esperta di nuove tecnologie, che stanca di vedere solo uomini ai meeting di lavoro, ha deciso di organizzare serate dedicate esclusivamente a donne che lavorano nel settore. Le cene Girl Geek Dinners si svolgono un po’ in tutto il mondo e rappresentano un modo divertente e diverso dal solito per conoscere nuove persone, scambiarsi opinioni ed imparare dalle esperienze altrui il tutto assaporando del buon cibo. Rivamar è un’azienda rodigina che da anni lavora nel settore della surgelazione e congelazione del pesce e che si contraddistingue per la cura che mette nella lavorazione di tutti prodotti, dai crostacei allo stoccafisso passando per il merluzzo nordico. Si prospetta dunque una serata speciale sia per la compagnia che per l’ottimo cibo, cosa chiedere di più?

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La storia, l'azienda ed i valori di Rivamar raccontati attraverso un simpatico infovideo: ecco a voi Rivamar overview ! Buona visione!

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Torna anche quest’anno il Seafood Expo Global 2017, sempre più ricco ed entusiasmante. Dal 25 al 27 aprile, Bruxelles sarà la capitale mondiale del commercio del pesce. Saranno più di 26.000 compratori, fornitori, esperti e molti altri professionisti del mercato che da 140 Paesi verranno per visitare l’esposizione. Location esclusiva, quest’anno si celebra il venticinquesimo consecutivo che ha sede a Bruxelles e proprio per questa importante ricorrenza lo spazio espositivo è stati ampliato a 1.800 aziende espositrici da 79 Stati diversi per un totale di quasi quarantamila metri quadrati. 

“Siamo entusiasti di celebrare la 25esima edizione e portare la comunità di professionisti del mare sotto lo stesso tetto, osservando una crescita continua nel corso dell’anno, edizione dopo edizione”, ha detto Wynter Courmont, organizzatore dell’esposizione. “Ogni anno, questa esposizione continua ad offrire un'eccellente opportunità per la comunità internazionale, un momento di incontro per conoscere e approfondire le novità del settore a livello globale.

Anche quest’anno Rivamar parteciperà alla manifestazione con uno stand dedicato per promuovere la vasta gamma di prodotti di pesce congelato e surgelato di altissima qualità. Far conoscere nel mondo l’azienda polesana, che già da anni è al servizio dei più importanti player italiani della ristorazione, e trovare nuove opportunità di vendita nel mondo. Il vantaggio competitivo che da sempre contraddistingue Rivamar è l’eccellente qualità del pesce pescato e del processo di surgelamento che offre ogni giorno la possibilità di portare in tavola piatti che conservano tutto il sapore del mare e del pesce fresco.

Come ogni anno sono previsti numerosi eventi collaterali e potete trovare tutte le informazioni, inclusa la lista degli espositori e altri approfondimenti all’interno del sito di Seafood Expo Global 2017.

Troverete invece tutta la qualità dei prodotti Rivamar al padiglione 6, stand n. 866.

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L'azienda rodigina Rivamar srl, da sempre attenta alla salute dei propri clienti, ci tiene ad informare e ad rassicurare sulla sicurezza dei prodotti che quotidianamente commercializza. A seguito dei tragici eventi che hanno colpito il Giappone, con conseguenti emissioni di sostanze radioattive dall'impianto di Fukushima, Rivamar vuole comunicare quanto segue:

  • I prodotti Rivamar non provengono dal Giappone
  • Le materie prime utlizzate, nei vari processi produttivi, non provengono dal Giappone.
Rivamar sta attentamente e costantemente monitorando la situazione, secondo quanto previsto dal Reg. n. 297/2011 del 25 marzo 2011, n. 351/2011 dell' 11 aprile 2011 e successiva rettifica del 13 aprile 2011. Se vi dovessero essere dei cambiamenti, Rivamar non tarderà ad aggiornarvi. Continuate a seguirci!!!

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Gabriele Massarenti, dal 1989 è il selezionatore dello Stoccafisso in Rivamar e fino al 2011 si è dedicato specialmente al prodotto per la distribuzione. Vederlo all'opera è un momento affascinante e speciale, in cui traspare immediatamente tutta la sua maestria ed abilità. Ecco cosa ci ha raccontato della sua esperienza in Rivamar: - Sei arrivato in Rivamar tanti anni fa, ti ricordi il tuo primo giorno in azienda? Era il lontano 2 ottobre del 1989, provenivo da un lavoro totalmente diverso. Ho sempre avuto la passione del pesce e dei prodotti di qualità. Da circa 30 anni sono quindi al servizio di Rivamar diventando una persona di fiducia nel processo produttivo. - Il tuo è un mestiere affascinante e stravagante allo stesso tempo, come spieghi che lavoro fai a chi te lo chiede? Il mio ruolo è quello di controllare ogni singolo merluzzo che arriva dalle lontane Isole Lofoten della Norvegia nella nostra azienda. Già all’origine viene fatta una prima selezione del prodotto suddividendolo per pezzatura e qualità. Da sempre in Rivamar facciamo un ulteriore controllo durante la battitura (fase del processo produttivo), questa è una funzione importantissima e fondamentale perché permette di verificare la bontà del prodotto una volta in più. Un controllo approfondito ci permette di soddisfare da sempre i nostri clienti, sia che si tratti del consumatore che fa la spesa al supermercato, sia che ci rivolgiamo alla migliore ristorazione. - Ogni nuovo lavoro all’inizio ha le sue difficoltà, cosa ti ha permesso di raggiungere l’esperienza che possiedi? All’inizio è stato difficoltoso, non avevo esperienza in questo settore. Ho avuto fin da subito la possibilità di fare molti viaggi in Norvegia, toccando con mano ogni aspetto del prodotto. In questo modo sono cresciuto a diretto contatto con i pescatori, i produttori e con i selezionatori locali. Ogni giorno mi sono dedicato completamente a questo lavoro che è stato anche la mia passione personale. La dedizione di questi (quasi) trent’anni mi ha formato come operaio specializzato in un lavoro così particolare e affascinante. - Vedendoti all’opera siamo rimasti affascinati dal tuo ruolo e dalla tua maestria, come fai dopo tanti anni ad avere ancora così tanta passione per questo mestiere? Sono passati molti anni dal primo giorno di lavoro ed ho avuto tante soddisfazioni. La passione per questo lavoro è derivata dalla fiducia che l’azienda ha dimostrato nei miei confronti per il lavoro svolto in tutti questi anni.   [Photo credits: Andrea Verzola]  

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Marco Scarpa arriva in Rivamar nel 1994, quando era ancora una piccola realtà e le mansioni all’interno dell’azienda non erano ben definite: dal momento che l’attività commerciale era seguita perlopiù dal padre, Marco si inserisce nell’area produzione. Le prime attività riguardavano la battitura dello stoccafisso, seguite dalla creazione della linea congelato e successivamente altre operazioni legate alla glassatura ed implementazione di linee e processi produttivi. Agli inizi del 2000, con le nuove normative, inizia a seguire la parte sanitaria dell’azienda: Rivamar è tra le prime ad adottare un piano di HACCP e dare importanza alla tracciabilità dei prodotti. Con gli anni è riuscia ad ottenere le certificazioni IFS e BRC e ad oggi detiene il massimo del punteggio. Attualmente Marco si occupa delle attività di ricerca e sviluppo e continua a seguire la parte produttiva di Rivamar. Di seguito quello che ci ha raccontato su Rivamar: - Rivamar è una delle più importanti realtà del settore ittico e di quello della conservazione del pesce. Quali sono le sfide legate alla gestione del processo produttivo? La sfida di Rivamar e quella di cercare sempre di ottimizzare i costi nella lavorazione in modo che il prodotto offerto sia sempre più competitivo sul mercato mantenendo costante la qualità, baluardo e concetto per noi imprescindibile. Abbiamo investito molto su macchinari e nuove tecnologie ma la parte umana per noi è fondamentale, negli anni abbiamo formato sempre più il nostro personale. Cosa vi porta a decidere di lanciare un nuovo prodotto? Ciò che ci porta a decidere di lanciare il prodotto in realtà è nella mentalità di Rivamar: mio padre ha insegnato a me e a mio fratello a non fermarsi mai e cercare sempre qualcosa di nuovo, quindi stiamo sempre molto attenti a tutto. Siamo spesso in giro per il mondo e abbiamo scambi di idee giornalmente con buyer della grande distribuzione e con le aziende di Catering più grandi e più importanti d’Italia: questo ci aiuta e semplifica il lavoro, ma la mentalità è quella di ricercare continuamente prodotti o novità. Quanto tempo dedicate allo studio e alla preparazione di una nuova referenza? Come preparate l’organizzazione al lancio? Lo studio di un prodotto e la preparazione di una referenza nuova non richiedono sempre lo stesso tempo: dipende da moltissimi fattori. Prima di procedere al lancio di un nuovo prodotto ci incontriamo diverse volte per confrontarci ed effettuare dei panel test. Con mio padre e mio fratello condividiamo tutte le informazioni raccolte, sia commerciali che produttive: un aspetto molto importante da mettere sempre in primo piano è il rispetto delle norme igieniche/sanitarie. Una volta ideato il prodotto, lo andiamo a testare e valutiamo il suo appeal con i nostri clienti, che si apprestano ad effettuare il test. Se l’opinione dei clienti risulta essere positiva, procediamo alla commercializzazione. Qualche anticipazione sui nuovi prodotti? In questo periodo stiamo pensando alla creazione di una linea di prodotti già cotti o pronti a cuocere. Un’idea è anche quella della realizzazione di prodotti di servizio per le cucine.

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Michele Guerriero, arrivato in Rivamar qualche anno fa da un’esperienza in un altro settore, si occupa oggi di gestire la parte commerciale in azienda e, più nello specifico, di giorno in giorno si dedica a curare il rapporto con gli agenti, il consolidamento dei rapporti con i clienti, la presentazione di nuovi prodotti e l'acquisizione di nuova clientela. Ecco ciò che ci ha raccontato del suo arrivo in Rivamar: - Le tue precedenti esperienze riguardavano un altro settore, com’è stato l’approccio al settore ittico? Quali difficoltà hai riscontrato? In precedenza ho lavorato per un azienda che si occupava di prodotti alimentari - in particolar modo salumi e formaggi - e devo dire che il passaggio ad un  mondo tutto nuovo è stato per me molto stimolante. Nel settore ittico non si finisce mai di imparare: non parlo solo delle innumerevoli specie di pesce esistenti ma anche delle normative alle quali ci si deve attenere nel nostro settore, che sono sempre in continua evoluzione. Inoltre, essendoci il reparto produttivo in azienda - sia nel congelato che nello stoccafisso - ho la possibilità di poter toccare con mano tutto ciò che succede e poterlo a mia volta trasferire al cliente. Questo per me significa molto: ha arricchito la mia crescita ed esperienza. - Come è stato l’inserimento in azienda? L’inserimento in azienda è stato molto graduale ed è giusto che sia così. Rivamar è un'azienda molto attenta a tutto quello che ruota attorno al mondo dell’ittico quindi solo dopo essere stato formato in maniera adeguata - ma ripeto: non si finisce mai di imparare - ho cominciato a prendere i primi contatti con i clienti e successivamente sono passato a curare il rapporto anche con i nostri agenti. Grazie a Gianni Scarpa (il titolare di Rivamar NdR), che mi ha seguito sin dall’inizio - e ancora continua a farlo - ho acquisito tutte quelle nozioni che mi permettono di poter rappresentare Rivamar al meglio al di fuori dell’azienda. Sono stato accompagnato nel mio percorso di crescita anche da Marco e Luca, grazie ai quali ho potuto avvicinarmi ed entrare nel vivo di ogni aspetto all'interno dell'azienda. Lidia Migliori, poi, mi ha illustrato tutto quello che concerne la parte del controllo qualità e delle normative esistenti in questo mondo. Infine, Francesco Maestri mi ha introdotto agli aspetti commerciali e Roberta Vendemiati mi ha seguito negli aspetti più pratici del lavoro. Ringrazio tutti per avermi accolto e per avermi trasmesso tutte le informazioni utili al completamento della mia formazione in azienda. - Come hai messo a frutto la tua precedente esperienza in questo settore? La mia precedente esperienza mi ha aiutato dal punto di vista del rapporto umano. In questi anni ho maturato l’idea che bisogna capire con chi ci si sta rapportando, capire le esigenze in modo da poter consolidare quel rapporto commerciale che può fare la differenza. Ritengo che l’approccio che si stabilisce con i clienti pur mantenendo professionalità - che deve  essere la caratteristica fondamentale del nostro lavoro - debba essere diverso a seconda della persona che ci si trova davanti. Come prima cosa cerco sempre di capire con chi mi sto rapportando in modo da non essere mai invasivo, bensì propositivo sperando di avere la possibilità di poter consolidare il rapporto con il cliente.

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Lidia Migliori è la Responsabile Gestione Qualità di Rivamar, azienda che dal 1988 è tra i più conosciuti professionisti della congelazione e surgelazione del pesce a livello nazionale.

Iniziamo proprio con Lidia la nostra nuova rubrica che, attraverso un ciclo di interviste, ci permetterà di conoscere meglio le persone che ogni giorno contribuiscono a rendere grande l'azienda.

- Che cosa sono la tracciabilità e la rintracciabilità dei prodotti?

Per un'adeguata definizione di tracciabilità e rintracciabilità è opportuno fare riferimento ad alcune definizioni contenute nelle principali norme nazionali.  Secondo il Reg.178/2002, per “tracciabilità” si intende la possibilità di ricostruire e seguire il percorso di un alimento, di un mangime, di un animale destinato alla produzione alimentare o di una sostanza destinata o atta ad entrare a far parte di un alimento o di un mangime attraverso tutte le fasi della produzione, della trasformazione e della distribuzione. Mediante tale regolamento vengono stabiliti i principi e i requisiti generali della legislazione alimentare e fissate le procedure in campo di sicurezza alimentare.

I due termini “tracciabilità e rintracciabilità” vengono spesso erroneamente utilizzati come sinonimi. In realtà, si tratta di due processi speculari; la tracciabilità è il processo che segue il prodotto da monte a valle della filiera registrando informazioni (ovvero tracce) in ogni fase della sua lavorazione. La rintracciabilità, invece, è il processo inverso che recupera e collega tutte le informazioni precedentemente rilasciate in modo tale da poter risalire alla storia globale del prodotto nelle diverse fasi della lavorazione

- Qual è l’importanza di traccibilità e rintracciabilità? 

La realizzazione di sistemi di tracciabilità nelle filiere agroalimentari è legata principalmente alla necessità - da parte delle istituzioni e delle autorità competenti - di garantire la sicurezza degli alimenti e gestire eventuali interventi e controlli in caso di emergenza. In situazioni di rischio o di emergenza, la tracciabilità consente quindi di cercare e individuare le cause dei rischi, attuare misure adeguate sulla filiera sospetta ed evitare il ripetersi del problema.

Pertanto, l’identificazione di un prodotto e la sua rintracciabilità sono finalizzate alla possibilità di:

- risalire alle caratteristiche del prodotto;

- richiamare un prodotto se si riscontra un rischio per la salute umane e/o per l’ambiente;

- agevolare l’identificazione ed il controllo di effetti indesiderati e a lungo termine sull’ambiente e sulla salute sia delle persone sia degli animali.

- Tracciabilità e rintracciabilità sono punti di forza di Rivamar, come mai e in che modo?

Tracciabilità e rintracciabilità vengono ritenute un punto di forza della nostra azienda in quanto il processo è disposto in tutte le fasi della produzione. Un sistema informatizzato, infatti, ci permette di risalire agevolmente e velocemente a tutte le varie fasi della filiera. Questo agevola le fasi di richiamo del prodotto in caso si verifichi un rischio per la salute umana e/o per l’ambiente.

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La nostra rubrica di interviste continua questo mese con Luca Scarpa, socio amministratore di Rivamar, che ci ha raccontato i valori fondanti e la filosofia di successo della sua azienda, che l'ha portata a confermarsi una delle più importanti realtà nel settore ittico a livello internazionale. - Da quanto tempo lavori in Rivamar?  Quando mi viene chiesto da quanto tempo lavoro in Rivamar rispondo: da sempre! A casa nostra si continua a respirare l’aria di azienda. Fin da bambino ricordo quando mio padre ci portava tanti prodotti da assaggiare, cercavamo assieme di capire come mettere a punto le ricette, scegliere gli ingredienti migliori in modo che il risultato finale fosse il migliore possibile. Oggi, come un tempo, il test finale per le nostre creazioni avviene nella cucina di mia mamma. Ci sediamo attorno ad un tavolo come allora e solo dopo questo fondamentale passaggio possiamo dire di essere pronti a proporre le nostre idee sul mercato. Operativamente lavoro in Rivamar da otto anni, dopo aver completato il percorso di studi presso la facoltà di Economia. Oggi mi occupo della parte commerciale (acquisti e vendite) e seguo la comunicazione. - Rivamar nasce nel 1988 ed è diventata negli anni uno tra i più conosciuti professionisti nel settore della congelazione e surgelazione del pesce.  Cos’ha permesso il successo dell’azienda? Quali sono i punti di forza di Rivamar? La nostra filosofia si può trasmettere in poche parole: passione, artigianalità, flessibilità e professionalità. Ogni giorno mio padre continua a stimolarci chiedendoci di pensare a cosa potremmo fare per far concorrenza a noi stessi. La mentalità di ricerca continua ci porta a un percorso fatto di piccoli passi, ognuno dei quali però risulta ben ponderato. Siamo così riusciti a costruire la nostra reputazione di azienda sicura che offre sul mercato prodotti di qualità al giusto prezzo. La passione è ricercare il meglio in ogni singolo processo, migliorarci sempre. L’artigianalità ci permette di poter creare prodotti “su misura” come nel lavoro di un sarto. Un dialogo costruttivo con i nostri clienti ci permette di mettere a disposizione tutto il "know how" che abbiamo sia in termini tecnologici che esperienziali, il risultato sarà una ricetta unica e non replicabile. Lo slogan “non si può fare” non è permesso. Se esiste una soluzione dobbiamo fare di tutto per trovarla anche nel caso questa comporti un dispendio notevole di energie. Questo per noi vuol dire professionalità e flessibilità al tempo stesso. Grazie a ciò siamo riusciti ad arrivare alla quasi totale assenza di contestazioni nonostante i milioni di chili venduti in un anno. Creare e preparare prodotti alimentari non concede margine di errore, proprio per questo motivo utilizziamo le migliori tecnologie nella lavorazione, sicurezza e mantenimento della catena del freddo. Siamo inoltre certificati BRC e IFS con il massimo punteggio. - Quali sono gli obiettivi per il futuro? La risposta a questa domanda per noi è scontata e semplice, il nostro obiettivo continua ad essere una “crescita sana”. Questo significa non tralasciare mai ciò che negli anni abbiamo imparato a fare, continuare a testare e rafforzare i rapporti con i nostri fornitori che sono fondamentali nel nostro lavoro. Pochi sanno quanto sia difficile oggi reperire le materie prime a livello globale, entrare nelle dinamiche dei Paesi di provenienza e, specialmente, affidarsi a produttori certificati. Per questo il primo successo nelle vendite avviene proprio nell’estrema cura degli acquisti, sia in termini di sicurezza che di garanzia del prodotto stesso. La crescita sana vuol dire capire dove si sta muovendo il mercato e anticipare gusti e tendenze, creare ciò che fino a poco tempo fa non esisteva. Questo è quello che continueremo a fare. - In che modo Rivamar garantisce la qualità e la sicurezza dei prodotti? Come scegliete i vostri fornitori? In un’azienda come la nostra esiste quello che da fuori può essere identificato come un “modus operandi”, in realtà tutto gira attorno al concetto di qualità e del suo controllo. Questo processo fondamentale avviene sotto la supervisione di mio fratello Marco, che assieme alla nostra Dott.sa Lidia Migliori, organizza e gestisce ogni singolo passaggio. Parliamo quindi dell’organizzazione dei flussi delle materie prime, della produzione, dei controlli e delle verifiche sui prodotti finiti. Tutto è definito con regole sistematiche e chiare. Oltre a un processo interno dobbiamo pensare all’importanza della scelta dei fornitori, che nel nostro caso sono tutti certificati. Da sempre andiamo all’origine, saltando i canali intermedi nell’acquisto delle materie prime. Questo ci permette di poter dialogare direttamente con i produttori, di instaurare con loro un rapporto di professionalità fatto di un continuo scambio di informazioni. E’ fondamentale poi viaggiare: visitare di persona le aziende produttrici mette in luce tutte le potenzialità e permette di definire capitolati e istruzioni in lavorazione. - Il settore in cui operate ha sete di modernità e innovazione, voi come date espressione a questi valori nel lavoro di tutti i giorni? Il consumatore oggi è molto più consapevole di un tempo, cerca prodotti di qualità ma al tempo stesso deve far fronte alla capacità d’acquisto e al sempre minor tempo nella preparazione. Noi cerchiamo di focalizzarci su questo, è indifferente che si tratti di GDO, Ristorazione o Catene Porta a Porta. Questa è modernità: investire in soluzioni che aiutino una conservazione di un prodotto naturale e che lo stesso non venga alterato. Solo per fare un piccolo esempio: dal 1990 utilizziamo il tunnel ad azoto, una tecnologia che permette di surgelare i prodotti in tempi rapidissimi arrivando a una temperatura anche di -140°C che mantiene intatte tutte le proprietà organolettiche. Modernità per noi significa rispetto di tutto ciò che il mare ci offre. - Quali sono le novità di Rivamar per il 2016/2017? Le nostre ultime ricerche ci portano in diverse direzioni: da un lato stiamo sviluppando referenze fatte con prodotti nazionali, puntiamo sul nostro pesce e sulla lavorazione dello stesso direttamente nella nostra azienda. In questo modo possiamo garantire che tutto sia italiano al 100%. Le nostre materie prime e il nostro saper fare sono invidiati in tutto il mondo. Saremo pronti a breve con alcuni partner a offrire la possibilità di mangiare italiano sia nella rete dei supermercati che nelle preparazioni nei ristoranti, tutto questo con prodotti che hanno una durata superiore. L’altra nostra ricerca ci spinge, invece, alla creazione di prodotti che possano offrire un servizio sulle tavole. Stiamo mettendo a punto ricette finite o quasi finite in modo da poter garantire un risparmio di tempo senza rinunciare alla qualità; questi prodotti non sono però da confondersi con quanto già presente. Per noi il pesce avrà sempre un ruolo da protagonista e la sua preparazione sarà solamente un modo per esaltarne il gusto e i profumi, mai viceversa.

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Il “Distretto ittico di Rovigo” nasce nei primi anni 2000 e comprende le imprese della filiera ittica che operano nella provincia rodigina e anche in quella veneziana, e noi di Rivamar siamo fieri di farne parte. È l’unico distretto a livello italiano che si occupa di tutte le operazioni di produzione: si parte dalle aziende di allevamento, sia di pescato che di molluschi, si passa all’industria conserviera, fino ad arrivare a chi si occupa della commercializzazione del fresco. Oltre ai comuni circostanti la zona del Delta del Po, di recente si è unito anche il comune di Chioggia, un importantissimo snodo commerciale caratterizzato dalla presenza di un mercato ittico molto attivo, che promuove le eccellenze del territorio. Il distretto comprende tantissime aziende e si occupa di attività che apportino miglioramenti alle condizioni economiche e sociali, che favoriscano l’occupazione in questo settore, che formino personale specializzato e che ricerchino nuovi mercati esteri in cui entrare, tutto ciò attraverso investimenti e attività di sviluppo.  I fattori che determinano il successo del distretto di Rovigo e Chioggia sono diversi:

  • Le specie che popolano la nostra zona: pesce azzurro, di acqua dolce o molluschi. Grazie alle loro caratteristiche, poi, molti prodotti vengono definiti come eccellenze: le cozze di Scardovari, le vongole veraci del Polesine e le anguille del Delta del Po sono stati inseriti nell’Albo dei Prodotti tradizionali italiani del Ministero delle Politiche Agricole.
  • La lavorazione e trasformazione dei prodotti ittici: surgelati, pesce fresco oppure prodotti pronti sono di altissima qualità e vengono commercializzati anche in paesi esteri, come Germania, Spagna, Belgio e Paesi Extra-Europei.
  • “Settore a km zero” e certificazioni: il prodotto ittico viene lavorato nelle immediate vicinanze delle zone di pesca e questo è l’unico distretto italiano che vanta della certificazione ISO 9001 per i processi di lavorazione.
Altro compito importantissimo di questo distretto è quello di favorire il dialogo tra tutti gli attori della filiera ittica: dall’allevatore, a chi trasforma il prodotti, al venditore, e pure alle istituzioni che tramite diverse iniziative possono tutelare questo settore e accrescerne l’economia. Grazie all’attenzione verso tutte queste tematiche, alla costante ricerca tecnologica appoggiata da laboratori specializzati e alla voglia di crescere delle aziende che ne fanno parte, il distretto di Rovigo e Chioggia è riuscito a imporsi sia a livello Nazionale sia a livello estero come eccellenza e come leader nella produzione di molluschi e prodotti ittici trasformati.  Diverse sono le aziende che si impegnano e concorrono alla crescita economica di questo settore, e noi di Rivamar, siamo stati individuati come un’eccellenza tra le aziende leader del territorio. Sapere di fare parte di questa rete di eccellenze e di poter dare un reale contributo alla realtà della nostra provincia e dell’intera filiera ittica, ci rende davvero orgogliosi e speranzosi di poter fare sempre meglio anche in futuro.

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Con il caldo che si avvicina e la bella stagione che avanza, pensare alle grigliate all’aperto è quasi un obbligo. Se poi si tratta di una grigliata di pesce la giornata si prospetta ancora più interessante, anche se la si dovrà trascorrere a casa. 

Spesso viene considerata come una seconda portata ma una grigliata di pesce abbondante abbinata ad alcuni contorni può diventare una portata unica e completare da sola il menù del giorno. 

Ma quali pesci è bene usare per comporre la grigliata?

Non ci sono indicazioni particolari sulle specie/tipologie di pesce se non le seguenti:

  • Evitate i tranci e i filetti di spessore inferiore a 1cm-1,5cm in modo da evitare la rottura durante la cottura;
  • Evitate il polpo visto che andrebbe prima lessato e poi al massimo cotto in questo modo ma in linea di massima non è esattamente la tipologia da scegliere per una grigliata;
  • Se scegliete di inserire nella vostra grigliata di pesce, pesci piccoli come alici, triglie o sardine, prestate molta attenzione durante la cottura: quest’ultima deve essere breve, poiché tendono a bruciare facilmente;
  • Optate per un misto composto da: tonno, orata, merluzzo, alici, triglie, sardine, gamberi e canocchie.

Quali altri errori evitare per una grigliata di pesce?

Ebbene ci sono alcuni piccoli accorgimenti per un risultato al top già dal primo giro di griglia:

  • Attenzione alla marinatura: prima di mettere il pesce sul fuoco marinate le carni più polpose ma anche i crostacei. Per la macinatura utilizzate sale, pepe, olio e limone e a piacimento aggiungete anche aglio e prezzemolo. Fate attenzione alla fiammata di ritorno quando mettete il pesce marinato sulla griglia;
  • Fate attenzione anche a passaggio sulla griglia: posate il pesce delicatamente e giratelo con altrettanta cura;
  • Non bruciate troppo il pesce: bruciandolo il gusto cambierebbe irreversibilmente;

Togliete quindi il pesce dal fuoco, riempite il vostro vassoio e portatelo a tavola con i contorni.

Buona Grigliata! 

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La festa della Mamma è un’occasione unica per festeggiare una persona che è per tutti noi tanto speciale.

L’origine di questa festa risale all’inizio del secolo scorso, in onore delle madri che durante la Guerra di Secessione si erano impegnate socialmente e avevano sostenuto l’opposizione alla guerra. Al giorno d’oggi, invece, il significato di questo giorno, che in Italia cade la seconda domenica di maggio, è cambiato e ha assunto un tono più gioioso ma più adatto, forse, a festeggiare in piena allegria questa ricorrenza.

Come possiamo, allora, celebrare al meglio la festa della Mamma?

Se volete ringraziare la vostra mamma, sempre intenta a organizzare minuto per minuto il proprio tempo in modo da conciliare famiglia e impegni, questa giornata potrebbe essere il momento giusto per ricambiare il suo affetto. Coccolarla con piccoli e semplici gesti e lasciarle godere 24 ore di puro relax, ci sembra pertanto l’idea migliore.

Perché non preparare, quindi, il pranzo perfetto senza che debba mettersi ai fornelli anche durante questa giornata? Sistemate la cucina, stendete la tovaglia e colorate la vostra tavola con posate e piatti briosi.

A seguire, realizzate alcune ricette che ricordino, con i loro colori, il calore della figura materna e di tutto l’amore di cui è capace. I toni del rosa e del rosso ci sembrano perfetti per trasmettere ciò che vi suggeriamo e portare in tavola piatti ricchi di allegria.

Le crocchette di mare ai mirtilli rossi sono l’ideale per darle un primo assaggio delle vostre abilità culinarie, magari accompagnate da un calice di vino bianco. Se l’idea vi stuzzica e volete scoprire il procedimento completo potete trovare la ricetta qui.

Dopo l’antipasto, potreste presentare un primo davvero gustoso: gli gnocchi di patate rosse ripieni di canocchie, gamberi e cipolle  sapranno dare, infatti, il giusto slancio ad un pranzo che ha tutte le carte in tavola per diventare il regalo più gradito da ogni mamma.

Per concludere, delle squisite canocchie con melanzane, pomodorini e olive sono ciò che fa al caso vostro. Per realizzare questo piatto è necessario far scongelare la notte prima le canocchie e dedicare attenzione a ogni passaggio. Vedrete, però, che il tempo speso nel curare ogni dettaglio sarà apprezzato dalla vostra mamma.

In fondo quello che state cercando di fare è renderla felice ed esprimere la vostra gratitudine nei suoi confronti, no? Cosa che, con questi piccoli spunti appetitosi, sicuramente vi riuscirà!

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Uno dei momenti più desiderati e attesi dell’anno si avvicina e bisogna prepararsi ad accoglierlo nel migliore dei modi. Stiamo parlando del pranzo di Natale: una splendida occasione per stare insieme agli affetti e godersi del buon cibo. Ogni famiglia italiana ha le proprie abitudini ma quello su cui tutti sono d'accordo è che il pranzo di Natale deve essere ricchissimo, di qualità ed elegante. Avete già pensato a cosa preparare di buono per il pranzo di Natale?Noi possiamo suggerirvi alcuni menù deliziosi a base di pesce da portare sulla vostra tavola e come dare ai piatti una marcia in più. Per iniziare nel migliore dei modi vi suggeriamo di partire con un antipasto di Canocchie lessate con salsa aromatica. Questo piatto aprirà alla grande il pranzo di Natale e con questa preparazione sorprenderete certamente i vostri famigliari. Oppure, per dare un tocco esotico al vostro menù, potreste rimanere su qualcosa di più delicato comele Arancinette di zucchine e gamberetti con salsa di soia o orientarvi verso dei Gamberetti marinati con mandorle e pomodorini. Per la realizzazione di un primo, facile da preparare ma gustosissimo allo stesso tempo, vi consigliamo gli Gnocchi con i funghi e le nostre vongole veraci. Oppure in alternativa suggeriamo gli Spaghetti alle vongole con un sugo aromatizzato al limone, con un rametto di erbe fresche come decorazione, per una pasta cremosa. Per quanto riguarda la parte più elegante e raffinata di questo pranzo passiamo ai secondi. Per richiamare il tardo autunno e l’inizio della stagione invernale, il Filetto di merluzzo con dadini di zuccaè perfetto. Un altro secondo ottimo per l’occasione è la Triglia allo zafferano, da accompagnare esclusivamente con il vino Lison classico e servito fresco. Ed ecco che arriviamo al dolce. Se siete stanchi dei soliti Pandoro e Panettone, ci sono tante ricette tradizionali rivisitate in chiave natalizia per rendere speciale la conclusione del vostro elaborato menù di Natale. Una di queste è l’Alberello di pandoro farcito con la crema pasticciera al cioccolato, oppure, per cambiare totalmente, potreste preparare un gustosissimo Tronchetto di Nataledecorato con una morbida ganache di cioccolata montata. Come si suol dire: che questo dolce porti fortuna! E anche noi vi auguriamo di passare una buonissima giornata di Natale grazie al vostro gustosissimo menù, circondati dall’amore dei vostri cari.

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La scia del pesce Caranx Ruber è l'immagine che ha valsa al biologo marino Alexander Mustard il premio come miglior foto nel concorso fotografico European Wildlife Photographer Of The Year. Il concorso viene organizzato ogni anno dalla Nature Photographers (GDT), l'associazione di fotografi tedeschi, per premiare i migliori scatti dell'ano che hanno come protagonista la natura. Il concorso premia la foto naturalistica migliore dell'anno e le migliori foto di ciascuna delle otto categorie in cui è suddiviso: Uccelli, Mammiferi, Altri Animali, Piante e funghi, Paesaggi, Subacquea, Uomo e natura e Natura in studio. La foto "Night Moves", che si è aggiudicata il premio come migliore foto di natura del 2013, ferma la scia lasciata da un pesce durante una caccia notturna sulla barriera corallina. Il Caranx Ruber è un pesce che si ciba di crostacei, plancton e piccoli pesci e che solitamente nuota nei mari caraibici. Lo scatto è frutto del lavoro di varie notti che il fotografo e biologo inglese Alexander Mustard ha passato in subacquea al fine di trovare la giusta esposizione per scattare la foto da premio.

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La congelazione non uccide i batteri ma evita che possano proliferare, bloccando in questo modo la crescita batterica. Questo comporta che se un alimento viene esposto a temperature superiori ai 4-5 °C e scongela, diventa materiale fertile per la crescita dei batteri. Per questo motivo scongelare e poi ricongelare un alimento diventa dannoso per la salute dell’organismo, a meno che l’alimento subisca un processo di cottura (utile ad abbattere la carica batterica). In aggiunta alla proliferazione microbica, con la scongelazione i microcristalli, che si erano formati negli spazi intracellulari, ritornano liquidi. Rimettendo nel congelatore il prodotto, questi congelano e formano dei macrocristalli, che se decongelati provocano un impoverimento dell’alimento dovuto ad una perdita di vitamine, enzimi e sali minerali.

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Un tonno rosso di 342 kg è stato venduto a Tokio ad un prezzo record di oltre 30 milioni di yen, 300.000 euro circa. Non poteva che essere il mercato del pesce più grande al mondo (Tokyo Metropolitan Central Wholesale Market) ad ospitare questo evento. Il pregiato pesce finirà a Ginza, un quartiere di Tokio, e ad Hong Kong, è stato infatti acquistato da due catene di ristoranti di sushi di lusso. A proposito del tonno rosso informiamo che l'Italia nel 2011 potrà pescarne 1787 tonnellate, un numero che è conseguenza della trattativa dei nostri delegati con l'Unione Europea. Per saperne di più visitate Pescapedia alla voce tonno rosso. Credits immagine: greatclams.com

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È ufficiale: arriva sui pescherecci di tutti i mari italiani una nuova  normativa, recepita da una direttiva europea, mirata a contrastare la pesca illegale: arriva la licenza a punti. Vediamo un po' come funziona. Le numerose proteste da parte delle associazioni di categoria e dei tanti pescatori che da subito han mostrato forti perplessità su un sistema normativo poco chiaro e penalizzante per i piccoli pescherecci, non sono bastate a fermare la messa in atto di questo processo normativo. Dall'8 maggio 2012 infatti, data la pubblicazione della norma nella Gazzetta Ufficiale, entra in vigore tale licenza a punti: un patentino che a contrario di quello automobilistico aumenta di punti al verificarsi di infrazioni, fino ad arrivare alla sospensione quando arriva a quota 90. Le sanzioni possono riguardare sia il comandante che l'armatore, tant'è che nelle piccole attività di pesca, laddove le due figure sono sotto la stessa persona, possono verificarsi situazioni gravi. Gli illeciti che andranno ad aumentare il saldo punti della licenza sono 12, e per ognuna è previsto un numero di punti definito: si va dalla pesca di esemplari sottotaglia che vale 5 punti, al non rispetto della distanza minima dalla costa (6 punti), all'utilizzo di reti o attrezzi non regolamentari (4 punti); una volta raggiunta quota 18, la licenza di pesca viene sospesa da un minimo di 15 giorni ad un massimo di 2 mesi; per poter cancellare i punti, l'unico modo è non commettere infrazioni gravi per tre anni. Una normativa dunque che mira a regolamentare un settore in cui la mano legislativa era ancora lontana; ora vedremo come reagiranno i pescatori a queste nuove leggi.

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Alcune tipologie di pesce sono poco conosciute dai consumatori, vengono poco cercate nei banchi di vendita e sono pochi ristoranti che le preparano ai clienti, data la scarsa domanda. Potremmo chiamarli “pesci dimenticati” o meglio ancora “pesci non convenzionali”, cioè quei pesci locali presenti nei nostri mari in quantità abbondanti, che spesso e volentieri vengono ributtati in mare perché non richiesti dai mercati e poco pregiati, generando così un grande spreco di risorse ittiche. (altro…)

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È del 9 giugno la notizia che il Delta del Po è stato inserito nei territori riconosciuti come Riserve della biosfera dell’Unesco, insieme alle Alpi Ledrensi (nel Trentino sud-occidentale) e Appennino tosco-emiliano. Salgo così a 13 i siti italiani inseriti in questa importante lista dell'Unesco che raccoglie gli ecosistemi terrestri, costieri e marini in cui, attraverso un’appropriata gestione del territorio, si coniugano la conservazione dell’ecosistema e della sua biodiversità con le strategie di sviluppo sostenibile. Si tratta di luoghi, quindi, che dimostrano come si possa valorizzare un territorio senza sfruttarlo oltre il limite possibile, dando ampia visibilità alle attività agricole, alle produzioni locali, all'artigianato, alla pesca e al turismo che fanno di queste zone un vero e proprio patrimonio unico dal valore inestimabile. Il Delta del Po è un territorio interregionale che si trova a cavallo tra il Veneto e l'Emilia Romagna, ed è una zona caratterizzata in modo importante dalle acque del fiume Po, che qui scorrono ramificate fino a gettarsi nel Mar Adriatico. Proprio per questo è una zona di importantissimo interesse dal paesaggistico e storico, ma soprattutto per via dell'ecosistema che qui si è sviluppato nel corso dei secoli e che l'uomo finora ha sempre saputo valorizzare senza impoverire. Una delle attività più importanti nell'economia del Delta è proprio la pesca, che può essere finalizzata alla raccolta di pesce di acqua dolce, in particolare anguille e siluri, ma anche alle attività più strettamente legate al mare, come la raccolta del pesce azzurro, della Cozza di Scardovari e della Vongola Verace del Polesine, entrambe in attesa della certificazione DOP per l'alto livello qualitativo unanimemente riconosciuto a questi prodotti. La qualità dei mitili è frutto anche della particolare cura prestata durante le fasi di allevamento dai pescatori polesani, tanto che negli ultimi anni vongole e cozze del Delta sono riuscite ad ottenere grandi riconoscimenti a livelli europeo. E il fatto che anche l'Unesco abbia deciso di premiare il territorio del Delta del Po inserendolo nella lista delle Riserve della Biosfera da salvaguardare, è un'ulteriore riprova di quanto questo territorio sia un gioiello da preservare., per i suoi paesaggi ma anche per le sue produzioni.

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Dipingere un pesce per chiedere all'Europa la riforma della pesca? Sembra una cosa inverosimile invece è l’iniziativa "Dipingi un pesce!" proposta da Greenpeace, Wwf e la coalizione Ocean2012. Secondo i dati del Wwf, due terzi dei nostri mari sono soggetti a sovrasfruttamento e a rischio ci sono sia i pesci che il settore della pesca. A febbraio il Parlamento Europeo si riunirà per decidere se riformare o meno, in maniera sostenibile le attività di pesca. Per indirizzare l’Europa a votare un nuovo quadro normativo volto ad una pesca veramente sostenibile, che permetta di rispettare l’ambiente ed i posti di lavoro, alcune associazioni hanno proposto l’iniziativa “Dipingi un pesce!”. Operativamente si chiede a chiunque di mostrare il proprio amore per i pesci, disegnandone uno da mandare ai deputati del Parlamento Europeo. Questo gesto si spera possa convincerli a consentire il recupero degli stock ittici per impedire il fallimento degli oceani. Potrebbe essere divertente ed utile quindi, tirare fuori la vena artistica, con carta e pennelli o attraverso un apposito sito web.   Credit image: www.megghy.it

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Intervistiamo questa settimana il titolare della storica pescheria di Rovigo, nonché grande esperto di pesce, Ermanno Farinella. La pescheria (nella foto), a conduzione familiare, è gestita assieme alla moglie Antonella Tidon, ai collaboratori Fabio e Lina, ed è situata fra le mura della Piazzetta Annonaria in pieno centro rodigino. L’esperienza maturata da Ermanno in questo settore deriva da una tradizione consolidata negli anni, arrivando alla terza generazione di commercianti. Cominciamo con le domande. 1) Buongiorno Ermanno, ci racconti un po’ come sono cambiate le richieste della clientela in questi anni di lavoro? Nell’ultimo decennio, i gusti della clientela si sono abbastanza allargati e diversificati a tutte le tipologie di pesce. I clienti cercano di acquistare un prodotto di qualità al giusto prezzo, in particolare negli ultimi 5/6 anni è diventato fondamentale il servizio di pulitura e sfilettatura del pesce, nel quale ci siamo differenziati, oltre alla disponibilità a dare consigli preziosi sulla cottura e sulle ricette da preparare a casa. 2) Quali sono le tipologie di pesce più vendute? Come dicevo le richieste dell’acquirente sono diventate più eterogenee, sono cresciute in particolare le vendite di molluschi e crostacei. Se però vogliamo indicare le tipologie più vendute sono: seppie, calamari, branzini d’allevamento e filetti di varie tipologie di pesce (persico, platessa, merluzzo). 3) Come sceglie i suoi fornitori? I miei fornitori sono per lo più pescatori, andando io personalmente nei mercati ittici (in particolare quello di Chioggia) a scegliere e contrattare la merce. In primis è importante fidarsi di professionisti “seri” del settore, con una esperienza consolidata, instaurare un rapporto commerciante-fornitore di reciproca stima e fiducia. E’ fondamentale poi scegliere in base al prodotto, quindi alla qualità del pescato, che può variare da giornata a giornata. 4) Come si riconosce la freschezza? Le raccomandazioni per la freschezza del pesce sono più o meno conosciute, in generale: lucentezza, occhio vitreo e solidità delle carni, poi dipende dalla tipologia. E’ importante distinguere tra freschezza e qualità, spesso considerate come sinonimo. La qualità dipende da moltissimi aspetti, specifici per ciascuna tipologia (specie, peso, colore, pezzatura, ciclo riproduttivo, luogo di pesca, cibo con cui si è nutrito il pesce, ecc.), talvolta difficili da osservare per il consumatore, che vanno ad influire sul prezzo di vendita. 5) Il periodo di crisi economica ha influito sulla vostra attività? Sicuramente il periodo di crisi ha influito anche sul nostro settore modificando l’andamento delle vendite, non tanto sul numero di clienti, quanto sulle scelte e sulla quantità di spesa. Questo è accaduto soprattutto per necessità, ma anche per l’influenza di una negatività dei mass media talvolta esasperata. 6) Ha cambiato qualcosa a livello gestionale/promozionale in questi anni? Si cerca di contenere i prezzi il più possibile, puntando sempre più sul prodotto, sul servizio e sul rapporto col cliente. A livello promozionale, nel periodo natalizio cerchiamo di regalare ai nostri clienti gadget personalizzati, sempre attinenti alla tipologia e all’utilizzo del nostro prodotto. A livello comunicativo è molto importante instaurare un dialogo diretto con le persone che entrano in negozio, cercare di essere professionali ma anche fare una battuta ogni tanto, per strappare un sorriso a chi ha appena finito di lavorare o si sta recando al lavoro.

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Sabato 6 Luglio presso la camera di commercio di Rovigo, si è svolto il convegno Distretti sul Web, un'iniziativa promossa da Google per aiutare le imprese del distretto ittico rodigino ad approcciarsi al mondo del digitale. Per raggiungere questo obbiettivo il famoso motore di ricerca ha messo a disposizione una borsa di studio della durata di sei mesi, per giovani talenti che avranno la responsabilità di promuovere la digitalizzazione dei distretti. Vincitrice della borsa di studio dedicata al distretto ittico rodigino è stata Laura Aglio, che ha gentilmente risposto a qualche nostra domanda. Pensi che le aziende del distretto ittico di Rovigo siano pronte ad aprirsi al mondo del web? Credo le imprese possano essere più che pronte a fare questo passo (senza dubbio graduale) ma solo a fronte di un'operazione di stimolo e sinergia e portando validi esempi di buone pratiche. È fondamentale far capire loro che il processo di internazionalizzazione e apertura all'esterno passa anche attraverso l'investimento in nuove tecnologie e credendo nei giovani dedicati a queste attività che possono fornire un aiuto e un supporto fondamentale. Che valore aggiunto pensi di dare alle singole aziende? Il mio intervento come quello dei colleghi italiani è di aprire uno spiraglio nell'uso delle tecnologie (facendosi trovare nel web con strumenti gratuiti e spesso molto banali come l'inserimento nelle mappe o facendo capire l'importanza di usare alcune parole chiave  per migliorare il proprio posizionamento sul web, o capire quali sono le loro strategie di marketing e cosa vogliono ottenere da una collocazione sul web). Accanto a questo aiutare le imprese ad approcciare interventi più strutturati condividendo una budgetizzazione rispetto alle strategie da perseguire e creando un ponte con professionisti del settore che possono affiancarli in tali processi. Abbiamo avuto poi il piacere di fare un paio di domande anche a Luca Scarpa, socio amministratore di Rivamar, che durante l’evento ha presentato tutte le iniziative legate al mondo del digitale che la sua azienda promuove ormai da anni. Quali sono i vantaggi per Rivamar nella presenza come protagonista ad eventi come questi? Partecipare ad eventi come Distretti sul Web per noi è motivo di orgoglio in quanto possiamo testimoniare quanto fatto in questi anni di lavoro dal punto di vista del marketing e della comunicazione, oltre a ciò risulta fondamentale la rete di contatti che si viene a creare e le possibilità di interagire con "vicini di casa" con alte potenzialità, vera anima dei nostri distretti industriali. Credi che la creazione dei 20 distretti, sparsi per il territorio italiano, sosterrà lo sviluppo delle attività produttive interessate dall'iniziativa? Al giorno d'oggi sostenere lo sviluppo deve essere la priorità per le nostre aziende, credo fermamente che gli imprenditori dei distretti dirigano realtà di notevole potenzialità, soprattutto in riferimento alla qualità dei prodotti e servizi offerti sul mercato. Molto spesso è mancata la capacità di comunicare le nostre storie a tutti e di saper vendere prodotti unici, invidiati all'estero. Ogni forma di sostegno e di sviluppo in termine di comunicazione e marketing non può che essere positiva.

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Vi sarà capitato spesso di vedere apposto, su diversi prodotti ittici, un particolare marchio tondo, rosso e blu, o in variante bianco e nero, raffigurante un veliero. Ebbene quello è il marchio di Friend of the Sea, associazione con sede a Milano, che si occupa di migliorare la sostenibilità ambientale e sociale dell’attività di pesca, sia in mare aperto che in allevamento. I criteri che identificano un’attività di pesca come sostenibile sono stati redatti in conformità alle linee guida precisate dalla FAO, e sono:

  • il divieto di pesca di specie marine sovra sfruttate;
  • l’obbligo di non impattare il suolo marino;
  • l’impegno di diminuire le immissioni di gas serra del 20% ogni anno;
  • il divieto assoluto di allevare pesci con ormoni o OGM.
  • Un prodotto può quindi esporre il marchio Friend of the Sea solo se rispetta tali criteri.
Lo scopo perseguito dall’associazione è di consentire ai consumatori di riconoscere con facilità e sicurezza i prodotti ittici con origine verificata e controllata. Friend of the Sea si occupa anche del controllo delle “prese accidentali”, ovvero della pesca collaterale di specie non destinate alla produzione e quindi uccise inutilmente. Per ottenere il marchio la “presa” di queste specie deve essere inferiore all’8%, mentre è stato calcolato che nella pesca non controllata questa percentuale supera, in meda, il 90%. Nell’ambito del controllo delle “prese accidentali” Friend of the Sea si impegna anche nella salvaguardia dei delfini e delle tartarughe marine che vengono catturate per errore rispettivamente nella pesca del tonno e dei gamberetti. A riguardo sono stati infatti creati due diversi progetti: Dolphin Safe e Turtle Safe. Nato da un progetto italiano come spin off dell’Eart Island Institute di San Francisco, attualmente Friend of the Sea è il marchio leader di certificazione dei prodotti di pesca e acquacoltura sostenibile in Italia ed in Europa, e può contare su oltre cento produttori certificati ed autorizzati ad utilizzare il logo. Sempre più gli operatori del settore che arrivano al consumatore finale richiedono e premiano i fornitori che riescono a garantire prodotti con il marchio Friend Of The Sea, vedi ad esempio Coop (Cozze Sgusciate, etc.) e molti altri. Tematiche come il rispetto ambientale, diminuzione di gas serra, sviluppo sostenibile e molte altre, stanno prendendo piede nella sensibilità delle persone. Oggi il consumatore può fare scelte anche per molti prodotti e diventare così amico del mare.

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Scegliere il pesce di stagione ha vari vantaggi: dal rispetto per l’ambiente e per il suo equilibrio, alla garanzia di qualità, fino ad essere più economico rispetto alle altre varietà.

Il Mar Mediterraneo e l’Adriatico sono mari ricchissimi di pesce azzurro, la varietà più ricca di acidi grassi polinsaturi Omega-3, che hanno molti effetti benefici per il nostro organismo, soprattutto per il sistema cardiocircolatorio. Gli Omega-3 sono presenti in quantità elevate nei pesci di piccola taglia, più sicuri rispetto ai pesci più grandi, perché ingeriscono meno mercurio, data la loro grandezza.

A novembre via libera allora a: acciughe, alici, calamaretti, calamari, cefalo, cernia, dentice, gattuccio, mazzancolle, moscardino, nasello, ombrina, orata, cicale di mare, polpo, rombo chiodato, sardine, seppie, sogliole, triglie e vongole veraci.

Novembre è il mese in cui si chiude solitamente il fermo pesca e sono moltissime le varietà entro cui si può scegliere. Abbiamo selezionato quindi 3 specie di novembre con cui, proseguendo con la lettura, potrete realizzare ricette veloci e gustose.

Le Mazzancolle

Sono un crostaceo tipico dell’Adriatico e in generale dell’intero Mar Mediterraneo. Hanno dieci zampe e si differenziano dal gambero per il colore grigio-marrone, con sfumature tigrate giallo-violacee. Le mazzancolle sono inoltre più grosse e hanno due antenne filiformi lunghe. Il loro impiego in cucina è assai vario, perché il sapore delicato si presta a molte ricette, come questo secondo (che può essere servito anche come antipasto): le mazzancolle in padella.

Per prepararle per 4 persone avete bisogno di:

  • 1 kg di mazzancolle,
  • 2 spicchi d’aglio,
  • 2 peperoncini,
  • 1 bicchiere di vino bianco,
  • un po’ di succo di limone,
  • olio d’oliva, sale e prezzemolo q.b.

Dopo aver pulito le mazzancolle fate soffriggere l’aglio insieme al peperoncino in un’ampia padella per un paio di minuti, aggiungete le mazzancolle e fatele cuocere a fuoco medio per un paio di minuti per lato. Sfumate il tutto con del vino bianco e coprite il tegame con un coperchio, quindi proseguite la cottura per circa 5-6 minuti. A cottura ultimata sgusciate le mazzancolle e conditele con il sughetto di cottura, il succo di limone e il prezzemolo fresco tritato.

Servitele ben calde ancora in padella.

I Moscardini

Specie tipica del Mar Mediterraneo, localizzata soprattutto nell’Adriatico settentrionale. Simili al polpo, si riconoscono per la testa più piccola del corpo e gli occhi sporgenti. Gli otto tentacoli hanno una sola fila di ventose, sono di color grigio-bruno con macchie nere, e la lunghezza media è di 15-20 cm.
In cucina i loro usi sono veramente tanti, qui ve li proponiamo in abbinamento con la polenta, per 4 persone:

  • 250 gr di sardine,
  • 60 gr di pangrattato,
  • 1 ciuffo di prezzemolo,
  • 1 rametto di timo,
  • 1 spicchio d’aglio,
  • 20 gr di grana padano grattugiato,
  • 30 gr di pinoli
  • olio extravergine d’oliva q.b.

Fate imbiondire lo spicchio d'aglio con l'olio e il peperoncino in un tegame, aggiungete i moscardini e lasciateli soffriggere, sfumateli con il vino e lasciatelo evaporare del tutto prima di aggiungere i pomodorini, le olive e un pizzico di sale. Aggiungete un bicchiere di acqua calda, coprite con il coperchio e lasciate cuocere dolcemente fino a quando i moscardini non saranno teneri. Prima di spegnere il fuoco aggiungete il prezzemolo fresco tritato.

Cuocete la polenta e quando sarà pronta accompagnatela con i moscardini.

Le sardine

Sono molto comuni nel mar Mediterraneo ma si trovano anche nelle acque europee dell’oceano Atlantico. Sono pesci azzurro di piccole o medie dimensioni, riconoscibili dal colore blu scuro del dorso e dagli occhi sporgenti con la pupilla nera. Hanno valori nutrizionali molto interessanti e sono pesci non a rischio di estinzione, di conseguenza hanno un alto valore ecologico. Per prepararle al forno per 2 persone avete bisogno di:

  • 250 gr di sardine ,
  • 60 gr di pangrattato,
  • 1 ciuffo di prezzemolo,
  • 1 rametto di timo,
  • 1 spicchio d’aglio,
  • 20 gr di grana padano grattugiato,
  • 30 gr di pinoli,
  • olio extravergine d’oliva q.b

Dopo averle pulite e private della lisca impanatele versando in una ciotola il pangrattato, il formaggio grattugiato e lo spicchio d’aglio schiacciato. Sciacquate, asciugate e tritate finemente il prezzemolo e aggiungetelo alla panatura, aromatizzate poi con le foglioline di timo, versate i 60 g di olio e mescolate il tutto fino ad ottenere un composto uniforme.

Prendete una pirofila e irroratela di olio. Disponete le sarde, salatele (non eccessivamente), pepate e ricoprite con il composto preparato in precedenza. Mettete in superficie i pinoli, poi infornate in modalità grill a 200° per 8 minuti, fino a che non risulteranno ben dorate.

Una volta cotte servitele ancora calde.

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Se c’è una zona d’Italia in cui la tradizione culinaria fa rima con il baccalà, quella è sicuramente il Nordest, in particolare il Veneto. E la variante vicentina ne è probabilmente la più conosciuta. Non stupisce, quindi, che Friuli, Trentino e Veneto siano attualmente “in gara” una contro l’altra per il Festival Triveneto del Baccalà. L’amore del triveneto per il baccalà dura da 600 anni: nel 1432 il nobiluomo veneziano Pietro Querini naufragò al largo delle isole Lofoten in Norvegia, per poi ripartire dall'arcipelago con la stiva colma di stoccafisso. Da metà settembre fino al 4 dicembre 30 ristoranti disseminati nelle tre regioni saranno in gara tra di loro per scegliere il miglior piatto a base di baccalà. La prima giuria sarà proprio quella formata dai clienti di ciascun ristorante: la gara itinerante prevede che ogni sera vengano realizzati 3 piatti e che proprio i clienti scelgano quale delle portate meriti di proseguire nelle selezioni. Il Festival Triveneto del Baccalà, poi, si concluderà la sera del 4 dicembre, durante la quale una giuria di qualità sceglierà il miglior piatto tra quelli selezionati. Ad organizzare il Festival Triveneto del Baccalà sono le Confraternite del baccalà del Nordest in collaborazione con la Delegazione Eugania Basso Padovano dell’Accademia Italiana della Cucina, allo scopo di riportare in voga un alimento come il merluzzo, molto ricco dal punto di vista nutrizionale oltre che molto versatile in cucina. Per scoprire le tappe del Festival Triveneto del Baccalà è possibile consultare il programma delle serate sul sito ufficiale della manifestazione.

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Il pesce è sicuramente uno degli alimenti più salutari che possiate portare in tavola: ricco di proteine, minerali e omega 3 e 6 andrebbe consumato almeno due volte la settimana. Sebbene sia molto leggero, è un alimento che tende a saziare velocemente e molto spesso capita che nella teglia in cui lo avete cucinato ne avanzi sempre un po’. Vi proponiamo quindi alcune idee per realizzare dei piatti semplici, ma molto appetitosi, dando nuova vita agli avanzi di pesce!

Bastoncini di pesce

Avete avanzato del merluzzo o della polpa di orata? Queste varietà sono perfette per realizzare degli ottimi bastoncini. Prendete la polpa del pesce, compattatela e formate un piccolo parallelepipedo di circa 7 cm, passatelo nell’uovo battuto e nel pangrattato. A questo punto mettete a scaldare dell’olio di arachidi e friggetevi i bastoncini, lasciateli dorare da entrambi le parti, toglieteli dall’olio e asciugateli con carta assorbente. Servitelo accompagnato da una gustosa salsina e della verdura fresca di stagione.

Ravioli di pesce

Sfilettate il pesce avanzato e impastatelo con uno o due uova a seconda della quantità e aggiungete del prezzemolo tritato fresco. Tirate la pasta all’uovo che avete precedentemente realizzato e tagliatela a quadratoni di massimo 4 cm. Aggiungete quindi un cucchiaino di composto e richiudeteli a triangolo, cucinateli in acqua bollente e serviteli con burro fuso. Sentirete che bontà!

Sugo per la pasta

Un altro utilizzo del pesce, sempre in un primo piatto, può essere un semplicissimo sugo per la pasta. Soffriggete in una casseruola mezza cipolla tritata con uno spicchio d’aglio, unite la polpa di pesce tagliata a tocchetti e aggiungete della passata di pomodoro. Lasciate cucinare a bassa fiamma il tutto e infine aggiungete il sugo alla pasta, mantecandolo per alcuni minuti e servendolo con una spolverata di prezzemolo tritato fresco.

Cous cous

Potrete riutilizzare gli avanzi del pesce per realizzare ottime insalate di riso o cous cous. Si abbinano molto bene al pesce il pomodoro fresco, il sedano, il mais, i capperi, i piselli e le olive nere o verdi. Una volta cotto il cous cous unitelo a tutti gli ingredienti precedentemente elencati e condite con dell’olio extra vergine d’oliva servito a crudo e il succo di mezzo limone.

Tutti piatti semplici per riciclare gli avanzi di pesce del giorno prima, sia esso branzino, salmone o pesce azzurro. Trasformare il vostro pesce in nuovi piatti è un’esperienza creativa e stimolante, l’occasione per dare spazio a nuove idee e trovare sempre nuovi abbinamenti!

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Si sa, non può piovere per sempre e le belle giornate sono dietro l’angolo. Allo stesso modo per godere al meglio del caldo primaverile non c’è niente di meglio di un picnic all’aria aperta. Per dare un tocco raffinato, invece di preparare il solito panino, potreste realizzare alcune ricette di pesce facili e veloci.

Noi ve ne suggeriamo 5 (cliccate sui loro nomi per leggere tutti i passaggi). Scopriamole insieme:

Tortino di alici

Per cominciare il vostro pranzo outdoor potreste realizzare un gustosissimo tortino di alici. Seguendo la nostra ricetta scoprirete come prepararlo e come dargli una marcia in più.

Plumcake di mare

Proseguendo poi con una ricetta il cui nome ricorda una dolce preparazione ma che è in realtà salata e creata con il nostro preparato per riso e pasta, troverete nella nostra proposta il giusto alleato per continuare alla grande il vostro pranzo. Il plumcake di mare è perfetto sia come antipasto sia come piatto unico e il suo guscio di zucchine cela all’interno tutto il buono dei nostri prodotti.

Paccheri con cozze, melanzane e bufala

Buoni anche freddi, i paccheri con con cozze, melanzane e bufala sono ideali per convincere gli amici ad eleggervi come Master Chef dei picnic fuoriporta. La sapidità delle cozze si lega al gusto pungente e leggermente piccante delle melanzane e al tono delicato e dolce della mozzarella di bufala. Un mix di sapori davvero ottimo.

Cozze gratinate con pesto di noci

Se vi avanzano alcune delle nostre cozze potreste preparare le cozze gratinate con pesto di noci. Realizzabili in soli 20 minuti vi permetteranno di arricchire il vostro cesto da picnic con una ricetta da replicare anche a casa e che sarà certamente gradita.

Spiedini di mare

Infine, come ultimo spunto, vi suggeriamo degli spiedini di mare. Anche in questo caso la preparazione sarà veloce e unirete al tutto la praticità di una ricetta adatta anche per essere gustata seduti comodamente sull’erba.

Pronti per il vostro picnic? Con i nostri consigli e queste 5 favolose ricette di pesce, assolutamente sì!

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Ferragosto si avvicina e spesso c’è un po’ di indecisione su come trascorrere al meglio questa giornata. Se hai deciso di cucinare per te, la famiglia e gli amici, e di proporre un menù di Ferragosto a base di pesce con tanto di effetti speciali, noi abbiamo i giusti consigli da darti.

Prima di tutto, valuta la location ideale. Se hai un patio o un terrazzo ombreggiato potresti prendere in considerazione l’idea di allestire la tavola in queste zone outdoor. Per creare la giusta atmosfera dedica un po’ di tempo a capire come potresti decorare il tutto. Una tovaglia bianca - così come pure una dai colori vivaci - ci sembra perfetta. Con piatti e stoviglie a contrasto potrai mixare uno stile senza tempo all’immancabile atmosfera di relax e spensieratezza tipica dei giorni festivi.

Allestito lo spazio per il pranzo passiamo al vero e proprio menù di Ferragosto.

Potresti partire da un buffet di stuzzichini abbinando ad un antipasto di mare in salsa marinata delle crocchette di mare con mirtilli rossi e dei crostini di cozze e pomodorini.

Come prima portata potresti pensare ad un bis di primi. Le orecchiette con canocchie e asparagi, dal sapore più delicato, sono facilmente abbinabili a piatti più saporiti come gli spaghetti croccanti con baccalà e aromi mediterranei.

Oppure potresti optare per un primo dal grande impatto visivo, oltre che di gusto. Proprio per questo il misto scoglio in crosta di pane potrebbe essere ciò che fa al caso tuo. Sicuramente mano a mano che metterai davanti ai tuoi commensali questa portata potrai ammirare lo stupore nei loro occhi.

Per i secondi, invece, potresti dedicarti alla preparazione di teneri filetti di merluzzo al lime in modo da concludere la parte principale del tuo pranzo con una ricetta che agevoli naturalmente la digestione.

A fine pasto, proponi ai tuoi ospiti un morbido dessert o magari un sorbetto al limone. Se invece vuoi dare l’ultimo twist al tuo pranzo, con il lime avanzato potresti cimentarti nella realizzazione di un sorbetto a base di questo agrume.

Siamo più che certi che dopo questa giornata all’insegna della buona tavola, i tuoi amici non vedranno l’ora di ripetere l’esperienza!

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Forse non tutti lo sanno, ma oggi nel mondo si celebra il World Oceans Day, la giornata indetta dalle Nazioni Unite per la salvaguardia degli oceani, che quest'anno ha come tema “Oceani in salute, Pianeta in salute”. I nostri mari, infatti, sono quotidianamente in pericolo a causa della pesca intensiva, dell'inquinamento, ma anche dell'aumento della temperatura atmosferica, che provoca il conseguente innalzamento dei livelli del mare, e dell'aumento di CO2 nell'atmosfera che causa l'acidificazione degli oceani. In questa situazione, quindi, gli ecosistemi marini sono in grande pericolo e molte specie in via di estinzione rischiano di scomparire per sempre. L'acqua, infatti, occupa il 70% del nostro pianeta e contribuisce alla produzione di più della metà dell'ossigeno che respiriamo. Ma la sua importanza non finisce qui. Gli oceani, infatti, sono fonte di proteine e minerali, servono a mitigare il clima, a modulare la composizione chimica atmosferica e a trasportare volumi d'acqua molto più consistenti di quelli che sarebbero in grado di trasportare tutti i fiumi della Terra. Secondo il WWF, poi, sarebbe importante investire nella creazione di nuove aree marine protette, aree che sono un vero e proprio “salvadanaio” del mare. Secondo un’indagine della VU University di Amsterdam commissionata proprio da WWF, infatti, emerge che "Per ogni dollaro investito nella creazione di un’area marina protetta il valore dei benefici derivanti risulta tre volte l’investimento iniziale in termini di creazione di posti di lavoro, tutela delle coste e attività di pesca". Proprio per questo gli ambientalisti sostengono che "una maggiore protezione degli oceani darebbe benefici economici netti compresi tra i 490 e i 900 miliardi di dollari nel corso del periodo 2015-2050".  (Photocredits www.seachoice.org)

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Il baccalà è un merluzzo conservato sotto sale ed in seguito essiccato naturalmente o artificialmente. Il pesce viene decapitato, aperto, liberato dagli organi e disteso all’interno di barilotti sotto sale. In genere il termine “baccalà” viene utilizzato come sinonimo del termine “stoccafisso”, ma non è propriamente vero, lo stoccafisso è merluzzo essiccato ma senza la presenza di sale. Il nome deriva dal finlandese dal fiammingo kabeljaw, che significa bastone di pesce. Infatti i primi ad utilizzare la tecnica della conservazione sotto sale furono i baschi, nei primi anni del rinascimento. Successivamente il merluzzo lavorato in questo modo viene importato anche in Italia, grazie alla passione di un marinaio veneziano. Pochi decenni dopo, nei primi anni del 600 il baccalà viene importato anche in America, dai padri pellegrini che lo utilizzavano come paga per gli schiavi o lo vendevano ai coloni in cambio altre materie prime quali lo zucchero, melassa ecc... La necessità di conservare il pesce sotto sale deriva dal fatto che il merluzzo veniva pescato lontano dalle terre di esportazione, in Norvegia, in particolare nel “Grand Bank” una zona dove la pesca di questo pesce risultava particolarmente fruttuosa. Attualmente oltre al sale, per conservare meglio il prodotto vengono aggiunti anche anidride solforosa e dei solfiti, per sbiancare la carne. Al contrario dello stoccafisso il baccalà mantiene una parte di umidità, circa il 30-35%, quindi deve essere conservato in frigo e non a temperatura ambiente come il primo. Anche il baccalà deve essere ammollato almeno dodici ore affinché i liquidi vengano reintegrati nella carne e risulti nuovamente commestibile. Le sue proprietà nutritive, oltre che al gusto, ne hanno fatto un pesce molto apprezzato in tutta Europa. Il baccalà è praticamente privo di grassi, povero di calorie, ma ricco di proteine, di omega3 e di Sali minerali: il che lo rende l’ideale per qualsiasi tipo di dieta. L’Italia è il primo consumatore mondiale di baccalà.

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Baccalà o stoccafisso? L'ingrediente base è sempre lo stesso, il merluzzo, ma i modi di trattarlo sono diversi. Scopriamo le differenze.

Baccalà e stoccafisso nel linguaggio comune vengono spesso utilizzati l’uno come sinonimo dell’alto. Sebbene siano spesso confusi, questi due prodotti presentano invece delle sostanziali differenze, a partire dalla lavorazione della materia prima che per entrambi è comunque la stessa: il merluzzo.

Il merluzzo ha una carne bianca e dal gusto molto delicato e può essere conservato in due diversi modi: quando viene trattato sotto sale prende il nome di baccalà, quando invece viene essiccato prende il nome di stoccafisso. Entrambe sono due tipologie di lavorazione molto antiche e molto diverse, per questo è importante chiamare i due metodi di lavorazione col nome corretto.

Lo stoccafisso infatti viene lasciato all’aperto e grazie all’azione del sole e del vento si essicca in modo uniforme. Distribuiti su apposite rastrelliere, gli stoccafissi sono disposti a distanza regolare tra loro di modo che l’aria circoli sempre, evitando così muffa e macchie che rovinerebbero il pesce. Il merluzzo ideale per questo processo è quello norvegese, della specie gadus morhua. La stagionalità di questo pesce – e della sua essiccazione – va da febbraio a giugno, quando le condizioni climatiche sono migliori. Dopo tre mesi sulle rastrelliere viene poi raccolto e messo nel mercato.

Il baccalà invece viene prodotto tutto l’anno proprio perché non dipende da alcuna condizione climatica. Ne esistono due principali varietà, ma in entrambi i casi il contenuto di sale assorbito durante il processo di salatura è superiore al 18% della massa totale. Una varietà è esclusivamente salata: il merluzzo viene pulito, aperto e messo sotto sale per circa tre settimane. Nel secondo caso invece si tratta di un baccalà che non solo viene salato ma subisce successivamente l’essiccazione per circa una settimana.

Occhio alle differenze perciò: se il baccalà prima di essere preparato deve essere dissalato, lo stoccafisso dev’essere ammorbidito. Entrambi dovranno perciò essere messi in ammollo prima di essere cucinati per poter esaltarli al meglio nei vostri esperimenti culinari!

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ImpresaPesca Coldiretti non lo ripete due volte: il pesce italiano non riesce più a coprire il proprio fabbisogno, e quindi, si ricorre sempre più spesso alle importazioni! È questo quanto emerso dal rapporto della New economics foundations e da Ocean2012 secondo cui lo scorso 21 aprile è stato il "fish dependence day" italiano, ossia il momento in cui si è dovuto ammettere che data l'insufficiente offerta di pesce in funzione del fabbisogno nazionale, si è costretti ad importarne, e non in poca quantità! Pare infatti che due pesci su tre consumati in Italia provengano proprio dall'estero, e per ciò è ancora più importante osservare la provenienza del proprio ittico quando si va a fare la spesa, oltre che le certificazioni di qualità! Sicurezza, qualità e trasparenza: questi sono i valori che si fanno sempre più importanti in un panorama globale, in cui bisogna riuscire ad essere cosmopoliti anche a tavola, senza però dimenticare i valori base per una sana alimentazione. Ecco che Rivamar quindi, assicura nei propri prodotti sistemi di surgelazione e congelazione certificati nel rispetto totale garantito della qualità e della sicurezza del proprio prodotto, al fine di portare sulle tavole dei propri consumatori i valori chiave dell'azienda stessa! Un panorama che non promette niente di buono per il mercato ittico italiano, che tra l'allungamento della filiera, l'aumento del costo del carburante e la stretta creditizia bancaria, vede ridotto all'osso il margine di guadagno per i commercianti del pesce che, statistiche alla mano, difficilmente riescono a produrre quanto richiesto dal fabbisogno dei clienti, e molto spesso lasciano parte del mercato a grandi multinazionali che forti finanziariamente e contrattualmente, fanno "acqua bruciata" a chi sta loro attorno, riducendo quindi, la produzione di ittico con la sigla Made in Italy! Speriamo in un colpo di coda per il nostro mercato e per le nostre aziende, per riuscire ad utilizzare le risorse che il Bel Paese ci mette a disposizione!

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Quante volte si dice ai bambini di aspettare tre ore prima di poter fare il bagno in mare? Tantissime! Eppure questa usanza, suggerita dalla saggezza popolare nostrana, potrebbe non essere del tutto fondata!

Le madri di tutto il mondo obbligano i propri figli ad attendere che la digestione sia terminata prima di permettere loro di farsi un rinfrescante bagno in mare o in piscina. Curiosamente, però, questa attesa tende a variare a seconda del Paese: si va, ad esempio, dalle nostre 3 ore, ai 30 minuti degli anglosassoni.

Se la saggezza popolare su questo delicato argomento varia a seconda della cultura, le tempistiche della digestione sono, però, uguali a qualsiasi latitudine. Queste preoccupazioni comuni fanno pensare che alla base di questa abitudine così radicata ci sia un fondamento concreto. Scavando in profondità, tuttavia, si scopre che non vi è alcun dato scientifico che supporti questa tesi.

Infatti, le ricerche sulla connessione tra i pasti prima del bagno e il rischio di annegamento per congestione - ossia il blocco della digestione a causa dell’intenso sbalzo termico tra la temperatura del corpo e quella dell’acqua - hanno ottenuto risultati così insoddisfacenti che la International Life Saving Federation ha dichiarato infondata la raccomandazione di evitare un tuffo in acqua dopo i pasti.

In queste occasioni è il buon senso che dovrebbe fare da padrone e aiutarci a valutare l’intervallo di tempo da rispettare prima di un nuovo tuffo in base a quanto si è mangiato e a quanto è fredda l’acqua.

Per evitare rischi, infine, è preferibile consumare pasti leggeri a base di carboidrati (un piatto di pasta semplice o un panino) piuttosto che pietanze ricche in grassi e proteine che necessitano di una digestione più lunga e laboriosa.

Fatevi guidare dal vostro saggio giudizio e godetevi appieno un rigenerante tuffo in mare insieme ai vostri bambini!

[Photo Credit: Lucea Shanghai]

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Sono state assegnate nei giorni scorsi le tradizionali Bandiere Blu ad opera della Foundation for Environmental Education, un'organizzazione internazionale non governativa e non-profit con sede in Danimarca.

La Bandiera Blu è un riconoscimento internazionale, che dal 1987  viene assegnato ogni anno in 73 paesi europei ed extra-europei. Il principale obiettivo dell’iniziativa consiste nella promozione nei Comuni rivieraschi di una conduzione sostenibile del territorio, con una dedicata attenzione alla cura per l’ambiente, attraverso la certificazione della qualità ambientale delle località turistiche balneari.

I criteri per la valutazione comprendono numerosi parametri: dall’imprescindibile qualità eccellente delle acque di balneazione fino alla depurazione delle acque reflue, alla gestione dei rifiuti, alla regolamentazione del traffico veicolare e alla sicurezza e ai servizi in spiaggia. Altri fattori fondamentali sono la qualità delle strutture alberghiere e la certificazione ambientale delle strutture turistiche presenti sul territorio.

Crescono, rispetto al 2015, le località balneari d’eccellenza lungo la Penisola, che quest’anno toccano 152 Comuni rivieraschi (5 in più rispetto al 2015) per un totale di 293 spiagge (13 in più rispetto al 2015). L’iniziativa, consegna la vittoria alla Liguria con ben 25 località premiate – fra cui Bordighera, Finale Ligure o Lavagna. Salgono sul podio anche la Toscana con 19 Comuni (fra i nomi Massa, Viareggio, Castagneto Carducci e Monte Argentario) e le Marche con 17 Comuni.

Sono state riconfermate, inoltre, le bandiere 2015 per i laghi: una Bandiera Blu va alla Lombardia (Gardone Riviera), due vanno al Piemonte (Cannero Riviera e Cannobio) e cinque al Trentino Alto Adige, fra cui Levico Terme e Caldonazzo.

[Photo Credit: Meteo Web]

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Stoccafisso. Tempura. Insalata di mare. Crostacei. Vongole e cozze. Sono queste le nostre sfide di ogni giorno, di certo siamo più bravi con il nostro pesce che con facebook, twitter ed i social network. Ma abbiamo voluto esserci. Abbiamo voluto più spazi per la presenza della nostra azienda su internet perchè i nostri clienti ce lo chiedono, e perché ritentiamo di avere qualcosa da raccontare. In questi giorni presentiamo il nuovo sito Rivamar ed il blog Ideapesce, due spazi che completano la nostra presenza on line, fatta anche di uno spazio su facebook ed uno su twitter. Ogni giorno prendiamo un impegno di qualità con i nostri clienti e da oggi abbiamo deciso di prenderne uno anche sul web, abbiamo aperto sul sito degli spazi di aggiornamento perchè non vogliamo solo mostrarvi i nostri prodotti ma anche raccontarvi come nascono (ecco quindi l'enciclopedia del pesce Pescapedia) e farvi sapere come portarli al meglio in tavola (per questo abbiamo pensato ad uno spazio Ricette), ma non solo. Il pesce oggi è stato riscoperto dalla maggior parte dei consumatori come alimento sano e genuino ma è importante anche conoscere le peculiarità che lo rendono tale, per questo nel nostro sito parleremo anche di salute e alimentazione con consigli e suggerimenti per scegliere sempre il pesce migliore, abbiamo sviluppato ad esempio un approfondimento sull'anisakis, una problematica che in questi giorni ha fatto molto parlare. E questo blog? In questo spazio vogliamo dare una visione del mondo del pesce e della pesca ad ampio raggio, parleremo di: - notizie - eventi - salute - pesce - pesca - ricette cercheremo di portarvi le migliori ricette anche slegate dai prodotti Rivamar, ma vogliamo portarvi per mano agli eventi italiani sul pesce o raccontarvi le ultime notizie che coinvolgono il pescato o la salute e, perché no, portarvi anche "dentro Rivamar" con qualche incursione filmata in azienda ed approfondimenti sui nostri prodotti. Non possiamo negare che questo rappresenti per noi un impegno, ma è un impegno che vogliamo prendere con voi lettori perchè crediamo davvero di voler raccontare tutte quelle storie e attività poco visibili quando si acquista un prodotto finito, un sito ed un blog "parlanti" ci sembravano il modo migliore per farvi capire con quanta passione sviluppiamo il nostro lavoro, speriamo vorrete essere parte di questa sfida, i vostri commenti e le vostre risposte saranno per noi il migliore degli stimoli, ma bando alle ciance, via con il primo articolo! Lo staff

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Il Branzino è un pesce marino della famiglia delle Moronidae. Il nome "branzino" viene utilizzato per indicare questa specie di pesce soprattutto nelle regioni dell’italia settentrionale dove "branzino" si dice derivi dal veneto branza (chela) o da branchie. Nelle regioni peninsulari è definito Spigola; Ragno, invece, è il nome utilizzato nelle zone di Firenze. Questa è una specie cosmopolita e la sua presenza in natura viene normalmente riscontrata nell’Oceano Atlantico (dalle Canarie alla Norvegia), in tutto il Mar Mediterraneo e nel Mar Nero. Il branzino è capace di tollerare ampi range di temperatura (5-28°C) e di salinità dell’acqua. Si tratta, infatti, di una  specie ad elevata eurialinità, che dal mare penetra all’interno degli ambienti salmastri e nelle zone di estuario dei fiumi, adattandosi anche ad acque caratterizzate da bassissima salinità. Dal punto di vista morfologico presenta un corpo affusolato e lungo, leggermente compresso e con un peduncolo caudale piuttosto alto. Il capo è robusto e termina con un'ampia bocca munita di minutissimi denti che permettono al branzino di catturare e ingoiare prede di grandezza superiore al 45% del proprio corpo. Ha due pinne dorsali, distinte fra loro; la prima è formata da 7 grossi raggi erettili. Il dorso è scuro, i fianchi argentei e il ventre bianco, mentre gli avanotti hanno il dorso e i fianchi ricoperti di punti neri. Le dimensioni medie del branzino si aggirano intorno ai 45-60 cm. Un individuo adulto, però, può raggiungere e superare il metro e mezzo di lunghezza e i 15 kg di peso. La riproduzione avviene nei mesi invernali tra gennaio e marzo. La deposizione delle uova generalmente ha luogo nei pressi degli estuari di fiumi e nelle zone sottocosta. Le uova sono pelagiche con diametro di 1,14-1,16 mm e vengono prodotte in misura di circa il 12% del peso corporeo della femmina. Dopo solo tre giorni di incubazione si schiudono le larve. Rispetto al settore "pesca" 
riscopriamo che il branzino è una delle prede più ambite per il pescatore sportivo. Ottima specie, viene insidiato con tutte le tecniche sia nelle acque dolci che salmastre ed, ovviamente, in mare. La pesca professionale ha un grande interesse economico. Non dimentichiamo poi l'importanza della stessa specie nel commercio del settore "food".

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Spesso quando andiamo ad acquistare del pesce fresco ci poniamo la domanda: quale sarà il pesce più adatto a questa stagione? Quello più fresco? Come per la frutta, la verdura, e ciò che cresce in natura, anche l'ittico ha diverse categorie al suo interno che è meglio consumare in alcuni periodi dell'anno piuttosto che in altri. Tali informazioni, per chi non è addetto ai lavori, sono emesse dal Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, che mese dopo mese indica quali sono le categorie di ittico più adatte da consumare fresche in quel periodo. Per questo mese, Maggio, il Ministero suggerisce una vasta lista di ittico su cui poter scegliere, e vale a dire: granchi, triglie, tonni, spigole (o branzino), aragoste, sgombri, pesce spada, ricciole, sogliole, saraghi, sardine, cernie, gamberetti, totani, razze, scampi, naselli e acciughe, cefali, rana pescatrice, dentici. Una ricca scelta dunque, per il mese di Maggio, che ci dà l'opportunità di sperimentare e variare continuamente, aumentando la portata di ittico in tavola al fine di favorire il benessere alimentare e dell'organismo. Uno tra tutti, il branzino, conosciuto anche come spigola, è uno tra i pesci più cucinati in quanto si presta ad una pulizia e cura rapida e veloce data la grandezza delle spine da togliere. Il branzino poi, viene spesso portato in tavola poiché risulta facilmente digeribile grazie al basso contenuto di lipidi, e nonostante ciò, è un tocca sana per l'organismo in quanto contiene alte dosi di Omega3, che come abbiamo già detto più di qualche volta, contribuisce ad abbassare il colesterolo cattivo, aumentando quello buono. Preparato sotto sale al forno, ai ferri, arrosto, lessato, al vapore o al cartoccio, il branzino si può forgiare di essere uno tra i pesci più preparati, sopratutto in Veneto, dove la tradizione lo vorrebbe cotto in maniera semplice e veloce: insaporito con agli ed alloro.  

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L’esportazione di un cibo da una parte del mondo all'altra causa spesso - come è da aspettarsi - la perdita dei sapori originari, legati perlopiù alle modalità di preparazione tradizionali e ai prodotti del territorio.


In terra straniera anche un piatto fortissimo di tradizione come il sushi non può non “adattarsi” a ciò che il paese di destinazione offre, soprattutto in caso di boom della domanda: ecco perché in questo articolo proponiamo una guida breve alle varietà di sushi che, in caso di scelta di un ristorante, può essere interessante conoscere, per capire se è rimasto legato alle tradizioni o se ha inventato qualcosa di nuovo (e magari di più colorato!).


Innanzitutto, la parola sushi significa letteralmente "aspro" e si riferisce a una vasta gamma di cibi preparati con il riso. Al di fuori del Giappone viene spesso scambiato con il pesce crudo o viene riferito solo a delle tipologie di cibo, come il maki, il nigiri o il sashimi (che è composto di solo pesce fresco quindi in Giappone non è considerato sushi).


In Giappone invece i tipi di sushi variano in base alla scelta dei ripieni e delle guarnizioni, in base ai condimenti e al modo in cui questi vengono combinati. I pesci più usati sono il tonno, il salmone, lo snapper, le sarde e il sugarello. Non vengono mai utilizzati ripieni come formaggi, maionese, capesante, tonno piccante, carne di manzo o di pollo e verdure varie.


L'ingrediente considerato di miglior qualità è detto toro (in Giappone spesso chiamato anche o-toro), un taglio grasso e marmorizzato della parte più grassa del tonno, la ventresca.
Vi proponiamo qui un elenco di sushi basato sul modo di comporlo, che vi aiuterà ad orientarvi tra i menù della maggior parte dei ristoranti dell’Occidente:


Makizushi (il sushi arrotolato): un roll, cilindrico o conico, formato con l'aiuto del makisu, un tappeto di bambù. Il Makizushi è il tipo di sushi più familiare agli occidentali. È generalmente avvolto nel nori, un foglio di alga che racchiude il riso e il ripieno. In base alla forma e alla struttura prende il nome di:

  • Futomaki (rotoli larghi): un boccone cilindrico, con il nori all'esterno, tipicamente alto due o tre centimetri e largo quattro o cinque. È spesso fatto con due o tre ripieni in grado di completarsi tra loro, nel gusto e nel colore.
  • Hosomaki (rotoli sottili): un boccone cilindrico, con l'alga all'esterno, tipicamente alto due centimetri e largo due. Generalmente ha un solo tipo di ripieno.
  • Temaki (rotoli a mano): un boccone a forma di cono, con il nori all'esterno e gli ingredienti che sporgono dall'estremità aperta. Tradizionalmente è lungo circa dieci centimetri e va mangiato tenendolo con le dita, perché troppo difficile da sollevare con i bastoncini.
  • Uramaki (rotoli interno-esterno): un boccone cilindrico con il nori all'interno, di dimensioni medie e con due o più ripieni. Il ripieno è al centro circondato da un foglio di nori, poi c’è uno strato di riso e una guarnizione esterna di un altro ingrediente, spesso uova di pesce o semi di sesamo tostati.


Oshizushi (il sushi pressato): è un blocco formato usando una forma di legno detta oshibako. Nel fondo dell'oshibako viene messa la guarnizione, poi il riso e grazie alla pressione con il coperchio si crea un blocco compatto e rettangolare. Una volta tolto dalla forma il blocco viene tagliato in pezzi delle dimensioni di un boccone.

Nigirizushi (il sushi modellato a mano). È un piccolo boccone di riso pressato a mano, spesso con una punta di wasabi e con uno strato sottile di guarnizione. La guarnizione viene legata con una striscia sottile di nori.

Gunkanzushi (il sushi nave da battaglia). È un boccone di riso di forma ovale, circondato da una striscia di nori, con degli ingredienti impilati sopra.

Inari / Inarizushi (il sushi ripieno). Si tratta di una piccola tasca o una cavità riempita di riso e altri ingredienti. La tasca può essere fatta con del tofu fritto, una frittata sottile o con delle foglie di cavolo.

Chirashizushi (il sushi sparpagliato). È sostanzialmente una ciotola di riso con gli ingredienti mischiati. Detto anche barazushi, ne esistono due varietà:

  • Edomae chirashizushi (il sushi sparpagliato allo stile di Edo - nome dell’odierna Tokyo - ). Gli ingredienti crudi sono sparpagliati sopra al riso in una ciotola.
  • Gomokuzushi (il sushi nello stile del Kansai). Gli ingredienti possono essere sia cotti che crudi e miscelati insieme al riso nella ciotola.


Narezushi, è una forma più antica di sushi e si prepara in questo modo: vengono rimossi gli organi interni e le squame, i pesci vengono riempiti di sale e vengono messi a riposare in un barile di legno, miscelati con il sale e pressati con una pietra. I pesci pressati vengono lasciati fermentare per un periodo di tempo che può andare da dieci giorni a un mese, poi vengono immersi in acqua per quindici minuti fino a un'ora. Vengono poi spostati in un altro barile contenente strati di riso bollito freddo e pesce e di nuovo sigillati e pressati con una pietra. Con il passare dei giorni l'acqua fermentata filtra all'esterno del barile e viene rimossa. Dopo sei mesi i narezushi sono pronti per essere mangiati, ma si può attendere anche di più.

Funazushi: preparato attraverso la fermentazione lattica anaerobica del funa (Carassius carassius), un pesce d'acqua dolce. È un piatto regionale considerato una prelibatezza della cucina giapponese.

Ora che avete un'idea delle varietà esistenti potete scegliere con più consapevolezza dove trascorrere la prossima serata con i vostri amici sushi-addicted! Buona ricerca!

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Bruxelles sta per tornare ad essere la capitale del pesce con l'arrivo dell'annuale appuntamento con la Seafood Expo Global, la fiera che dal 21 al 23 aprile 2015 attirerà nella capitale del Belgio più di 25mila buyer del settore food provenienti da oltre 150 paesi. Anche quest'anno Rivamar sarà tra gli oltre 1600 espositori che saranno presenti alla manifestazione, con l'obiettivo di promuovere la sua vasta di gamma di prodotti di pesce surgelato di alta qualità verso una platea senza eguali di potenziali acquirenti. L'azienda ormai è conosciuto a livello nazionale e internazionale come uno dei più importanti player italiani nella lavorazione e nella produzione di pesce surgelato di ottima qualità, adatto sia alla distribuzione nella GDO sia all'utilizzo professionale nel canale Ho.Re.Ca, con prodotti surgelati che coniugano il sapore del pesce appena pescato alla praticità della conservazione in freezer. La partecipazione alla fiera, quindi, sarà una grandissima occasione di business per  approfondire contatti esistenti ed avviarne di nuovi, soprattutto all'estero. All’edizione 2015 della Seafood Expo Global Rivamar porterà le tradizionali linee di pesce surgelato al naturale, che sono ormai un grande classico della produzione aziendale, ma verranno riproposti anche i prodotti pronti ricettati e i prodotti pastorizzati della linea FreddoFrio che sono stati lanciati nel corso dell'edizione precedente. Sarà soltanto il primo di una importante serie di appuntamenti che vedranno coinvolta l'azienda di Taglio di Po (RO) durante la primavera e non solo. Terminata l'esperienza a Bruxelles, infatti, Rivamar si trasferirà a Milano per TuttoFood, la mostra B2B di Fiera Milano per il comparto alimentare che quest’anno, si svolgerà in concomitanza con l’inizio di Expo 2015, incentrato sul tema “Nutrire il pianeta. Energia per la vita”. Sempre durante l'Expo, Rivamar sarà presente tra le aziende selezionate per prendere parte al Future Food District di Coop. Ma di queste cose avremo modo di parlare nelle prossime settimane... Intanto segnatevi l'appuntamento con la Seafood Expo Global di Bruxelles dal 21 al 23 di aprile: ci troverete nella Hall 6 – Stand 866.

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Il calamaro è un mollusco cefalopode dal corpo allungato a forma di cono, sul dorso in posizione laterale si trovano due grandi pinne che nell’insieme formano un rombo, la testa sporge dal mantello con gli occhi in posizione laterale e attorno alla bocca si trovano quattro paia di braccia ed un paio di tentacoli che si allargano all’estremità a formare la cosiddetta clava, ricca di ventose poste in quattro serie. La conchiglia è interna e viene chiamata gladio, per via della sua forma; il colore è violaceo, con dei puntini bruno rossastri. Le principali specie conosciute di calamaro sono le seguenti:

  • Loligo vulgaris (calamaro)
  • Loligo chinensis (calamaro del Pacifico)
  • Loligo duvauceli (calamaro indiano)
  • Loligo edulis (calamaro indopacifico)
  • Loligo formosana (calamaro orientale) -> il più diffuso ed utilizzato
  • Loligo gahi (calamaro atlantico)
  • Loligo patagonica (calamaro patagonico)
Nei nostri mari i calamari possono raggiungere anche i 40 cm di lunghezza sebbene la media si aggiri sui 15-25 cm. Spesso il calamaro viene confuso con il totano, si può facilmente riconoscere osservando le pinne, nel calamaro coprono metà della lunghezza totale del mantello, nel totano si trovano inserite soltanto all’estremità inferiore. Il calamaro è una specie pelagica, ma durante il periodo della riproduzione (estate-autunno), non è raro trovarlo lungo la costa; vive in mare aperto a profondità che variano dai 20 ai 100 metri, ma può vivere anche più in profondità. La pesca si effetua con reti a strascico o da traino. In commercio possiamo trovare i calamari sia freschi che surgelati, è un alimento consigliato nelle diete per il suo basso contenuto calorico e buon indice di sazietà, la carne del calamaro è magra e ricca di vitamine e sali minerali. 100 grammi di calamaro contengono:
  • 92 calorie
  • 1.38 g di grassi
  • 12.6 g di proteine
  • 0.64 g di carboidrati
  • 144 mg di calcio
  • 189 mg di fosforo
  • 17.4 mg di ferro
  • 0.09 µg vitamina A
  • 0.15 µg vitamina B1
Fonti: www.mareinitaly.it www.giallozafferano.it www.albanesi.it

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La canna da pesca è un attrezzo utilizzato per la pesca di pesci di piccola e media pezzatura principalmente per finalità sportive e hobbistiche. Generalmente si tratta di una asta di lunghezza variabile su cui è fissato un filo trasparente, detto lenza (normalmente di nylon) e quindi un'esca con amo. Può essere costruita con svariati materiali (bambù, fibra di vetro, fibra di carbonio e alluminio) che hanno diversi livelli di flessibilità. Esistono diverse famiglie di canne da pesca fra le quali citiamo:

  • Fisse: queste canne sono prive di anelli, la lenza viene legata all’estremità del cimino mediante un apicale o con altri sistemi ed ha una lunghezza fissa. Sono le canne più semplici e sono molto utilizzate nella pesca a galleggiante. La lunghezza di queste canne varia tra 1 e 11 metri anche se le misure più utilizzare dal pescatore di mare sono quelle da 5 a 8 metri, con le quali è infatti possibile affrontare un po’ tutte le tecniche di pesca. Un'evoluzione della canna fissa è la bolognese su di cui sono montati gli anelli scorri filo e la placca porta mulinello. Abbiamo, poi, la canna Roubaisienne, canna fissa costituita da una punta telescopica nella quale si innestano delle prolunghe, dirette o inverse a seconda che il pezzo di diametro maggiore avvolga o s'inserisca in quello di diametro più piccolo. E' una canna molto rigida ad esclusione della sola punta, la cui lunghezza raggiunge i 15 metri.
  • Con mulinello: il mulinello è un meccanismo che consente di riavvolgere il filo con l'esca e offre maggiori possibilità di utilizzo della canna da pesca. Usando particolari esche come i cucchiaini o i rapala con il movimento ottenuto riavvolgendo il filo per mezzo del mulinello, si simula il moto di insetti o piccole prede, ingannando i pesci. I mulinelli possono essere a bobina fissa, che si impiega per effettuare lanci molto lunghi o con esche molto leggere o a bobina rotante, usata nella traina e nel drifting.
  • A mosca: particolare canna che sfrutta il peso della lenza (coda di topo) per il lancio dell'esca. Le imitazioni di insetti vengono cosi presentate sia sul pelo che sott'acqua, cercando di simulare tutti i loro stadi. Caratteristica peculiare è l’impugnatura in sughero, corta (non supera i 35cm) e con una ghiera metallica da supporto al mulinello a bobina rotante. Gli anelli, invece, a parte il primo o i primi due che sono di tipo classico, sono a serpentina, bassi e vicini al fusto. La lunghezza della canna, così come il peso lanciabile, dovrà essere scelta in base ai luoghi e alle tecniche. Strettamente legata alla scelta della canna, la coda (galleggiante o con diversi gradi di affondamento) da montare dovrà essere indubbiamente di buona qualità ed adatta alla canna che intendiamo utilizzare.
La maggior parte delle canne da pesca sono richiudili o smontabili, per semplificarne il trasporto. La scelta della canna da pesca e del relativo equipaggiamento, filo ed esche, va fatta in funzione di ciò e dove si intende pescare. Le canne da pesca in fibra di carbonio, o in materiale metallico, costituiscono un serio rischio di folgorazione nel caso finiscano a contatto con linee elettriche aeree.

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Nome volgare del Solen Marginatus, viene chiamato così per la forma, cilindrica ed allungata, e per il fatto che vive infossato nel fondale sabbioso, in posizione verticale. È un [intlink id="174" type="post"]mollusco[/intlink] bivalve, la conchigla è liscia, può raggiungere i 15-17 cm di lunghezza, mentre la larghezza non raggiunge il centimetro, il colore varia dal marrone al giallastro-brillante, per confondersi con la sabbia in cui vive. Le aperture sono poste alle due estremità, in particolare nell’estremità anteriore sporge un grosso piede, che rappresenta la principale arma di difesa dell’animale, in quanto gli permettere di scendere velocemente sotto il fondale sabbioso. Dall’altra estremità escono i due sifoni, unico segno visibile dell’animale dall’esterno, che si presentano come due fori che segnano una specie di otto nella sabbia. Non è molto facile da pescare, vista la velocità di infossamento dell’animale, infatti di solito viene preso tramite un’asta metallica appuntita ad un’estremità, simile ad una lancia, che penetra nella conchiglia del mollusco trascinandolo in superficie. A livello industriale invece vengono pescati con del “turbosoffianti” . Sono molto apprezzati in cucina, in particolare in Spagna, dove vengono addirittura coltivati. In Italia si consuma per lo più il piede dell’animale, che viene gustato gratinato al forno o in sughi per la pasta. Viene utilizzato anche come esca naturale per la pesca, in particolare come preda della mormora e dell’ombrina.

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Si tratta di un mollusco bivalve noto per la sua conchiglia a forma di ventaglio. In alcune zone d’Italia è nota anche con il nome di “conchiglia di San Giacomo”, in quanto è il simbolo del pellegrinaggio verso Santiago de Compostela, e veniva cucita sul mantello di tutti coloro che si mettevano in cammino. Si compone di due valve diseguali. Una appiattita ed una leggermente convessa. Ciascuna valva poi è provvista di due espansioni laterali chiamate “orecchiette”, dalla superficie leggermente ondulata. La valva interna è bruna-rossiccia, mentre l’altra è biancastra e di dimensioni superiori. Vive nelle coste sabbiose del mare Mediterraneo ed è molto comune in tutte le nostre coste. Viene molto apprezzata in cucina grazie al suo gusto molto intenso, e può essere consumata sia a crudo che previa cottura.

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I Glucidi (chiamati anche carboidrati, da idrati di carbonio) o saccaridi sono composti da Carbonio, Idrogeno e Ossigeno. Hanno numerose funzioni biologiche tra le quali la più importante è quella di riserva energetica. I carboidrati possono essere classificati come:

  • semplici (monosaccaridi e disaccaridi)
  • complessi (oligosaccaridi e polisaccaridi).
Il contenuto medio di carboidrati nei prodotti ittici è generalmente basso.

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Il selenio è uno dei minerali “essenziali” per il corpo umano, ciò significa che il nostro fisico non è in grado di produrlo ma deve assimilarlo attraverso la propria alimentazione. La sua funzione più importante è connessa alla difesa dai radicali liberi, una funzione principalmente antiossidante ma che coinvolge anche lo sviluppo embrionale e senza di esso il cuore, le articolazioni, gli occhi e il sistema immunitario e riproduttivo rischiano di soffrire.

Sebbene non esista una vera e propria causa per la carenza di selenio, che soprattutto in Europa si riscontra, è fondamentale conoscere in quali prodotti è maggiormente presente e sapere quali sono le quantità giornaliere consigliate. Ogni giorno infatti si dovrebbero assumere al massimo 55mg di selenio per garantire al nostro corpo l’apporto nutritivo di selenio necessario a mantenere sani i principali organi e il sistema immunitario. Il selenio, come il ferro e lo zinco è un oligoelemento, un minerale che svolge funzioni biologiche importanti ma in piccola quantità ed è per questo che non sempre ci si può accorgere di soffrire di questo tipo di carenza. 

Questo minerale, normalmente imprigionato nella crosta terrestre, può essere assunto solo tramite una dieta che includa alimenti che lo assorbono dal terreno o dall’acqua. Il suolo europeo è però povero di selenio e, di conseguenza, i frutti di acqua e terra non ne contengono in dosi sufficiente. Per far fronte a questa carenza è importante dunque selezionare determinati cibi che provengono da quelle aree il cui suolo ne produce in abbondanza; l'America ne è un esempio. 

I rischi derivanti da una carenza di selenio, a lungo termine, possono sfociare in patologie importanti, malattie tiroidee autoimmuni e alcune forme di cancro. Da un’indagine condotta su 477 persone sane che hanno sviluppato poi epatocarcinomi è emerso che la carenza di selenio sia un importante fattori di rischio per il tumore del fegato. Le analisi condotte da Lutz Schomburg per l’American Journal of Clinical Nutrition avverte anche che “è necessario informare la popolazione sull’importanza di una alimentazione equilibrata anche di selenio, così come si fa per lo iodio. Anche se ci sono relativamente pochi cibi ricchi di questo oligoelemento, tra questi: latte, uova, pesce, carne”.

I medici consigliano di assumere il selenio attraverso il pesce. Nello specifico:

  • tonno a pinna gialla, che in 90 gr contiene 92 microgrammi di selenio
  • sardine, che in 90 gr contengono 45 microgrammi di selenio
  • gamberetti in scatola, per 90 gr contengono 40 microgrammi di selenio

Mantenere la quantità di selenio nel corpo a un buon livello non richiede spese particolari, basta prestare attenzione alla propria alimentazione e alla provenienza dei prodotti. Con poco sforzo il vostro organismo resterà protetto da malattie e infezioni! 

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Il Cyprinus carpio, conosciuto comunemente come Carpa comune o semplicemente Carpa, possiede un corpo lungo, ovaloide, con dorso convesso poco sopra la testa. Quest'ultima, si presenta di forma triangolare, con muso poco appuntito. La bocca è protrattile ed è munita di 4 barbigli corti e carnosi. La pinna dorsale è lunga con 18-24 raggi, quella anale è abbastanza grande; le pinne pettorali e ventrali hanno i lobi arrotondati. La coda è forcuta. La livrea è bruno-verdastra con riflessi bronzei su dorso e fianchi, giallastro sul ventre. Di lunghezza variabile tra i 30 e i 60 centimetri e peso solitamente compreso tra i 3 e i 35 chili. Eccezionalmente può raggiungere e superare i 40 chili di peso e i 130 centimetri di lunghezza. Si tratta di un pesce estremamente longevo e si stima possa arrivare a 100 anni di età. La forma selvatica della carpa comune si ritiene originaria delle regioni dell'Europa orientale. In Italia la specie è stata introdotta molti secoli fa dagli antichi Romani per l'allevamento, anche grazie alla sua straordinaria capacità d'adattamento, infatti si può considerarla una specie ormai autoctona. La carpa è comune nei canali di bonifica, rappresentano infatti un ambiente ottimale per questa specie; è tipica delle acque lente e acque ferme, con fondi melmosi e ricchi di vegetazione. Tecniche di pesca: è uno dei pesci d'acqua dolce più insidiati dai pescatori sportivi a causa delle grandi dimensioni che può raggiungere e della strenua resistenza che oppone alla cattura. Si pesca soprattutto con la tecnica della pesca a fondo che, quando viene impiegata per questo pesce, prende il nome di carpfishing; la pesca a fondo utilizza una varietà di esche, in genere vegetali, che vanno dal mais alla cosiddetta "polenta" alle più recenti e tecnologiche boilies, che sono utilizzate soprattutto nel carpfishing e che vengono innescate separatamente dall'amo, ad una distanza di qualche centimetro. Importante è abituare il pesce alla nuova esca gettando nel luogo prescelto grosse quantità dell'esca che si impiegherà, qualche giorno prima dell'effettivo inizio della pesca. In Italia ed in Occidente, dato che la qualità delle carni in genere non è considerata eccelsa, gli esemplari catturati vengono spesso liberati con ogni cura.

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Cyprinus carpio var. specularis, conosciuto comunemente come Carpa a Specchi, è un pesce d’acqua dolce con la forma del corpo abbastanza variabile, il corpo infatti è di forma ovale, con le testa più piccola delle carpe normali, e la colorazione del dorso è bruno-verdastra mentre sui fianchi ha dei riflessi dorati, il ventre bianco giallastro. La bocca è terminale con forma protrattile e con quattro barbigli, la pinna dorsale è piuttosto lunga diversamente da quella anale che è molto corta. La particolarità che differenzia la carpa a specchi da quella comune, è l’assenza di squame, queste infatti sono sostituite da grandi placche irregolari chiamate “specchi”, che coprono il corpo dai fianchi al dorso. La carpa a specchi può raggiungere il metro di lunghezza e il peso di 20 chili. Si possono trovare, sia nei fondali melmosi, torbidi e ricchi di vegetazione dove bruca il fondo alla ricerca di cibo, sia nelle acque limpide ricche di  vegetazione sul fondale. Tecniche di pesca: come per la carpa, una delle tecniche più diffuse di pesca è quella di lasciare l’esca e il piombo scorrevoli appoggiati sul fondale. L'attrezzatura e le esche da usare sono le stesse della carpa, tuttavia è da tenere in considerazione che quest'ultima è un pesce più combattivo, quando viene agganciata e mentre la si recupera, opera violenti e improvvisi scatti verso il fondo, è più conveniente perciò effettuare il recupero con cautela, avendo la frizione del mulinello in modo che si possa mollare la lenza quando avvengono questi scatti e far si il pesce si stanchi; è opportuno non avere fretta di recuperare.

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La carpa argentata, nota anche col nome volgare di carpa testagrossa (Hypophtalmichthys nobilis) è un pesce della famiglia dei Ciprinidi. Presenta un corpo ovali forme e leggermente allungato, di colore grigio-verdastro e qualche venatura bruna. La testa è lunga circa 1/3 del corpo totale e l’apertura della bocca è rivolta verso l’alto e più ampia rispetto agli altri esemplari della stessa specie, di qui il nome di testagrossa. La carpa argentata vive in acque dolci e a corso lento, predilige i fondali ricchi di vegetazione. È originaria delle aree asiatiche, ma la si può trovare facilmente anche nell’Europa occidentale e nell’Italia del Nord; in tempi recenti è stata importata anche in alcune zone dell’America settentrionale. Nella tarda primavera risale il fiume per deporre le uova, saltando anche al di sopra della superficie, questo ha dato origine al curioso fenomeno dei pesci volanti. Le sue carni non sono troppo saporite, ma godono di particolare fortuna in alcuni paesi dell’Asia, Cina in primis, dove viene commercializzata sia fresca che surgelata. In Italia ed in Europa viene apprezzata soprattutto nel campo della pesca sportiva.

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Quando parliamo di pesca castagnola subito ricordiamo un piccolo pesce che misura solo circa 12 centimetri. E' comunissima fra le scogliere a limitata profondità e si trova in Oceani e Mari. Spesso ci capita davanti in qualche immersione ma purtroppo non la riconosciamo. Morfologicamente presenta corpo ovale e compresso, con capo appuntito, bocca obliqua e carnosa, pinna caudale fortemente incisa. Ha una sola dorsale, con raggi spinosi nella porzione anteriore e margine arrotondato in quella posteriore. Le pinne ventrali sono lunghe e appuntite. La castagnola ha la caratteristica di avere occhi grandi. La colorazione di questo pesce è marrone scuro negli adulti, blu elettrico o violacea nelle forme giovanili. La riproduzione avviene in estate e le uova, fissate alla roccia, sono custodite dal maschio dopo che questi ha delimitato e difeso un piccolo territorio. La sua alimentazione è a base di piccoli crostacei planctonici. In pescheria difficilmente si trova a disposizione in quanto non ha carni particolarmente gustose.

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Un pescatore inglese è riuscito a catturare il temuto pesce Pacu, ribattezzato dai pescatori della Papuasia (la parte orientale della Nuova Guinea) il "tagliatore di testicoli". Il pesce in questione non scappa davanti all’uomo, si difende attaccando proprio la delicatissima zona maschile. Al momento sono tre le vittime accertate, uomini di età compresa tra i 26 e i 34 anni, tutti uccisi sul colpo dal brutale morso del pesce mangia testicoli nelle parti intime. Jeremy Wade, il cinquantatreenne protagonista dell’impresa, celebre per la serie di documentari River Monsters su Discovery Channel, si è letteralmente tuffato nelle acque per acchiapparne un esemplare di 18 kg. Dopo la cattura il pescatore ha dimostrato, attraverso foto ed immagini, quanto la dentatura del pesce fosse simile a quella umana ma ben più affilata. Purtroppo la Papuasia, l’Indonesia e gran parte dell’Oceania hanno una fauna marittima molto eterogenea, popolata da specie molto pericolose. Cercate quindi di fare attenzione se volete pescare da quelle parti o se semplicemente volete godere di una vacanza marittima in quella zona nel pacifico. Foto: www.leggo.it

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Il cavedano è un pesce d'acqua dolce che appartiene alla famiglia dei Ciprinidi dell'ordine dei Cypriniformes. Lo si trova molto spesso nei laghi e fiumi del nostro paese. Morfologicamente presenta corpo allungato e robusto, affusolato. E’ di colore argento e ha delle tonalità che variano a seconda dell'habitat in cui cresce. Le pinne sono bruno-giallastre, tranne quelle del ventre e la pinna anale che è di colore rossastro. Rispetto alle dimensione del pesce cavedano diciamo che può raggiungere una lunghezza massima di 60 cm e un peso di 3,5 kg. Generalmente però nelle nostre acque si trovano pesci cavedano di lunghezze più modeste. Queste specie si nutrono di pesci stessi, in quanto seguono una dieta onnivora. La riproduzione avviene in tarda primavera, in zone vicine alla riva e caratterizzate da fondi di ghiaia: le uova, gialle e molto piccole (0,7 mm) sono deposte su massi e tronchi sommersi, oppure sul fondo ghiaioso, e si schiudono entro una settimana. I cavedani sono pesci dalle carni molto buone, ma ricche di lische. Sono pesci difficili da catturare, però, in quanto sono particolarmente diffidenti e questo crea nei pescatori una voglia quasi di sfida nel catturarli.

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Se il vostro sogno è sempre stato quello di mangiare pesce a volontà per una cifra irrisoria vi conviene leggere attentamente questo post. Una recente iniziativa di Federpesca, la federazione nazionale imprese di pesca, sta promuovendo un’iniziativa attraverso la quale, si potrà apprezzare una cena di pesce a soli venti euro, comprensiva di antipasto, due portate, vino e dolce. Il tutto non andrà a scapito della qualità: i prezzi ridotti sono dovuti all’accorciamento della filiera, minori passaggi dal mare al ristorante garantiscono un prezzo più conveniente ed un pesce più fresco, quindi maggiori guadagni per pescatori, ristoratori e buongustai. Tutte le specie servite saranno state pescate esclusivamente nei mari italiani "è un modo per diversificare un'attività che rischia di sgretolarsi, mantenendo allo stesso tempo la cultura del mare che connota il nostro Paese", spiega il direttore generale di Federpesca, Luigi Giannini, che da diverso tempo pensava a questa iniziativa per contrastare la crisi in cui vive ormai da tempo il settore. La catena di ristoranti si chiamerà “La pesca italiana”, al momento può contare su due punti vendita uno a Milano e una a Roma, ma presto ne verranno aperti altri nelle principali città italiane, in particolare in quelle del centro-nord che maggiormente risentono del divario tra prezzi alla pesca e al consumo. L’atmosfera sarà famigliare, accogliente, in stile trattoria, l’ideale per accogliere famiglie e giovani, che in questo modo potranno alternare un’abbondante cena di pesce alla classica pizza con gli amici, riscoprendo la cultura del pesce, che si sta perdendo per motivi di budget, in un paese che è quasi totalmente circondato dal mare. I piatti serviti varieranno da punto vendita in punto vendita, e i classici branzini ed orate saranno affiancati a pesci locali meno conosciuti, cucinati in modo classico, tradizionale o innovativo, a seconda dell’estro del proprietario. L’iniziativa si prospetta molto interessante e potrebbe realmente portare ad un cambiamento nella mentalità italiana, dove il pesce è visto come un cibo elitario non alla portata di tutti, in questo modo invece una cena completa viene a costare poco più di un pasto saltuario in un fast food, poi c’è chi potrebbe comunque preferire il secondo al primo, ma sicuramente i piatti di pesce fresco sono più salutari e più indicati per la linea.

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I l tanto atteso periodo natalizio è ormai alle porte e questo fine settimana l'Italia sarà seduta a tavola per festeggiare con pranzi e cene interminabili. In questo periodo festivo non potevamo non occuparci delle curiosità culinarie ma anche delle ricette più tradizionali, dando così dei suggerimenti ai pochi che ancora non hanno deciso cosa preparare ad amici e parenti. (altro…)

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La cernia (Epinephelus marginatus) fa parte delle Epinephelinae, sottofamiglia delle Serranidae: detta anche cernia bruna, è un pesce teleosteo d’acqua salata. Il suo habitat ideale sono i fondali rocciosi, dei quali colonizza grotte e fenditure, in media ad una profondità di 10-50 metri (ma può spingersi fino a 200). Vive comunemente nel Mar Mediterraneo, ma alcuni esemplari si possono trovare anche nell’Oceano Atlantico e nell’Oceano Indiano occidentale. Dal punto di vista morfologico, è un pesce piuttosto massiccio, che può raggiungere i 150 cm di lunghezza ed i 60 kg di peso. Il corpo è di forma ovoidale: presenta un’unica pinna dorsale con 11 raggi spinosi nella prima metà, mentre la pinna caudale si caratterizza per avere margine convesso. La bocca è ampia e la mascella inferiore è sporgente rispetto a quella superiore, rivelando denti aguzzi e inclinati verso l’interno. Negli esemplari giovani la colorazione della pelle è bruno-rossiccia, con macchie irregolari più chiare e una striatura bianca sul bordo della pinna caudale; negli adulti, le macchie si attenuano e la pelle assume un colore marrone più intenso. La cernia è un pesce longevo – può vivere anche 50 anni – ed ha la particolarità di essere un ermafrodita proterogino, che diviene maschio intorno ai dodici anni. Si riproduce nel periodo estivo: normalmente solitari e territoriali, per l’accoppiamento gli individui sessualmente maturi tendono invece a raggrupparsi in piccole aree, ad una profondità di circa 15 metri. Ha una dieta carnivora, poiché si ciba di crostacei, molluschi e altri pesci. La cernia è una preda particolarmente ambita dai pescatori subacquei, ma è oggi inserita tra le specie a rischio, la cui pesca è regolamentata a livello internazionale. La sua è considerata una carne pregiata ed è piuttosto saporita: viene utilizzata per preparare sughi oppure generalmente cucinata al forno, al cartoccio o in umido.

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È arrivato il momento di parlare del carpfishing, tecnica di pesca che in questi anni sta riscuotendo un enorme successo, in particolare tra i pescatori più giovani. Il carpfishing, come dice il nome stesso è la pesca alla carpa; deriva dall’inglese “carp”= carpa e “fishing” = pescare. Tale tecnica diverge dalla tradizionale pesca alla carpa effettuata con mais, pastura, lombrichi o bigattini, in particolare per l’utilizzo delle boiles che vengono innescate sull’ “hair rig” = innesco sul capello, questo tipo di innesco consente all’amo di restare libero facilitando l’abbocco della preda. Le boiles sono delle esche di forma rotonda, e costituite principalmente di farine e aromi. Come detto in precedenza il carpfishing sta incontrando un gran numero di estimatori, vista l’abbondanza di carpe di notevoli dimensioni nei nostri fiumi e canali; la carpa infatti è uno dei pesci che sta meglio superando il problema dell’inquinamento delle nostre acque. Un’altra ragione per cui il carpfishing si sta diffondendo tra i giovani, è la possibilità di poter pescare con gli amici, infatti questa è una tecnica statica, non necessita di spostamenti e spesso ci sono tempi d’attesa tra una cattura e l’altra. Tra amici ci si può armare di tenda da campeggio e passare un week-end di pesca in compagnia immersi nella natura. Questa era solo un’introduzione, dal prossimo articolo entreremo nel vivo di questa appassionante tecnica.   fonte immagine: http://lavori.posizionamento.wineuropa.it

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Occhio alla spesa e alla salute! Oggi si parla della differenza tra congelato e surgelato. Molto spesso i termini “congelato” e “surgelato” vengono utilizzati come sinonimi, ma non sono esattamente interscambiabili, anzi esistono importanti differenze che è bene conoscere. Ecco come l’Istituto Italiano Alimenti Surgelati definisce i due processi:

  • Congelazione: è il sistema di conservazione con il freddo sottozero di tipo domestico o industriale applicato generalmente per grosse pezzature. Si raggiungono in tempi lunghi temperature tra i - 7°C e i - 12°C (per il pesce - 18°C) e si conservano a temperature comprese tra - 10°C e - 30°C.
  • Surgelazione: è un procedimento che avviene a livello industriale, in quanto comporta il raggiungimento di temperature tali per cui sono necessari appositi macchinari. La surgelazione avviene in tempi rapidissimi, può raggiungere in fase iniziale anche temperature inferiori ai -80°, e non deve superare mai la temperatura di -18°.
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Il Chirashizushi (散らし寿司) o sushi sparpagliato, è il sushi più spartano visto che viene fatto in una ciotola piena di riso sul quale vengono sparpagliati i vari ingredienti. Ce ne sono due varianti a seconda della preparazione:

  • Edomae chirashizushi (江戸前散らし寿司) in cui gli ingredienti crudi sono miscelati ad arte sopra riso nella ciotola
  • Gomokuzushi (五目寿司) in cui ingredienti cotti o crudi sono miscelati insieme al riso

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Il pesce chirurgo appartiene all’ordine dei Perciformi, famiglia degli Acanturidi. Il suo habitat è rappresentato dai mari più caldi del mondo, quelli dei Caraibi orientali fino alle coste dell’America centrale bagnate dal Pacifico. Si concentrano nelle zone delle barriere coralline o lungo le coste rocciose ove possono trovare cibo. Morfologicamente i pesci chirurgo si presentano con corpo ovale, alto e compresso lateralmente. L'occhio è posto in alto e la bocca, piccola, spesso è portata su un muso appuntito. E’ dotato di denti incisivi, utili per recidere le alghe e altri cibi dalle barriere e dalle rocce. Presenti nel pesce sono molte pinne dorsali e caudali che sono rafforzate nella parte anteriore da spine rigide. La caratteristica dei pesci chirurgo è un'importante arma di difesa: una spina affilata posta vicino alla base della pinna caudale, che rizza quando viene minacciato. Il pesce chirurgo raggiunge una lunghezza massima di 66 cm per 3 kg di peso. Come detto in precedenza, la sua alimentazione è costituita da alghe, altri vegetali ed alcuni invertebrati marini.

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Il problema della tracciabilità alimentare è uno dei più sentiti in questi ultimi periodi per quanto riguarda la sicurezza del cibo che ingeriamo quotidianamente. Per il pesce, però, è più difficile porre in essere le misure che solitamente vengono riservate agli altri prodotti, come ad esempio la verdura o la carne. Da qualche giorno, però, il nuovo Mercato Ittico all’Ingrosso di Trapani si è dotato di un sistema informatizzato per la commercializzazione e l'etichettatura dei prodotti, grazie al quale sarà molto più facile rintracciare il pesce lungo tutta la filiera. Ogni singola cassetta di pesce, quindi, sarà dotata di un'etichetta che, oltre a fornire tutte le informazioni sulla tipologia del prodotto, permetterà di risalire facilmente al produttore, al peschereccio che ha effettuato la cattura e a molte altre informazioni che garantiranno la sicurezza del pesce agli acquirenti. Dopo essere stato pescato, quindi, il pesce arriva al mercato ittico dove viene sottoposto ad un accurato controllo sanitario e viene dotato di tutti i documenti commerciali previsti dalla normativa europea. La vera novità di questo nuovo sistema di etichettatura adottato al mercato di Trapani è l'informatizzazione di tutto il processo, che avviene anche grazie un codice QR leggibile dagli smartphone per permettere al consumatore finale, in modo autonomo, di avere tutte le informazioni possibili su ogni partita e lotto esposto al banco di vendita. (Photocredits http://fotografia.deagostinipassion.com/)

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La conservazione degli alimenti è, al giorno d’oggi, un processo fondamentale per poter mantenere inalterate le proprietà organolettiche dei cibi anche nell’arco di un periodo di tempo più lungo. Nel mercato del pesce questa pratica è ampiamente diffusa proprio perché il pesce, se non viene consumato fresco, o nell’arco di un paio di giorni, deperisce facilmente. Non solo non sarà più buono e avrà un cattivo odore, ma rischia di provocare anche spiacevoli disturbi al nostro organismo. 

Le tre principali tecniche con cui solitamente si conserva il pesce sono: refrigerazione, congelamento e surgelazione. Sebbene apparentemente simili questi sistemi sono in realtà molto diversi tra loro e conoscerne le differenze è importante non solo per chi lavora nel settore, ma anche per chi vuole informarsi sulle caratteristiche del prodotto che acquista. La conservazione del cibo a freddo serve a impedire che si sviluppino microrganismi causa di intossicazioni alimentari o malesseri, ed è per questo che conoscere la catena del freddo è fondamentale per meglio comprendere questo sistema. 

Refrigerazione

La refrigerazione è la tecnica più “leggera” di conservazione, infatti il pesce sottoposto a refrigerazione viene raffreddato ad una temperatura che si abbassa di qualche grado rispetto a quella dell’ambiente esterno. Solitamente l’intervallo è compreso tra lo 0 e i -10°: in questo caso la crescita dei microrganismi viene bloccata, sebbene non in modo definitivo. 

Congelamento

In questo caso la temperatura si abbassa maggiormente. Ci troviamo tra i -15° e i -18°: in questo caso se da un lato la crescita dei microrganismi viene bloccata, dall’altro potrebbero formarsi i cristalli di ghiaccio che vanno a peggiorare la qualità dell’alimento, andando ad alterare non solo il gusto ma anche i suoi principi nutritivi. 

Surgelazione

La surgelazione invece è la pratica di conservazione più sicura; in questo caso la temperatura va ben al di sotto dei -18° per raggiungere un massimo di -40°: i microrganismi vengono bloccati totalmente e i cristalli di ghiaccio sono talmente piccoli da non apportare nessun danno al pesce. Durante la surgelazione è importante rispettare tutte le procedure, con un’attenzione particolare alla catena del freddo.

Rivamar da sempre ripone molta cura durante tutto il processo di lavorazione del pesce, dalla pesca fino al prodotto finito. La catena del freddo infatti riguarda il ciclo completo attraverso cui devono passare gli elementi surgelati per preservarne la qualità, l’igiene e la sicurezza degli alimenti. Rivamar durante questo processo non supera mai i -18°, assicurando perciò un’impeccabile qualità del pesce, che arriva sui vostri piatti come fosse appena pescato: le proprietà organolettiche e nutrizionali rimangono inalterate!

Se volete gustare un pesce di qualità in ogni momento la surgelazione è il metodo più sicuro ed efficace per assicurarvi un prodotto sempre eccellente. Scopri di più sul mondo Rivamar e sui suoi prodotti surgelati studiati per soddisfare ogni occasione ed esigenza. 

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Oggi vi spiegheremo dettagliatamente come cucinare il pesce al cartoccio. Questo tipo di cottura è facile e rapida da realizzare ed ha il pregio di fare in modo che gli aromi e l’umidità della pietanza non si disperdano. Innanzitutto bisogna pulire con cura il pesce, onde evitare spiacevoli sorprese, per poi tagliarlo a tranci o a filetti. Dotarsi di un foglio di alluminio o di carta oleata, con un dito d’olio extravergine d’oliva. A questo punto adagiare il pesce con sale, pepe, aromi vari e irrorare, con vino bianco o fumetto. Chiudere poi il foglio in modo da formare un cartoccio ben sigillato e disporre il tutto in una teglia. Successivamente infornare e cuocere a 180-200 °C, calcolando 10-15 minuti per un pesce di circa 250 g di peso. I pesci più indicati a questo tipo di cottura sono:

  Credit image: www.manualedicucina.com

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Il pesce è uno degli alimenti più importanti nella dieta di qualsiasi individuo, oggi vi proponiamo il metodo di cottura al vapore che esalta particolarmente il sapore del pescato. Prima di cucinare il pesce, è di fondamentale importanza eliminare tutte le interiora e ripulire la superficie con un coltello. Per alcuni pesci è inoltre indicato togliere la testa, anche se in certi casi gli occhi costituiscono un buon indicatore per vedere se la cottura è a buon punto. Per cucinare il pesce al vapore, prima di tutto abbiamo bisogno della giusta pentola che deve permettere l’adeguato contatto fra il vapore e la superficie dell’alimento. È consigliato poi cospargere la griglia della pentola con dell’aglio sminuzzato e del prezzemolo. Adagiare poi il pesce sugli aromi, inserendo la griglia nella pentola, assicurandovi che l’acqua, precedentemente portata in ebollizione, non tocchi l’alimento. Coprire subito la pentola con l’apposito coperchio e lasciar cuocere il tempo necessario. Per verificare la cottura si consiglia, di inserire un coltello tra la lisca e la polpa, se questa si stacca con facilità il pesce è pronto. Il vapore è particolarmente adatto per una cottura “light” che valorizzi il gusto del pescato. I pesci più indicati a questo tipo di cottura sono:

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Oggi vi racconteremo come cucinare il pesce alla griglia. Questo metodo di cottura è indicato soprattutto per i pesci grassi e prevede che il pesce sia stato precedentemente lasciato in una marinata di olio ed aromi, che verrà inoltre spennellata sul pesce durante la cottura. Prima di tutto preparare la brace, non troppo ardente, adagiare poi il pesce su di una griglia unta d’olio e porre il tutto ad una distanza consona. La cottura dovrebbe essere ultimata dopo circa 15 minuti e durante questa fase ricordatevi di girare il pesce almeno una volta, spennellandolo con la marinata e salandolo quanto basta. Per far si che la pietanza non si rompa è consigliato usare una griglia doppia, soprattutto per i pesci più grassi, che se girati in malo modo tendono a sgretolarsi. Un accorgimento molto utile per evitare che l’alimento si attacchi è quello di passarlo sul pan grattato, in modo che con il calore questo formi una crosticina di protezione. I pesci più indicati a questo tipo di cottura sono:

photo credit: cookbookman17 via photopin cc

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La cattura per arrostimento è uno dei metodi più semplici e migliori per preparare i vostri piatti di pesce e viene utilizzata soprattutto per i pesci interi o a tranci. Il pesce prima di tutto viene adagiato in una teglia unta con olio e burro, oppure su fette di limone o su un letto di verdure ricche di acqua; poi viene messo in forno a 200 °C e a 180 °C se di dimensioni ridotte. Durante la cottura bisogna ricordarsi inoltre di ungere la pietanza di olio, salare, pepare e bagnare a piacere, con l’eventuale marinata, vino bianco o succo di limone. I tempi per ultimare la cottura variano dai 30-40 minuti, per un pesce di circa 1 kg, ai 20 minuti per i tranci o pesci più piccoli. Per facilitarne la cottura, in certi casi è necessario incidere il pesce sui fianchi con un coltello ben affilato. Se si cuociono dei tranci, si consiglia invece di tenerli fermi legandoli con lo spago da cucina oppure con l’ausilio di spiedini e stuzzicadenti.

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Oggi vi proponiamo un metodo di cottura del pesce sicuramente poco indicata per chi sta seguendo una dieta “light”. Il pesce fritto è infatti molto gustoso ma estremamente calorico. Con questo metodo di cottura il pesce va sostanzialmente immerso nell'olio bollente . È molto importante inoltre impanarlo leggermente  prima di metterlo a cucinare, facendolo passare nella farina mescolata ad un po’ di sale. L’olio deve essere abbondante e soprattutto bollente, avendo l'accortezza di alzare la fiamma, quando si immerge il pesce, e di abbassarla per lasciarlo cuocere. Alzare la fiamma quando lo si immerge nell'olio è fondamentale perché il pesce, essendo freddo, fa abbassare la temperatura dell'olio rischiando di assorbirne una quantità eccessiva. La pietanza sarà pronta quando il pesce sarà dorato da entrambe le parti, quindi bisogna alzarlo con un cucchiaio forato e poggiarlo su carta assorbente, per eliminare i residui d'olio. I pesci più indicati a questo tipo di cottura sono:

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La cottura in crosta è generalmente riservata ai pesci interi, piuttosto grossi, e consente di preservare gli aromi e l’umidità del pesce. Prima di tutto bisogna pulire il pesce, asciugarlo accuratamente ed aromatizzarlo a piacere (si consiglia di utilizzare dell’aglio e del pepe macinato). Fatto questo si passa alla crosta, che può essere di pasta da pane, di pasta brisée oppure di sale grosso. Nei primi due casi, per realizzare la pietanza, basta avvolgere il pesce con la pasta ed infornare il tutto per circa 30 minuti a 200 C°. Se si decide invece di creare la crosta di sale bisogna distribuire il sale grosso sul fondo di una teglia, adagiarvi il pesce, e ricoprirlo completamente con dell’altro sale grosso. In questo caso il forno deve avere una temperatura leggermente più elevata, intorno ai 220 C° e la pietanza dovrà cuocere circa 30 minuti per un pesce di 1 kg. Il piatto inoltre può essere completato aggiungendo, a fine cottura, una manciata di pepe ed un filo d’olio. Credit image: www.ricettedellanonna.net

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Nelle scorse settimane abbiamo visto, vari metodi per cucinare il pesce, oggi vi sveleremo i segreti per preparare il pesce in padella. Questa cottura è particolarmente indicata per i filetti di pesce e comprende la cottura al burro ed alla mugnaia.

Cottura al burro

Prima di tutto occorre infarinare i filetti di pesce, che poi si fanno rosolare in padella con burro possibilmente chiarificato, o con olio e burro, quindi si salano leggermente, si girano, si salano dall’altro lato e si fanno rosolare uniformemente. Il tempo di cottura varia in base al peso ed allo spessore del filetto.

Cottura alla mugnaia

La cottura alla mugnaia differisce da quella al burro per il fatto che i filetti di pesce (soprattutto di sogliola), prima di essere infarinati e messi a rosolare nel burro, vanno lasciati a bagno nel latte freddo per 30 minuti. A cottura ultimata, inoltre, si usa cospargere la pietanza con prezzemolo tritato, irrorando il tutto con burro fuso e succo di limone. photo credit: Gabriel Li // StudioGabe via photopin cc

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Durante la Quaresima è segno di rispetto della tradizione abbandonare i cibi grassi del Carnevale a favore di alimenti più poveri e magri. L’usanza infatti vorrebbe che si digiunasse proprio da carni rosse e cibi pesanti, avendo così l’occasione di riscoprire il piacere dei sapori del mare e di ingredienti semplici che sono in grado però di dare sempre grandi soddisfazioni. 

In ricordo dei 40 giorni di digiuno di Cristo, cucinare pesce in Quaresima può essere anche l’occasione per sperimentare nuove ricette in cucina, ricette dalle numerose proprietà salutari e dal basso contenuto calorico. Dal primo, al secondo, il pesce è un ingrediente leggero che facilmente si abbina in numerosi piatti e Federcoopesca ha calcolato che ben un italiano su tre quest’anno rispetterà la tradizione. I mercati ittici in questo periodo registrano un’impennata delle vendite che balza dal 30 al 50%, così come durante le festività natalizie, ma dando ampio spazio anche alle verdure. 

Se in passato questa tradizione era molto più sentita, cucinare il pesce in Quaresima è una consuetudine che resiste. Perché non iniziare con delle tagliatelle al sugo d’astice e proseguire con del salmone al forno o branzino in crosta di patate? Restare leggeri durante questo periodo dell’anno non deve per forza essere un sacrificio, si può celebrare l’arrivo della Pasqua rispettando la tradizione popolare cattolica, ma gustando le migliori ricette. Dal Nord al Sud le proposte saranno numerose, le coste italiane regalano ogni giorno differenti specie di pesce da sperimentare in cucina e apprezzare sia freschi che da conservare. Se il Mediterraneo regala dentice, cernia, mazzancolle e altri mentre il Tirreno pesce pettine, scampi o lampuga; l’Adriatico invece è ricco di anguille, orate o cefali. Ciò che è importante è rispettare la stagionalità delle specie, per non andare ad intaccare l’ecosistema marino tanto ricco quanto delicato. La sostenibilità è uno dei maggiori temi all’ordine della commissione europea negli ultimi anni e formare consumatori consapevoli dei propri acquisti è il loro primo obiettivo. E voi, avete già pensato al menu dei prossimi giorni? 

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Non è sempre facile preparare un piatto di pesce, stando attenti alle calorie. Per far fronte a questo problema vi consigliamo di provare la cottura in umido, che permette di gustarsi una pietanza prelibata senza eccedere con le calorie. Questo tipo di cottura, è molto semplice ed indicata per grossi pezzi di pesce, tranci e filetti. Operativamente bisogna lavare ed asciugare il pesce, per poi porlo in una casseruola assieme ad un sugo con olio extravergine d’oliva, aglio e polpa di pomodoro, precedentemente riscaldato. Mentre cuocete, ricordatevi di irrorare la pietanza con del vino bianco, salando e pepando a sufficienza. Per ultimare la cottura ci vorranno circa 10-15 minuti, il tempo differisce in base alla grandezza del pesce. A metà cottura si consiglia di girare il pesce, in modo da cucinarlo, in maniera omogenea, da entrambi i lati. La cottura in umido è particolarmente indicata per pesci come:

  • Trota
  • Seppia
  • Anguilla
  • Calamaro
  • Merluzzo
  • Pesce spada
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Il pesce si presta ad essere cucinato con diversi metodi di cottura, unica regola generale è quella di fare attenzione ai tempi che sono decisamente più rapidi rispetto a quelli della carne e che diminuiscono ulteriormente se il pesce viene cotto in tranci o in filetti. Detto questo oggi vi daremo qualche consiglio per cucinare il pesce lesso. La lessatura è adatta sia per tranci e filetti che per pesci interi ed avviene solitamente in acqua salata, che deve raggiungere una temperatura intorno agli 85 °C, facendo sobbollire delicatamente il pesce adagiato sulla griglia della pesciera per evitare che si scomponga. Si consiglia inoltre di immergere i pesci piccoli quando l’acqua è già calda, regola contraria per quelli di grandi dimensioni, che devono essere inseriti nel liquido quando esso è ancora freddo. I tempi di cottura possono variare in base alle dimensioni della pietanza e vanno indicativamente dai 15 ai 30 minuti per pesci dal peso di 1 kg. Esiste però un espediente per capire se la preparazione  è terminata, ed è quello di  osservare la polpa e gli occhi. La prima deve diventare opaca mentre i secondi devono avere un colore sull'azzurro. Tutto il pesce è adatto a questo metodo di cottura ma le specie più indicate sono:

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Il pesce è un alimento sano, salutare, pieno di sostanze nutritive molto importanti per il corretto funzionamento del nostro organismo e viene spesso consigliato anche all'interno di regimi alimentari a basso contenuto calorico. Ovviamente per chi è a dieta è indispensabile anche fare attenzione ai metodi di cottura più leggeri che esaltano il sapore del pesce senza appesantirlo. La cottura al vapore è senza dubbio quella prediletta da chi è attento alla linea, perché esalta il sapore del pescato e non aggiunge calorie al piatto: è sufficiente disporre il pesce precedentemente pulito e lavato su di una griglia con un letto di aglio, prezzemolo ed altri aromi, al di sotto della quale si troverà l'acqua ad ebollizione e coprire il tutto con un coperchio. La bollitura è un metodo di cottura che prevede sempre l'utilizzo dell'acqua come conduttore di calore, ma in questo caso il pesce viene completamente immerso nel liquido e viene lasciato cuocere ad una temperatura di circa 85°. La cottura sulla griglia o sulla piastra, poi, è particolarmente indicata per i pesci grassi. Per dare ancora più sapore alla preparazione è consigliabile far precedere la cottura da una fase di marinatura con olio, aglio prezzemolo ed altri aromi. La marinatura servirà anche nella fase di cottura per spennellare il pesce di tanto in tanto, onde evitare che secchi troppo. Il pesce può essere cotto in modo leggero anche all'interno del forno. È il caso della cottura al cartoccio, che prevede la chiusura del pesce in un foglio di alluminio insieme ad altri elementi di condimento come verdure ed aromi per renderlo ancora più gustoso. In questo modo il pesce cuoce in breve tempo senza perdere le proprietà nutritive. Un filo di olio a crudo una volta che il pesce sarà impiattato è il tocco che darà ancora più sapore al piatto. Nel forno il pesce può essere cotto anche sotto sale, disponendolo ancora intero su di uno strato di sale grosso per poi ricoprirlo interamente. In questo caso la temperatura del forno dovrà aggirarsi intorno ai 220 C°. C'è ancora chi ha il coraggio di dire che per stare a dieta bisogna rinunciare al gusto?

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Che il pesce sia un alimento pieno di sostanze nutritive e che dovrebbe essere inserito nella dieta di tutti non è un mistero per nessuno, ma spesso è difficile riuscire a far mangiare pesce ai bambini. Integrarlo nel piano alimentare durante la fase della crescita, infatti, è importante per la grande quantità di vitamine, sali minerali, grassi insaturi e Omega 3 che in questa fase della vita sono indispensabili. Far mangiare pesce ai bambini, però, non è sempre così facile. Come le verdure, infatti, è uno di quei cibi che devono essere "mascherati" e assunti in forme diverse da quella in cui solitamente si presentano. Uno dei segreti per far mangiare il pesce ai bambini, infatti, è quello di rielaborarlo e presentarlo sul piatto con modalità a loro più gradite. Via libera, quindi, a polpette e ad hamburger, a pesce impanato e a sughi per la pasta o per il riso. Per preparare delle gustose e nutrienti polpette è sufficiente spinare bene il pesce, amalgamarlo ad una patata lessata, passarlo nel pangrattato prima di cuocerlo al forno, mentre i classici bastoncini che si comprano al supermercato possono essere realizzati in maniera casalinga e più sana semplicemente impanando dei piccoli tranci di pesce, scongelati o freschi. La pasta con il tonno, poi, è un grande classico per tutti i bambini. Realizzare dei fishburger, invece, può essere un'idea diversa per far mangiare il pesce ai bambini dando loro l'idea di mangiare cibo "divertente". Sminuzzate il pesce, salatelo, conditelo con un po' di prezzemolo e magari con una spruzzata di succo di limone, poi schiacciatelo per ottenere la classica forma dell'hamburger. Cuocetelo sulla griglia e chiudetelo nei panini tagliati a metà, magari con una foglia di insalata e una fetta di pomodoro. Avranno l'impressione di essere al fast food, ma faranno una scorpacciata di vitamine e sostanze nutrienti indispensabili per la loro crescita! (Photocredits alimentazionebambini.it)

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Partendo da questa ricetta, attraverso esperimenti e modifiche possiamo giungere alla creazione di una boiles personalizzata ed adatta alle nostre esigenze. Un mio consiglio però è quello di non lasciarsi troppo prendere la mano, infatti in commercio esistono innumerevoli tipi di aromi ed ingredienti per le nostre boiles, alcuni di loro quasi inutili e creati soltanto per l’olfatto dei pescatori e non per il gusto dei pesci; quindi occhio a non buttare inutilmente dei soldi in ingredienti spacciati per miracolosi. Per le boiles “selfmade” servono alcuni strumenti: un contenitore per impastare il mix di farine alla parte liquida, un estrusore per la creazione di “salsicciotti” di impasto ben compatti, che passati nelle “tavole di rullaggio” diventeranno le nostre boiles; infine una pentola per cuocere le nostre esche. Passiamo ora alla descrizione della ricetta. Ingredienti:

  • 200g di semolino
  • 200g di farina di mais
  • 200g di pastoncino all’uovo per uccelli
  • 200g di farina di soia
  • 200g di farina di pesce
  • 9-10 uova
In un contenitore vanno ben miscelate le varie farine, in un altro mescoliamo le uova a tutte le altre eventuali parti liquide (aromi, dolcificanti) in modo che si amalgamino bene. A questo punto uniamo la parte liquida a quella solida ed impastiamo (se disponiamo di un’impastatrice siamo sicuramente aiutati). Una volta che l’impasto è omogeneo va ulteriormente “battuto” sul piano di lavoro in modo da eliminare eventuali bolle d’aria. A questo punto aiutandoci con l’estrusore creiamo i salsicciotti (del diametro scelto per le boiles), che passeremo nelle tavole di rullaggio ottenendo in questo modo le nostre boiles. Le nostre esche a questo punto vanno cotte (bollite o al vapore); in questo caso non ci sono regole, molto dipende dall’esperienza e da come le preferiamo, di sicuro più le cuociamo e più diventano dure, per cui dobbiamo stare attenti a non esagerare; molto dipenderà dall’impasto e dalla dimensione delle boiles, per dare un’indicazione di massima, un paio di minuti in acqua bollente dovrebbero bastare, vi consiglio però di fare delle prove cucinandone una o due per volta, passato il tempo le tiriamo fuori dall’acqua e le tagliamo in due per vedere com’è la cottura all’interno; una volta trovato il tempo ideale possiamo cucinarle tutte. Una volta cotte, le boiles vanno lasciate asciugare in un luogo asciutto e magari ventilato (mai al sole) per un paio di giorni. Quando saranno ben asciutte possiamo conservarle in freezer. Questa come detto è una semplice ricetta, possiamo partire da questa base per crearne altre, possiamo infatti sostituire ad esempio la farina di pesce con 100g di latte in polvere (non quello ad uso umano ma con il più economico latte in polvere ad uso zootecnico), ed alzando la dose di semolino a 300g, con l’aggiunta poi di aromi e dolcificanti creare un mix di nostro gradimento. Prossimamente entreremo più in dettaglio dei vari ingredienti che compongono le nostre boiles per cercare di capire meglio il loro funzionamento all’interno della nostra esca.

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Capita molto spesso di voler preparare una cena con le nostre mani ma di non sapere poi come presentarla in tavola nel migliore dei modi. Avendo realizzato i piatti in casa siamo sicuri di mettere le materie prime al primo posto, ma come ci continuano a ripetere i numerosi programmi di cucina, anche l’occhio vuole la sua parte! A maggior ragione quando vogliamo impiattare un secondo a base di pesce che di natura, si sa, è una pietanza assai gustosa ma altrettanto prelibata. Il primo consiglio che vi diamo, se si tratta di pesci piatti, è di tenere sempre verso l’alto la parte bianca del pesce. Dopo averlo tagliato longitudinalmente sopra la lisca, impiattatelo secondo la quantità di pesce e la grandezza del piatto. Il secondo consiglio è invece quello di prevedere di servire i pesci più piccoli sempre in filetti magri e di bell’aspetto, privando il pesce di testa e coda e aggiungendo un contorno adeguato. Per quanto riguarda gamberi e aragoste invece, il consiglio che arriva anche dagli chef più rinomati, è quello di impiattarli ricostruendo nel guscio la loro polpa. Pesci come il pesce spada possono richiedere qualche accortezza in più vista la prelibatezza del pesce stesso. Per questo il consiglio che vi diamo è quello di preferire un secondo di cubetti di pesce spada, che va a sostituire la classica fetta. Per facilitare la disposizione del piatto, aiutatevi con l’aiuto di una coppa-pasta che può dare al piatto un aspetto davvero originale. Per quanto riguarda i crudi di pesce come il salmone o i calamari, vanno serviti rigorosamente con una fetta di limone, lime o altri agrumi accanto, magari da tagliuzzare seguendo la forma di un fiore o qualche altra decorazione. Gli ultimi consigli sono invece più generici, potendo essere applicati a tutte le varietà di pesce. Giocate con i colori, ma fate attenzione a non impiattare mai il pesce in un recipiente dello stesso colore della pietanza. Giocate anche con le forme dei contorni come carote alla julienne, foglie di lattuga particolari o patate dalla forma stravagante. L’ultimo consiglio che segue molto la moda del momento riguarda le salse: servitele in piccoli recipienti da adagiare sul piatto o a lato per rendere la preparazione ancora più dinamica e articolata. Non scordatevi però di curare nei minimi dettagli anche la tavola e l’accoglienza degli ospiti: solo così potrete rendere la vostra cena davvero speciale!

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Per mantenere giovane il cervello è importante curare la propria alimentazione. Scopri quali pesci aiutano a proteggere le cellule del sistema nervoso.

La salute del corpo passa da quella della mente, e vincere la scommessa con il tempo è possibile quando si sceglie di seguire un regime alimentare che aiuta a prevenire le malattie croniche come la demenza senile. Valter Longo, Direttore dell’Istituto di Longevità della School of Gerontology presso l’University of Southern California di Los Angeles ha spiegato come l’alimentazione abbia un ruolo fondamentale nella terapia per la cura dell’Alzheimer. Scopri uno ad uno questi consigli per mantenere giovane il cervello!

Una dieta priva di proteine animali, quasi vegana, parrebbe aiutare a combattere le malattie neurodegenerative. Unici ammessi all’interno del menù sono tutti quei pesci ricchi di omega 3, omega 6 e vitamina B12 come le sardine, il salmone, il pesce azzurro, i crostacei e i molluschi. Da evitare invece sono zuccheri, farine raffinate e altri prodotti industriali.

Per gli under 70 inoltre è consigliato adottare periodicamente delle giornate di digiuno, che contribuirebbero a rigenerare le cellule neurali riparando quelle danneggiate sostituendole con quelle nuove. Un vero e proprio processo di ringiovanimento che parte da dentro e avrebbe effetti benefici sull’apprendimento e sulla memoria.

Un ulteriore aiuto nella protezione del cervello sarebbe proprio il caffè: 3 o 4 tazzine al giorno infatti ridurrebbero del 30% il rischio di sviluppare forme di demenza come il morbo di Parkinson. Semaforo verde anche per olio di cocco e olio d’oliva, i cui grassi monosaturi apportano soltanto benefici all’organismo. Bastano inoltre pochi grammi al giorno di frutta secca, da consumare come spuntino di metà mattina o nel pomeriggio come cibo spezza-fame, che al tempo stesso determinerebbe un miglioramento delle funzioni cognitive.

Infine, le vitamine hanno un ruolo essenziale in questo processo: via libera perciò a verdure di stagione e frutta, neuroprotettivi delle cellule del sistema nervoso.

Per mantenere giovane il cervello basta quindi seguire un’alimentazione sana e leggera, a base di pesce e proteine vegetali, senza eccedere in carboidrati o zuccheri raffinati, ma preferendo anzi un giorno di digiuno a base di soli liquidi e verdura!

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Come marinare il pesce per renderlo ancora più saporito e gustoso? Scopri le nostre 5 idee per renderlo eccellente!

Preparare dell’ottimo pesce può essere davvero semplice se si usa la marinatura corretta per bilanciare tutti i sapori. A fare la differenza infatti sono le erbe aromatiche, molto diverse l'una dell’altra, e che meglio si adattano ad alcuni pesci rispetto ad altri, sia crudi che cotti.

Marinare il pesce crudo infatti richiede meno tempo ma più cura: preparate un emulsione con 3 cucchiai di olio extravergine di oliva, un trito finissimo di prezzemolo, aceto di vino bianco e sale marino. Questa salsina è ottima per alici e seppie, che andranno insaporite almeno un’ora prima di essere portate in tavola, mentre molluschi come cozze e vongole vanno condite al momento con olio d’oliva, succo di limone e pepe nero, per non alternare troppo i loro sapori già intensi.

Per i carpacci invece, la marinatura varia in base al pesce:

  • carpaccio di salmone: ottimo se marinato con timo, olio extravergine d’oliva, succo di lime e sale in fiocchi;
  • carpaccio di tonno: 2 cucchiai di olio d’oliva, 1 cucchiaio di succo di pompelmo, pepe bianco e sale nero;
  • pesce spada: essendo più delicato richiede una marinatura più elaborata con pepe rosa, finocchietto, sale affumicato, olio extravergine d’oliva e succo di mandarino.

Le tartare invece richiedono una marinatura che esalti molto il sapore del pesce. Provate a realizzarne una con zenzero grattugiato fresco, 2 cucchiai di olio extravergine d’oliva, 1 cucchiaio di succo d’arancia, sale nero, sesamo e timo. Mescolate il tutto con una frusta e condite la vostra tartare mezz'ora prima di servirla a tavola!

Se invece avete in programma un’ottima grigliata di pesce, la marinatura dovrà avere un sapore forte e deciso con cui andare a condire la carne dopo la cottura. Preparate una salsina con succo di limone, olio extravergine d’oliva, sale marino, pepe nero macinato fresco ed erette come prezzemolo, rosmarino, salvia e aglio essiccato tritati. Per la cottura al forno invece la marinatura dovrà essere abbondante e il pesce andrà condito mezz’ora prima di infornarlo con aglio, sale, pepe nero, olio extravergine d’oliva, foglie di alloro fresco e del vino bianco fermo.

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Esistono moltissimi modi per cucinare il pesce, che richiedono diverse abilità ai fornelli. Oggi vi insegneremo come preparare il pesce brasato. Questo metodo di cottura, davvero interessante e divertente, è particolarmente adatto soprattutto per pesci interi o comunque “tranci” di grandi dimensioni, quelli piccoli non sono indicati, perché ne risentirebbe il gusto e di conseguenza la qualità del piatto finale. Si consiglia di iniziare la preparazione tagliando a dadini gli ingredienti del classico soffritto arricchito con lo scalogno. Mettere il tutto in una casseruola bassa o in una padella con il manico in metallo, ed aggiungere un po’ di burro. Adagiare poi il pesce pulito sul letto di verdure triturate e coprire con vino bianco. Salare e pepare quanto basta e mettere sul fuoco finché il liquido non raggiungerà la temperatura di circa 85 gradi. A questo punto, coprire il tutto con un foglio di alluminio imburrato e infornare a 180 gradi per circa 15 minuti, irrorando di frequente con il fondo di cottura. Questo metodo è particolarmente indicato per pesci quali:

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Nel video di oggi Gianfranco Pastucci, chef titolare del rinomato ristorante di pesce Pascucci al Porticciolo, ci insegna tutti i segreti su come preparare un'ottima tempura

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Totani e Calamari sono entrambi appartenenti alla categoria dei molluschi cefalopodi, ma per riconoscere un totano da un calamaro serve qualche linea guida da tenere sempre bene a mente davanti al banco del pesce, quando decidiamo di fare acquisti! 

Sebbene a livello morfologico entrambi i molluschi siano caratterizzati dalla tipica forma affusolata, hanno anche occhi ed un “becco” da cui si nutrono. Possiedono entrambi dieci tentacoli, di cui otto più corti e con quattro file di ventose.

La prima caratteristiche da osservare però, per riconoscere un totano da un calamaro, sono le due pinne, spesso chiamate anche “ali”, che affiancano il corpo:

  • nel calamaro sono grandi, lunghe ed affusolate, a forma di rombo e attaccate fino a metà del corpo;
  • nel totano sono più piccole, a forma triangolare e attaccate sul fondo della sacca.

Anche il colore è differente: il calamaro è grigio con sfumature rosa e puntini rosso scuro sparsi sul dorso, mentre il totano ha un colore più scuro tendente al rosso-violaceo.

Le dimensioni dell’apparato tentacolare del totano sono generalmente maggiori rispetto a quelle di un calamaro; l’osso interno di quest’ultimo invece tende ad essere più grande rispetto al totano che invece è fino e stretto. 

La caratteristica primaria da identificare quando andate ad acquistare questi molluschi sta proprio nell’osservare la forma e la grandezza della pinne! Riconoscere un totano da un calamaro non sarà più un problema, e potrete gustarvi le vostre ricette con gli ingredienti migliori preparati a regola d’arte!

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In questo blog ci siamo occupati più volte del baccalà e dello stoccafisso, ma come riconoscere un prodotto di qualità quando lo si compera al supermercato? Ecco alcuni trucchi. Anche per lo stoccafisso, come per la maggior parte dei tipi di pesce, esiste una classificazione in prima e seconda scelta, questa viene fatta in base a diversi fattori, come la dimensione, l’aspetto, e molti altri requisiti che insieme determinano la qualità del prodotto. Ovviamente lo stoccafisso di prima scelta ha un livello di qualità migliore; le caratteristiche differiscono ugualmente di pesce in pesce, ma in genere nella prima scelta non vi sono difetti di sorta. In aggiunta poi ha una bella pelle dal colore brillante. Per ottenere un pesce di questo tipo sono indispensabili condizioni climatiche ottimali ed un perfetto trattamento durante l’intero processo di essicazione. Ecco le caratteristiche che si possono verificare anche ad occhio nudo:

  • Forma naturale e ventre aperto
  • Collo e ventre puliti
  • Assenza di ecchimosi e macchie di muffa
  • Assenza di danni causati dal gelo.
Lo stoccafisso di seconda scelta invece può avere alcuni difetti. Può essere declassato per due motivi, o si tratta di un merluzzo di qualità inferiore, o perché ha subito un trattamento non ottimale. Questo non toglie che anche lo stoccafisso di seconda scelta abbia un buon livello di qualità. Comunque lo si può facilmente riconoscere dal primo perché:
  • Può contenere dei residui nel ventre
  • Può avere il ventre parzialmente chiuso
  • Può avere subito un leggero congelamento (non tale da pregiudicare la buona qualità alla bagnatura)
  • Può contenere macchie di sangue
  • Può contenere leggere tracce di muffa
Un leggero congelamento si riconosce facilmente dal colore del pesce: infatti se il pesce non è stato conservato in maniera ottimale presenta un colore più bluastro e scuro rispetto ad un altro. Danni di questo tipo si possono osservare anche dopo aver bagnato il pesce: infatti il pesce correttamente congelato durante il processo di rinvenimento in acqua diventa di colore rossiccio, mentre l’altro di un colore bianco gesso. Meglio fare attenzione quindi al momento dell’acquisto perché uno stoccafisso di bassa qualità potrebbe rovinare anche le vostre ricette.

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Nelle scorse settimane vi abbiamo dato alcuni consigli su come spellare e sfilettare il pesce. Oggi invece vi illustreremo l’ultima fase della preparazione del pesce: il taglio. Se state per cucinare un pesce fusiforme e grosso, dopo averlo pulito, generalmente si consiglia di tagliarlo in tranci dello spessore di 2-3 cm, con l’aiuto di un grande coltello o di una mannaia. Per trasformare i tranci in medaglioni basta poi spellare le due strisce di polpa ventrale e ripiegarle verso il centro, in modo da formare un disco avvolto dalla pelle del pesce e fermarlo con due spiedi. I pesci sottili e tondi, come l’anguilla, invece, solitamente si tagliano in segmenti di 5-8 cm. Per i pesci piatti il procedimento è leggermente più complicato. Prima di tutto bisogna tagliare la testa, poi dividere il pesce in due parti seguendo la lisca centrale e tagliarlo nel senso della lunghezza, perpendicolarmente alla lisca, in fette di circa 300 g. Se invece volete preparare una dadolata di pesce, vi consigliamo di tagliare le parti più esterne con un coltello affilato, quindi eliminare la carne del ventre, che risulta amara, per poi ridurre il filetto a dadini.

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Che la crisi abbia colpito anche le tavole dei consumatori è cosa nota, ma ora un'indagine della Coldiretti conferma che nel 2013 sono calati drasticamente i consumi di pesce in Italia. Il crollo arriva addirittura a segnare un -20% rispetto al 2012, con riduzioni del 20% per le alici, del 19% per le spigole, del 17% per i calamari, del 15% per le cozze e del 12% per i naselli. L'analisi di Coldiretti Impresa-Pesca si basa su dati Ismea mete in evidenza un trend che coinvolge sia il pesce fresco sia quello surgelato, anche se in quest'ultimo caso la diminuzione è di "solo" l'8%. Gli unici dati positivi rilevati dalla ricerca sono quelli che riguardano due prodotti singoli, cioè la trota e il baccalà, che hanno registrato un consumo in aumento del 16 per cento nel periodo considerato dalla ricerca. Secondo la ricerca di Coldiretti "la crisi fa scendere i consumi di pesce degli italiani al di sotto dei limiti di guardia su valori stimati sotto i 20 chili a testa all’anno, nettamente inferiori a quelli degli altri partner comunitari con sbocchi sul mare come il Portogallo (oltre 60 chili di consumo pro capite annuo), la Spagna (49 chili a persona all’anno ) e la Francia (oltre 33 chili a persona all’anno)." Per la Coldiretti, quindi, è necessario avviare azioni volte a "valorizzare il pesce pescato e allevato nel nostro Paese mediante la creazione di una filiera ittica tutta italiana che tuteli la qualità e l'identità nazionale del prodotto", affinché questo trend possa presto invertire la rotta.

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La congelazione è una tecnica di conservazione il cui scopo è quello di portare l'alimento a temperature molto basse, con conseguente solidificazione dell'acqua presente all'interno dell'alimento. Nessuna reazione enzimatica è possibile in un prodotto nel quale il 100% dell'acqua sia solidificata, in realtà, però, la totale congelazione del prodotto è impossibile da realizzare e quindi le reazioni di degradazione, per quanto molto rallentate, avvengono ugualmente. Il prodotto congelato, quindi, non può mantenersi oltre un certo periodo di tempo. Questo avviene perché l'acqua è presente negli alimenti sottoforma di acqua libera, che congela a temperature poco inferiori allo zero, e acqua legata attraverso legami di natura elettrostatica a proteine, glucidi, cellulosa, ecc. Quest'ultima ha un punto di congelamento molto inferiore rispetto all'acqua libera. Durante il congelamento, l'acqua legata passa allo stato di acqua libera: l'acqua legata residua si concentra sempre più e abbassa il suo punto di gelo fino a oltre -40 gradi, e quindi rimane allo stato liquido consentendo lo sviluppo delle reazioni di degradazione. Il processo di congelazione si svolge in due fasi:

  • nucleazione: si formano i cristalli di ghiaccio appena si sorpassa il punto di gelo;
  • accrescimento: i cristalli formati nella prima fase diventano sempre più grandi, fino alla totale solidificazione dell'alimento.
Se l'alimento viene sottoposto a temperature superiori a -20 gradi, si parla di congelamento lento. In questo caso prevale la fase di accrescimento: si formano pochi cristalli di grandi dimensioni che distruggono la parete delle cellule rovinando la tessitura dell'alimento, che perde liquidi e si presenta stopposo e di sapore sgradevole. È il caso della congelazione casalinga. Se invece l'alimento viene sottoposto a temperature di -30, -50 o inferiori, prevale la fase di nucleazione e si parla di congelamento rapido: si formano molti cristalli di piccole dimensioni che non danneggiano le cellule. Allo scongelamento, l'alimento conserva la propria tessitura e i propri liquidi intracellulari. A livello industriale il congelamento lento è stato totalmente abbandonato. La congelazione di un alimento può avvenire anche nelle nostre case con l’ausilio di un congelatore. In questo caso è necessario attenersi a qualche fondamentale norma igienica, sia per salvaguardare la salute, sia per conservare al meglio il sapore e i valori nutrizionali degli alimenti. Si possono congelare praticamente tutti gli alimenti, compresi piatti già pronti e cotti; quando si decide di congelare un alimento bisogna tenere innanzitutto presente che, al momento di toglierlo dal freezer, dovrebbe essere già pronto per l'utilizzo; per cui è necessario togliere scarti e parti che non verranno usati, per questo l’alimento va pulito, lavato e imballato. La fase di confezionamento è fondamentale per proteggere il cibo ed evitare che si deteriori, per cui vanno scelti materiali impermeabili all'acqua, all'aria, al vapore, ai grassi e agli acidi. I migliori in commercio sono il politene, l'alluminio, i contenitori rigidi di alluminio, plastica o vetro. Fonti: www.benessere.com www.cibo360.it www.albanesi.it

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Venerdì 8 Febbraio 2013 Rivamar ha tenuto una lezione riguardante la storia e le curiosità sullo stoccafisso, all’Istituto Alberghiero “Cipriani” di Adria. L’esperto Rivamar ha iniziato parlando delle origini del prodotto, spiegando, agli interessati studenti, che l’essicazione  del Merluzzo Artico Norvegese, che dà vita allo Stoccafisso, è uno dei metodi più antichi di conservazione del pesce. Reperti archeologici ci dicono infatti che lo stoccafisso veniva esportato dalla Norvegia ancor prima dell’epoca dei vichinghi, esso rappresentava la principale scorta di viveri a bordo delle navi ed il suo surplus veniva usato come merce di scambio, portandolo così a conoscenza nei vari porti. Dopo aver risposto ad alcune interessanti domande l’esperto Rivamar  ha spiegato i metodi di pesca più utilizzati per lo stoccafisso, cioè  a rete o ad ami, enfatizzando però il fatto che una buona qualità del prodotto viene determinata dalla velocità della lavorazione una volta pescato. Questa lavorazione consiste in tre fasi:

  1. Dissanguamento - è importante infatti che il merluzzo sia dissanguato quando è ancora vivo, necessario per eliminare una maggior quantità di sangue dal Merluzzo.
  2. Taglio e pulizia -  il taglio del ventre è un momento critico ed è importante che venga effettuato da personale esperto in quanto taglio corretto è sinonimo di drenaggio all’interno della spina dorsale.
  3. Legatura - quando i Merluzzi sono sul banco l’operatore sceglie due pesci di dimensioni simili, legati assieme nella pinna caudale, dopo la legatura il prodotto viene lavato con acqua di mare e trasferito nelle rastrelliere
L’esperto ha poi parlato dell’essicazione, selezione e classificazione mostrando ai ragazzi anche il prodotto confezionato e pronto per essere consumato. La mattinata si è conclusa con le domande degli alunni più curiosi, che hanno chiesto qualche consiglio su come cucinare questa pietanza esaltandone il sapore pur rispettando la tradizione. Per approfondire l'argomento ecco i nostri articoli sullo stoccafisso:    

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Se con la fine dell’estate anche la tintarella estiva inizia a svanire, un’alimentazione ricca di pesce può prolungare i benefici che avete conquistato in vacanza. 

Che siate rimasti a casa o siate andati al lago o al mare, il riposo - prima di tutto - è ciò che vi ha vi ha permesso di recuperare le energie necessarie per riprendere il tran tran quotidiano. Per la “dieta da rientro” quindi il pesce è un’ottima soluzione non solo per rimettersi in forma ma anche per continuare a riposare efficacemente anche con l’inizio dell’autunno.

Essendo i principi nutritivi facilmente assimilabili dal corpo, e quindi riducendo i tempi di digestione, il pesce è la cena ideale per restare leggeri e godersi un sonno tranquillo. Esso, infatti, contiene una percentuale di acqua che va dal 75 all’80%, arrivando fino al 20% di proteine per porzione. Questo alimento diventa così una preziosa fonte di sali minerali che favoriscono anche un’ottima salute delle ossa e la tonicità dei tessuti.

Inoltre la vitamina D che il nostro corpo assume solitamente d’estate tramite l’esposizione al sole, durante i periodi freddi in cui le giornate sono più brevi e il buio cala presto, diventa importante assumere pesci quali merluzzo, sgombro, tonno ma anche sardine come importanti alleati nella produzione di questa vitamina che assicura forza muscolare, regola l’attività cerebrale e cardiaca.

Per tenere sotto controllo il peso invece Federcoopesca ha stilato una lista in cui sono indicati tutti i pesci che hanno una percentuale di grassi inferiore al 3%: dal nasello all’orata, dai gamberi d’acqua dolce alle sogliole che apportano anche la giusta quantità di omega 3 nel corpo per pasti gustosi ma equilibrati.

Ecco quindi che scegliere il pesce di stagione può garantirvi di gustare un prodotto sempre fresco e contenente tutti i principi nutritivi di cui il nostro corpo ha bisogno dal rientro delle vacanze.

E voi, quale pesce avete in mente di preparare per cena?

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Svolta salutista a tavola, aumenta il consumo di pesce con un notevole salto del +5% nel 2016; il valore è in controtendenza rispetto agli altri consumi alimentari, che sono in calo dell’1%. 

I dati Istat e Ismea sottolineano un aumento della domanda interna di pesce. L'aumento è soddisfatto dalle importazioni con circa due pesci su tre importati da mari stranieri. Per sostenere una domanda italiana sempre più crescente si ricorre anche all' importazione di numerose varietà da mari esteri. Il 30% degli italiani consuma pesce una volta a settimana e una percentuale leggermente maggiore almeno una volta al mese. Scelte certamente molto più salutari, soprattutto se si da uno sguardo al quadro generale: accanto all'incremento nel consumo di pesce, troviamo anche un +2% in quello di miele, e lo stesso per frutta e verdura.

A sottolineare questa svolta ci sono altri particolari da non sottovalutare nelle modalità di acquisto degli italiani:

  • per il 59% degli italiani è la pescheria il luogo ideale in cui comprare il pesce
  • il 30% si reca al supermercato
  • il 9% lo acquista direttamente dal pescatore. 

L’acquisto di prodotti a km 0 conquista soprattutto il mercato del pesce: gli italiani infatti preferiscono i pesci della propria regione che considerano più controllati, soprattutto quando possono avere riscontro diretto da pescatore o pescivendolo. Solo una minoranza sceglie consapevolmente quello di mari lontani dai confini nazionali. 

Sebbene Coldiretti sia attivamente impegnata per garantire la trasparenza dell’informazione, sono ancora in molti ad essere diffidenti rispetto alle etichette, che considerano spesso di difficile comprensione. Per essere certi di portare a casa un pesce Made in Italy è importante controllare i numeri di provenienza del prodotto esposto, da preferire sono quelle delle Gsa:

  • 9 (Mar Ligure e Tirreno), 
  • 10 (Tirreno centro meridionale), 
  • 11 (mari di Sardegna), 
  • 16 (coste meridionali della Sicilia), 
  • 17 (Adriatico settentrionale), 
  • 18 (Adriatico meridionale), 
  • 19 (Jonio occidentale)
  • 7 (Golfo del Leon), 
  • 8 (Corsica) 
  • 15 (Malta).

In ogni caso, per evitare fraintendimenti non esitate a chiedere al vostro pescivendolo: vi fornirà tutte le informazioni necessarie per acquistare e preparare il pesce che più preferite! Inoltre, i prodotti surgelati restano tra i più controllati, dovendo rispettare tutte le normative del settore per poter essere inseriti all'interno degli esercizi commerciali.

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Con il termine catena del freddo si intende il ciclo completo attraverso il quale passano gli alimenti surgelati (ma non solo) dalle operazioni di produzione alla vendita per preservare le qualità, l’igiene e la sicurezza degli alimenti. Il ciclo comprende tutti gli spostamenti a cui è sottoposto il prodotto surgelato dallo stabilimento (stoccaggio e trasporto) al banco di vendita (esposizione). La legge prevede che, dalla produzione al consumo, la temperatura non debba mai superare i -18 °C. Per questo motivo il prodotto surgelato, all'interno della catena del freddo, deve essere costantemente monitorato e trattato con estrema attenzione. Una corretta gestione della catena del freddo riduce il rischio di shock termici che possono alterare le proprietà organolettiche dell’alimento.

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La glassatura (o meglio la percentuale di glassatura) è la quantità d’acqua che avvolge il prodotto ittico congelato o surgelato. Funge da barriera protettiva per evitare ossidazioni, imbrunimenti o comunque per mantenere inalterato il prodotto congelato/surgelato. Se un prodotto risulta protetto dalla glassatura il decreto lgs. 109/92 dispone che debba essere dichiarato. Pertanto, le etichette di questi prodotti saranno provvisti di due indicazioni di peso: peso netto e peso al netto della glassatura.

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La pastorizzazione è un trattamento termico applicato ad alcuni alimenti al fine di eliminare i microorganismi presenti che possono dimostrarsi dannosi per la salute del nostro organismo e pertanto viene aumentato notevolmente il tempo di conservazione dell’alimento. Con questo processo di “risanamento” si inattivano i microrganismi patogeni termolabili come ad esempio lieviti e funghi, ma non sempre è efficace per l’inibizione della germinazione di spore termoresistenti. Proprio per questo, la fase di pastorizzazione è seguita da un rapido raffreddamento. Le temperature con le quali si effettua la pastorizzazione sono variabili e dipendono dal tipo di prodotto. Per alcuni alimenti possono infatti dimostrarsi efficaci temperature inferiori ai 100°C, avvicinando così il trattamento ad una vera e propria sterilizzazione. La pastorizzazione consente di mantenere quasi intatte le caratteristiche organolettiche dell’alimento.

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Prende il via oggi una nuova iniziativa di IdeaPesce che vi condurrà all'interno mondo della pesca. Quante tecniche di pesca esistono? Quali sono quelle più diffuse? Quali sono le novità per il 2012? Cercheremo di dare risposta a tutti questi quesiti. Partiamo con lo Spinning. Sapete cos'è? Non preoccupatevi, ve lo diciamo noi! Lo spinning è una tecnica di pesca che prende il nome dal movimento delle esche che venivano originariamente utilizzate, agli inizi infatti le uniche esche usate erano i “cucchiaini”, costruiti principalmente in metallo, simulavano un pesce attraverso il movimento rotatorio di una o più palette metalliche, in inglese to spin= ruotare, da cui il nome spinning. Oggi le esche usate per questo tipo di pesca sono infinite e di vario materiale, oltre ai rotanti (cucchiaini), infatti, possiamo trovare ondulanti, minnow ed esche siliconiche. Queste sono le quattro grandi famiglie delle esche artificiali per lo spinning, ognuna delle quali offre infinite possibili varianti ed ibridi. Questa è l’unica tecnica di pesca che si pratica in movimento, le esche artificiali vengono lanciate e recuperate continuamente, simulando un pesce o un altro animale, dopo aver battuto un posto, ci si sposta alla continua ricerca della preda, che generalmente si tratta di pesci predatori che attaccano l’esca per fame o per cacciarla dal proprio territorio. La pesca a spinning può essere praticata sia nella acque interne ( canali, fiumi, laghi, torrenti, ecc. ) sia in mare. Nelle acque interne possiamo catturare con questa tecnica luccio, persico trota, persico reale, aspio, lucioperca, siluro, trota, cavedani; l’attrezzatura sarà però ben diversa se decidiamo di pescare dei cavedani o dei siluri. In mare inoltre sia le canne che tutto il resto dell’equipaggiamento sarà molto più robusto e resistente, vista la possibilità di catturare pesci molto importanti (ricciola, dentice, spigola, ecc. ). La pesca a spinning è attualmente una delle più praticate, specialmente tra i giovani, sempre alla ricerca di posti nascosti e difficili da raggiungere che però possono offrire un paradiso per gli amanti di questa tecnica.

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Purtroppo anche quest’anno le feste natalizie sono ormai un ricordo così come i regali ricevuti e le grandi abbuffate in famiglia e con gli amici. Il pesce immancabilmente si è confermato la portata più apprezzata dagli italiani che, secondo stime del centro studi “Lega Pesca”,  per peccati di gola legati al settore ittico, hanno speso complessivamente più di 535 milioni di euro. (altro…)

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Iniziamo oggi una guida introduttiva ad un'intolleranza alimentare che comporta per il soggetto che ne soffre un forte rigore nella propria dieta. La celiachia è un’intolleranza alimentare permanente al glutine, che colpisce 1 individuo su 100; un disturbo che si manifesta sia nei bambini sia in età adulta. Nel bambino l’intolleranza compare solitamente a distanza di qualche mese dall’introduzione del glutine nella dieta, mentre negli adulti può insorgere a tutte le età, soprattutto dopo un evento stressante come una malattia importante, un intervento od una gravidanza. Alcune teorie affermano anche che la celiachia possa insorgere quando si cambia bruscamente e radicalmente dieta, per esempio passando da una ricca di carne e frutta secca ad una a base di grassi ad alto contenuto calorico. La sostanza non digeribile è il glutine: un complesso proteico presente in alcuni cereali e nei prodotti alimentari derivati. In particolar modo il celiaco è intollerante alla gliadina e alla prolamina, componenti proteiche del glutine contenute nel frumento, nell'orzo, nella segale, nel farro e nel kamut. L'avena invece nonostante appartenga a questa categoria di prodotti sembra essere abbastanza tollerata da coloro che sono colpiti, ma è necessario un consumo prudente. Gli alimenti non ammessi, se preparati con cereali tossici, sono: farina, amido, semolino, pasta (fresca, secca, con o senza ripieno), prodotti da forno dolci e salati (pane, crackers, pizza, biscotti, torte, ecc.), crusca, malto d’orzo, fiocchi di miscele di cereali. Tra i cereali e i vegetali commestibili, poiché privi di glutine, invece vi sono:

  • riso e riso glutinoso
  • mais,
  • patate,
  • legumi,
  • grano saraceno,
  • castagne,
  • miglio,
  • sesamo.
Secondo l’Aic (Associazione Italiana Celiachia) il pesce è uno degli alimenti (assieme alla carne e le verdure) consentiti, in tutte le sue variati, compresi molluschi e crostacei, a patto che non venga impanato e cucinato con sughi o salse addensate con farine vietate. Per poter avere dei prodotti idonei al consumo dei celiaci è necessario che le aziende produttrici applichino un corretto piano di controllo delle materie prime e del prodotto finito; inoltre occorre monitorare costantemente il processo produttivo, gli ambienti di lavoro, le attrezzature, gli impianti e gli operatori. In questo contesto la dieta senza glutine rappresenta una alternativa possibile e gustosa, soprattutto per quanto riguarda il pesce (fresco o surgelato), che diventa un piatto di primaria importanza permettendo molteplici varianti di gusto e di sapore anche per chi è affetto da questa intolleranza. Durante la settimana vi proporremo una serie di ricette perfette per le persone celiache, tra le quali: - filetto di merluzzo alla livornese - frittelle di baccalà - risotto all'astice - gnocchi con gamberi, funghi e noci - capesante alla deliziosa - paella - zuppa di cozze e patate allo zafferano Continuate a seguirci!! Fonte foto: ideagiardino.blogspot.com

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I cristalli di ghiaccio presenti sulla superficie di un prodotto possono indicare che si è verificata un’interruzione nella catena del freddo oppure che il prodotto è stato conservato in una cella nella quale non avviene ventilazione (ad esempio, nel frigorifero di casa). I cristalli di ghiaccio si possono formare anche quando un prodotto viene congelato, anziché surgelato: il raffreddamento, infatti, si raggiunge in tempi più lunghi e questo fa sì che si creino dei cristalli negli spazi intracellulari.

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Vi siete mai chiesti cosa significhi avere “l’occhio da triglia”? Molte persone confondono questa espressione con lo “sguardo da pesce lesso” ma in realtà i due termini non sono equivalenti. Fare “l’occhio da triglia” significa, infatti, avere lo sguardo languido tipico degli innamorati. Tale accostamento è dovuto dal fatto che l’occhio della triglia, un po’ come il resto dei pesci, con il passare del tempo dal momento in cui è stata pescata, inizia a coprirsi di un velo che gli dona un aspetto inespressivo, un po’ come l’occhio sognante dell’innamorato. Quindi se vi dicono di avere “l’occhio da triglia” non dovete offendervi, ma bensì tentar di capire di chi siete realmente innamorati :)   Credit image: www.lalanternaterracina.it

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La cozza è un mollusco bivalve ed equivalve, la sua conchiglia, infatti, è composta da 2 parti dette valve unite tramite un legamento, chiamato cerniera, a tre o quattro dentelli. Le 2 valve sono di dimensione praticamente uguali ed hanno una forma allungata, tra l'ovale ed il triangolare. La conchiglia si presenta di colore nero-violaceo all’esterno e madreperla all’interno; il mollusco invece, contornato da un bordo marrone-nero, varia la sua colorazione a seconda del sesso, nelle femmine si presenta infatti arancione, nei maschi, invece, il colore è giallo chiaro. La lunghezza massima della cozza si aggira sugli 11 cm anche se mediamente tende a raggiungere i 6 cm; la cozza in natura può vivere fino a 4 anni,ma generalmente negli allevamenti vengono raccolte a 14 mesi d’età. La cozza vive attaccata alle rocce o a substrati duri per mezzo del bisso, quel filamento o ciuffetto che vediamo uscir fuori lateralmente dalle valve dell’animale, questa struttura filamentosa gli impedisce di venir spazzato via dalle forti mareggiate. In Italia assume varie denominazioni regionali: Muscolo (nord-ovest) Dattero nero (Lazio, Toscana, Liguria) Peocio (nord-est) Mosciolo (Marche) Cozza (sud) Le specie più comuni di cozze sono le seguenti:

  • Mytilus edulis: Cozza atlantica (it)
  • Mytilus chilensis: Cozza cilena (it)
  • Mytilus galloprovincialis: Cozza o Mitilo (it)
Le cozze allevate in Cile, hanno la possibilità di svilupparsi in acque più profonde, dove le maree possono avere fluttuazioni anche di 8 metri d’altezza, consentendo ad un ricambio d’acqua notevole. Le cozze sono uno dei dieci prodotti freschi più acquistati in Italia (fonte ISMEA); negli ultimi anni stanno acquistando sempre più spazio nelle cucine italiane per il loro ottimo sapore e anche per l’ottimo apporto nutrizionale. 100 grammi di prodotto commestibile contengono: 84 calorie 2.7 g di grassi 3.4 g di carboidrati 11.7 g di proteine 88 mg di calcio 236 mg di fosforo 315 mg di potassio 67 mg di magnesio 5.8 mg di ferro 0.12 mg vitamina B1 0.16 mg vitamina B2 Fonti: http://it.wikipedia.org www.cozza.it www.cozze.it www.mareinitaly.it

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L’abbinamento cozze e bijoux vi sembra strano? Ed invece a quanto pare i frutti di mare saranno la massima espressione del trendy nell’estate 2011. Molti stilisti infatti hanno preso spunto dalle profondità dei mari per le loro creazioni, coloratissime, chic e divertenti. Su queste primeggia sicuramente la collana di in resina di Ineke Otte (la potete vedere nell'immagine sopra) che riabilita la cozza, spesso simbolo della bruttezza, a bijoux. (altro…)

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Cozze e vongole sono tra i prodotti del mare più apprezzati dagli italiani, un po’ per il loro sapore deciso e un po’ per la loro versatilità in cucina.

I frutti di mare, infatti, si prestano per moltissime preparazioni in cucina, da sfiziosi antipasti a deliziosi primi piatti fino a saporiti secondi. Non bisogna scordare, inoltre, le loro salutari proprietà nutritive: basso contenuto di grassi, ridotto apporto calorico (circa 70-80 calorie per 100 grammi) e abbondanza di proteine (10% circa), vitamina B12 e sali minerali.

Una delle regole più importanti quando si consumano questi prodotti è avere cura di cuocerli prima di mangiarli per evitare che si trasformino in veicoli di infezione. Infatti, cozze e vongole sono organismi filtratori, il che significa che utilizzano le branchie per filtrare l’acqua da cui ricavare i loro nutrienti.

Ecco i nostri consigli per consumare cozze e vongole in tutta sicurezza:

- L’aspetto

Innanzitutto è necessario che le conchiglie non presentino opacità, che l’acqua che esce al momento dell’apertura sia limpida e incolore e, infine, che i molluschi siano vivi accertandosi che le valve siano chiuse. Non abbiate timore di gettare quelle già aperte - e quindi morte - e quelle rotte.

- Il lavaggio

Il lavaggio deve essere effettuato sotto acqua corrente in modo da rimuovere accuratamente ogni eventuale granello di sabbia.

La pulizia prevede, inoltre, la rimozione dal guscio di tutte le incrostazioni e del bisso, ossia la barbetta che esce dalle valve. A tale scopo si può utilizzare uno spazzolino rigido o di metallo, in alternativa i gusci possono essere grattati con un coltellino. L’importante è che alla fine siano il più pulite possibile all’esterno.

- La cottura

In fase di cottura i gusci si apriranno per effetto dell’elevata temperatura raggiunta e, di conseguenza, è consigliabile eliminare i molluschi rimasti chiusi, in quanto significa che non hanno raggiunto una quantità di calore tale da determinarne l’apertura e, perciò, l’uccisione degli eventuali patogeni presenti.

- Acquistare da rivenditori di fiducia

Come per tutti i prodotti, il consiglio è di rivolgersi esclusivamente a rivenditori di fiducia che rispettino accuratamente la catena del freddo e si riforniscano da produttori certificati. Il prodotto, inoltre, devono sempre essere accompagnate dal tagliando che ne certifica origine, data di confezionamento e tracciabilità.

Rivamar, dal canto suo, assicura ogni giorno ai propri consumatori prodotti sicuri e di qualità, che rispettano rigide regole e ricorrenti controlli, soprattutto in materia di sicurezza. L'azienda tiene particolarmente a queste tematiche, tanto da garantire in molte occasioni standard superiori a quelli richiesti dalle normative.

[Photo Credit: La Cucina di Lalla]

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Non solo cozze, ma anche dentice, nasello e orata tra i pesci di stagione a luglio

Sole, spiagge, mare, l’estate è la stagione perfetta per pranzi in riva al mare o cene all’aria aperta in compagnia di amici. Il pesce in questo periodo è uno degli ingredienti prediletti in ogni ricetta grazie alla sua leggerezza e intensità di sapori. Seguire la stagionalità è un aspetto fondamentale per servire pesce sempre di ottima qualità, e le cozze sono l’ingrediente perfetto per il mese di luglio. La credenza popolare dice infatti che questo mollusco va mangiato nei mesi senza “r”: maggio, giugno, luglio e agosto. I mesi autunnali ed estivi infatti coincidono con i mesi riproduttivi durante i quali i molluschi risultano meno saporiti. Durante il periodo estivo si potrà perciò pensare di consumare una saporitissima zuppetta di cozze o anche delle cozze gratinate, con poche calorie e che aiutano a combattere la ritenzione idrica, regolando la pressione del sangue. 

Oltre alle cozze, nel mese di luglio, si possono trovare anche diverse tipologie di pesce azzurro:

  • cefalo
  • dentice
  • nasello 
  • branzino 
  • orata
  • acciughe
  • sarde
  • sgombri

Tutto il pesce di stagione a luglio garantisce un’ottima versatilità in cucina e si presta molto bene in numerose ricette e con diversi metodi di cottura. Il cefalo ad esempio oltre ad essere un pesce dei nostri mari è perfetto come farcitura per primi piatti ripieni, oppure è ottimo anche fritto, o cotto al forno o alla griglia. 

A luglio però il re dei mari è il pesce spada, pescato in tutto il Mediterraneo. La sua è una carne magra e si presta a qualunque regime nutrizionale sia preparato a crudo, sia alla brace. Un pasto perfetto ed equilibrato per l’estate potrà quindi essere 200 gr di pesce spada cotto alla piastra, accompagnato da zucchine e pomodori freschi 100 gr di pane di grano duro. 

Lasciatevi coccolare dal pesce di stagione a luglio, da sperimentare nei vostri piatti nutrienti, equilibrati e sempre leggeri! 

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Crostacei appartengono alla classe degli Artropodi e comprendono quasi esclusivamente animali acquatici marini, sebbene esistano specie d’acqua dolce e specie che privilegiano il terreno secco, come dei granchi terrestri. In questa classe sono comprese tipologie che possono essere molto diverse tra loro per dimensioni e peculiarità ma la  maggior parte si caratterizza per la presenza di appendici articolate, ossia costituite da pezzi mobilmente congiunti fra loro e per il corpo rivestito da un involucro duro impregnato di sali minerali, che nei crostacei più grandi e più importanti dal punto di vista commerciale, formano una robusta corazza. Nel gambero già nella porzione del capo possono contarsi 5 paia di appendici che uniti a quelle addominali sono utili per gli spostamenti. Le appendici anteriori hanno funzioni ambulatorie, mentre quelle che si trovano nella zona dell’addome sono adatte al nuoto, eccetto le due terminali, che nelle femmine sono associate alla “coda” e costituiscono il ventaglio codale, una struttura che serve ad accudire le uova e a conservarle fino alla schiusa. Nei maschi il ventaglio codale funge da “pinna” per rendere il nuoto più rapido e meno faticoso. La maggior parte di crostacei subisce diverse mute (cambio dell'involucro esterno rigido detta esoscheletro) prima di raggiungere la struttura definitiva. I crostacei non sono grandi predatori, si nutrono di altri invertebrati, o comunque animali già deceduti o moribondi, possono nutrirsi però anche di materiale vegetale. I crostacei più comunemente usati nelle ricette tradizionali della cucina italiana sono:

  • Gambero
  • Astice
  • Aragosta
  • Mazzancolla
  • Granceola
  • Canocchia
  • Scampo
I crostacei sono un alimento con apporto calorico ridotto, per cui sono consigliati nei regimi dietetici, a patto che le pietanze vengano preparate senza l'aggiunta eccessiva di condimenti grassi. Possono essere riscontrate diverse difficoltà legate al consumo dei crostacei: la prima è relativa al prezzo del prodotto che è piuttosto alto, la seconda è dovuta a fenomeni di allergia alimentare (brividi, pruriti, febbre) di certo non gravi ma comunque fastidiosi.

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Tra i piatti migliori da preparare agli ospiti nelle vostre cene estive non mancano certamente i crostacei!

Protagonisti di tante ricette fresche e gustose, questi animali sono apprezzati moltissimo, e non solo in Italia: la loro bontà ha conquistando anche la Spagna, arrivando fino oltreoceano. Sebbene molto versatili in cucina, i crostacei richiedono cura sia nella preparazione che nella cottura e per essere certi di prepararli a regola d’arte ecco gli errori più comuni da evitare! 

Assicuratevi di acquistare solo crostacei freschi o surgelati, fatevi aiutare dal vostro pescivendolo! Aragoste e astice vengono spesso venduti vivi, ma la maggior parte si trovano tranquillamente sul banco del pesce o al supermercato. Insospettitevi se il colore è troppo brillante o se non hanno un buon odore, parti annerite o mancanti: le zampe e la testa di questi animali diventano scure più passa il tempo e per questo motivo ai crostacei meno freschi vengono tolte queste parti.

Una volta acquistato e portato a casa il vostro pesce, il momento della pulizia è sempre uno dei più critici: richiede pazienza e ognuno necessita di un trattamento diverso. I più semplici da pulire sono gamberi e scampi: basta iniziare staccando loro la testa per poi sciacquarli delicatamente. Per sgusciarli invece basterà incidere con una forbice lungo il ventre o la schiena e, allargando, estrarre la polpa. Assicuratevi di rimuovere sempre l’intestino dei crostacei che potrebbe modificare il sapore del vostro piatto rendendolo troppo amaro. Aragosta, astice e granchio invece vanno puliti solo a cottura ultimata, estraendo polpa e chele.

Cosa importante che molti spesso non sanno è quella di non buttate via gli “scarti”: i crostacei sono buoni tutti e anzi, la parti più saporite e gustose sono proprio la testa e i carapaci. Sono eccezionali tostati in padella con un soffritto di aglio, olio e prezzemolo, ma anche per preparare dei saporitissimi brodi di pesce.

Per la cottura invece bisogna restare dentro dei tempi che ciascun crostaceo richiede:

  • per gamberi, scampi e canocchie non più di 2-3 minuti
  • per aragoste e astici dagli 8 ai 10 minuti

La polpa dovrà essere soda, elastica e leggermente opaca mentre se oltrepassa i tempi di cottura tende a diventare asciutta e filacciosa. 

I crostacei sono alimenti buoni e nutrienti, dal sapore inconfondibile, e per questo necessitano di essere lavorati con attenzione per poter servire sempre ai vostri ospiti e alla vostra famiglia dei piatti eccezionali!

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Può sembrare quasi impossibile, ma l'acqua di mare potrebbe arrivare presto nelle nostre cucine e aiutarci nella preparazione dei nostri piatti preferiti. Un'usanza che avrebbe origine lontane nel tempo: proviene probabilmente dalla tradizione della cucina iberica e dai paesi dell'emisfero australe. Inizialmente utilizzata nella cucina popolare in quanto risorsa naturale disponibile in vaste quantità, recentemente è stata riabilitata da alcuni chef di fama internazionale per le sue proprietà; il cloruro di sodio, infatti, nel più comune sale da tavola rappresenta il 96% del composto mentre nel sale presente nell'acqua di mare commercializzata solo l'86%. Anche uno chef del calibro di Ferràn Adrià, utilizza per alcuni dei suoi piatti questo elemento naturale: la sua idea di cucina a chilometro zero l'ha portato a rivalutare questo "ingrediente". È comunque ancora acceso il dibattito su questo tipo di pratica in cucina, sia per quel che riguarda la salubrità del prodotto che più strettamente dal punto di vista alimentare. C'è chi ritiene la presenza di sodio nell'acqua molto alta per essere un valida alternativa ad una cucina tradizionale povera di sale. In cucina però, grazie alla sua purezza e naturalezza, le applicazioni sono già molte, e raccolgono consensi in diverse pratiche gastronomiche: dalla cottura del pesce alla preparazione della pizza gli esperimenti di successo sono molti. Nel nostro Paese è l'applicazione dell'acqua di mare gastronomica per la preparazione della pizza l'esempio più riuscito: il Maestro pizzaiolo di Eccellenze Campane, Guglielmo Vuolo ha recentemente brevettato questa ricetta. L'acqua attualmente utilizzata non proviene dalle nostre coste ma viene prelevata in zone del mare adatte a garantire un prodotto microbiologicamente puro. (Photocredit: nexusedizioni)

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Chi pensa che i videogiochi siano un semplice passatempo o addirittura dannosi più della tv si dovrà ricredere! Le case produttrici di videogiochi ultimamente stanno allargando il proprio target di riferimento a persone impensabili, che forse prima neanche sapevano cos’era un videogioco. Il nuovo gioco presentato da Nintendo DS è una semplice applicazione che trasforma la console in ricettario: tutte le ricette sono state riprese dalle pagine di una rivista francese “Elle a Table” che da il nome anche al gioco. (altro…)

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Se pensate che lo slow cooking (cottura lenta) sia una novità del mondo del food vi sbagliate: di nuovo c’è solo la pentola - la slow cooker - il metodo invece è antico e risale alla “cucina di una volta”, fatta di tempi lunghi e sapori decisi.

Secondo slowcooker.it la tecnica della cottura lenta è stata usata fin dall’antichità e solo grazie agli studi e agli esperimenti di un certo Conte Rumford è diventata una tecnica vera e propria. Se siete curiosi di conoscere la storia dello slow cooking qui trovate un breve approfondimento.

Dato che la tecnica antica di mettere la pentola di terracotta accanto al camino e aspettare per ore al giorno d’oggi è molto difficile da mettere in pratica, vediamo insieme cos’è e come funziona una slow cooker.

Si tratta di una pentola elettrica composta da un coperchio, una pentola interna in ceramica e un contenitore esterno in alluminio che si collega all’alimentazione elettrica. Le pentole slow cooker più utilizzate hanno di solito tre pulsanti per impostare la temperatura: low, medium, high (bassa, media, alta). Sarà sufficiente inserire nel contenitore di ceramica gli ingredienti, impostare la temperatura (e la pentola mostrerà il tempo corrispondente di cottura) e chiudere con il coperchio: a questo punto potrete dimenticarvi della pentola. A cottura ultimata la pentola terrà le pietanze calde, fino a quando non la staccherete dall’alimentatore.

Per sfruttare al massimo le potenzialità di una slow cooker non serve essere amanti della carne: è vero che la cottura lenta è particolarmente consigliata per bolliti, brasati e arrosti ma, dato che a fare la differenza è il processo di cottura, anche la carne del pesce si adatta perfettamente. La cottura lenta dura per molte ore, da un minimo di due a undici e la temperatura rimane sempre bassa: cuocendo lentamente le cellule dell’alimento che contengono le sostanze nutritive e quelle che danno sapore si rompono piano piano e quelle più esterne vengono cucinate per ultime, evitando così di fare da scudo a quelle più interne.

Grazie alla bassa temperatura le carni del pesce non soffrono rosolature e mantengono un sapore e un profumo impareggiabili.

Per cominciare con questa tecnica vi consigliamo di provare una ricetta facile, come una di queste di nostra selezione, a seconda dei vostri gusti: baccalà alla livornese, moscardini all’inferno, pesce (cernia, rana pescatrice, sgombro) in tronchetto.

Baccalà alla livornese. Per 4 persone avete bisogno di:

  • 700 gr di baccalà
  • 500 gr di pomodori pelati
  • prezzemolo
  • 1 spicchio d’aglio
  • farina
  • olio Evo
  • sale e pepe

Tagliate il baccalà già ammollato e disossato in pezzetti, asciugatelo e infarinatelo leggermente. In una padella con un filo d’olio fate dorare entrambi i lati del baccalà. Trasferite il tutto nella slow cooker aggiungendo i pomodori pelati, sale e pepe. Fate cucinare in modalità low per 50 minuti, aprite il coperchio e cospargete il trito di prezzemolo e aglio. Richiudete il coperchio e fate cucinare per altri 10 minuti.

Moscardini all’inferno. Ingredienti per 4 persone:

  • 700 gr di moscardini
  • 3 cucchiai di olio Evo
  • uno spicchio d’aglio
  • rosmarino
  • 1 pomodoro
  • peperoncino

Pulite e lavate i moscardini, quindi metteteli nella slow cooker con l’olio, l’aglio, il rosmarino, il pomodoro pelato e il peperoncino. Chiudete il coperchio e cuocete in modalità low per 3 ore. Servite con fette di pane abbrustolito.

Pesce in tronchetto. Sempre per 4 persone:

  • 1 kg di pesce a scelta tra cernia, rana pescatrice, sgombro oppure seppie
  • 2 filetti di acciuga
  • 20 gr di pinoli
  • 1 cipolla
  • 1 carota
  • stelo di sedano
  • 1 pomodoro
  • mezzo bicchiere di vino bianco
  • olio d’oliva
  • un ciuffo di prezzemolo
  • sale e pepe

Tritate finemente la cipolla, il sedano, mezza carota e il ciuffo di prezzemolo. In una padella soffriggete con un filo d’olio d’oliva, unite il pomodoro pelato e tritato e i filetti di acciuga. Pestate i pinoli e uniteli al soffritto. Trasferite tutto nella slow cooker con il pesce intero o a pezzi, a seconda della grandezza. Aggiungete il vino bianco, coprite e lasciate cuocere in modalità low per 3 ore.

In rete potete trovare moltissime ricette da realizzare con la slow cooker, di varia difficoltà, perché vedrete che non riuscirete più a farne a meno! :)

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La vasocottura permette di mantenere inalterate tutte le proprietà organolettiche del pesce che tenderebbero altrimenti a volatilizzarsi a causa delle alte temperature. Una via di mezzo tra cottura a vapore e cottura al cartoccio, il risultato che otterrete non sarà solo bello da vedere ma anche delizioso da assaporare.

Ispirato alle classiche conserve la vasocottura è utilizzata principalmente per la preparazione di qualsiasi ingrediente, ma è principalmente il pesce che ben si presta a questa modalità di preparazione. Veloce e salutare con questo di tipo di cottura non vi è dispersione di sostanze nutritive: non sarà inoltre necessario salare o insaporire abbondantemente gli ingredienti perché tutti gli aromi e i sapori resteranno chiusi all’interno del barattolo. È un metodo facile e veloce e il pesce ci metterà davvero poco tempo a cucinarsi poiché la carne, cuocendo nel suo stesso liquido, resterà morbida e gustosa.

Come fare la vasocottura

Ci sono principalmente tre metodi per ottenere un ottimo pesce utilizzando la tecnica della vasocottura. Ciò di cui avrete bisogno saranno i classici vasetti contenitori da marmellata con tappi e guarnizioni in gomma perfettamente integri in quanto dovranno riuscire a mantenere il sottovuoto.

Se avete un forno a microonde sarà davvero velocissimo. Inserite il vostro pesce Rivamar precedentemente scongelato e tagliato a tocchetti nel vasetto e in soli 6 minuti ad una potenza di circa 700W il vostro piatto sarà pronto. Prima di aprire il vostro vaso aspettate che si raffreddi almeno cinque minuti: in seguito lasciatelo riposare almeno altri dieci minuti poiché dopo averlo estratto dal microonde il pesce continuerà a cuocere ancora per un po'.

Per chi invece preferisce usare il forno mettete il pesce nei vasetti e adagiateli su una pirofila con dentro circa due dita d’acqua. Infornate quindi a 60-80 gradi a seconda della grandezza del vasetto ed estraete dopo circa 20 minuti.

La vasocottura può essere effettuata anche con la tecnica del bagnomaria riempiendo un tegame di acqua fino ai 2/3 dell’altezza dei vasetti e lasciando cucinare per circa 15 minuti, assicurandosi che i vasetti non si tocchino violentemente tra loro: per aiutarvi suggeriamo di separare tra loro i vasetti con un panno.

Controllare la cottura del vostro pesce sarà facilissimo grazie al vetro. Servite i vostri vasetti capovolgendoli e facendo attenzione al liquido e al vapore che ne usciranno. Guarnite con le verdure che più vi piacciono fuori o direttamente all’interno del vaso come asparagi o patate. Una ricetta graziosa ma super saporita che stupirà tutti i vostri ospiti.

  [Photo credits: Juliet's Belly]

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La pelle del pesce tilapia, spesso utilizzata come rivestimento di mobili, accessori e oggettistica, è stata recentemente messa al centro di uno studio per curare le ustioni, anche gravi, nel corpo.

In Brasile le cure mediche sono spesso un problema, ma stando ai ricercatori la pelle di un pesce aiuterebbe nel processo di guarigione chi viene colpito da ustioni, anche gravi. 

Si tratta infatti del pesce tilapia, che vive principalmente nelle acque tropicali in Africa, Sud America e Asia. La pelle di questi pesci è spesso usata nella produzione di rivestimenti per mobili, calzature, accessori, pelletteria e oggettistica varia. Il merito andrebbe all’abbondanza di collagene contenuto nella sua pelle che ha spinto un gruppo di ricercatori della Federal University of Ceara a condurre per due anni uno studio pilota su una cinquantina di pazienti. 

Non sono ancora stati pubblicati studi scientifici ufficiali, e il trattamento è ancora in fase sperimentale ma numerosi medici brasiliani stanno mettendo a punto questa nuova tecnica che potrebbe rivelarsi anche molto economica. Edmar Marciel, chirurgo plastico a capo di questo studio ha scoperto che i livelli di resistenza alle malattie sono paragonabili a quelli della pelle umana. Per questo la pelle del tilapia può aiutare la guarigione. «La pelle di pesce innesca la guarigione circa nello stesso tempo impiegato da creme attualmente in uso nel trattamento convenzionale. Ma i vantaggi di questa tecnica alternativa includono la riduzione del dolore sofferto dai pazienti poiché l'applicazione non deve essere ripetuta quotidianamente.»

Tra i pazienti ad averla sperimentata c’è anche Maria Ines Candido de Silva, trentaseienne che in pochi minuti ha visto alleviarsi il dolore causato dalla bruciatura. Quella della tilapia è una scelta ideale per gli abitanti del Brasile, proprio per la vasta diffusione che lo vede presente nei molti fiumi del Paese. 

[Photo credits: ilsole24ore.com]

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Era partito da Creta, a quel tempo possedimento della Repubblica di Venezia, diretto verso le Fiandre per commercializzare le sue pregiate mercanzie, invece fu colpito insieme alla sua imbarcazione e al suo equipaggio, da una tormenta che li fece naufragare in Norvegia, alle Isole Lofoten. Fu qui che Pietro Querini, mercante veneziano vissuto nel XV secolo, fece la conoscenza del merluzzo e delle sue lavorazioni. Ed ora il Veneto e la Norvegia pensano ad una filiera di attività economiche che ripercorrano il viaggio del nobile alla scoperta del "torsk", nome norvegese del nostrano stoccafisso. L'idea della Via Querinissima ispirata al merluzzo, alla sua lavorazione e alle sue tradizioni culinarie, verrà presentata entro la primavera al Consiglio Europeo, con l'obiettivo di creare  una serie di percorsi gastronomici e turistici che abbraccino anche l’aspetto paesaggistico e culturale dei paesi attraversati da Querini nel suo viaggio. L'obiettivo è quello di ricreare la consapevolezza di un legame storico tra Veneto e Lofoten, che grazie al merluzzo e alle sue celebri declinazioni del baccalà mantecato e del baccalà alla vicentina, non si è mai interrotto. La pesca e la lavorazione del torsk, infatti, sono le principali risorse economiche delle isole Lofoten, al largo delle quali ogni anno fra novembre e gennaio milioni di esemplari svernano dal mar di Barents per deporre le uova. E, a migliaia di chilometri di distanza, proprio il Veneto ha fatto dei piatti a base di merluzzo delle Lofoten uno dei tratti distintivi della sua tradizione culinaria, celebrata anche con il rinomato Festival Triveneto del Baccalà. L'idea della Via Querinissima, infatti, nasce proprio in collaborazione con la Pro Loco di Sandrigo, in provincia di Vicenza, e con la celebre Confraternita del Baccalà, che organizza il festival e ha sede proprio a Sandrigo. La strada punta a mettere in collegamento anche i numerosi musei dedicati alla pesca e alla lavorazione del merluzzo che si trovano un po’ ovunque nelle 365 isole che compongono l'arcipelago, e si concluderà nel più famoso, il Torsk Museum, dove filmati e oggetti raccontano quotidianità e curiosità del merluzzo.

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Non sapete più come cucinare il merluzzo? Perché non prendete spunto da Antonella Clerici e dal suo programma televisivo? Ecco un'ottima ricetta che ben si adatta ai pranzi estivi. Ce n'è per tutti, dagli amanti del mangiar sano a coloro che invece preferiscono un tocco di gusto in più. Se avete dei filetti di merluzzo surgelato la preparazione sarà ancora più veloce e facile.

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Sono stati denunciati in quel di Firenze tre pescatori che si sono cimentati in una pesca dai toni un po' crudeli: la pesca di siluri con esche vive. Pare infatti che questi tre pescatori, di cui non vengono fatti i nomi, siano stati avvistati da dei passanti che inorriditi dagli atti crudeli hanno chiamato subito le forze dell'ordine che si sono presentate subito sul luogo dei fatti. Alla base di questo particolare episodio c'è la proliferazione di pesci siluro nelle nostre acque: un pesce definito per la propria cattiveria e per il proprio appetito come lo squalo di acqua dolce. Da tempo le associazioni  di pescatori e gli stessi si stanno cimentando in una vera e propria caccia a questo pesce, ma l'idea di usare piccioni vivi come esche forse non era ancora sorta a nessuno! All'arrivo della polizia però, i tre pescatori, tutti muniti di licenza di pesca, si sarebbero giustificati dicendo di aver visto ed apprso questo metodo da un video emesso da una tv spagnola. La tecnica utilizzata si chiama Siluros cazandos palomas, e se tenete alla vostra formazione, qui trovate il video reo!     Credits immagine: Resiluro

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Il diavolo di mare è una grossa razza appartenente alla famiglia dei Mobulidi, la stessa alla quale appartengono anche le mante che sono le piú grandi razze esistenti. Questa specie particolare, chiamata anche pesce vacca o razza cornuta, vive nel Mediterraneo e nell'Atlantico orientale. Morfologicamente la sua lunghezza si estende fino ai cinque metri, la larghezza e' circa la stessa della lunghezza. Il suo peso puó raggiungere i 900 kg. Caratterizzato da una pelle sottilissima risulta quasi nera sul dorso e bianca sul ventre. La coda è a forma di frusta. Nonostante le dimensioni è un animale inoffensivo, che si nutre soprattutto di molluschi, crostacei e plancton. Vive in coppie o in piccoli gruppi e talvolta lo si vede balzare fuori dall'acqua. Vedere questo diavolo di mare nuotare lentamente nelle acque trasparenti del mare è uno spettacolo davvero impressionante: pare esso voli. Non avanza per la spinta data dalla coda, ma per quella data dalle grandi "ali", le quali non sono altro che le pinne pettorali, particolarmente sviluppate. Nonostante il grande peso, riesce ad uscire dall'acqua nuotando, poi plana per qualche istante nell'aria prima di ricadere sulla superficie con grande fragore che sembra una detonazione. Particolarità del diavolo di mare é la presenza di due estroflessioni anteriori che formano una specie di corna, alla base delle quali stanno lateralmente gli occhi (caratteristica dalla quale poi prende il nome questo particolare pesce). La bocca è molto ampia, talora in posizione quasi ventrale. Questa razza si nutre di piccoli pesci o di altri animaletti che introduce nell'ampia bocca ventrale nuotando. L'alimento viene fermato a livello dei denti o delle branchie e poi triturato. Spesso le razze sono parassitate da crostacei. Il diavolo di mare non e' pericoloso e spesso viene cacciato, nei mari tropicali, per le sue carni commestibili.

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Una dieta equilibrata, ricca di pesce ed omega3 può aiutare le donne che soffrono di depressione post partum. La depressione post partum è una malattia che spesso viene taciuta per imbarazzo dalle donne che ne sono colpite, in quanto altera quello che dovrebbe essere l’istintivo rapporto madre-figlio. Il problema però è sentito addirittura da una donna su quattro, che nel periodo successivo al parto viene colpita da crisi di pianto, assenza di interesse nel confronto del neonato e bruschi sbalzi d’umore. A quanto pare il pesce può dare un contributo nel superare questa malattia. Durante l’Experimental Biology Meeting di Washington (USA), tenutosi nello scorso mese, si sono riportati studi inerenti l’apporto di omega3 ed I suoi effetti sulla salute, tra questi anche l’affermazione che un consumo regolare di pesce servirebbe a contrastare la depressione post partum. Sono state valutate 52 donne incinte; ad un gruppo è stato somministrato un placebo (olio di mais), ad un altro gruppo è stato somministrato olio di pesce in capsule contenenti 300 mg di DHA per 5 giorni alla settimana, per un periodo di tempo che andava dalle 24 alle 52 settimane di gravidanza. Al termine dell’esperimento è stato tuttavia possibile evidenziare che, le donne gravide che avevano assunto omega-3, manifestavano in misura minore sintomi correlati all’ansia e al calo dell’umore. La notizia è molto interessante e promette uno spiraglio di luce per tutte quelle mamme che si sentono abbandonate, il pesce infatti oltre ad avere effetti positivi sull’umore può aiutare anche a recuperare la linea perduta, aumentando la fiducia e l’autostima in sé stesse. Ricordiamo che gli omega3 esercitano un’importante azione protettiva nei confronti del sistema nervoso, in particolare per la retina (ne abbiamo già parlato in un altro nostro post), ed aiutano la prevenzione di malattie neurodegenerative. Inoltre il consumo di pesce durante la gravidanza è consigliabile in quanto gli acidi grassi polinsaturi sono indispensabili fin dalla vita embrionale ed è ricco di sostanze fondamentali per il nostro organismo quali: proteine, iodio, fosforo e zinco e soprattutto apporta selenio un elemento che aiuta a controllare l’invecchiamento cellulare.

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Lavorare in ufficio significa restare seduti a una scrivania per almeno 8 ore al giorno e non sempre si ha la costanza di fare attività fisica finito il proprio turno di lavoro. Sebbene fare sport e muoversi almeno mezz’ora al giorno sia essenziale per mantenere in salute il proprio fisico, tutto inizia da una buona alimentazione. Come mangiare sano fuori casa per non ingrassare?

La prima regola è evitare bevande gassate e alimenti da fast food come hamburger o pizzette ma meglio scegliere prodotti che hanno una loro stagionalità per assimilare i principi nutritivi corretti. Preparatevi il pranzo da casa e optate per pasta e riso a base integrale, il tutto condito con un buon olio extra vergine di oliva e tanta verdura, sia essa cotta o cruda. La verdura aiuta a riempire lo stomaco e farvi provare quel senso di sazietà che difficilmente riuscireste ad ottenere con altri alimenti. 

Evitate di fare un pasto completo, ma scegliete piatti semplici senza fare porzioni abbondanti, meglio fare una buona colazione a base di tè verde e fette biscottate con marmellata. Il pranzo da portarsi a lavoro, invece, dovrà contenere anche proteine che si trovano facilmente nel pesce e che aiutano il cervello a lavorare meglio e a concentrarsi. Il vantaggio del pesce rispetto a molti altri alimenti come insaccati o formaggi consiste nel suo ridottissimo apporto calorico.

Se il pranzo in ufficio diventa quindi una ricca insalata con il tonno o lo sgombro oppure il merluzzo già cotto e pronto da riscaldare, lo spuntino deve essere altrettanto leggero e sano per mantenersi in forma: via libera a mandorle, noci o altra frutta secca. Con moderazione però: massimo tre noci o 25gr di mandorle al giorno altrimenti si rischia di produrre sostanza in eccesso di cui il nostro organismo non necessita nell’immediato andando quindi a depositarsi e trasformandosi in tessuto adiposo e grasso in eccesso.

Verdura in abbondanza, cereali integrali e proteine sono la chiave per mangiare sano fuori casa. Non dimenticate però di abbandonare l’auto e fare anche una bella passeggiata o una pedalata per arrivare al vostro ufficio: una corretta alimentazione può dare i suoi risultati soltanto se accompagnata ad una - anche leggera - attività fisica.

Fate la spesa e iniziate da subito a pensare al vostro pranzo di domani per mangiare sano anche fuori caso e restare in linea anche quando non potete pranzare a casa. 

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I benefici degli Omega-3 sulla salute dell’uomo sono noti da tempo. È più recente invece, la scoperta che conferma come questo acido, presente in abbondanza nel pesce grasso, possa favorire il dimagrimento. Portare quindi in tavola aringhe, salmone, sardine, sgombro e tonno, soprattutto se cotti alla griglia, aiuterebbe a liberarsi dagli scomodi chili di troppo. Secondo una ricerca giapponese pubblicata su Scientific Reports, gli Omega-3 sono in grado di convertire il grasso “cattivo” dell’organismo, in cellule di grasso “buono”, capaci addirittura di bruciare le calorie in eccesso. Nel nostro organismo sono presenti tre tipi di grasso corporeo: quello bianco, che funge da riserva e si accumula principalmente su addome, cosce e glutei; quello bruno, responsabile di bruciare calorie per la produzione di calore e infine, quello beige, che fornisce energia ai muscoli. La ricerca scientifica giapponese si è focalizzata sul grasso bianco e quello beige, scoprendo che il pesce è in grado di convertire il primo nel secondo, favorendo anche la longevità dell’individuo. Un’ottima notizia per chi segue una dieta ricca di pesce: questo pregiato alimento non solo contribuisce a ridurre i trigliceridi e il colesterolo cattivo, ma previene le malattie cardiache, abbassa la pressione e rallenta l’Alzheimer. Ma da oggi le cose cambiano ulteriormente, addio chili in eccesso! [Photo credit: Tu con i miei Occhi ]

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Maggio è iniziato e con la bella stagione alle porte il pensiero di tutti si sposta inevitabilmente verso un'unica ben precisa fissa: la prova costume! Uomini, donne, adulti, giovani: la prova costume è un po' come la fortuna: non guarda in faccia a nessuno, bensì osserva bene ciò che c'è nel piatto. Tra le tante diete più o meno consigliate che si trovano nel web, quella che più ci ha colpito (deformazione professionale), è sicuramente la dieta dimagrante di pesce! Seguire infatti una dieta dimagrante di pesce, con un apporto calorico di sole 1300 calorie al giorno, non si limita a portare benefici in termini di peso, ma aiuta anche il benessere dell'organismo, poiché oltre a difendere la pelle, il sangue e il metabolismo, apporta nell'organismo lo iodio. Elemento nutrizionale utile alla salute del proprio corpo, permette alla tiroide di produrre la tiroxina, sostanza che se carente può provocare rallentamenti del metabolismo, stanchezza, cali d’umore o perdita di capelli. Iniziamo dunque a procurarci scorte e rifornimenti di ittico, potete utilizzare anche prodotti surgelati, e poi create la vostra dieta dimagrante di pesce: ogni giorno abbinate sapientemente, ad ogni pasto, un primo o un secondo di pesce ad un vitaminico contorno fresco: rimarrete soddisfatti dai risultati ottenuti già dalle prime settimane. Facile, veloce, e di buon gusto, questa dieta vi darà enormi risultati con pochissimi sforzi e sacrifici! E se nel week-end non sapete rinunciare ad una pizza: ordinate una frutti di mare!

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Si tratta in entrambi i casi di processi di conservazione del cibo e spesso i due termini vengono utilizzati come sinonimi anche se in realtà presentano alcune importanti differenze. La surgelazione è un processo che avviene in tempi rapidissimi e solamente a livello industriale, poiché necessita di macchinari particolari. Il processo di surgelazione, regolato dal Decreto Legislativo n.110 del 27 gennaio 1992, nella sua fase iniziale può raggiungere i -80°C e comunque non supererà i -18°C. Nel caso della congelazione, invece, non ci sono normative che la regolano, anche se è comunque necessario attenersi a norme igieniche di base. Questo processo inoltre, al contrario della surgelazione, può essere effettuato da casa semplicemente sigillando e mettendo il prodotto nel freezer. Il congelamento si raggiunge in tempi relativamente lunghi con una temperatura compresa fra i –7°C e i –12°C (–18°C per il pesce). La differenza dei processi è però sostanziale tra il prodotto surgelato e quello congelato. Man mano che la temperatura dell’alimento si abbassa, si formano dei cristalli di ghiaccio negli spazi intracellulari che lentamente aumentano di dimensione fino a rompere le pareti delle cellule. La rottura della struttura cellulare è visibile durante la fase di scongelamento, dove l’alimento perde notevoli quantità d’acqua e di nutrienti (vitamine, ferro e proteine). Durante la surgelazione invece questa fase (formazione di cristalli d’acqua) è ridotta al minimo e ciò comporta una minore perdita di liquido durante lo scongelamento e una migliore conservazione delle caratteristiche organolettiche dell’alimento.

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Le donne, molto di più rispetto agli uomini, per mantenere sane e forti le ossa hanno bisogno di assorbire ogni giorno abbondanti quantità di calcio. Sebbene non si riscontrino grandi differenze tra le une e le altre, alla base della diversità vi sta un fattore genetico che riguarda la quantità di estrogeni presenti nell’organismo.

Assicurare alle ossa un corretto apporto dei nutrienti necessari dipende dall’alimentazione: uno studio della Ohio State University pubblicato nella rivista Journal of Bone and Mineral Research ha messo a punto una dieta anti-infiammatoria che può aiutare a prevenire le fratture. Secondo la ricerca le malattie legate alla salute delle ossa, come ad esempio l’osteoporosi, dipenderebbero non solo da caratteri ereditari, ma anche dalle abitudini alimentari di ciascun soggetto che vanno ad influenzarne l’integrità. È soprattutto il periodo della menopausa quello maggiormente indagato: nell’arco di tempo che va tra i 50 e i 79 anni, l’abbassamento della quantità di estrogeni provocherebbe la decalcificazione ossea. 

Cosa mangiare

Ecco allora che in cima alla liste di cibi alleati delle donne, troviamo pesce, spezie e verdure: tutti alimenti ricchi di proprietà antinfiammatorie che aiutano a frenare la perdita di densità minerale ossea che affligge molte donne. Tra i preziosi principi troviamo il magnesio, il beta-carotene e gli Omega 3, tutti contenuti in grande quantità nel pesce come salmone e sgombro ma anche nelle verdure a foglia larga, spinaci e lattuga. Il tutto dovrà essere accompagnato da cereali integrali e frutta, specialmente banane, noci e frutti di bosco. A sorpresa troviamo tra gli alleati anche le spezie come curcuma, zenzero e zafferano in grado di trasformare i radicali liberi in sostanze innocue per l’organismo. 

Cosa evitare

Tra i cibi da evitare invece troviamo gli zuccheri, le bevande gassate e le carni rosse; le proteine di quest’ultima, infatti, impediscono alle nostre ossa di assimilare il calcio. Per le donne quindi, soprattutto durante il periodo di menopausa, è consigliato limitarne il consumo a favore di altri alimenti ricchi di proprietà antiossidanti che facilitano il processo di calcificazione.

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Chiudete gli occhi. Immaginate di trovarvi immersi negli abissi, nella pace più assoluta, comodamente distesi e circondati da pesci esotici di ogni specie e meravigliosi coralli. Aprite gli occhi, questo non è più un sogno, è il tipo di soggiorno che va di moda fra i viaggiatori più stravaganti … e agiati. Alle Maldive è possibile godere dal vivo i colori della varietà di pesci che abitano l’ Oceano Indiano senza nemmeno bagnare i piedi, in tutta la comodità e l’ eleganza di una suite. Ebbene si, all’ Hilton dell’ Isola di Rangali è nata la lussuosa struttura racchiusa da volte in vetro che offrono la possibilità di sorseggiare champagne osservando la bellezza che si presenta a 180 gradi sopra la testa. Non finisce qui: non solo la camera, ma anche il ristorante e l’ intero resort arredato in stile maldiviano, consentono di entrare nel vivo delle acque cristalline. In realtà l’ idea era partita già anni fa in Florida, dove negli anni 70 è nato un laboratorio di ricerca subacqueo, poi trasformato in un vero e proprio albergo al quale accedere unicamente a nuoto, muniti di pinne, maschera e ossigeno. Molto meno accessibile in quanto a prezzi l’ Hotel Poseidon alle Bahamas: un minimo di 2000 euro a notte per ammirare a circa venti metri di profondità una grande varietà di specie marine. Diversa e più cupa, ma non per questo meno suggestiva, l’ atmosfera all’ Uttor Inn in Svezia; si dorme nelle acque scure del lago Mälaren ad un costo più ragionevole, attorno ai 300 dollari. Non poteva di certo deludere le aspettative Dubai, la città in cui tutto può accadere. Fra le tante bizzarrie del luogo inventate per soddisfare i capricci di ricchi arabi e turisti, l’Hydropolis di Dubai è il più esclusivo e spettacolare degli alberghi subacquei, ospitante più di 200 suite. Infine, raffinatezza e avventura ai massimi livelli al resort subacqueo a sette stelle di Istanbul. Palestra, spa, centro commerciale e molto altro, il tutto immerso nel blu. Sembrerebbe lo scenario di un film di fantasia, eppure è tutto vero. Si tratta di resort rivolti soprattutto ad una clientela con buone disponibilità economiche, tuttavia si può sempre sperare in una vincita alla lotteria, o risparmiare per concedersi lo sfizio di provare questa avventura una volta nella vita! fonte immagine: http://conradhotels3.hilton.com/

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La necessità di promuovere la conoscenza arriva anche in laboratorio dove grazie ad un nuovo kit di attrezzi è oggi possibile studiare le malattie molecolari dell’uomo. Questi strumenti sono stati modificati apposta per poter manipolare in modo ultra preciso il Dna dei pesci Zebrafish, una specie già utilizzata nell’attività di ricerca in tutto mondo per l’analisi della biologia dei vertebrati. Grandi sono le aspettative derivanti da questa nuova scoperta in materia: nella rivista u Nature i ricercatori statunitensi della Mayo Clinic, a Rochester, hanno illustrato come le conseguenze positive possano far fare passi da gigante alla biomedica. Ma di cosa si tratta nello specifico? La nuova 'cassetta degli attrezzi' molecolari usata per i pesci Zebrafish è la più recente evoluzione di un pacchetto di enzimi creato da poco e chiamato Talens (artificial transcription activator-like effector nucleases). Sono delle forbici molecolari artificiali (nucleasi) che permettono di intervenire sul Dna in modo molto preciso. Un’intervista al ricercatore Stephen Ekker ha illustrato che grazie agli strumenti di ingegneria genetica Talens è possibile intervenire nel Dna sintetico per generare cambiamenti specifici nel genoma dei pesci generando piccole modifiche in esso, come ad esempio una sequenza particolare per accendere o spegnere dei geni. Secondo lo stesso ricercatore questo set di enzimi aprirà la strada a una nuova serie di esperimenti sul pesce Zebrafish. In questo modo si potrà parlare di un modello genetico nuovo utile per studiare le malattie umane. Accanto alle zanzare e ai moscerini oggi abbiamo anche il pesce, che in futuro, potrebbe rivelarsi un mezzo attraverso il quale poter portare avanti la ricerca anche in materia di cellule staminali.   Fonte immagine: goanna.cs.rmit.edu.au

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Si è appena conclusa l’edizione 2011 dello Slow Fish, il salone espositivo del settore ittico più importante d’Italia, per chi non ci fosse stato, vi raccontiamo com’è andato. Lo Slow Fish, tenutosi negli scorsi giorni a Genova, si è dimostrato ancora una volta all’altezza delle aspettative, divertendo, intrattenendo ma anche ponendo importanti questioni facendo riflettere sui problemi che ancora oggi affliggono i nostri mari. Gli appuntamenti che si sono fatti maggiormente apprezzare sono stati quelli legati al mondo culinario, le gustosissime ricette preparate da espositori e sponsor, ed i piatti tipici della tradizione preparati da ben 68 chef che hanno reso illustre la cucina ligure nel mondo. (altro…)

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Il recupero del relitto della Costa Concordia è probabilmente la notizia più commentata negli ultimi giorni e ci offre lo spunto per affrontare il tema dell’impatto ambientale delle grandi navi sull’ecosistema marino. Secondo il bilancio 2013 di Goletta Verde, in Italia in media un chilometro di costa ogni 57 è inquinato: sistemi di depurazione carenti, estrazioni petrolifere, abusivismo, consumo di suolo costiero sono alcune delle principali cause di deterioramento; a queste si aggiunge l’annosa questione delle navi, che si avvicinano eccessivamente alle coste rappresentando un pericolo per l’intero ecosistema (il caso più eclatante è quello della Laguna di Venezia). L’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale ha stimato il danno complessivo provocato all’isola del Giglio in circa 12 milioni di euro. I problemi maggiori sono legati alla distruzione di parte della scogliera e all’annullamento di quasi settemila metri quadrati di piante sottomarine di Posidonia oceanica, che hanno provocato un’alterazione dell’habitat di molte specie, mettendone a rischio la sopravvivenza. Nei quasi due anni in cui il relitto della nave è rimasto arenato di fronte al Giglio, è stata seriamente compromessa la biodiversità dell’intera area, situazione ulteriormente aggravata dall’inquinamento provocato dall’acqua contaminata interna al relitto. Oltre al danno paesaggistico, l’affondamento della nave ha avuto ripercussioni sull’economia dell’area: il ricco ecosistema marino, in particolare quello degli “Scogli delle Scole” (dove si è verificato il primo impatto della nave), rappresentava un vero e proprio paradiso per i subacquei; in seguito all’incidente l’afflusso turistico si è contratto in maniera significativa. Questo episodio rende evidente la necessità di un approccio più sostenibile nei confronti dell’ambiente marino. Come si può, quindi, proteggere un equilibrio così delicato? Molte aziende le cui attività sono in qualche modo collegate al mare hanno già iniziato ad inserire protocolli di tutela nei loro programmi di CSR. A livello comunitario, invece, sono in fase di attuazione programmi di lungo termine, finalizzati a garantire la salvaguardia della biodiversità. photo credit: Yoruno / CC BY-SA 3.0

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Tra gli effetti benefici dei pesci troviamo la loro capacità di rilassare le persone e quindi migliorarne anche l'umore!

Per combattere lo stress di ogni giorno guardare i pesci nuotare può aiutare molto! Ammirarne i colori e le movenze sott’acqua ha effetti positivi sull’umore delle persone, rallentandone il battito cardiaco e abbassando la loro pressione.

È quanto emerge da uno studio pubblicato su “Enviroment & Behavior” condotto attraverso l'analisi di un campione di persone dai ricercatori di Plymouth e di Exeter, in collaborazione con il National Marine Aquarium. I partecipanti dopo aver trascorso del tempo ad osservare un acquario hanno sperimentato una riduzione sia della pressione che del battito cardiaco: più i pesci erano numerosi nell’acquario, maggiori sono stati i benefici sull’umore. 

Questo è uno dei primi grandi studi sugli effetti benefici dei pesci sulle persone. In generale è infatti accertato che gli animali domestici abbiano una capacità di ridurre lo stress e aumentare il benessere emotivo, e per questo vengono adottati nei programmi di pet therapy anche all’interno degli ospedali. 

Osservando l’ambiente che ci circonda, possiamo renderci conto degli effetti benefici dei pesci dal loro utilizzo anche nelle sale d’attesa, in cui è molto frequente la presenza di un’acquario. Guardare i pesci in attesa di una visita può infatti calmare i pazienti prima della visita stessa. 

Deborah Cracknell, la ricercatrice che ha guidato lo studio ha affermato che “Questo lavoro dimostra, per la prima volta, che 'dosi' di esposizione ad ambienti sottomarini potrebbero avere un impatto positivo sul benessere delle persone. Gli acquari rappresentano un'oasi di calma e relax in questi tempi di ritmi lavorativi e urbani frenetici e stressanti". 

Ecco che per ritrovare il proprio equilibrio e serenità in momenti difficili, si può imparare dai pesci a rallentare e rilassarsi.

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Le comunità e gli appassionati del vino e del cibo si daranno appuntamento ad Enologica a Faenza, evento che promuove l’enogastronomia ed il territorio. Il tutto si svolgerà dal 16 al 19 Novembre presso il Centro Fieristico Provinciale di Faenza in Via Risorgimento, 3 48018. Il prezzo del biglietto è di 18 euro e con esso i visitatori riceveranno il catalogo di Enologica ed un calice degustazione. Enologica è un progetto che ha l’obiettivo di promuovere i prodotti dell’Emilia-Romagna intesi come prodotto, identità e cultura, attraverso un esperienza diretta tra visitatori e produttori, tra esperti e curiosi, coinvolti nella comunità. All’evento saranno presenti 130 cantine espositrici, in rappresentanza dei vari territori dell’Emilia-Romagna, sarà possibile inoltre partecipare, su prenotazione, a varie degustazioni, dove i più importanti esperti in materia di vino aiuteranno il pubblico ad apprezzare al meglio la bevanda, partendo dal fatto che la consapevolezza richiede conoscenza. Durante le quattro giornate è anche previsto uno spazio culturale dove verranno trattati vari temi come la moda e il vino o la contrapposizione tra carta stampata ed internet. Un ruolo importante durante l’evento lo avrà la ristorazione con il “teatro dei cuochi” dove si esibiranno personaggi importanti, di fama nazionale. Passeggiando per le sale ci si imbatterà anche nel “mercato degli artigiani” che ogni giorno proporrà un tema diverso. Saranno così rappresentate le eccellenze della regione, importanti per far conoscere la cultura del territorio. Il pubblico verrà preso letteralmente per la gola, perché sarà allestita una vera e propria osteria della manifestazione che produrrà in tempo reale tutta la pasta e la piadina. In linea con la manifestazione i piatti cucinati saranno tutti a base di prodotti tipici della regione. L’intero programma dell’evento è consultabile a questo link http://www.enologica.org/_download/Programma_Enologica_2012_v3.pdf Le degustazioni e le esibizioni dei cuochi sono prenotabili telefonicamente al 0546.621111 oppure via email scrivendo a: fiere@faenzafiere.it segnalando nome , cognome, numero dei partecipanti e recapito telefonico.

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Il 13 dicembre è entrato in vigore il Regolamento dell’Unione Europea 1169 che, oltre ad uniformare l’etichettatura dei prodotti nei Paesi dell’Unione Europea prevede nuovi obblighi per la commercializzazione del pesce. Per i prodotti ittici dovrà essere indicato, innanzi tutto, il luogo in cui il pesce è stato pescato specificando se si tratta di acque dolci, salate o di allevamento. Per il pescato sarà obbligatorio indicare, anche attraverso una mappa, la zona di origine ( Mar Adriatico, Mar Ionio ecc.) e la modalità di cattura scelta a bordo del peschereccio. La lista comprende: reti da traino, reti da circuizione, sciabiche, reti da imbrocco, ami e palangari, draghe e anche nasse e trappole. Si dovrà poi indicare il termine entro cui consumare il pesce e l’eventuale presenza di allergeni. Invece, per quanto riguarda il pesce congelato, dovrà essere indicata la data di congelamento, mentre quelli decongelati dovranno riportare le diciture “decongelato” e l’avvertenza di non ricongelare il prodotto bensì conservarlo in frigorifero e consumarlo entro 24 ore. Il nuovo Regolamento prevede anche una maggiore trasparenza anche nelle preparazioni. Nel caso in cui i prodotti siano stati ottenuti assemblando diverse parti e siano stati aggiunti altri ingredienti ( additivi ed enzimi alimentari) il prodotto dovrà riportare la dicitura “pesce ricomposto”. L’etichetta, in questo caso, dovrà riportare anche gli ingredienti e la loro quantità oltre alla presenza di eventuali additivi.  

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Quali sono le erbe aromatiche più indicate per insaporire il pesce? Scopri la nostra selezione. 

Arricchire il pesce insaporendolo con le erbe aromatiche giuste, da alla vostra ricetta quello sprint in più che può trasformare il vostro piatto in un vero capolavoro! 

Se non sapete quali erbe aromatiche usare per frutti di mare, pesci di acqua dolce, crostacei o molluschi ecco qui una profumatissima guida per aiutarvi a scegliere quelle perfette da abbinare alla vostra prossima ricetta. 

Rosmarino, basilico e salvia sono facilmente coltivabili nel proprio terrazzino di casa e sono molto versatili in cucina, anche nelle ricette di pesce. Queste infatti si prestano benissimo per aromatizzare il pesce al forno e alla griglia, mettendole direttamente nella pancia del pesce prima della cottura. 

Per preparare il salmone invece lo si può esaltare durante la cottura aggiungendo dell’aneto, un’erba dal gusto particolarmente delicato. Se invece volete aromatizzare il pesce spada potreste usare un trito di menta, salvia, origano e timo. Per il pesce azzurro, dal gusto tipicamente delicato possiamo creare un mix di profumi con aglio e prezzemolo da unire a del succo di limone. Vongole e cozze sono perfette se condite con un mix di succo di limone, prezzemolo, aneto e un tocco di peperoncino o pepe nero.

I crostacei invece, dal sapore più intenso per natura, si possono condire con erbette più delicate: i gamberi ad esempio si abbinano bene alla mentuccia o a qualche ciuffo di erba cipollina.

Oltre i confini nazionali possiamo trovare anche tanti altri aromi in grado di rendere un piatto di pesce veramente originale e diverso dal solito come lo zenzero, fresco e leggermente piccante, i semi di sesamo che si sposano molto bene con il pesce crudo e il pepe di Sichuan, con un leggero retrogusto  di limone che esalta il gusto dei pesci cotti alla griglia. 

Questa è solo una piccola selezione di tutte le erbe aromatiche per insaporire il pesce, ma ve ne sono molte altre da poter sperimentare ogni volta in nuova ricetta per dare vita a piatti unici dal sapore inconfondibile!

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In natura i maschi di moltissime specie mettono appunto degli stratagemmi incredibili per conquistare la femmina e raggiungere l’obbiettivo della riproduzione. La Poecilia mexicana è un piccolo pesce tropicale d’acqua dolce che utilizza una tecnica infallibile per ammaliare l’esemplare dell’altro sesso. Alcuni biologi tedeschi hanno studiato l’animale ed hanno constatato dei comportamenti omosessuali, volti però alla conquista della femmina. Il gentil sesso di Poecilia mexicana è attratto solo da maschi dominanti e particolarmente colorati, quindi molte volte i più piccoli hanno pochissime speranze di riprodursi. Per risolvere il problema, questo ingegnoso pesce ha dovuto trovare delle strategie alternative per attrarre le femmine. Renderle gelose sembra funzionare, anche andando con i maschi. I meno colorati delle specie infatti possono convincere l’altro sesso ad accoppiarsi compiendo comportamenti omosessuali. Essi si mordono tra loro intorno ai genitali, per fare capire di essere pronti per l’accoppiamento. Vedendo questo le femmine li riconoscono come potenziali partner. Questo sta a significare che valutano la qualità del maschio dall'attività sessuale, indipendentemente che questa arrivi da comportamenti etero od omosessuali.   Credit image: www.science.tamu.edu

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L'European Seafood Exposition è uno degli eventi più importanti nel nostro settore, potevamo mancare? Assolutamente no. Siamo in partenza per questa esperienza che ogni anno ci vede protagonisti, con molte altre aziende, nel comprendere lo stato di salute del mercato ittico globale. Dove siamo? Ve lo diciamo con foursquare: Queste occasioni sono importantissime per "fare networking", costruire e migliorare cioè quella rete di relazioni che è tra i più grandi punti di forza di Rivamar. Avremo tempo e modo di chiacchierare con i nostri fornitori, clienti e perché no anche coi competitors. Ci piace raccontarvi queste esperienze, e ancor di più ci piacerà farvi sapere come è andata, per aprire il mondo Rivamar ai nostri clienti, perché possiate sempre sapere dove trovarci. Dove nasce una nuovo prodotto? Come ci si garantisce la possibilità di garantire la qualità di sempre o l'approvvigionamento in periodi in cui altri hanno "le reti vuote"? Eventi come questo sono la risposta, tanto lavoro e tanta passione. Come sempre, quindi, c'è il mare dentro, per una volta anche all under one roof. Segui Rivamar ed ESE 2011 su Facebook Segui Rivamar ed ESE 2011 su Twitter

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Il mobile ha il suo Salone a Milano, il mondo fashion si tiene stretto il Pitti a Firenze o il BreadandButter a Berlino, ed il pesce? Per quel che riguarda il mondo del pesce, e più precisamente, l'intero mondo ittico, la fiera internazionale che mette sullo stesso piano venditori ed acquirenti provenienti da 140 Paesi al mondo, e con oltre ben 1600 espositori ha un solo nome: European Seafood Exposition! Fiera espositiva di livello internazionale, giunta alla ventesima edizione, l'European Seafood Exposition, si tiene a Bruxelles dal 24 al 26 Aprile, ed è un punto di contrattazione ed esposizione da parte di tutti i portatori di interessi del mondo ittico. Si metteranno in mostra infatti, aziende dedite alla produzione, alla distribuzione, alla surgelazione, ed alla conservazione del prodotto, ed al controllo della qualità! L'obiettivo è quello di affermare la propria azienda nel panorama internazionale, promuovere collaborazioni attraverso la creazione di interessanti progetti e sinergie, piuttosto che fare veri e propri affari. Insomma un appuntamento da non perdere se lavorate in questo settore, ed infatti noi di Rivamar ci saremo, puntuali e con il nostro team, per garantire continuità al nostro lavoro e cercare nuove collaborazioni per il futuro!  

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A Bruxelles, dal 23 al 25 Aprile si svolgerà l'annuale European Seafood Exposition e Seafood Processing Europe, la più grande fiera dedicata al mondo ittico. All’evento saranno presenti oltre 1.600 espositori provenienti da oltre 70 paesi. Esporre alla fiera 2013 permetterà di incontrare i buyer più importanti, fare affari con i clienti già acquisiti e trovare nuove opportunità di vendita in tutta Europa e nel mondo.

Chi espone?

Gli espositori, fornitori e venditori si possono suddividere nelle seguenti categorie:
  • Pesce fresco e frutti di mare
  • Pesce congelato e frutti di mare
  • Pesce e frutti di mare trasformati e confezionati
  • Lavorazione e attrezzature per l'imballaggio
  • Spedizionieri e dei servizi logistici
  • Fornitori di servizi

Chi partecipa?

I partecipanti includono migliaia di acquirenti di pesce e decision maker e non solo:
  • Bar
  • Cruise Line
  • Distributori
  • Fast food
  • Governi / militari
  • Grocery
  • Ristorazione
  • Ospedali
  • Alberghi
  • Import / export
  • Resort
  • Scuole
  • Supermercati
  • Commercianti all'ingrosso
  • Compagnie aeree
L’edizione 2013 sarà un appuntamento immancabile, per affermare la propria azienda nel panorama internazionale e per osservare i nuovi trend del mondo ittico. Rivamar ancora una volta sarà presente all'European Seafood Exposition, con il proprio team al completo, per cercare nuove collaborazioni e per dare continuità al lavoro svolto sino ad oggi. Il racconto del 2012 lo potete leggere qua. Tutte le info le potete trovare sul sito della fiera www.euroseafood.com   Credit image: www.nortrade.com

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In quest’estate dal clima impazzito, i nostri mari hanno riservato qualche sorpresa: dalle meduse giganti, agli squali, ai numerosi avvistamenti di specie non così comuni per le acque di casa. Non è ancora chiaro se vi sia una correlazione tra la stagione anomala - perlomeno per gli standard mediterranei - e questi fenomeni, ma resta il fatto che da tempo non si verificavano eventi del genere. A trarne il maggior vantaggio sembrano essere gli appassionati di fotografia subacquea, che hanno potuto immortalare alcuni protagonisti del mondo marino normalmente... sfuggenti! È il caso, ad esempio, del Mola mola, nome scientifico del pesce luna (o sunfish, in inglese): se tempo addietro si era considerato addirittura vicino all’estinzione, oggi è prepotentemente tornato a popolare le acque dei nostri mari; è ormai provato, infatti, che in Italia ne esista una nutrita rappresentanza e alcuni di essi sono stati individuati proprio in questi giorni al largo delle coste liguri. Il Mola mola è il più grande pesce osseo al mondo: può raggiungere i quattro metri di altezza e i tre di lunghezza - decisamente poco rassicurante, in caso di incontro ravvicinato. In realtà, non è così comune imbattervisi, per l’appunto: questi pesci abitano perlopiù nelle profondità del mare aperto e si avvicinano solo occasionalmente alla superficie. Sono degli abili predatori di meduse e questo, secondo gli esperti, spiegherebbe in parte la loro crescente presenza nel Mediterraneo. Al di là dell’aspetto, che ricorda una creatura preistorica più che dei giorni nostri, non c’è davvero nulla da temere: il pesce luna è innocuo per l’uomo, per la gioia di chi, negli ultimi mesi, si è avventurato nelle acque nostrane alla ricerca dello scatto perfetto. Guardare e non toccare, in ogni caso: mentre in passato il pesce luna è stato pescato diffusamente, dagli anni Novanta fa parte delle specie protette di cui la Comunità Europea ha imposto il divieto di pesca.

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Pensavate di trovare e vedere il pesce solo al ristorante, nel retino in barca o in qualche acquario? Vi sbagliavate di grosso! Da quest'anno infatti, inizierete a trovarlo più spesso del solito: scoppia con l'estate una nuova tendenza nell'abbigliamento estivo 2012, scoppia il Fashion Fish! Stampe, disegni, fotografie, qualunque rappresentazione è buona per prendere il vostro pesce preferito e farci una maglia, una borsetta, oppure andare in qualsiasi negozio o sito ecommerce e fare l'acquisto! Magliette, pantaloni, ma anche borse ed accessori, per portare il pesce fuori dal suo naturale habitat e metterlo nell'armadio prima, ed addosso poi. Fresco, dinamico e con tanta voglia di mare, il pesce è l'animale che più rappresenta lo stato d'animo di chi, tra i banchi di scuola, le scrivanie dell'ufficio, o gli utensili del proprio mestiere, sogna la spiaggia dal lunedì al venerdì, sperando nel week end per poter sguazzare liberamente tra le acque salate. Di seguito vi proponiamo qualche capo trovato sfogliando il noto sito di ecommerce Asos.it! Su quale capo cadrà la vostra scelta?      

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Fasolare è il nome comune della Callista Chione, mollusco gasteropode bivalve della famiglia dei Veneridae. Viene comunemente chiamato anche “lingua rossa” per via del corpo del mollusco di colore arancione molto intenso. È caratterizzato da una grande conchiglia ovale, con margine liscio e lucido con striature che vanno dal marrone carico al colore sabbia. Le dimensioni medie sono attorno ai 3-4 centimetri, anche se può raggiungere anche gli 8 centimetri. Questo mollusco è molto comune in tutto il Mare Mediterraneo, in particolare le coste italiane, basse e sabbiose, rappresentano l’habitat ideale per l’animale che vive infossato tra la rena. Vista la sua eccedenza viene abbondantemente utilizzato in cucina, è infatti un mollusco dal sapore molto deciso che in genere si mangia a sé stante cotto al forno o gratinato o assieme ad altri molluschi in zuppe. Il suo sapore deciso lo rende anche un’esca decisiva in caso di mare mosso, le sue carni inoltre sono dure e resistenti agli attacchi degli altri pesci, quindi è molto utile nella pesca di orate, spigole ed ombrine. L’innesco avviene incastrando il mollusco in un amo grosso e ricurvo, dopo aver rotto con un peso, magari un sasso la conchiglia.

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Le feste ormai sono vicinissime, già si pensa al cenone della Vigilia, ai pranzi di Natale e Santo Stefano o alla serata di Capodanno. E nei preparativi, spesso, c'è tanto piacere quanto ce n'è nello stare seduti a tavola a mangiare insieme quello che è stato preparato con tanta attenzione. È proprio in questo spirito che Rivamar ha pensato di festeggiare insieme a voi, e per questo vi chiediamo di condividere con noi le vostre Feste. Ma come? Ci piacerebbe entrare nelle vostre case, aiutarvi a preparare le pietanze da servire, sederci a tavola con voi, brindare insieme al nostro anno. Ci piacerebbe che condivideste con noi i vostri momenti di festa. E farlo è facilissimo! Basta pubblicare una foto dei vostri preparativi e dei vostri momenti di festa su Instagram con l'hashtag #nataleconrivamar. Noi le raccoglieremo tutte e le condivideremo con un album delle feste su facebook. Mostrateci la vostra tavola imbandita, le vostre pentole sul fuoco, i vostri arrosti nel forno, i calici alzati, tutto quello che riguarda i vostri momenti di festa a tavola a Natale e a Capodanno. Sarà un modo per sentirsi un po' più vicini e condividere con tante persone i momenti di gioia che il periodo natalizio porterà nelle nostre case. Aspettiamo le vostre foto. Non vediamo l'ora di sederci a tavola con voi! AGGIORNAMENTO: La foto più bella tra quelle che verranno condivise con l'hashtag #nataleconrivamar si aggiudicherà uno Stocco!

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